lunedì, marzo 31, 2008

Politometro

martedì, marzo 18, 2008

10.000 anni fa si depilavano il petto

Vediamo di fare un riassunto per chi non ha visto il film (tranquilli, non c'è possibilità che conoscendo la trama possiate godervelo di meno).

IL COMINCIO
Allora c'è questa tribù di cacciatori, nel 10.000 a.c., che vive in cima a un altopiano freddo e brullo, senza alberi e con inverni lunghi e gelidi. Non si spiega come sopravvivano tutto l'anno, ma quando arriva la migrazione dei mammuth, loro si organizzano per cacciarli e dopo averne ucciso uno stanno a posto per una settimana, e tanto basta.
Un giorno il capo-villaggio, per salvare il suo popolo dalla fame, decide di partire e attraversare le montagne, in cerca di una soluzione. Alla fine troverà fagioli e fave, e la sua tribù capirà che non si può campare mangiando bistecche di mammuth una volta all'anno, però nel frattempo tutti pensano che sia andato via per vigliaccheria, e il figlio diventa la cacchetta della tribù. Ma la gnoccolona venuta dal nord (quella con gli occhi azzurri) si innamora di lui da subito, e lui ringrazia. Il problema è che in questa tribù di sfigati, per guadagnarsi una donna, bisogna prima ammazzare un mammuth (il che probabilmente riduce gli accoppiamenti a una manciata ogni anno, tutti concentrati durante la migrazione dei mammuth, poi grazie che sono tutti infelici). Insomma l'eroe partecipa alla caccia al mammuth alla prima occasione (che finisce per essere svariati anni dopo, ma non chiedetevi perché), petto glabro come era comune nella preistoria, barbetta incolta perché non ci si rasava la faccia nella preistoria (solo le ascelle). La caccia al mammuth finisce male, ma il protagonista ha un colpo di culo, il primo di una lunga serie, il mammuth che lo stava per calpestare inciampa e cade sulla sua lancia, crepando. Lui racconta balle, ma il guerriero fico del villaggio ha visto che è un buffone, la sciamana (che vede il futuro ma stavolta non capisce che la stanno prendendo per il culo) gli dà comunque la lancia del cacciatore e la gnoccolona che gli spetta. La notte stessa l'eroe ha i complessi e restituisce la lancia, facendo incazzare la gnoccolona.
Poi arrivano i cattivi, preceduti da crisi epilettiche della sciamana. Ammazzano e distruggono tutto (non proprio una gran fatica, visto che il villaggio erano tre capanne di fango e ossa), e fanno prigionieri i più giovani e prestanti. E la gnoccolona, ovviamente, di cui il cattivone si innamora al primo sguardo. La scenaggiatura procede con guizzi di vera originalità, infatti l'eroe non viene catturato e nemmeno il cacciatore fico, e a loro si aggiunge pure il ragazzino scemo del villaggio che fa da spalla comica. Tutti e tre (o quattro, forse ce n'era anche un altro ma era insignificante) partono per liberare i loro uomini. E la gnoccolona.

IL PERIPLO
Per prima cosa i quattro si attraversano a piedi le montagne ghiacciate, con indosso solo pellicciotti. Il che sarebbe verosimile se il regista non calcasse la mano facendoli dormire sulla neve e senza nemmeno una copertura, o inserendo scene improbabili in cui i poveretti brancolano nelle tempeste. Tanto per rendere la cosa più credibile, perdono anche le tracce di quelli che stanno seguendo, ma probabilmente la strada per il covo dei cattivi è una sola, infatti li ritrovano appena riscendono a valle dall'altra parte. Dopo le montagne ghiacciate, c'è la giungla tropicale, e uno dei protagonisti si meraviglia che "faccia caldo". In effetti nell'inquadratura prima erano sulla neve. Nella giungla quasi riescono a liberare la gnoccolona, ma poi vengono attaccati da alcuni giganteschi e famelici Dodo, e il bilancio finale è che anche il ragazzino scemo viene portato via come schiavo.
Ma i protagonisti non si perdono d'animo, e proseguono l'inseguimento. Dopo la giungla finiscono nella steppa. Siccome il cacciatore figo è stato ferito dai Dodo, l'eroe va a cercare cibo ma precipita in una trappola per fessi (una specie di buca enorme irta di pali acuminati che lui, grazie al noto culo, evita). Purtroppo, dice la voce narrante, la sciamana nonostante le preghiere non riesce a trattenere le acque (non ridete) e quella notte piove. L'eroe si risveglia nella pozza mentre questa si riempe di acqua, e scopre che c'è una tigre dai denti a sciabola imprigionata nella pozza assieme a lui. Naturalmente non la uccide, ma la libera, dopo averle chiesto di non sbranarlo (davvero!). La tigre non lo sbrana (davvero!) e fugge via. Lui torna dal guerriero figo che nel frattempo ha avvistato un villaggio. Nel villaggio ci sono tante persone di colore che appena li vedono vorrebbero ammazzarli, ma appare la tigre dai denti a sciabola. Il protagonista le sussurra: "non puoi esserti dimenticata di me" (davvero!) e la tigre non lo divora (davvero!). Non divora nemmeno il suo amico (davvero!), anzi non divora nessuno (davvero!), probabilmente dopo tanto tempo intrappolata dentro una buca, era sazia. Invece si fa un giro, ruggisce un po' e poi si allontana. In un nuoo guizzo di originalità, la sceneggiatura ci svela che la tribù che voleva ammazzarli ha una profezia che narra di colui che parla con denti-di-lancia e che salverà il loro popolo. Gli indizi sono chiari: l'eroe è il loro salvatore. Si sparge la voce, arrivano le tribù più variopinte da tutti i dintorni.
Il capo della tribù più cazzuta si avvicina all'eroe e gli dice: "sei troppo giovane". L'eroe gli risponde: "dimostro meno degli anni che ho!" (davvero!) e così il capotribù cazzuto si convince che lui è il prescelto (davvero!).

LA PUGNA
A capo di tutte le tribù credulone della pianura, gli eroi arrivano fino ad un fiume (in mezzo al deserto). Un vero miracolo degli effetti speciali, giacché la sabbia non trattiene l'acqua, e le dune arrivavano fino al limitare delle acque. Lì i cattivi avevano ormeggiato le navi (???) e dopo aver caricato i prigionieri, si allontanano. Come si fa a raggiungerli? Basta attraversare il deserto. Però uno dei capi tribù (quello con le cannucce sulla faccia) avverte che le dune sembrano tutte uguali. L'eroe sgama come orientarsi, basta guardare le stelle. Insomma arrivano quasi in contemporanea con le navi, laddove un dio simil-faraone egizio sta facendo costruire le piramidi con l'aiuto dei mammuth (i mammuth??? nel deserto???). Il cattivone fa vestire e truccare la gnoccolona per sedurla, le mette addirittura il push-up. Perché è chiaro che non può violentarla e farla finita, deve sedurla. Lei però non ci casca, anche perché non capisce un cazzo della lingua di lui, e lui ha una voce da mostro di frankenstein.
Nel frattempo l'eroe organizza una bella rivoluzione, e quando i ribelli incazzati si presentano davanti al palazzo del simil-faraone, lui prova a trattare. Come risposta, si becca una bella lancia nella panza e muore. I suoi servitori vengono tutti trucidati. Il prescelto ha salvato tutti!

L'EPILOGO
Purtroppo, sul finire della battaglia, il cattivone che non è riuscito a sedurre la gnoccolona, le scaglia una freccia nella schiena e la ammazza. L'eroe arriva troppo tardi, e non può fare altro che pugnalare a morte l'assassino della sua donna. La voce narrante ci strugge con frasi del tipo "a che è servito attraversare mari e monti e vincere la rivoluzione, se poi la gnoccolona è morta?". Ma attenzione. C'è il colpo finale di scenaggiatura, quella sceneggiatura che mai delude e che ci ha premiato fino ad ora: il capo dei mammuth che erano tenuti in schiavitù, passando davanti all'eroe triste e alla sua bella defunta, solleva la proboscide come a dire "ciao ciao". Lui capisce che è una specie di benedizione, si volta e torna al corpo di lei. Ed avviene il miracolo. A chilometri di distanza, la sciamana del villaggio schioppa, e la gnoccolona rivive. Grazie saggio mammuth, grazie.
Le tribù riconoscenti donano all'eroe dei fagioli e un po' di fave secche, dicendogli che il padre avrebbe voluto riportarle al suo villaggio, ma non ce l'ha fatta. Con un pugno di fagioli in mano, l'eroe e la sua gnoccolona tornano dalla loro gente (da quella che ne rimane), piantano i semi e quando arriva la primavera si meravigliano che crescano così bene. E pure noi.

giovedì, marzo 13, 2008

Astensione?

Alla domanda "Ha senso l'astensione alle elezioni" rispondo: NO.

1) Non votare alle elezioni non è una forma di protesta. Ho letto paragoni con lo sciopero. Cazzate. Il non-voto non arreca alcun danno alle persone alle quali si vuol far giungere la protesta. Se in Italia invece di votare 50 milioni di aventi diritto, votano solo tre persone, a quelli al potere non gliene frega una minchia, anzi se vota uno solo (come dice Sartori), meglio: va al governo chi decide quell'uno e chissene frega. Quando si sciopera si crea un disagio che dovrebbe far riflettere sulla tua importanza come base del meccanismo sociale, quando si vota si "esce" da quel meccanismo senza che la macchina sia compromessa. Se pensate che "invece il disagio si crea, perché ad ogni voto corrisponde un rimborso ai partiti", seguite il punto 2.

2) C'è chi fa notare che per ogni persona che si astiene, mancheranno 5 euro di finanziamento ai partiti. Vorrei correggere: mancheranno 5 euro al partito che avrebbe votato, e solo a quello, grazie alla legge-vergogna sul rimborso delle spese elettorali secondo la quale ogni partito riceve tot euro per ogni voto che piglia (mi pare 5 ma non ne sono sicuro). Va bene, questa legge fa schifo ed è una presa per il culo, l'hanno creata per supplire al mancato finanziamento pubblico dei partiti abrogato dal popolo con apposito referendum, resta il fatto che se non voti non togli niente a chi ti sta sulle balle, lo togli semmai a chi avresti promosso. Se invece pensate "ma tanto i partiti fanno tutti schifo, quindi avrei dato il voto comunque a dei coglioni", seguite il punto 3.

3) Nonostante i luoghi comuni che girano (e se siete gente da seguire i luoghi comuni, potete anche fare a meno di partecipare a discussioni politiche, anzi probabilmente votate già Veltroni o Berlusconi) le alternative ci sono. Almeno sulla carta. I programmi delle forze minori, a partire da quello della Destra, proseguendo per quello della Sinistra Arcobaleno, e seguitando per i programmi di tutti gli altri partiti fino a il bene comune che è l'ultima delle liste che mi è balzata in mente e che cito solo per caso, sono lì per essere letti e valutati. Sicuramente, se la moralità (intesa in senso berlingueriano) di chi vota è pari almeno al suo senso critico, non riuscirà a votare per i due partiti della maggioranza, ma dire allora che non c'è alternativa e che è inutile votare è solo un alibi. E se pensate che "tanto se scelgo di votare per un piccolo partitino, non supererà lo sbarramento e non avrà senso" allora seguite il punto 4.

4) Votare per un piccolo partitino probabilmente non cambierà la composizione del parlamento, visto che esistono le percentuali di sbarramento. Ma di certo HA SENSO. Ha senso innanzitutto (ed è una motivazione banalissima, ma passatemela) perché il voto è un diritto e un dovere per il quale si è combattuto e si è morti, e ogni volta che vado a votare esprimo un potere che mi è stato garantito da anni di conquiste sociali. Poi votare un partitino dà sostegno a quell'idea indipendentemente dal fatto che quel partito sarà rappresentato. In terza sede c'è la questione del "giusto", per il quale dovreste sentirvi portati a votare quello che ritenete giusto a prescindere dal risultato. E infine, se queste tre piccole e (magari per voi) poco convincenti motivazioni vi sembrano poco, considerate che votare ci vi piace anche se non ha speranza di essere rappresentato ha, se proprio va male, lo stesso effetto statistico che votare per una forza politica "di minoranza", e cioè si va contro la casta dei "soliti" e si crea una emorragia di voti ai grandi partiti. La protesta è quindi votare "giusto", non astenersi dal voto.
Ma qualcuno di voi potra addurre la motivazione che "anche se il voto è un diritto-dovere di ogni cittadino, questo nobile gesto ha perso ogni significato ed è stato ormai strumentalizzato fino a svuotarlo di ogni senso", quindi leggete il punto 5.

5) Andare a votare, come sancito dalla nostra costituzione e come ci è garantito, potrebbe anche aver perso molto del suo significato (io lo credo, le motivazioni del punto 4 non mi convincerebbero), ma essere un buon cittadino non significa solo mettere una X sul simbolo e poi sbattersene di tutto il resto. Un buon cittadino si preoccupa delle conseguenze del suo voto, tiene d'occhio i politici, si informa, protesta, scende in piazza, sciopera, si sdraia davanti ai treni che portano le armi, partecipa e organizza discussioni sui temi che ritiene importanti, cerca di smuovere il sistema dal basso quando dall'alto sembra narcotizzato. Votare è una responsabilità, ma non è l'unica. Tutte le proteste che si possono fare oltre al "non voto" si possono fare oltre al "voto", e sono ancora più nobili e motivate. Quando qualcuno dei miei amici mi dice che la RAI fa schifo gli chiedo: ma lo paghi il canone? A volte mi rispondono "no"... ma allora cosa cazzo protesti? Se paghi il canone hai ben il diritto di incazzarti, perché i tuoi soldi vengono spesi male. Oddio, nulla vi vieta di protestare e cercare di cambiare le cose anche dopo esservene fregati di chi saliva al potere alle scorse elezioni (anzi, per grazia di Dio, fatelo!), ma NON E' LA STESSA COSA, spero che le vostre coscienze sappiano intuire la differenza, che è tutt'altro che sottile.

Per concludere: io le mie motivazioni ve le ho date, ma c'è tanta gente che fa cose senza senso a questo mondo, e qualche volta ha ragione.
Quindi io voto, voi fate un po' quello che vi pare.

sabato, marzo 01, 2008

Berlusconi lancia il programma del PDL

L'ha lanciato lontano, è arrivato al confine con il terzo reich. Ma secondo me può migliorare ancora. L'articolo in proposito è questo: Berlusconi presenta il programma.
Mi permetto di aggiungere i miei commenti.
«Sette missioni per rilanciare l'Italia». All'Auditorium della Conciliazione di Roma, Silvio Berlusconi presenta il programma del Popolo della libertà, condensato in dodici pagine. «Altro che le 280 presentate e mai realizzate dal governo Prodi»
E' rimasto a due anni fa. Non si è nemmeno accorto che Prodi non c'è più e che ha come avversario Veltroni, che ha presentato un programma uguale al suo.
«Vi ricordo che nel 2001 il nostro programma fu sintetizzato nel contratto con gli italiani, che noi abbiamo rispettato per l'85 per cento»
Quindi non l'ha rispettato.
Idraulico: "Signora, le ho riparato il cesso, come da contratto."
Signora: "Ma cazzo, il tubo del sifone ancora perde!"
Idraulico: "Le ho riparato il cesso all'85%."
«Ma la nostra prima promessa - ribadisce Berlusconi - è che non metteremo mai le mani nelle tasche degli italiani e che abbasseremo la pressione fiscale sotto il 40% del Pil».
Questa è semplice da mantenere, non vuol dire una minchia. Chiamate un economista a spiegarglielo.
«Siccome siamo entrati nel pieno della campagna elettorale, mi sono preso una libertà. Oggi ho fatto disinformazione anch'io. Avevamo detto che la conferenza stampa era per le ore 12 e invece era fissata alle 12.30». E a questo punto accenna, scherzosamente, al gesto dell'ombrello.
Un altro regalo per Mick Jagger, che ci segue sempre con gusto.
Il Cavaliere ribadisce di avere «consapevolezza della situazione difficile, italiana e internazionale. Speriamo- aggiunge - che non peggiori sotto l'influsso dell'economia americana. Appena avremo responsabilità di governo vedremo qual è lo stato conti pubblici, anche perché si è parlato di un tesoretto che non esiste»
Grande consapevolezza della situazione difficile. Lo stato dei conti pubblici: 1.500 miliardi di debito pubblico. Sono spariti una manciata di milioni di euro di tesoretto, e lui ne fa un dramma.
«Penso che non ci sia alternativa se non andare in maniera decisa e immediata nella direzione di nuove fonti energetiche nucleari per l'Italia»
Beh certo, quale migliore idea che costruire centrali nucleari in zone a rischio sismico?
Nota per chi non ha mai guardato la cartina o consultato il sito della protezione civile: le uniche aree prive di rischio sismico in Italia sono in sardegna. A meno che non si vogliano rischiare piccoli incidenti come quelli che accadono continuamente in Giappone. Ma seminare di reattori nucleari la sardegna non è esattamente in accordo con la nostra costituzione (articolo 9).
Sul fronte immigrazione, «aumenteremo il numero dei Centri di permanenza temporanea per l'identificazione e l'espulsione degli extracomunitari clandestini».
Più lager per tutti.
Una volta tornato al governo, spiega Berlusconi, il centrodestra «darà più risorse e mezzi alla polizia per far ritornare le città quelle che ora non sono più dopo che la sinistra ha spalancato le porte ai clandestini extracomunitari».
Veramente i lager li hanno creati loro. Sempre che per sinistra si intenda tutta quella roba che sta dall'altra parte del centro.
Secondo il Cavaliere, inoltre, «ci deve essere l'eslcusione degli sconti di pena per chi è recidivo e chi ha commesso reati di particolare allarme sociale». E poi «inaspriremo le pene per i reati contro le donne e i minoti»
Qui l'articolista ha avuto delle convulsioni, è evidente dagli errori di battitura.
Il leader del Pdl si impegna poi a varare «un grande piano di edilizia per i giovani e per il 13% delle famiglie non proprietarie di case». Si tratta, aggiunge, di un «impegno primario che assumiamo».
Qual'è questo piano? Probabilmente saranno rispettati gli accordi presi con le aziende edili in mano alla mafia, dopo la delusione del ponte di Messina.
Per rilanciare lo sviluppo dell'economia italiana, il Popolo della libertà prevede «il rilancio e il rifinanziamento della legge obiettivo e delle grandi opere con priorità alle Pedemontane Lombarda e Veneta, al Ponte sullo Stretto di Messina e all'alta velocità ferroviaria e il coinvolgimento delle piccole e medie imprese di costruzione nella realizzazione delle grandi opere».
Ops, l'ho anticipato.
«Il programma di Veltroni è la versione statalista del programma del centrodestra»
Sic.