giovedì, ottobre 01, 2009

Omologhi

La Gelmini ha dato dell'imbecille a Piergiorgio Odifreddi, praticamente come se Platinette desse della cicciona a Victoria Beckham. Risposta di Odifreddi su Il Fatto: "Non collaboro con gli omologhi dei cavalli senatori di Caligola".

Ho notato inoltre che il governo continua allegramente a sostenere che programmi come Annozero portano voti alla destra. Lo dicono sghignazzando, come farebbe la Banda Bassotti, perché secondo loro è una cosa buffa. Non si rendono conto che così ammettono di avere un'idea di giornalismo come di qualcosa che serve a portare voti da qualche parte. Sarebbe il caso di far notare a lorsignori che il giornalismo (quello vero, non quello fatto dai zerbini all'italiana) ha il dovere di riportare i fatti, e secondariamente di esprimere opinioni sui fatti riportati. Se un fatto, quando viene riportato, sposta voti a destra o a sinistra, non è una questione che deve interessare al giornalista: lui deve riportare il fatto indipendentemente, perché il suo ruolo è informare.

Poi cè la questione dell'opinione. Gasparri (che ieri a Ballarò ha dato ampio esempio della sua pochezza mentale, e per questo è ministro) ha fatto scuola facendo passare il concetto che "pluralismo" significa "assenza di opinione", per cui una televisione pluralista, come dovrebbe essere la televisione pubblica, cioè la televisione di tutti, è secondo Gasparri una televisione che non si schiera, che non prende posizione, neutra e neutrale, assente, vuota. Come il suo cervello. Mentre è ovvio che una televisione pubblica, proprio perché è di tutti, dovrebbe esprimere le posizioni di tutti, e quindi possedere un palinsesto che preveda opinionisti di ogni tipo. Allo spettatore (e al suo telecomando) sta l'arduo dovere di cambiare sul canale sul programma che più lo aggrada. Ma no, per il governo televisione pluralista significa "merda a reti unificate".
Riesco quasi a sentire il rumore dei neuroni degli italiani che si spengono.

sabato, settembre 19, 2009

Black Dragon Edition

I ragazzi della Gilda del Drago Nero, ovvero della piccola associazione ludica di Bracciano, hanno lavorato assieme a me nella realizzazione della Black Dragon Edition. Cos'è la Black Dragon Edition? E' una versione assolutamente casareccia e non ufficiale di Dungeons & Dragons che -nell'intenzione di non essere mai commercializzata- viene giocata da qualche tempo in quel Bracciano. Non siamo così arroganti da dire che è la migliore, anche perché nessuno aveva intenzione di creare un gioco di ruolo definitivo... la BDE è il nostro D&D, ovvero una versione del gioco di ruolo più famoso del mondo che, tra modifiche, house rules e aggiustamenti, ha finito per divenire una cosa a parte. Diciamo che è la nostra versione "su misura" di D&D, piena di errori e di refusi, molto libera e costruita sulla base del nostro modo di giocare e di divertirci.
Chi la volesse provare, può scaricare il file (diviso in due parti) qui e qui.
Ultimamente ho scritto un paio di moduli avventura per la Black Dragon Edition che sono stati molto apprezzati, il primo lo potete scaricare qui.

venerdì, settembre 18, 2009

Amore

Ultimamente una serie di vicende mi sta spingendo a riflettere sul significato di amare. Sono circondato da adolescenti di età variabile tra i 13 (adolescenti veri) e i 40 anni (adolescenti impropri), che si accartocciano su se stessi avvolgendosi di definizioni preconfezionate di amore, innamorarsi, amare. Sarà colpa di Moccia? Non credo. Non solo, almeno. Moccia è una conseguenza. E mi ritrovo a trovare piacevole, un po' come una brezza fresca su una spiaggia arida, persino Fromm. Bah, passerà.

"Al di là dell'elemento del dare, il carattere attivo dell'amore diviene evidente nel fatto che si fonda sempre su certi elementi comuni a tutte le forme d'amore. Questi sono: la premura, la responsabilità , il rispetto e la conoscenza. [...] Se una donna ci dicesse di amare i fiori, e noi la vedessimo dimenticare di innaffiarli, non crederemmo nel suo amore per i fiori. Amore è interesse attivo per la crescita di ciò che amiamo. Là dove manca questo interesse, non esiste l'amore."

martedì, agosto 18, 2009

Dark Sun

L'ambientazione di Dark Sun era una delle più originali tra quelle partorite per la gloriosa 2a edizione di D&D -meglio nota con il nome di Advanced D&D- ed è una di quelle che non hanno beneficiato di una conversione nella terza edizione.

La 3a edizione di D&D è l'edizione che ha più contribuito all'accrescimento, all'arricchimento e alla diffusione delle ambientazioni storiche create per l'advanced. Ma solo poche ambientazioni storiche hanno beneficiato di questa "rivitalizzazione". Forgotten Realms ad esempio è stata ampiamente supportata, con moltissimi manuali d'ambientazione che 25edition ha poi tradotto in gran parte in italiano. Non si era mai vista una cosa del genere: avere una decina e passa di manuali riguardanti un'ambientazione era qualcosa di spettacolare. C'era un modulo geografico per ogni zona dei reami, e anche manuali dedicati ai nemici, agli eroi, alla magia, alle divinità. Forgotten Realms è diventata così un'ambientazione viva e pulsante, della quale era possibile sapere ogni dettaglio, nel caso in cui il DM avesse voluto conoscerlo.

Ma -almeno questa è la spiegazione ufficiale per la nuova linea di condotta editoriale- questi manuali vendevano pochissimo. Per questo la 4a edizione ha deciso di affrontare così le ambientazioni: tre manuali per ognuna. Uno di ambientazione, una guida del giocatore e un'avventura. Fine. Si ritorna alla semplicità e alla schematicità della seconda edizione. Se si apre il manuale di FR 4a edizione si scopre che, ad esempio, alla Grande Foresta è dedicato un paragrafo di dieci righe, laddove il manuale della 3a dedicava una pagina, senza contare poi il modulo geografico nel quale era descritta nei dettagli (Marche d'Argento, mi pare, che le dedicava diverse pagine). La sensazione, per chi passava dai manuali della 2a edizione a quelli della 3a e poi alla 4a edizione, era come di "decompressione". Il manuale della 3a edizione ampliava spaventosamente l'ambientazione della 2a edizione, poi quello della 4a lo ricomprimeva all'essenziale.

Questa sensazione non si avrà con Dark Sun, che la 3a edizione non ha convertito. Passerà direttamente dalla 2a edizione alla 4a, e anzi il materiale della 4a potrebbe essere molto più generoso di quello che si riesce a trovare attualmente dell'advanced. Rivedremo le mantidi umanoidi come razza giocante? Gli psionici saranno l'unica fonte di magia rimasta nel mondo decadente nel quale sono ambientate le avventure di Dark Sun? La combinazione di fantasy e post-apocalittico si adatterà alle regole simil-videoludiche della 4a edizione, o sarà solo un altro sfondo per muovere miniature su un tavolo? Quello che so e che attenderò il 2010 con maggiore ansia di quanta ne ho per l'imminente uscita di Eberron, visto che difficilmente il manuale 4a edizione di Eberron sarà al livello del suo predecessore 3a edizione, mentre dal manuale di Dark Sun mi aspetto grandi cose. Non ho mai giocato Dark Sun, ma non vedo l'ora di cominciare!

lunedì, luglio 20, 2009

Depressione al cinema

Segnale del declino di hollywood, al cinema in questi giorni ho infilato una dopo l'altra tre grosse delusioni. Cominciando da Terminator - salvation, dal quale mi aspettavo forse di più di quanto fosse lecito, giacché avevo appena finito di vedere la spettacolare serie televisiva (The Sarah Connor Chronicles). Credevo che qualche sceneggiatore della serie, scritta veramente benissimo, avesse potuto essere tenuto d'occhio da chi ha messo in piedi il quarto film. Invece no. Roboanti effetti speciali lasciano poco spazio ad una sceneggiatura piena di incertezze e di buchi, che a sua volta trasforma tutti gli attori in comparse sprecandone sia la presenza che il talento. Nessuno ha pensato che il personaggio di John Connor avesse bisogno di più cinque minuti di introspezione? Probabilmente no, nessuno. Interessante comunque l'idea di skynet di uccidere John Connor mandandogli contro Schwarzenegger nudo.

Tutto sommato comunque è stato il film meno deludente della serie. L'avete visto Transformers 2? Una trama puerile (per non dire scoreggiona) abbinata a due ore mezza di effetti speciali talmente esplosivi che dopo un'ora mi ero già stufato di vederli. Immagino che quando a uno sceneggiatore si offra la possibilità di scrivere un film che avrà un budget pari a dieci volte il PIL di uno stato africano, sia normale scrivere di trasformers che si trasformano in gnoccone arrapate che tentano di uccidere il protagonista. O di robottini che parlano fighetto e scoreggiano quando si trasformano. O di fare battute razziste. O di inquadrare a tutto schermo il sedere di John Turturro con delle mutande davvero esilaranti (se sei un fan dei film dei Vanzina, altrimenti è una trovata pecoreccia e di basso livello). Beh io non lo immagino e non l'avrei mai immaginato, prima di vederlo.

E finiamo in bellezza con l'ultimo Harry Potter, del quale non sono un fan ma che stavolta supera se stesso. Due ore e mezza di film durante le quali l'unica cosa che succede sono intrallazzi amorosi tra i protagonisti. Tra un bacio e una scena di gelosia isterica, Harry Potter riesce a scoprire come sconfiggere Voldemort. Dopo di ché, il film finisce. Sì sì... Finisce! E' come se per due ore e mezza uno si fosse goduto il trailer del prossimo film. E dire che non è girato affatto male. Le scenette romantiche sono pure gustose (mettono in ridicolo proprio quegli aspetti idioti che caratterizzano le vanesie ragazzette che popolano i nostri licei). Però sin dall'inizio del film ci si aspetta che succeda qualcosa. E quel qualcosa non succede.

Per fortuna nel periodo in cui mi sono sorbito queste tre ciofeche, ho però anche avuto la fortuna di capitare al cinema per vedere qualcosa di veramente appagante: Coraline. L'avete visto? ...spero per voi che non siate andati a vedere i film sopra descritti e abbiate invece mancato questo piccolo capolavoro. Decisamente il film migliore tratto da una sceneggiatura di Neil Gaiman (non che ci volesse molto). Non vi voglio raccontare nulla, ma cercate di non perdervelo perché sicuramente è molto meglio di quanto vi aspettate.

martedì, luglio 07, 2009

Supposta antimafia



Questa più che una pillola è una supposta, una medicina che bisognerebbe ficcare nel didietro a tutti quelli che votano ancora per la mafia, nonostante sappiano benissimo dove sta e che volto ha. Votano lo stesso per la mafia perché "abbasserà le tasse" oppure "mi toglie l'ici" oppure "ci fa il condono"... e infatti dopo quindici anni di governo della mafia, possiamo ringraziarla per il buon lavoro svolto. L'Italia, mi pare ovvio, sta benissimo. Certo, è colpa dell'euro, dell'undici settembre, della crisi mondiale e del terremoto in abruzzo. Quindici anni che hanno piegato (e piagato) il nostro paese, perché gli italiani sono coglioni e continuano a votare chi promette di abbassare le tasse, di togliere l'ici, e di condonare la villetta abusiva. E la mafia è lì, davanti alla telecamera, dietro la macchina da scrivere, nei palazzi del potere. La vedono e fanno spallucce, poi la votano e in edicola comprano il giornale della mafia, e guardano il telegiornale della mafia, e parlano con altri che hanno votato mafia e si convincono che hanno fatto bene, che è colpa dell'euro, dell'undici settembre, della crisi mondiale e del terremoto in abruzzo.

domenica, giugno 21, 2009

Oggi

Oggi è il primo giorno d'estate. Le giornate si accorceranno sempre di più, man mano che si avvicinerà l'autunno. Ma c'è ancora tempo, per l'autunno.
Oggi era nuvoloso, stamattina ha piovuto, e il cielo è rimasto grigio. Mi sono svegliato tardi, e ho pensato che fosse presto. Fuori dalla finestra ho visto poca luce, e ho capito subito che era una giornata strana. La prima nuovolosa dopo tanti giorni di caldo e afa soffocante.
Oggi era anche il mio onomastico. San Luigi Gonzaga. Ho ricevuto gli auguri, da chi pensa ancora che sia una festa. Quando ha telefonato mia madre, verso le quattro, pensavo fosse per gli auguri.
Oggi era giornata elettorale, ho fatto colazione tardi, ho fatto una doccia e non ho pranzato. Sono uscito per andare a votare. Ho votato. Poi è arrivata la telefonata di mia madre.
Oggi è morto mio padre. Un infarto. Era in mezzo ai boschi, una escursione con gli amici. Hanno fatto fatica a soccorrerlo, ma l'attacco di cuore è stato inaspettato e fulminante... forse sarebbe successo lo stesso, anche se fosse rimasto a casa.

Tre ricordi si rincorreranno nella mia testa, impedendomi di prendere sonno, stanotte. Il primo è quello di mio padre, che qualche giorno fa è passato in negozio, nel mio negozio di fumetti. Aveva scoperto Luis Royo, un illustratore, l'aveva scoperto lo scorso fine settimana, ad una fiera di fumetti. E' entrato e ha comprato tutti gli albi di Royo che avevo negli scaffali, tre. Me ne ha ordinati altri, era compiaciuto. Mi ha detto che a casa li avrebbe sfogliati con gusto, che a lui piaceva goderseli mentre sedeva sul divano, dopo cena. Non so se ha avuto tempo di farlo, lo spero per lui. Il fatto è che io Luis Royo l'ho sempre amato, e già quando abitavo ancora assieme a lui e a mia madre, avevo già la collezione di tutti gli albi che Royo aveva pubblicato in Italia. Stanno ancora lì, sullo scaffale, in quella che era la mia camera, a casa di mia madre. Solo che lui non ha avuto modo di scoprirli perché lui è andato a vivere in un appartamento a Bracciano due, e io a Bracciano. E così sono rimasti lì, sullo scaffale. Avrebbe potuto scoprirlo prima, Luis Royo, avrei potuto consigliarglielo io, in questi anni, se magari avessimo parlato un po' di più e ci fosse caduta la conversazione. Ma non è così che sono andate le cose.

Il secondo pensiero è quello di mia nonna. Sono andato io a dirgli che papà era morto. Gliel'ho dovuto ripetere. Tre volte. E' stata la cosa più dolorosa che ho fatto in vita mia. E l'ho vista piangere, sbattere il bastone in terra, stringere gli occhi. Mia nonna ha più di ottant'anni. Tra le lacrime parlava di ingiustizia, parlava di quante volte ha salvato la vita a mio padre, e di come sia possibile che lei sia campata così tanto, mentre lui -puff- non c'è più. Sono stato con lei quasi tutto il pomeriggio, mi stringeva la mano e di tanto in tanto sembrava come dimenticarsi che era morto. Ha visto un figlio nascere, crescere e morire. Non era quello che si meritava.

Il terzo pensiero è il ricordo del volto di mio padre, morto. Mi hanno fatto entrare per riconoscerlo. Eravamo io e mia madre. Un dottore molto idiota continuava a spiegarci che forse avrebbero dovuto fargli l'autopsia. In verità il dottore, non era idiota, cercava di fare il suo dovere... ma io ero altrove, le sue chiacchiere erano come un ronzio molesto, non capivo cosa volesse, non ero in grado di concentrarmi. Ho visto il volto di mio padre. Gli occhi soavemente chiusi, la pelle bianca, la punta delle orecchie livida. Era davvero lui. E' la prima cosa che ho pensato. Poi ho notato che si era appena tagliato i capelli, molto corti. Questa è la seconda cosa che ho pensato. Poi ho riflettuto sul fatto che tante volte avevo visto mio padre dormire, ma non me ne ricordavo nemmeno una. Cioè non mi ricordavo il suo volto. Non ricordavo il suo volto che dorme. L'unico ricordo che avrò del suo volto che dorme sarà per sempre quello, da morto.

E il suo volto mi ha trasmesso immediatamente un profondo senso di serenità. Non era teso, non era contorto dal dolore. Aveva un'espressione terribilmente tranquilla. Probabilmente è la stessa espressione che hanno tutti i volti da morti, non lo so. Ma più lo guardavo e meno mi sentivo oppresso. Ho pensato che se doveva andarsene, forse questo è stato il modo migliore in cui poteva farlo. All'inizio dell'estate, in una giornata fresca, di domenica, durante un'escursione, la cosa che forse gli piaceva fare più di ogni altra al mondo. Forse se avesse potuto scegliere, avrebbe scelto oggi. Poteva succedere in un lunedì mattina mentre trascinava scatoloni in negozio, oppure un mercoledì sera mentre guidava in macchina per tornare a casa stanco. Poteva succedere di notte, nel sonno, oppure mentre sfogliava Luis Royo sul suo divano. Ma lui avrebbe di certo preferito oggi, nel bosco, durante un'escursione, con il fresco inaspettato del primo giorno d'estate. Buonanotte.

martedì, giugno 16, 2009

Abbonato a Celestini

Ieri sera, all'auditorium di Roma, ho assistito al primo dei quattro spettacoli dell'antologia di Ascanio Celestini. Stasera il secondo, domani il terzo, dopodomani il quarto e ultimo. Inutile descrivervi gli spettacoli, chi non conosce Celestini non può che cercarlo su Youtube e guardarsi qualche sua piccola apparizione (tipo quelle fatte a Parla con Me). Descriverlo non rende. Il concentrato di bravura, impegno politico, sincerità e dolcezza che riesce a frullare in ogni suo spettacolo è irripetibile. Buona visione.

venerdì, giugno 05, 2009

mercoledì, maggio 27, 2009

Advent Children Complete

Ieri ho rivisto per l'ennesima volta Final Fantasy VII - Advent Children, ma stavolta c'era qualcosa in più. Non solo era l'edizione Blue-ray, ma si trattava della versione "complete", ovvero come siamo abituati a dire noi, della versione "estesa".



Il retro della confezione prometteva circa 20 minuti di film in più, e già dal trailer si poteva notare che alcune scene erano state aggiunte rispetto all'edizione originale. Ma di certo non mi aspettavo il grosso lavoro di revisione che la Square-enix ha apportato all'intero film.
Ebbene sì, all'intero film! Sono moltissime le scene alle quali sono stati aggiunti dettagli, o piccole inquadrature di pochi secondi, o la cui sequenza è stata riscritta, o sono state rallentate le scene per dare più enfasi, o estese per rendere più fluida o più comprensibile l'azione. E' stato aggiunto il sangue, nel senso che adesso i personaggi mostrano palesemente lividi, tagli e ferite sul corpo, che sarebbero dovuti apparire com'è logico dopo ogni combattimento di quelli inclusi nel film. L'inserimento di piccole inquadrature strategiche, zoom o rallenti permette di seguire le scene d'azione comprendendole meglio, gustandole senza farsi sfuggire alcun dettaglio delle complesse coreografie. E poi ovviamente sono state aggiunte molte scene: flashback con Zack, scene aggiuntive con Elena e l'altro dei turks che era scomparso all'inizio del film, tutto il retroscena su Denzel, che è un personaggio nuovo del quale non si sapeva quasi niente. Inoltre i dialoghi tra i protagonisti sono stati espansi e offrono molte spiegazioni in più su ciò che sta accadendo, per cui ad esempio l'origine del Geostigma e il progetto di Kadaj risulteranno molto più chiari, senza contare che finalmente il film sembra può essere visto anche da chi non ha giocato al videogame, grazie a maggiori dettagli che aiutano anche chi non conosce Final Fantasy VII a entrare nel suo mondo.

Insomma, è chiaro che a me questo film era piaciuto tantissimo anche nell'edizione standard, ma vi assicuro, Final Fantasy VII Advent Children - Complete è davvero una nuova esperienza, anzi, una migliore esperienza in tutti i sensi. Si ha davvero la sensazione che questa edizione sia "completa" e cioè che possegga tutto quello che mancava alla precedente per essere un film fruibile, chiaro, senza parti "oscure". E naturalmente, i combattimenti sono tutt'ora qualcosa che è senza pari nella cinematografia di tutti i tempi.

lunedì, maggio 25, 2009

Diamo la caccia al caccia





Sapete quanti sono QUINDICI MILIARDI DI EURO? Provate a immaginarveli. Quindici miliardi di euro. Provate a pensare a cosa potrebbe fare l'Italia con quindici miliardi di euro da destinare.

Per fare un paragone, il governo da anni stanzia per la ricerca somme dell'ordine di 100 milioni di euro all'anno. In totale. Per tutte le università d'Italia. Immaginate se stanziasse cinque volte quell'ammontare. Sarebbero 500 milioni di euro. Immaginate i progetti di ricerca in più che potrebbero essere finanziati. Forse freneremmo la fuga di cervelli, forse darebbero un senso a tanti dottorati, forse la ricerca Italiana tornerebbe a essere qualcosa di più che il fanalino di coda dell'Europa.
E avremmo ancora quattordici miliardi e mezzo di euro da spendere.

Riuscite a rendervi conto di quanti sono? State realizzando a quanto ammontano quindici miliardi di euro? Ecco... sapete cosa ci facciamo con quindici miliardi di euro? Ci compriamo dei caccia da combattimento F-25! ...INDISPENSABILI!!! L'Italia non può fare a meno di avere dei caccia F-25!!! ...le pensioni? Possono attendere! La scuola? Aspettasse! L'assistenza sanitaria? ...ma non ci sono i soldi... li abbiamo spesi per comprare i caccia da guerra!!!

Di fronte a cotanto eccesso di stronzaggine, vi invito a firmare l'appello per ritirarci da tale spesa, che ci impegnerebbe fino al 2026 con rate sempre crescenti. Grazie.

sabato, maggio 23, 2009

Democratici Anonimi

Ho avuto amici con questo problema, che io per fortuna sono riuscito a scampare. Votare Partito Democratico. Ma se ne può uscire, se non si pensa di essere soli, di non avere altra possibilità. Sono molti gli italiani che l'hanno presa in quel posto, e adesso hanno paura di fare outing, di ammettere il loro problema, di parlarne con qualcuno.
...ma adesso, c'è un gruppo nato apposta. Democratici Anonimi.

giovedì, maggio 07, 2009

Il Decreto Abracadabra

di MASSIMO GIANNINI

I trucchi del "decreto abracadabra" ricostruzione diluita in 23 anni
Impegni solenni, progetti altisonanti. Garantiti dalle solide certezze del presidente del Consiglio. Ma se scorri il testo del provvedimento, ti accorgi che lì dentro di veramente solido c'è poco e niente.

Tutto balla, in quello che è già stato ribattezzato il "Decreto Abracadabra" . Le cifre, innanzitutto. Dopo il Consiglio dei ministri straordinario del 23 aprile, Berlusconi e Tremonti avevano annunciato uno stanziamento di 8 miliardi per la ricostruzione dell'Abruzzo: 1,5 per le spese correnti e 6,5 in conto capitale. A leggere il decreto 39, si scopre che lo stanziamento è molto inferiore, 5,8 miliardi, ed è spalmato tra il 2009 e il 2032. Di questi fondi, 1,152 miliardi sarebbero disponibili quest'anno, 539 milioni nel 2010, 331 nel 2011, 468 nel 2012, e via decrescendo, con pochi spiccioli, per i prossimi 23 anni. Da dove arrivano queste soldi? Il governo ha spiegato poco. Il premier, ancora una volta, ha rivendicato il merito di "non aver messo le mani nelle tasche degli italiani". Il ministro dell'Economia si è fregiato di aver reperito le risorse "senza aumentare le accise su benzina e sigarette, senza aumenti di tasse, ma spostando i fondi da una voce all'altra del bilancio".

Il "Decreto Abracadabra" non aiuta a capire. Il capitolo "Disposizioni di carattere fiscale e di copertura finanziaria" dice ancora meno. Una prima, inquietante cosa certa (come recita l'articolo 12, intitolato "Norme di carattere fiscale in materia di giochi") è che la ricostruzione in Abruzzo sarà davvero un terno al lotto: 500 milioni di fondi dovranno arrivare, entro 60 giorni dal varo del decreto, dall'indizione di "nuove lotterie ad estrazione istantanea", "ulteriori modalità di gioco del Lotto", nuove forme di "scommesse a distanza a quota fissa". E così via, giocando sulla pelle dei terremotati. Un "gioco" che non piace nemmeno agli esperti del Servizio Studi del Senato: "La previsione di una crescita del volume di entrate per l'anno in corso identica (500 milioni di euro) a quella prevista a regime per gli anni successivi - si legge nella relazione tecnica al decreto - potrebbe risultare in qualche modo problematica" .

Una seconda, inquietante cosa certa (come recita l'articolo 14, intitolato "Ulteriori disposizioni finanziarie" ) è che altre risorse, tra i 2 e i 4 miliardi di qui al 2013, dovranno essere attinte al Fas, il Fondo per le aree sottoutilizzate, che dalla Finanziaria in poi è diventato un vero Pozzo di San Patrizio, dal quale il governo pompa denaro per ogni emergenza, senza che si capisca più qual è la sua vera dotazione strutturale.
E questo è tutto. Per il resto, la copertura finanziaria disposta dal decreto è affidata a fonti generiche e fondi imprecisati: dai soldi dell'Istituto per la promozione industriale (trasferiti alla Protezione civile per "garantire l'acquisto da parte delle famiglie di mobili ad uso civile, di elettrodomestici ad alta efficienza energetica, nonché di apparecchi televisivi e computer") al trasferimento agli enti locali dei mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti.

A completare il gioco di prestigio contabile, non poteva mancare il solito, audace colpo a effetto, caro ai governi di questi ultimi anni: altri fondi (lo dice enfaticamente il comma 4 dell'articolo 14) potranno essere reperiti grazie alle "maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione fiscale, anche internazionale, derivanti da futuri provvedimenti legislativi" . Insomma, entrate scritte sull'acqua. A futura memoria. E a sicura amnesia.

Ma non è solo l'erraticità dei numeri, che spaventa e preoccupa nel "Pacchetto Ricostruzione" . A parte gli interventi d'emergenza, ci sono altri due fronti aperti e dolenti per le popolazioni locali. Un fronte riguarda l'edificazione delle case provvisorie ("a durevole utilizzazione" , secondo la stravagante formula del decreto) che dovrebbero garantire un tetto ad almeno 13 mila famiglie, pari a un totale di 73 mila senza tetto attualmente accampati nelle tendopoli. I fondi previsti per questi alloggi (nessuno ancora sa se di lamiera, di legno o muratura) ammonterebbero a circa 700 milioni. Ma 400 risultano spendibili quest'anno, 300 l'anno prossimo.

Questo, a dispetto del giuramento solenne rinnovato dal Cavaliere a "Porta a Porta" di due giorni fa, fa pensare che l'impegno di una "casetta" a tutti gli sfollati entro ottobre, o comunque prima del gelo invernale, andrà inevaso. Quasi la metà di loro (secondo il timing implicito nella ripartizione biennale dei fondi) avrà un tetto non prima della primavera del prossimo anno.

Un altro fronte, persino più allarmante, riguarda la ricostruzione delle case distrutte. Il governo ha annunciato "un contributo pubblico fino a 150 mila euro (80 mila per la ristrutturazione di immobili già esistenti), a condizione che le opere siano realizzate nel rispetto della normativa antisismica" .

Basterà presentare le fatture relative all'opera da realizzare, e a tutto il resto penserà Fintecna, società pubblica controllata dal Tesoro, che regolerà i rapporti con le banche. Detta così sembra facilissima. Il problema è che quei 150 mila euro nel decreto non ci sono affatto. Risultano solo dalle schede tecniche che accompagnano il provvedimento. E dunque, sul piano legislativo, ancora non esistono. Non basta. Sul totale dei 150 mila euro, il contributo statale effettivo sarà pari solo a 50 mila euro. Altri 50 mila saranno concessi sotto forma di credito d'imposta (dunque sarà un risparmio su somme da versare in futuro, non una somma incassata oggi da chi ne ha bisogno) e altri 50 mila saranno erogati attraverso un mutuo agevolato, sempre a carico della famiglia che deve ricostruire, che dunque potrà farlo solo se ha già risparmi pre-esistenti. Se questo è lo schema, al contrario di quanto è accaduto per i terremoti dell'Umbria e del Friuli, i terremotati d'Abruzzo non avranno nessuna nuova casa ricostruita con contributo a fondo perduto. Anche perché nelle schede tecniche del decreto quei 150 mila euro sono intesi come "limite massimo" dell'erogazione. Ciò significa che lo Stato declina l'impegno a finanziare la copertura al 100% del valore dell'appartamento da riedificare.

Nel "Decreto Abracadabra" , per ora, niente è ciò che appare. Man mano che si squarcia la cortina fumogena della propaganda, se ne cominciano ad accorgere non solo i "soliti comunisti-sfascisti " dell'opposizione come Pierluigi Bersani (che accusa l'esecutivo di trattare gli aquilani come "terremotati di serie B"), ma anche amministratori locali come Stefania Pezzopane, o perfino presidenti di Confindustria come Emma Marcegaglia, che l'altro ieri a L'Aquila ha ripetuto "qui servono soldi veri". C'è un obbligo morale, di verità e di responsabilità , al quale il governo non può sfuggire. Lo deve agli abruzzesi che soffrono, e a tutti gli italiani che giudicano. L'epicentro di una tragedia umana non può essere solo il palcoscenico di una commedia politica.

giovedì, aprile 16, 2009

Niente elemosine

Condivido e pubblico.

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo.
So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede.
Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.
Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera.
Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo.
Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.
C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente? Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.
Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa?
A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata.
Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.
Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know–how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

- Giacomo di Girolamo

giovedì, aprile 09, 2009

Studio Aperto, Giuliani e il Terremoto



Non commento il video qui sopra, si commenta da solo. Ma voglio aggungere qualcosa.
In queste ore il conto delle vittime del terremoto in Abruzzo si sta avvicinando ad una cifra reale e stabile: più di 270 morti. Centinaia sono i feriti, anche gravi (ogni volta che si parla di "feriti" uno si immagina un tizio con una escoriazione sulla testa che parla al cronista di turno... ma se non sei morto, sei ferito, e bisognerebbe dare a questa parola un valore assai più drammatico). Migliaia le persone che non hanno più una casa, e molte di loro hanno perso molto di più.
Di fronte a questi momenti, è inutile schifarsi del circo politico che gira in televisione, una specie di gara a chi è più prodigo nelle promesse. Ci sono centinaia di volontari che stanno aiutando le vittime del terremoto a riprendersi da quanto è accaduto, ma non appena la notizia scivolerà via dai telegiornali, ci sarà davvero bisogno di una mano. Spero che in molti, quest'estate, si ricordino degli abitanti di L'Aquila, perché sarà allora che ci sarà bisogno di sentirli vicini, anche solo dal punto di vista umano. Fra tre mesi le loro case non saranno risorte, ma l'enfasi della catastrofe avrà abbandonato gli schermi e anche i discorsi dei politici, visto che la campagna elettorale "scade" a Maggio. Facciamoci vivi.

giovedì, aprile 02, 2009

Planescape 4a edizione

Non so se la Wizards avesse intenzione di proporre la 4a edizione spalmandola su così tanti anni di uscite programmate da averlo messo in conto già da subito, ma quando è uscito il Manuale del Giocatore 2, mi è sembrato che le cose andassero meglio. La 4a edizione, rispetto alla 3a, perdeva in caratterizzazione del personaggi, in tanti modi (come avevo scritto qui). Adesso, con una seconda ondata di classi e di razze da giocare, il pericolo di trovarsi due avventurieri praticamente identici (sulla carta) nello stesso gruppo, sono minimizzate. La 4a edizione propone praticamente solo 4 classi, mascherateè da "ruoli": assalitore, difensore, controllore, guida. In ogni gruppo dovrebbe esserci un elemento di ognuno. All'inizio dire "controllore" era come dire "mago", ma se la Wizard continuerà a inondarci di nuove classi per ogni ruolo, allora alla fine ogni gruppo avrà un controllore diverso, e un minimo di varietà sarà garantita, salvando la 4a edizione dall'accusa di proporre party-fotocopia (almeno in parte, è ovvio).

In ogni caso, io ho iniziato una campagna di Planescape alla 4a edizione. Molti dei miei giocatori si sono messi le mani nei capelli, quando l'ho annunciata. Quarta edizione e Planescape per loro suonava come un ossimoro: un'edizione che tenta di ammazzare il roleplay applicata ad un'ambientazione che lo amplifica. Invece è andata benissimo. Anzi, le meccaniche della 4a edizione si applicano a Planescape con una facilità che quelle della terza non concedevano, e questo perché i meccanismi regolistici della 4a sono essenziali e molto poco realistici, lasciando molto lavoro al DM che deve quindi plasmarli al suo tipo di gioco. Faccio un esempio: un potere stupido di primo livello attacca e causa danni da veleno: non c'è ambientazione più adatta di Planescape per immaginare una mago che genera un vortice di serpenti che mordono l'avversario. Anche se questa descrizione può essere (dovrebbe essere) utilizzata indipendentemente dal contesto, in Planescape le descrizioni, l'atmosfera, il "flavour" ha un'importanza prominente, quindi avere un regolamento scheletrico che necessita di essere "descritto" per funzionare, in qualche modo lo rende adatto al compito.

Naturalmente le miniature sono state uno dei primi problemi che ho dovuto affrontare. Ho reintrodotto i tasselli per rappresentare mostri e PG, sapendo che le miniature vere e proprie hanno una spaventosa capacità: quella di ridurre la voglia dei giocatori di "immaginarsi" se stessi e i mostri. E poi si combatte sporadicamente... una volta a sessioni, se voglio movimentarla un po', altrimenti è il roleplay che la fa da padrone.

Per questo lo scoglio più grande che ho incontrato riguarda proprio le abilità. Possibile che non esista un'abilità di "indagine" basata su Intelligenza, come era Cercare nella 3a edizione?

sabato, marzo 28, 2009

Ricevo, apprezzo e pubblico

Daniele mi ha spedito questa sua riflessione. La condivido con voi.

Scusate... volevo dire altre 2 paroline sul testamento biologico. Parto da un articolo che è stato inviato alcuni giorni fa e che sottolineava in modo critico il fatto che la nuova legge ribadisse l'indisponibilità (oltrechè l'inviolabilità ) del diritto alla vita. In realtà mi sento di sottolineare tre volte questa cosa. Certo che il diritto alla vita è indisponibile: ma che vuol dire? Indisponibile vuol dire che non posso cedrlo a terzi, non posso venderlo. Non so facciamo un esempio: se in uno stato fosse sancita l'indisponibilità del diritto alla casa ( potremmo discutere se tale diritto sia sancito nella Costituzione italiana...ma vabbè) ciò vorrebbe dire che tutti devono poter avere ed abitare in una casa e nessuno potrebbe vendere la casa in cui abita. Ma se io decido di andarmene dalla casa in cui vivo? chi me lo impedisce? se voglio andare a convivere con alcuni amici? E' questo il punto: io rimango titolare del mio diritto alla casa ( "il dirito è mio" nessuno me lo può togliere nè io lo posso cedere) ma lo esercito come mi pare ( non sono obbòligato a starci). Certo con il diritto alla vita questo è più difficile e, anzi, il paragone potrebbe apparire inadeguato: dal momento in cui decido di non esercitare il mio diritto alla vita non ne sono manco più titolare ( e certo... sono morto!): Ma allora il punto centrale diventa un altro. Cedere il mio diritto alla vita ad un altro vuol dire consentirgli di decidre della mia vita... e della mia morte; di decidere fin quando ho diritto di viveree quando devo morire.
Davvero questa Legge sancisce l'indisponibilità del diritto alla vita? O forse mi obbliga a cederlo ad un altro( lo stato, il medico) ? ( mi sembrano domende retoriche)
Proprio grazie al fatto che il diritto alla vita è indisponibile la Signora Maria ha potuto decidere di non farsi amputare le gambe, accettando di morire in santa pace, senza temere che una sorta di "polizia sanitaria" la venisse a prendere a casa. Se però invece di beccarmi una malattia che mi lascia nella piena capacità di decidere ho la sfiga di finire in come allora non posso più decidere o, qualora l'evessi già fatto, la mia volontà viene annullata: qualcun altro decide il momento in cui mi tocca morire.
E allora? Perchè? Beh io penso che sia perchè ancora una volta si preferisce far sì che sia qualcun altro a decidere, qualcun altro a sceglier cos'è bene e male per gli altri, in fondo, è più semplice. Anche in questo modo, a mio parere, si è inferto un altro colpo alla Democrazia.
Buona Giornata
PS http://www.. biennaledemocraz ia.it/

venerdì, marzo 27, 2009

La democrazia in un taxi

di José Saramago, cuaderno.josesarama go.org, Portogallo

L
’eminente statista italiano di nome
Silvio Berlusconi, conosciuto anche come
“il Cavaliere”, ha appena partorito dal suo
cervello privilegiato un’idea che lo colloca in
maniera deinitiva in testa al plotone dei grandi
pensatori politici.
Per evitare i lunghi, monotoni e lenti dibattiti,
e per snellire le procedure, alla camera e al
senato, il Cavaliere vuole che siano i capigruppo
parlamentari a esercitare il potere di rappresentanza,
facendola inita anche con il peso
morto di alcune centinaia di deputati e senatori
che, nella maggior parte dei casi, non
aprono bocca per tutta la legislatura, se non
per sbadigliare.
A me, devo ammetterlo, sembra un’ottima
idea. I rappresentanti dei maggiori partiti, diciamo
tre o quattro, si riunirebbero in un taxi
per andare in un ristorante dove, davanti a un
lauto pasto, prenderebbero le decisioni del
caso. Dietro, ma in sella a una bicicletta, li seguirebbero
i rappresentanti dei partiti minori,
che mangerebbero al bancone, nel caso in cui
ci sia, o in un bar nelle vicinanze. Niente di più
democratico.
Sulla strada si potrebbe anche cominciare
a pensare a come liquidare questi imponenti,
arroganti e pretenziosi ediici chiamati camera
e senato, fonti di discussioni continue e spese
onerose che non aiutano il popolo. Di riduzione
in riduzione scommetto che arriveremmo
all’agorà dei greci. Ovviamente con l’agorà,
ma senza greci. Mi diranno che non bisogna
prendere sul serio questo Cavaliere. D’accordo,
ma il pericolo è che si finisca per non prendere
sul serio quelli che lo votano.

da Internazionale

martedì, marzo 17, 2009

Il senso estetico

Da Reuters:

"Del piano casa ne parleremo martedì o al massimo mercoledì con (il presidente Giorgio) Napolitano. E spero di poterlo varare venerdì", ha detto Berlusconi ai giornalisti, che gli chiedevano dei tempi del decreto che consentirà ai proprietari delle abitazioni di ampliarle con maggiore facilità di quanto non sia possibile oggi. Chi ricorrerà alle nuove opportunità edilizie, punta a migliorare, "non a ridurre il valore della sua casa", ha detto il premier parlando dell'asserita utilità del suo piano ad un evento di Confcommercio a Cernobbio. "Ho molta fiducia nel senso estetico degli italiani, che non è quello degli anni 40 e 50, è molto migliorato". "E ho fiducia nel senso di responsabilità dei professionisti che saranno chiamati a firmare i progetti".

A commentare 'ste cazzate, qualche immagine rubacchiata qua e là da internet, di recenti abitazioni che trasudano del buon gusto degli italiani e dei loro amici architetti.

Questa è a Capri. Sobria opera abusiva di gusto tutto italiano. Stile: transatlantico arenato.

Questa è direttamente dalla casa vacanze di Berlusconi. Sobrio anfiteatro in stile romano con palme, piscina e cactus immerso nel verde della Sardegna. Faccio notare che non c'è alcun abuso edilizio!!! Berlusconi è stato assolto per questa porcata. Si tratta solo di gusti di merda. Quelli di cui Berlusca si fida. Della serie: speriamo che gli italiani non abbiano il senso estetico che ha lui.

Questo discreto condominio si trova a Chieti. Complimenti al professionista. Si mimetizza perfettamente nella veduta del centro storico. Stanno raccogliendo firme per buttarlo giù.

Questo è a Motta di Livenza, dove hanno pensato bene di ristrutturare un vecchio edificio facendolo color puffo. Si tratta di un locale pubblico a ridosso della basilica francescana del sedicesimo secolo (segnalato qui).

Questo è un capannone industriale, che il buon gusto estitico dei proprietari ha spinto a mascherare da castelletto. Bellizzzzimo. A Ghemme di Piemonte.

Questo serbatoio, piazzato in maniera invisibile nel mezzo della strada, si trova in Toscana, presso il comune di Terricciola.

Questo è il santuario di Monte Grisa, sopra Trieste. Una schifezza di imponenti dimensioni che spezza il profilo dei monti soprastanti il golfo e che anche io e i miei amici non abbiamo potuto fare a meno di notare. Massì, lasciamo tutto in mano ai professionisti.

Ovviamente, tutto per decreto legge! Ampliarsi la villazza, è questione di emergenza nazionale. In culo alla Costituzione.

giovedì, marzo 05, 2009

Il Machismo di Berlusconi

di Cinzia Sasso
da Repubblica

La polemica è diventata stucchevole: Canal Plus, il telegiornale francese, smentisce la smentita di Palazzo Chigi e insiste a dire che Berlusconi, nell’incontro romano con Sarkozy, avrebbe detto davvero al presidente francese “io ti ho dato la tua donna”, riferendosi a Carla Bruni come fosse una cosa di proprietà dell’Italia, dunque sua. La contesa rasenta la noia: ma non c’è altro di più grave di cui occuparsi?
Però la questione sembra talmente seria al raffinato quotidiano che ha tra i suoi proprietari anche la moglie del presidente del consiglio da indurlo a dedicargli quattro intere pagine, a cominciare dalla prima. Quattro pagine per lavare l’ intollerabile offesa di machismo (intollerabile per chi? per il direttore de Il Foglio o per la signora Berlusconi?) che emergerebbe da quelle (false) parole. Come se il premier non fosse la stessa persona che - senza riandare ai colloqui sulla Rai, o alle foto nella villa in Sardegna - ha suggerito a una precaria di sposare un milionario, di dare un militare di guardia a ogni bella donna per combattere la violenza sessuale, di non lasciar andare Eluana perché avrebbe potuto avere un figlio.
Il Foglio conclude che Canal Plus dovrebbe chiedere scusa. E Berlusconi no?

mercoledì, febbraio 18, 2009

Ancora dubbi sulla 4a edizione di D&D

Ho iniziato a giocarci ormai da qualche mese. Ho preso un'avventura precostruita, un manuale dell'ambientazione, i tre manuali base e un bel set di dadi nuovi. Mi sono anche procurato i "dungeon tiles" (delle sagome cartonate e quadrettate che servono a ricostruire le stanze dei dungeon) e ho fatto in modo che ogni giocatore avesse la sua miniatura. Allo stesso modo io, come DM, mi preoccupo che i mostri che metto in gioco siano rappresentati da miniature e non da tappi di bottiglia o da cancelline messe in piedi.

Nonostante tutto questo, trascorso qualche mese, continuo ad avere dubbi.

Forse giocare alla 4a edizione può essere divertente. Anzi, può essere davvero divertente. E ad un gioco, cosa si può chiedere di più? Ecco, io chiedo di più. Non mi si può accusare di non averci provato! L'ho fatto. Ho una campagna. Anzi, ne gioco più di una, ma di una di queste sono addirittura il Dungeon Master. E anche se durante le partite ci divertiamo come matti, c'è qualcosa che manca davvero. Spostiamo miniature e tiriamo dadi, io descrivo con fervore quello che succede, gli altri si esaltano quando esce un 20, i mostri sono ben dipinti e gli scontri sono davvero frenetici. Ma... manca qualcosa. Più di una cosa.

I miei giocatori non fanno più differenza tra mostro e mostro. Tutti i mostri sembrano uguali, dopo un po'. Si spostano, usano i loro poteri, si spostano, usano i loro poteri. Alle volte un goblin è un "capo" goblin, altre volte è un "goblin spaccateschi", altre volte è un "goblin sciamano". Cosa cambia (a parte la bellissima miniatura)? Poco e niente. E' un mostro. Lancerà magie a distanza oppure avanzerà per menare colpi. E' come se esistessero solo sei tipi di mostri: i ruoli che hanno. Questo è sconfortante. Anche il boss di fine livello (chiamarlo così suona già ridicolo, ma la meccanica del nuovo D&D ti spinge a certe banalizzazioni) alla fine ha solo tanti punti ferita in più, e qualche bonus qua e là.
Come Master posso aggiungere elementi ambientali che diversifichino il combattimento, terreno accidentato, trappole, minacce ambientali (lava, crepacci, fiumi di acido) e puntare molto sulla descrizione di ciò che accade... Ma ho sempre la terribile sensazione di mettere una toppa.

I personaggi sono già passati di qualche livello, dal primo al terzo, qualcuno al quarto. Hanno difficoltà a distinguere un livello dal successivo. Sembrano tutti uguali. I poteri sono quasi identici da un livello all'altro. I talenti sembrano loro inutili (scelgono il "meno peggiore"). Un personaggio di primo e uno di terzo non sono poi così differenti. Per vedere la differenza, bisogna paragonare uno di rango eroico con uno di rango leggendario. Ecco, è questo il punto: è come se ci fossero veramente solo tre livelli. Divisi in dieci piccolo gradini ognuno. Passare di livello è una prassi, non è più eccitante come una volta.

Gli oggetti magici poi li trovano ridicoli... e questo è ovvio, rispetto alle edizioni precedenti sono stati depotenziati per non sostituirsi alle capacità proprie di un personaggio. Ma così non si sta perdendo qualcosa? Quando un eroe trova un tesoro, non dovrebbe dire "vabbé lo tengo" con aria di sufficienza. O pensare "sì, forse mi sarà utile". Anche se solo pensasse "Ehi, questo è davvero utile", sarebbe il tipo di reazione che vorrei che avesse di fronte ad un apriscatole, non certo davanti a un oggetto magico. Davanti a quello dovrebbe dire: "CHE-FICO!!!".
Ho provato il sistema dei pacchetti per i tesori. Di oggetti magici se ne trovano a iosa. Ma è giusto? Sono sicuro che molti miei giocatori pensano: "ehi, non farci trovare niente per qualche livello, e poi dacci un oggetto magico degno di questo nome". Se non avessero deciso per regola che un oggetto magico venduto vale un quinto del prezzo d'acquisto, gli scaffali dei negozi di magia della quarta edizione sarebbero pieni di costose cianfrusaglie. Forse questa modifica è stata fatta apposta, senza tante buone intenzioni.

Infine la campagna. Quale campagna? In un'edizione dove le avventure sono una sequenza di scontri, come può passare un minimo di programmazione degli eventi, di intrigo, di investigazione, di atmosfera? Le avventure sono divertenti, anzi divertentissime. I giocatori infatti sono sempre alla ricerca di quest secondarie e di missioni laterali, rispetto alla trama principale. Perché quelle missioni non solo sono più corte, ma sono anche perfette per lo stile di gioco. Si parte, una serie di scontri, tesoro e fine missione. Ci si è divertiti e si torna a casa con tanti punti esperienza e le tasche piene di monete d'oro. La campagna diventa secondaria, se il gioco è progettato per divertirsi con così poco.

Vedremo come si evolve la situazione.
In ogni caso, mi ritengo fortunato ad aver sviluppato da tempo una mia versione di D&D, dove le miniature non servono e le campagne possono essere più complesse di un'avventura EUMATE.

sabato, febbraio 14, 2009

Morte e resurrezione di Clemente da Ceppaloni


Alleluja! Alleluja! ...è risorto.
Forse tutti voi ricorderete il triste epilogo di Clemente da Ceppaloni, un calvario, una via crucis. Dopo essere stato accusato di aver fatto cadere un governo, di aver trasferito magistrati, di aver impastato carte senza ritegno, di aver moltiplicato le cariche e di essere riuscito a citare Sepulveda per una poesietta new age che gira su internet come scherzo, egli è risorto!!!
Clemente tornerà alla poltrona, alla destra del padre, nel PDL, per le prossime europee.
Preghiamo insieme. Amen.

venerdì, febbraio 06, 2009

Andiamo a fare una ronda!

Bene bene! Adesso in Italia anche le ronde dei volontari sono state legalizzate! ...un emendamento del PD ha impedito che i volontari potessero girare armati o sostituirsi completamente alle forze dell'ordine. Grazie PD. Non potranno sparare al primo rumeno che fa tardi la sera, resta il fatto che adesso abbiamo legalizzato i "giustizieri della notte".

Poi ho saputo che adesso i medici curanti possono denunciare i clandestini che vengono a chiedere cure presso di loro (prima non potevano). Qualcuno si è chiesto perché non potessero farlo, fino ad ora? Quando si toglie una legge o se ne fa un altra, bisognerà pur chiedersi che ci stava a fare quella precedente. Altrimenti si rischia di fare una cazzata.
Facciamo un esempio. Sono un etiope di trent'anni, sono clandestino e lavoro in nero presso un cantiere gestito dalla mafia. Cado e mi fratturo un braccio. Dove vado a farmi curare? Al pronto soccorso? Ma con la nuova legge rischio che mi denuncino, non sono più tutelato. Meglio andare da un mio amico che si sta ancora laureando in medicina, ma che intanto "esercita la funzione" in maniera clandestina. Così rischio una cura approssimativa, potrei restare menomanto, non ho garanzie di poter continuare a lavorare e soprattutto pago tutto in nero. Complimenti alla nuova legge! Abbiamo dato una mano alla mafia, alle cliniche clandestine, alla medicina illegale, alle pratiche sanitarie in nero e soprattutto, per combattere la clandestinità, abbiamo aumentato il rischio di morte di centinaia di poveracci che vengono qui solo per lavorare. E per cosa?
L'immigrazione non aumenta la criminalità. Non c'è proprio correlazione.

Vorrei trovare una definizione migliore per i firmatari di queste leggi del cazzo, ma per ora me ne vengono solo di non pubblicabili.

venerdì, gennaio 30, 2009

Democrazia e sbarramenti

Credo sia veramente triste parlare di "bipolarismo" e di "sbarramenti" in un paese che si dice democratico. Se è vero che "il popolo è sovrano" (lo dice la costituzione, mica pezzetta), allora occorre che il sistema elettorale aiuti il popolo ad esprimere la sua sovranità.
E come si fa? Mica possiamo andare a casa di ogni cittadino e chiedergli cosa vuole e cosa sarebbe meglio, secondo lui, per ogni questione del paese. Non si può, è assurdo. Questo rende tra l'altro assurdo il concetto di sovranità del popolo, nel senso che la democrazia non sarà mai tale in senso assoluto, ma solo nella percentuale che un sistema politico gli permetterà di essere.

Ecco, in questo il nostro attuale sistema elettorale e il conseguente sistema politico è una vera merda. Lo è diventato, e continua a peggiorare. Perché dico questo? Parto da una riflessione riguardo questo cazzo di sbarramento al 4% sul quale pare che Veltroni e Berlusconi (tre lettere del cognome in comune, nomen omen dicevano i latini) si sono accordati. Si tratta delle Europee, il discorso è un po' diverso, ma abbiamo lo sbarramento anche alle politiche e comunque vorrei che mi seguiste nel ragionamento.

Si sbarra al 4%, significa che ogni partito che non prende almeno il 4% non sarà rappresentato in parlamento (in questo caso al parlamento europeo). Non ci sarà, nemmeno un rappresentante. Come se il 4% fossero bruscolini. Tanto per capirci, anche lo 0,1% in Italia significa centinaia di migliaia di persone. Il 4% significa roba del tipo più di un milione di elettori. Che votano un partito, un'idea o una persona. E che lo prendono in culo. Già solo questo, per me, è una limitazione alla democrazia, alla possibilità che ha ognuno di noi di scegliere chi lo rappresenta in maniera più adeguata, per idee, modo di essere, modo di parlare e modo di agire.

Ma approfondiamo meglio la meccanica. La democrazia, in Italia come in qualsiasi altro paese dove i cittadini sono chiamati a votare, si esprime dando il proprio voto al proprio rappresentante. Certo, non si può pretendere di trovare la persona, l'ideologia o il partito che la pensa esattamente come la pensa un cittadino. O meglio, una persona matura e con una propria solida coscienza politica, non la trova facilmente. Io stesso non la trovo. Ho la mia idea un po' su tutto, a volte preconcetta, a volte poco consapevole, però so cosa vorrei che dicesse il mio rappresentante al parlamento, nella maggior parte dei casi. Quindi cosa devo fare? Cosa mi è chiesto di fare? Semplice: andare a votare e scegliere quello che, dopo un'adeguata analisi delle possibilità offerte dal sistema, è il partito, la persona o l'ideologia più simile alla mia.
La domanda è: che cazzo c'entra il bipolarismo? La gente al bar, in taxi, o dal barbiere si lamenta dei tempi in cui c'erano "troppi partitini" e del fatto che bisogna avere maggiore "governabilità". Lasciamo perdere la seconda questione per adesso... Ma quando mai avere tante possibilità tra cui scegliere è stato un male? I partiti del cazzo basta non votarli. C'è il partito della mortadella? Sticazzi. Voti per il partito che ti rappresenta di più. Che può essere anche quello della mortadella, me ne sbatto, ma almeno chi vuole votare il parito della mortadella può votarlo. Questa è democrazia! Se il partito della mortadella totalizza abbastanza voti da guadagnarsi anche solo un uomo in parlamento, quell'uomo è espressione della volontà popolare. Capito? Della volontà popolare che l'ha eletto. Anche solo quell'uomo, vota. Ed è giusto che sia così, perché centinaia di cittadini lo hanno votato affinché li rappresenti in parlamento.

Poi parliamo della seconda stronzata che è sulla bocca di tutti. La "governabilità". A parte il fatto che in Europa non c'entra niente la governabilità, perché il parlamento europeo non governa nulla e di fatto il parlamento europeo più è, pluralista meglio è, vorrei che si chiarisse cosa significa governabilità.
Per "governabilità" i giornaletti che leccano il sedere al governo di turno intendono la possibilità di tale governo di fare quello che gli pare. Cioè un paese è "governabile" se, presentata la legge X voluta da uno o più membri della maggioranza, la legge viene passata il più velocemente possibile. Scusatemi, ma questa è una proto-dittatura. Anzi, è una dittatura della maggioranza. A che cazzo serve il parlamento? A firmare le carte? Abbiamo già visto, in questi anni, quali sono i frutti del bipolarismo. Uno qualsiasi dei parlamentari della maggioranza presenta una legge (decisa assieme agli altri compagni di merende), si pone la fiducia e si vota. E' ovvio che in un sistema bipolare, quello dei due partiti che ha vinto ha la maggioranza dei presenti in parlamento, quindi (visto che tutti i membri della maggioranza sono dei coglioni senza cervello e fanno quello che il loro partito gli dice di fare, così portano a casa la pagnotta) è altrettanto ovvio che la legge passerà, perché prenderà la maggioranza dei voti. Cioè i voti del partito che a vinto, e che può contare sulla maggioranza dei presenti. Che sistema del cazzo! ...è questa la governabilità? Puzza di stronzata lontano un chilometro. E' questo che vogliono gli italiani? Beh, è questo che hanno.

Gli italiani hanno la possibilità di decidere di votare questo o quello. E chi non la pensa né come Berlusconi né come Veltroni? Si attacca alla ceppa e vota il meno peggio. Il voto "di convenienza" anziché di coscienza, il voto utile, il voto guidato dalla meccanica del gioco, perché il voto "non va disperso". Significa che centinaia di italiani invece di votare per chi la pensa il più possibile come loro, sceglie tra due sole opzioni. O così, o cosà. Bella democrazia! Bella sovranità del popolo! ...bella stronzata!
E non parliamo poi della ur-inculata, la supercazzola suprema: il fatto che non si possa esprimere la preferenza per quella o quell'altra persona, in un partito, rende il sistema ancora più grottesco! I partiti più piccoli, per avere qualche speranza di superare lo sbarramento, si coalizzano (la chiamano "strategia", 'sta cazzata). Poi chi è chiamato a votare, non può nemmeno esprimere la sua preferenza per quello o quell'altro esponente del partitone macedonia che si è creato. Che forse Fini la pensa come Berlusconi su tutto? O forse non c'è differenza tra Antonio di Pietro e Veltroni, o tra Rutelli e Bersani? Beh... grazie a questo sistema elettorale della minchia, l'elettore può solo votare la scatola. Una bella X sul pallino. Poi se si sentiva rappresentato da D'Alema anziché dalla Binetti a loro non gliene frega una beneamata ceppa. Di nuovo: bella democrazia! Bella sovranità del popolo!

Fra poco saremo chiamati alle urne come mandrie di mucche, solo che invece di marchiarci loro, saremo noi a dover marchiare una scheda, con una X. La chiamano "governabilità", ma vaffanculo.

giovedì, gennaio 22, 2009

Riddick is back!

Purtroppo nessun nuovo sequel cinematografico in cantiere.
Ma nel virtuale, Riddick torna a colpire... e visto il trailer, forse ne vale la pena!
http://atari.com/riddick/teaser.html

lunedì, gennaio 19, 2009

Come al solito si discute del dito


C'è una guerra omicida a Gaza, con decine di morti ogni giorno, compresi bambini. Dopo un po' però la guerra non fa più notizia, e nei TG lo spazio dedicato alla strage di Gaza (giustificata? ingiustificata? sticazzi) si assottiglia sempre di più. Poi arriva Santoro, che ci imbastisce sopra una puntata di Annozero da far cagare, per ospiti e per conduzione. Una marea di interventi a sproposito, di cagnara sul niente, di discussioni vuote. Alla fine cosa succede? Succede quello che succede sempre in Italia. Che quando un dito indica la luna, i coglioni guardano il dito. E quindi se il dito in questo caso era la puntata di Annozero, con tutti i suoi difetti, e la luna era la guerra in terra santa, la discussione che ne scaturisce su cosa potrà mai essere? Ma è ovvio! Su Annozero.

Vi lascio leggere il commento che ne fa il Manifesto. La vignetta è di Internazionale.

Norma Rangeri
"Annozero",
è bufera su Santoro

Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, telefona al presidente della Rai, Claudio Petruccioli, per dirgli che «è stato superato il livello di decenza». Il capo del governo, Silvio Berlusconi, si esibisce in una nuova versione del celebre “si contenga”. Il governo israeliano, attraverso l'ambasciatore Gideon Meir, scrive una lettera al presidente della Rai, protestando «la mancanza di professionalità, inadatta alla televisione pubblica italiana». Indecente non è il massacro di Gaza, ma un programma di Michele Santoro dedicato all'atroce carneficina.
Uno stato estero, la terza carica della repubblica italiana, il presidente del consiglio sparano cannonate contro un Annozero sulla guerra dei bambini uccisi sotto gli occhi del mondo, in diretta tv, come è accaduto ieri, quando mentre era al telefono con un'emittente israeliana, Ezeldin Abu el Aish, ha visto atterrargli in casa una bomba e cinque sue figlie morirgli accanto.
Sull'attenti la risposta di Petruccioli: «Santoro merita critiche severe». Del resto, per scatenare l'offensiva del partito filoisraeliano basta denunciare il carattere “punitivo” dell'offensiva, definendola «un massacro non una guerra», come ha fatto Massimo D'Alema, nel silenzio dei suoi compagni di partito.
Quella dedicata alla strage degli innocenti di Gaza, non è stata una delle migliori serate di Annozero. Andamento confuso, atmosfera nervosa, interventi ripetitivi, protagonismi degni di miglior causa. Come la teatrale uscita di scena di Lucia Annunziata, ospite della trasmissione di Santoro. Più che alla «guerra dei bambini», l'ex presidente della Rai, sembrava interessata a discutere dell'impostazione del programma di cui era ospite. Rubando il mestiere a un Mastella qualsiasi, dopo aver ripetutamente accusato Santoro di “faziosità”, offesa dalla replica dell'amico e collega («non dire le fesserie che tutti dicono contro di noi, ma quali meriti pensi di acquisire?»), si è alzata e se ne è andata. Su un tappeto rosso di complimenti bipartisan, una valanga di dichiarazioni che per tutto il giorno hanno intasato le agenzie di stampa.
La politica si era meritata la performance migliore nella sfuriata finale di un Santoro urlante contro la luna, contro la politica «che non fa un tubo, che è impotente».
Mirando però al bersaglio sbagliato («Veltroni andasse a Gaza anziché in Africa»), visto che il leader del Pd, almeno per i bambini sterminati dalla fame, prova a fare qualcosa.
E quale sarebbe la colpa? Aver fatto confrontare giovani palestinesi con giovani israeliani? Aver mostrato l'ospedale di Gaza? Non aver rappresentato in par condicio le ragioni degli uni e degli altri per mettere in primo piano «le cose che stanno accadendo per come stanno accadendo?». Sul punto Santoro ha ragione da vendere. Politicamente e giornalisticamente. Quando i morti sono uno a mille, quando i bambini uccisi sfiorano i quattrocento, il giornalista ha il dovere di titolare “la guerra dei bambini”. Per poi chiedere ai suoi interlocutori cosa si propone Israele con questa guerra e cosa si prevede per il dopo.
La materia incandescente richiedeva però di scartare dal solito copione. Meno voci, più profondità, più governo delle emozioni, più informazione (quanti italiani sanno dov'è Gaza, cos'è la Cisgiordania, quale il reddito dei palestinesi...), più attenzione alla difficoltà di decodificare il tasso di manipolazione. Ma questi sono appunti e considerazioni che riguardano un gruppo redazionale. Se invece a insegnare come si fa giornalismo, come si declina l'attualità sono stati e governi, allora comandano solo gli elmetti.

mercoledì, gennaio 14, 2009

Aldo, Giovanni e Giacomo

Mentre ero in sala d'attesa dal dentista, mi è capitato di leggere un'intervista al trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo. In passato sono stato un loro grandissimo sostenitore, erano divertenti e spensierati, di quella spensieratezza che fa bene al cuore e che (forse) faceva bene un po' a tutti, in un momento in cui non c'era troppo bisogno di ricordarsi dove andavamo a finire... o meglio dove siamo andati a finie.

Giacomo poi era risultato da subito il tipo più interessante dei tre, perché non nascondeva la sua natura curiosa e la sua cultura particolarmente ricercata, che poi veniva sempre messa in ridicolo dagli altri due. Beh il loro ultimo film è uscito al cinema, un comico ad episodi a quanto pare, e loro sono tornati a quella spensierata comicità che mi piaceva tanto tempo fa.
Ora però mi chiedo se quella comicità mi si addica ancora. Anzi, lo so già: non mi si addice più. Non ho più voglia di ridere spensierato delle ridicolezze dei nostri piccoli difetti, sui luoghi comuni e su spigolature ispirate ad eventi banali della vita di tutti i giorni.
In questi anni sono cresciuto (o così credo, potrebbe anche essere considerata una "regressione", da molti). La tranquillità non mi basta più, mi va stretta. Questo non significa che io non sia sereno, significa solo che utilizzo la mia serenità per fare di più, ad esempio per avere a cuore qualcosa che è oltre me stesso e la mia vita.

Così, quando al TG passano le immagini della guerra in terra santa, mi incazzo. E mi incazzo quando leggo le notizie su Internazionale, e quando sento le cazzate che si sparano in parlamento (sì, a volte seguo anche quelle). E mi interesso di quello che accade, perché sento un po' mia la responsabilità di questo mondo, e di come andrà avanti.
Che c'entra 'sta roba con Aldo, Giovanni e Giacomo? Tutto parte da quell'intervista. Giacomo lì se la prende con la satira, dicendo che la satira "non fa più ridere" perché ormai trova ridicolo dover per forza costruire le battute sulle cazzate sparate dai politici. Allora, ecco un paio di riflessioni:

Nessuno obbliga un comico a fare battute sulle cazzate dei politici, quindi nessun comico deve sentirsi obbligato a farlo, però se una cosa non fa ridere un comico, non è detto che non faccia ridere nessuno. Lo stesso Daniele Luttazzi dice sempre che le sue battute devono per prima cosa far ridere chi le fa. Allora se la satira non fa ridere Giacomo Poretti, Giacomo Poretti è libero di non fare satira, ma non si permetta di dire che la satire "non fa più ridere" o che è discutibile costruire battute sulle cazzate dei politici. Perché costruire battute sull'attualità, sulle tragedie moderne, sulla politica infame e sulla ridicolezza di certi Vip è un DOVERE se chi ne è capace ne ha l'audacia e la capacità, giacché unisce alla risata l'informazione. Chi vuol ridere spensieratamente vada pure a vedersi Aldo, Giovanni e Giacomo. Io ormai con loro non mi diverto più come una volta. Mi perdoni Giacomo Poretti, a me piace la satira.

giovedì, novembre 13, 2008

Gli Eroi di LoudWater

Mi sembra un po' scemo ammetterlo, ma questa volta invece di scrivere una mia campagna con tanto di intricatissima trama e centinaia di eventi e missioni parallele, ho semplicemente aperto l'ambientazione di Forgotten Realms - 4a edizione e ho cominciato dall'avventura introduttiva che quel manuale descrive in apertura.

La mia prima campagna alla 4a edizione di D&D comincia così, senza impegno e molto leggermente, cercando più di coinvolgere i giocatori nel nuovo sistema di gioco che di sconvolgerli con i miei soliti colpi di scena. D'altro canto, per sfogare tutte le mie pulsioni narrative, ho in corso anche una campagna ambientata in Ravenloft, dove le miniature sono bandite e l'atmosfera la fa da padrona. Per non creare troppo attrito tra le nuove regole e i giocatori di vecchia data, ho suggerito loro una mia particolare interpretazione: la 4a edizione è il miglior board-game di D&D che sia mai stato concepito. E' un board-game talmente evoluto che tutte le parti di gioco che non sono relative al combattimento, vengono gestite come un gioco di ruolo. Ma -ho ribadito- resta un board-game: sulla scheda troverete per il 99% elementi che saranno utili solo in combattimento, pertanto il combattimento sarà una componente essenziale di questa edizione (come delle precedenti), con la differenza che in questa edizione sarà gestito completamente con le miniature, proprio come si confà ad un board-game.
Molti di loro hanno accettato questa mia visione del gioco. Quelli che ritengono che i combattimenti di un gioco di ruolo fantasy possano essere gestiti in modo assai più coinvolgente ed emozionante senza doverli appiattire su un quadrettato, possono continuare a giocare con me a Ravenloft. Chi invece se ne farà una ragione, inizierà questa nuova campagna di Forgotten Realms 4a edizione.

Ho letto (qui) che il prossimo set di miniature di D&D sarà l'ultimo. Questo non significa che smetteranno di vendere miniature, significa che smetterà di esistere il gioco di miniature di D&D e che le miniature diverranno un accessorio del gioco di ruolo. Sinceramente, non vedo cosa ci sia di male. Le differenze tra il gioco di miniature e la quarta edizione di D&D erano talmente sceme da non giustificare l'esistenza del gioco di miniature come una cosa a parte. Inoltre, adesso che i DM potrebbero apprezzare la possibilità di acquistare le miniature dei mostri che intendono giocare, sarebbe il caso che la Wizards la piantasse con i box di miniature assortite a caso, e cominciasse a venderle con criteri più logici, ad esempio a "gruppi di incontri" o singolarmente. A quanto pare la nuova strategia di vendita sarà una via di mezzo, e questo mi indispone terribilmente. Se un DM vorrà scrivere un'avventura per D&D 4ed e usare le miniature anziché le molliche di pane, anche se fosse disposto ad acquistarle, sarà costretto al "gioco del caso" e si ritroverà in mano dei mostri che non gli servono a niente. Sono sicuro che ci ripenseranno presto, e troveranno una soluzione migliore per vendere le miniature, una soluzione che magari sia di aiuto al DM, e non che lo costringa a mettere in gioco i mostri che gli capitano a caso.

Vi ho parlato di questa cosa perché ho intenzione di giocare la 4a edizione in modo molto ortodosso. A Lucca ho acquistato i dungeon tiles per ricostruire le strade cittadine e i dungeon, posseggo anche un quadrettato erboso per gli scontri all'aperto, e sto cercando di mettere insieme le miniature dei gruppi di incontro che sono previsti per le prime avventure della campagna. Con qualche difficoltà, ovviamente, perché devo rincorrere i collezionisti locali di D&D e chiedere loro di scambiare miniature. Ma pare che questo, da ora in poi, faccia parte dei doveri del DM, così come ogni giocatore dovrà portare una miniatura che corrisponda al proprio personaggio. Sono sicuro che molti DM e molti giocatori preferiranno optare per soluzioni più semplici... tappeti di sughero o segnalini di plastica... qualcuno userà i dadi sia come dadi che come segnaposto per i mostri che non possiede. Io però cercherò di non farlo. Ho sperimentato già il fatto che, una volta piazzate le miniature, è davvero difficile per i giocatori inquadrare mentalmente il campo di battaglia in modo indipendente dalla plancia di gioco (e non credo che sia sbagliato non farlo... in fondo il gioco si basa sul quadrettato). A questo punto però, mi piace sperare che utilizzando la miniatura di un troll, i giocatori ricordino di aver combattuto contro un troll, e cioè visualizzino un troll, e non una "cancellina" o un "segnalino" usato al posto del troll. Molti giocatori esperti (o molto bravi) non hanno difficoltà a fare uno sforzo di fantasia e "trascendere" il segnalino immaginando il troll nel campo di battaglia, ma suppongo che il gioco sia molto più semplice e divertente se non sono costretti a farlo, se la miniatura raffigura davvero il troll. E' probabilmente una involuzione, un ritorno indietro. Tipico di un board-game, appunto.
Per giocare di ruolo, di narrazione, di vera fantasia, come ho già detto, gioco a Ravenloft.

E spero di divertirmi in ambedue le campagne.

mercoledì, novembre 05, 2008

Dell'Utri risponde

Marcello Dell'Utri, pluricondannato per crimini di mafia, braccio destro di Silvio Berlusconi, uno dei vertici di Forza Italia, si è permesso di rispondere a qualche domanda a KlausCondicio, una trasmissione politica che viene messa online su YouTube, condotta da Klaus Davi. Vi invito a seguire il link relativo per rinfrescarvi le idee su questo tizio, al quale spesso ci si riferisce con il titolo di "onorevole". Io sul mio blog faccio fatica a non chiamarlo criminale faccia da culo.

Ad ogni modo, Klaus Davi ha intervistato Dell'Utri, rivolgendogli svariate domande sullo stato attuale delle cose in Italia. Qualsiasi persona sana di mente, dopo aver ascoltato le parole di Dell'Utri, avrebbe chiamato le forze dell'ordine per farlo prelevare a forza e condurre in carcere. Ma siamo in Italia, mica in un paese normale. Dell'Utri prenderà voti anche alle prossime elezioni, nonostante le tonnellate di merda che è riuscito a vomitare dalla bocca durante questa intervista.
Da il Manifesto:

MANGANO ERA UN EROE
[...] "Tra le tante persone assunte ad Arcore - spiega Dell'Utri - c'era anche Mangano, che io conoscevo e sapevo bravo nella conduzione degli animali, perché lì c'erano soprattutto cani e cavalli. Mangano fu scelto per stare ad Arcore come stalliere e si comportò benissimo".
"Mangano, malato com'era -prosegue - sarebbe potuto uscire dal carcere e andare a casa, se avesse detto solo una parola contro di me o contro il presidente Berlusconi. Invece non lo ha fatto. Per me è un eroe, a modo suo. Un conto è dire così, un conto dire che è un eroe in senso assoluto". Il senatore, inoltre, respinge le voci di una presunta raccomandazione di Mangano da parte sua. "A parte il fatto che parliamo del 1974 - osserva - cercavamo semplicemente del personale adatto per la tenuta della casa di Arcore con i suoi 100 ettari di terreno".

ANTIMAFIA? RAPPORTO COSTI-BENEFICI SPROPORZIONATO
"L'Antimafia non è finita. C'é e ci sarà finché esiste la mafia ed è un bene. Credo, tuttavia, che, allo stato attuale, il rapporto tra costi e benefici sia assolutamente sproporzionato, soprattutto quando alcuni procuratori antimafia 'fanno politica'". Dell'Utri replica a Gian Carlo Caselli che aveva sostenuto l'impossibilità per i giudici di processare i politici collusi con la mafia. "E' giusto - aggiunge - che l'Antimafia faccia il suo lavoro e si impegni. Certamente tra le tante richieste e accuse che ha lanciato, alcune sono finite nel nulla. Ad esempio, io ero certo dell'innocenza di Calogero Mannino. Antimafia sì, insomma, ma evitando di fare politica. Questo per me è un must. In un Paese civile deve essere così. Purtroppo spesso non lo è stato. Non solo l'Antimafia, quanto piuttosto i procuratori di Palermo hanno usato molto e a sproposito lo strumento dell'aggressione politica. Io me ne sento in assoluto una vittima". "Non ci sarebbe stata l'accusa nei miei confronti - conclude - se non ci fosse stata la grande affermazione di Forza Italia in Sicilia nel 1994".

ANTIFASCISMO? E' OBSOLETO
L'antifascismo è "un concetto obsoleto. Ogni qual volta si tocca questo tasto - aggiunge Dell'Utri - succede un'insurrezione poiché questa situazione non è mai stata chiarita del tutto e la verità non è mai venuta a galla. Credo che ci sia ancora da lavorare da parte di tutti". "C'é anche da dire che il concetto di antifascismo, di per sé obsoleto - conclude - ritorna puntualmente in auge perché mancano nuovi argomenti seri di discussione e si finisce con il rivangare sempre gli stessi".

GOMORRA? NON E'GRANDE PUBBLICITA' PER ITALIA - "Penso che Roberto Saviano abbia ragione a voler andarsene dall'Italia. Il libro che ha scritto é un libro denuncia e in quanto tale oggetto di tante attenzioni poco piacevoli. Quindi capisco che possa avere paura, non ci vedo niente di male". "Certamente - aggiunge - non è una gran pubblicità per il nostro Paese anche se il male, purtroppo, esiste e quindi non possiamo negarlo. Forse però non dovrebbe essere enfatizzato in questo modo. Tuttavia non possiamo neppure negare che non ci siano questi problemi. Ad esempio il premier Berlusconi è andato a Napoli per affrontare il problema della monnezza ed è riuscito a toglierla dalle strade, ma la camorra non è altrettanto facile da estirpare". "Saviano - conclude Dell'Utri - è un fenomeno che è scoppiato dal punto di vista letterario: il successo di vendita del libro travalica qualsiasi critica. Il messaggio che dà alle future generazioni, anche se dovesse espatriare? Quello di essere delle persone oneste, che fungono da stimolo affinché lo Stato combatta la criminalità con tutte le forze e con correttezza" .

INTERCETTAZIONI: DELL'UTRI, ORA CI SONO ALTRE PRIORITA' - "Una legge la si fa quando anche all'interno della maggioranza ci sono degli accordi". "Penso che in questo momento ci siano altre priorità - aggiunge - comunque una legge sulle intercettazioni che consenta alla magistratura di poter svolgere delle indagini è difficile da farsi, quindi bisogna lavorarci con grande attenzione".

P2 STRUMENTALIZZATA PER NON PARLARE D'ALTRO - "La P2 è una cosa che è stata montata per non parlare d'altro. Certo, esisteva per fare affari, ma è stata sempre strumentalizzata, da 40 anni a questa parte. Non si è mai voluto mettere la parola fine. Non c'é niente da fare. E' il costume del nostro Paese: prima di cambiarlo ci vorranno generazioni" . Così il senatore del Pdl commenta il programma Tv condotto dal capo della P2 Licio Gelli. Dell'Utri rende noto di non essere "mai stato invitato". "Mi hanno fatto un'intervista - racconta - parlando dei diari di Mussolini che so che entrerà dentro. Gelli non lo conoscevo neanche ai tempi...".

CAMBIARE GLI UOMINI, AL TG3 SONO TROPPO DARK - "Negli ambienti della Rai ci sono ancora oggi dirigenti che sono stati messi dalla sinistra e che quindi rispondono a logiche di sinistra. E' difficile cambiare la televisione se prima non si cambiano gli uomini. E' difficile pensare che migliori la qualità della comunicazione quando a guidarla c'é gente che alimenta una visione negativa della vita". E' quanto afferma il senatore del Pdl Marcello a 'KlausCondicio' commentando la dichiarazione del premier Berlusconi secondo la quale la Tv è deprimente. "Qualcosa si sta già facendo - aggiunge - Berlusconi in prima persona continua a diffondere ottimismo. Io penso che qualcosa per forza dovrà cambiare, non so cosa, con la nuova Rai, ma comunque qualcosa cambierà". Come? Partendo da un nuovo approccio stilistico. "Le notizie, certo, bisogna darle - prosegue Dell'Utri - sennò si torna al fascismo, ma c'é modo e modo di comunicarle. Magari con conduttori più gradevoli di adesso". "Io - conclude - guardo il TG3, ad esempio, e vedo che ci sono degli anchorman che hanno già una faccia un po' gotica, un po' dark. Sicuramente, ce ne sono più in Rai che sugli altri network. Credo che il direttore del telegiornale dovrebbe dimostrare un maggiore 'esprit de finesse' in queste cose. Farle, dirle lo stesso, ma magari con un'altra espressione. ..".