domenica, febbraio 21, 2010

Amico freddo

Era da tantissimo tempo che Paul non si fermava a guardare il cielo notturno. Il freddo intenso non gli dava più fastidio, anzi quella morsa gelida gli sembrava quasi il gesto d'affetto di un amico per troppo tempo incompreso. Le dita intorpidite, i piedi quasi congelati negli stivali inzuppati dalla neve, tutto era come un promemoria del fatto che era ancora vivo. Con un gesto lento si tolse la neve dai capelli e dalla barba, e tornò a rivolgere gli occhi al cielo. Quello squarcio di manto azzurro che le fronde degli alberi lasciavano intravedere, e che la luna per quella notte sembrava avere abbandonato.

Si accorse di quanto fosse disperata la sua ricerca, addirittura di quanto fosse difficile riuscire ad uscirne vivo. Ma riguardando al passato, a tutta la strada compiuta, a tutti quei passi fatti uno dopo l'altro senza mai sentirsi arrivato da nessuna parte, non aveva alcun rimpianto. Tra le gelide alture attorno a lui esisteva un luogo perduto da secoli, remoto, silenzioso nel ventre della roccia, inalterato, sepolto. In attesa. Non c'erano più viveri nella sua bisaccia, cacciare qualcosa diventava ogni settimana più difficile (come se fosse stato mai bravo a farlo!). Ma il cielo restava lì, immutabile ed eterno, ad accogliere il suo sguardo ed ogni sua eventuale preghiera.

La risata della driade riecheggiò tra i fusti degli alberi attorno, sempre più sottile. Paul si rialzò in piedi e la ringraziò mentalmente. Se la mano gentile di un essere tanto incredibile non gli avesse afferrato il polso, poche ore fa, sarebbe stato ancora immobile nella neve, sconfitto dalla fame e dal freddo. Che intenzioni aveva quella creatura? Straordinaria ed ambigua. Il tempo di guardarla negli occhi ed era già scomparsa. Paul aveva afferrato la sua spada, tentando di difendersi, e solo allora si era reso conto di avere ancora forza nelle braccia. Chi l'aveva mandata, e perché? Sentiva ancora la sua voce bisbigliare in lontananza.

Si strinse il mantello attorno all'armatura, e con passi lenti si mosse verso un riparo tra le rocce. Gli stivali affondavano nella neve ben oltre il ginocchio, il ghiaccio mordeva le gambe e rendeva affannoso addirittura il respiro. Vide un'ombra tra gli alberi, e poi di nuovo una risata.
"Chi sei?" Gridò nel vuoto. Le parole gli si strozzarono in gola, per pronunciarle ingerì una grossa nuvola di aria gelida. Non sperava in una risposta, in fondo. Le driadi non danno risposte, e nemmeno aiuto. Le leggende parlando di persone tratte in inganno dalle driadi, le driadi non salvano la vita ai viaggiatori erranti.

Raggiunse una fenditura nelle rocce, al riparo dal vento e dalla neve. Dalla fenditura sembrava provenire un respiro caldo e discontinuo. Una corrente? La montagna è cava. Barcollò all'interno e rotolò goffamente in terra, in un letto di pietrisco aguzzo. Sentiva la corrente calda sul volto. Comprese di essere salvo, per il momento. Il freddo non l'avrebbe ucciso, non questa notte, non adesso. Era un amico gentile, bastava fargli capire di non aver bisogno di lui, se ne sarebbe andato. Restò immobile, mentre scivolava nel sonno. Sognò la driade e la sua risata.
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