lunedì, marzo 14, 2011

Studenti, 1


Ho partecipato al concorso "I Giovani e il Territorio" III edizione, organizzato dalla consulta giovanile del comune di Bracciano, quest'anno il tema era "i giovani popolo di pendolari". Ho scritto un racconto e scattato alcune foto. Ho deciso di postare il racconto qui, diviso in alcune parti (è lunghetto per una sola entrata del blog). Le foto sono quelle che ho scattato per il concorso, e i protagonisti sono Marco e Melania. Non tutte sono state poi spedite, quindi mi sembrava giusto pubblicare sul mio blog in ogni caso quelle più belle.

STUDENTI
prima parte

Non appena le porte del TAF si aprirono, accompagnate da un sibilo faticoso, tre ragazzi saltarono nel vagone travolgendo la signora Anna. L'anziana signora, proprietaria del negozio di tabacchi sulla via principale del paese, fece appena in tempo a tirare verso di sé l'ingombrante borsa di pelle che portava a tracolla. Si fece sfuggire un paio di gridolini di spavento, che mutarono velocemente in borbottii di disapprovazione, quindi si aggiustò il vestito leopardato e affrontò con tutta l'eleganza di cui poteva essere capace il gradino che la separava dal marciapiede del binario due. Appena toccò terra si rese conto di essere circondata da decine e decine di altri studenti che, al contrario dei maleducati appena incrociati, stavano attendendo con evidente impazienza che i passeggeri scendessero. Velocemente si tolse di mezzo. La torma di adolescenti non esitò un secondo di più e si riversò con foga all'interno della carrozza.
Solo a quel punto la signora Anna si rese conto di aver già visto i tre ragazzi che avevano rischiato di farla caracollare davanti alla porta. In effetti si rese conto che li conosceva bene. Si chiamavano Marco, Cristina e Fabio. E l'opinione della signora Anna nei loro riguardi non era granché lusinghiera.

Cominciamo con Marco. Marco era uno di quei ragazzi che la proprietaria di una tabaccheria deve tenere sempre d'occhio. Aveva un visino pulito, era educato e i suoi occhi azzurri ispiravano velocemente simpatia. Poi quando meno te lo aspettavi, ti inculava le Vigorsol dall'espositore. La signora Anna se n'era accorta, una volta, ma siccome c'erano altri clienti da servire aveva lasciato correre (glielo avrebbe detto la volta successiva, si ripromise). Purtroppo una volta successiva non c'era più stata, perché da quel giorno in poi Marco non si era fatto più vedere in quella tabaccheria. Forse aveva mangiato la foglia, forse si era accorto che la signora Anna l'aveva visto rubare quel pacchetto di gomme gusto spearmint. Oppure semplicemente aveva avuto altro da fare. Ad esempio, pomiciare con Cristina.
Sì perché non è che un ragazzo di sedici anni entra in un negozio di tabacchi e si frega un pacchetto di Vigorsol senza un motivo preciso. Il motivo preciso era che se hai sedici anni e nel pomeriggio devi vedere la ragazza per la quale hai una cotta devastante, allora hai davvero bisogno di una gomma da masticare gusto spearmint. E non c'è personale crisi economica che tenga.
Quello stesso pomeriggio Marco varcò l'ingresso dei giardini pubblici comunali con la sicurezza di uno che non doveva temere di aver mangiato pollo al forno con le patate a pranzo. Tutto questo grazie alle gomme alla spearmint appena fregate alla signora Anna. Cristina accolse con gioia l'arrivo del suo compagno di classe, e nel giro di poche ore i due coetanei erano intenti a premersi vicendevolmente le labbra sulle labbra in un angolino appartato del parco (l'avrebbero fatto anche se Marco non avesse compiuto quel taccheggio? ...chissà).
La signora Anna conosceva anche Cristina, almeno di vista. La ragazza non passava inosservata giacché aveva tinto i propri capelli di un rosso tanto acceso che in confronto quelli della signora Anna sembravano appassiti con l'arrivo dell'autunno. E poi c'era quella lucertolina tatuata su di un lato del collo. E quell'orecchino sul naso. Insomma sono dettagli che non ti scordi, soprattutto se sei una di quelle signore come era la signora anna, con la collana di perle, il vestito leopardato, e la permanente finto anticato sulla chioma rada. Cristina e la signora Anna rappresentavano insieme la crasi dell'intero discorso sul conflitto generazionale.
«Due pacchetti di Kim ultraslim superleggere.» Chiedeva sempre Cristina, quando era il suo turno davanti al bancone della tabaccheria. La signora Anna si era sempre chiesta se le fumasse lei oppure se fossero per sua madre, ma non glielo aveva mai chiesto. E questo è tutto quello che la signora Anna sapeva di Cristina.
Infine c'era Fabio. Fabio era alto, molto alto per un ragazzo della sua età. Il volto devastato dall'acne non riusciva a nascondere che fosse un bel giovanotto. Indossava sempre un berretto girato sulla testa, che impediva ai lunghi capelli neri di calargli sulla fronte. Fabio passava ogni settimana in tabaccheria dalla signora Anna a comprare le vigorsol. Lui le comprava, sì, non le fregava. Ma nonostante le Vigorsol, non c'era nessuna sua coetanea che avesse intenzione di pomiciare con lui. Le ragazze preferiscono chi le Vigorsol le frega.
Ora dimentichiamoci della signora Anna e della sua tabaccheria. Davvero. Perché i protagonisti della storia sono Marco, Fabio e Cristina. Mentre la signora Anna tornava a casa, Marco e Cristina, sul treno, stavano cercando due posti vicini. Salirono le scale e si mossero lesti attraverso lo stretto corridoio del piano alto della carrozza. A quell'ora il treno si riempiva velocemente, caricando ad ogni fermata sempre più studenti, fino a colmarsi del tutto. Ma quel giorno furono fortunati (così pensarono), perché trovarono una intero compartimento del vagone completamente libero. Scostarono un giornale spiegazzato abbandonato sul sedile, e Cristina prima di sedersi controllò che non vi fossero gomme americane appiccicate sulla stoffa. Ovviamente Marco si sedette di fianco a Cristina, mentre Fabio lanciò il suo zaino Invicta su uno dei posti di fronte a loro.
«Ma che sono posti riservati?» Chiese Fabio guardandosi attorno. In effetti, un intero scompartimento deserto era sospetto. C'era solo un altro posto occupato, poco più in là, da un signore intento a leggere la gazzetta dello sport.
«Riservati da chi? Ma che cavolo dici...» Gli rispose Cristina prendendolo in giro. Poi si appiccicò alla bocca di Marco come una calamita allo sportello del frigo.
«Boh non lo so, magari dal capostazione... cioè il treno è pieno e quassù non ci sale nessuno.» Continuò Fabio, mentre si aggiustava i pantaloni. Poi si sedette anche lui, cercando di non inciampare sulle gambe dei suoi amici.
«Si vede che sono tutti deficienti. - Gli rispose Marco, non appena riprese fiato. - Di sicuro non sono posti riservati, mica è un eurostar, questo è un TAF di merda.»
Risero tutti di gusto. Poi il treno si mosse. Un primo scossone, poi un secondo meno violento, e quel bruco di metallo riprese a trascinarsi sui binari. Ci sarebbero voluti cinquanta interminabili minuti per arrivare a casa. Considerando che il paese dove abitavano Marco, Fabio e Cristina si trovava a poco più di 40 chilometri da lì, questo significava una media di meno di 50 chilometri all'ora. Roba da far west. E arrivati alla stazione poi avrebbero dovuto raggiungere casa. Fabio che abitava in periferia avrebbe dovuto camminare ancora per una mezz'ora buona, oppure perdere un altra ora ad aspettare il bus locale. Inoltre ogni giorno, per arrivare dalla scuola alla fermata del treno (e viceversa) occorreva prendere la metropolitana. In totale facevano quasi due ore di viaggio. Due volte al giorno. Quattro ore di su e giù quotidiano. Perciò ci si alzava alle sei del mattino, e si pranzava alle tre del pomeriggio. Marco sentiva lo stomaco agitarsi nella spasmodica attesa di quell'etto e mezzo di pasta che suo padre gli avrebbe fatto trovare, appena tornato a casa.
«Volete venire a pranzo a casa mia?» Domandò caricandosi sulle ginocchia le gambe di Cristina.
«No, non posso. Oggi pomeriggio ho gli allenamenti e poi domani mi interroga quella stronza di matematica.» Rispose Fabio, ciondolando con la testa. Quella stronza di matematica. Questa è una figura retorica pensò subito dopo. Ma non mi ricordo quale.
«Oggi c'è mio padre a casa. Basta che gli faccio uno squillo e non c'è problema. Poi quando hai mangiato te ne vai... anzi se vuoi ti do uno strappo con lo scooter.» Insistette l'amico. Fabio era sul punto di accettare ma la sua curiosità prese il sopravvento e prima che potesse accettare l'invito si ritrovò a domandare: «Scusa ma come mai tuo padre è a casa? Non lavora oggi?»
«No oggi è solidarietà.»
«E che cazzo vuol dire?» Gli fece Cristina, mentre cercava qualcosa nel proprio zaino.
«Che sta a casa e il suo stipendio di oggi lo danno a qualcun altro, che invece doveva essere licenziato. Una cosa del genere, me l'ha spiegata ma non lo stavo ad ascoltare.»
«Mi sembra una cazzata.» Commentò Fabio.
«Oh però è così. Si chiama solidarietà. Lui sta a casa qualche giorno al mese, tipo ferie non pagate, e così non licenziano nessuno. Altrimenti licenziano qualcuno.» Ribadì Marco.
«Mi sembra una cazzata.» Ripeté Fabio.
«Vabbé comunque sticazzi, ci venite a pranzo o no?»
«No io vado a casa.» Disse Fabio.
Cristina invece non rispose, era distratta. Aveva tirato fuori dallo zaino un pennarello rosso indelebile e stava scarabocchiando sul vetro del finestrino. Il vetro era per metà oscurato da un graffito, che all'esterno del vagone riproduceva la scritta CRAZY TIMES composta da caratteri tanto deformi da risultare quasi indecifrabili. Il graffito occupava l'intero vagone in lunghezza, e la punta della zeta finiva per coprire parte del vetro sul quale Cristina stava vergando sognanti frasi d'amore. Ovviamente la ragazza aveva scelto una parte del vetro lontana dal graffito, e anche da quell'enorme pene stilizzato che qualcuno aveva dipinto con un pennello nell'angolo in alto a sinistra della finestra, proprio sotto la tendina.
«Che stai scrivendo?» Le chiese Marco, piegandosi un poco in avanti.
Lei le diede un rapido bacio in testa, e ancora più rapidamente rimise il tappuccio al pennarello.
«L'amore è un gesto pazzo, è come rompere una noce con il mento sopra al cuore!» Lo lesse ad alta voce cercando il più possibile di interpretarne la poeticità.
«Ma chi l'ha scritta 'sta stronzata?» Disse Marco, e scoppiò subito a ridere. Anche Cristina rise, e iniziarono a prendersi amichevolmente a pugni. Una cosa che gli amanti hanno in comune con i canguri.
(continua)
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