sabato, marzo 26, 2011

La magia del volto umano

Non sono mai stato portato per i ritratti. In tutta la mia vita ne ho disegnato uno solo, anzi due. Riprodurre con esattezza il volto di una persona richiede molto di più che una semplice bravura con la matita, bisogna conoscere bene la fisionomia dei volti, e il modo in cui un volto viene percepito.
Una volta lessi su un libro che quando lo sguardo si fissa su un volto, l'occhio "vaga" all'interno dello spazio della faccia soffermandosi principalmente su occhi e bocca. Cioè il nostro occhio, e di conseguenza il cervello, analizza un volto principalmente (per il 90%) basandosi su occhi e bocca. Solo nel restante 10% del tempo trascorso ad osservare una faccia, lo sguardo si sposta, e per brevi secondi, su altri dettagli come naso, orecchie, mento, zigomi eccetera.
Questo spiega tra l'altro perché mettere una pezza nera sugli occhi di una faccia la rende difficile da riconoscere (è il modo con il quale si censurano spesso i volti). E questo la dice anche molto lunga su quanto sia deficiente il costume di Diabolik... ma questo forse è un po' fuori tema.
Insomma un ritrattista dovrebbe sapere che se riesce a disegnare con sufficiente somiglianza gli occhi e la bocca di una persona, chi guarda quel volto lo riconoscerà quasi sicuramente. Al contrario soffermarsi su altri dettagli, come la forma del naso, è assolutamente secondario. Eccovi svelato uno dei trucchi. Ma ce ne sono altri, moltissimi credo, che si imparano proprio facendo pratica nel ritrarre le persone. Ad esempio fu Alessandro Chiarolla a spiegarmi, una volta, che il naso e le orecchie di una persona, continuano a crescere sempre, con l'età, non si fermano mai. Quindi per dare a un volto un'aria da anziano, basta ingrandire un po' le orecchie e il naso. Mentre se si ritrae il volto di un bambino, conviene non mettere in evidenza il naso, così risulterà giovanile. Se ci pensate, è anche il motivo per cui molti disegnatori non si soffermano sul naso quando disegnano una donna (vedi molte tavole di Giovanni Freghieri o di Milo Manara). Più metti in evidenza il naso, più il volto perde in dolcezza.
Qualcosa la so pure io, che non ho frequentato né corsi né scuole di disegno, ma la so più per caso che per altro. Quindi ritratti no.

Però la fotografia mi ha permesso di giocare un po' con la mia faccia, gestendo la saturazione, la luce, applicando alcuni filtri grafici. E' difficile ottenere un'immagine della propria faccia che non sembri a nostri stessi occhi deforme (vedi le foto spaventose su patenti e carte di identità). Questo perché il cervello, quando ci guardiamo in faccia (ad esempio allo specchio) cerca di "pareggiare" i conti. Cioè la nostra percezione del volto di noi stessi non è reale. E' come la voce che udiamo uscire dalla nostra gola: in realtà non è la stessa che sentono gli altri, perché quella che sentiamo noi "rimbomba" nel nostro corpo e ci risulta diversa. Lo stesso -più o meno- con la faccia: siamo così abituati a vederci, che il cervello quando ci guardiamo "soprassiede" a molti dettagli che invece non sfuggono alla macchina fotografica. Ad esempio noi tendiamo a percepire il nostro volto simmetrico, quando non lo è affatto. Uno dei nostri occhi magari è un po' più in alto, il naso piegato un po' a sinistra, un sopracciglio è più folto o più lungo, l'attaccatura dei capelli non è a metà della fronte, o la punta delle labbra non si trova esattamente sotto il naso. Sono tutti dettagli che quando ci guardiamo in faccia, non notiamo, perché siamo abituati a non vederli. Occorre mettersi davanti a uno specchio e passare parecchi minuti prima di notare davvero quanto è storta la nostra faccia.
E sapete qual'è la cosa bella? Che la "stortura" del nostro volto, di tutti i nostri volti, a livello conscio non la percepiamo, ma a livello inconscio la riconosciamo alla grande. Per questo quando guardiamo un film in computer grafica, di quelli di ultima generazione che magari tentano di riprodurre perfettamente esseri umani come in Final Fantasy - The Spirit Within (ma anche nell'ultimissimo Tron Legacy), ci risulta così facile riconoscere un volto riprodotto al computer rispetto a uno vero. Perché per quanto un grafico di talento possa aggiungere imperfezioni a un volto digitale, il nostro cervello registra che "non sono naturali" e percepisce che c'è qualcosa di sbagliato.

C'è qualcosa di magico in tutto questo. Valeva la pena condividerlo.
PS perché sono il numero 37 lo racconterò... un'altra volta.
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