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domenica, settembre 13, 2015

Un fumetto in 24 ore: Secondo Natura

Potete leggerlo tutto e nell'edizione a colori
sul blog di Del Vecchio Editore: Senzazucchero.

giovedì, gennaio 08, 2015

lunedì, aprile 14, 2014

Il test della striscia 977ter


La striscia 977ter che vedete qui sopra fa parte delle strisce pubblicate la settimana scorsa, per la precisione è apparsa sabato scorso su Facebook e su Shockdom assieme alle altre. Si tratta di una striscia "aggiunta" cioè non originariamente prevista dalla sceneggiatura e poi disegnata perché in seconda stesura mi sono accorto che il destino di Erminio non era stato chiarito. In pratica nelle strisce precedenti si intravedeva tra le patate anche questo strano ortaggio, che sullo sfondo sfocato poteva essere un sedano, un finocchio o un porro (e poi non è che io sia un fenomeno a disegnare ortaggi). Nelle strisce successiva semplicemente questo "personaggio" scompariva. Ho ritenuto allora opportuno disegnare una striscia in cui Erminio -questo il nome del personaggio- si congedava dagli altri.

Ne ho approfittato per un piccolo esperimento umoristico, di quelli che faccio spesso nelle mie strisce (chi segue i miei post lo sa). In questo caso mi interessava creare un corto-circuito nel lettore che lo inducesse ad associare le attitudini di Erminio e il suo essere un finocchio (l'ortaggio) alla sua diversità. Il collegamento tra omosessualità e diversità, o tra omosessualità e attitudine all'estro stilistico creativo è liberamente lasciata al lettore: nella striscia effettivamente non c'è alcun elemento esplicito che induca a pensare che Erminio sia omosessuale. Dove sta scritto che Erminio è gay? Non è vero, non lo è: è solo diverso (obiettivamente diverso, in quanto ortaggio dagli altri e con ambizioni diverse). E' solo l'associazione degli elementi che porta il lettore, sulla base di deduzioni indotte, a pensare che Erminio sia gay.

In pratica questa striscia "funziona" nella misura in cui il lettore è predisposto al luogo comune, e cioè all'associazione tra "finocchio", "diverso", "stilista" e omossessualità. In un contesto sociale diverso da quello in cui viviamo, e in cui questi elementi sono del tutto scollegati fra loro, l'umorismo di questa striscia sarebbe pari a zero. Più invece il lettore associa questi elementi all'essere gay, più trova divertente la striscia. Notare che il livello di "bassezza" della striscia è allo stesso modo molto dipendente dalla sensibilità e dall'affinità del lettore con certe battute: c'è chi l'ha trovata "sottile" e chi l'ha trovata "facile", c'è chi mi ha dato del genio e chi mi ha accusato di omofobia o di umorismo pecoreccio. In pratica scorrendo i commenti si ottiene l'intera gamma delle reazioni a 360° il che conferma che i lettori di Drizzit, tra l'altro, sono un pubblico piuttosto disomogeneo.

Al di là di qualsiasi considerazione sul mio lavoro (che riguardi questa striscia o Drizzit nel complesso), a mio parere la questione che vale la pena approfondire può essere riassunta in una domanda: chiedetevi come mai avete avuto la reazione che avete avuto leggendo questa striscia. La risposta probabilmente è più interessante della striscia stessa.

domenica, febbraio 16, 2014

Humanity not found


Ogni domenica, da più di un anno a questa parte, pubblico sul blog di Shockdom del collettivo Fumetti Crudi così come sulla pagina di Facebook relativa un nuovo episodio di The Author. Ebbene, oggi, dopo tante settimane di pubblicazione, per la prima volta, ho deciso di NON PUBBLICARE il nuovo episodio di The Author. Si tratta di una scelta consapevole che metto in atto per spingere un po' tutti a riflettere su certi argomenti. Cosa è successo?

Qualche giorno fa, un lettore mi ha segnalato su una pagina di Facebook una mia vignetta pubblicata in maniera assolutamente criminale: la vignetta in questione era un ritaglio di un episodio di The Author piuttosto recente, ed era stata pubblicata senza citare né l'autore né la pagina del fumetto di origine. Essendo un ritaglio, era stato eliminato il titolo, la firma e qualsiasi altro riferimento.
Per chi non lo sapesse, questo significa violare il diritto d'autore. Faccio notare, casomai non foste ferrati in materia, che il diritto d'autore non è il copyright e non ha nulla a che vedere con i diritti di sfruttamento economico dell'opera. Siccome The Author, così come Drizzit, viene pubblicato GRATUITAMENTE su internet, non c'è alcun copyright associato alla sua pubblicazione su internet, cioè nessuno può farvi pagare per leggere The Author o Drizzit online, e chiunque può farne l'uso che vuole, purché quest'uso sia gratuito e fintanto che si rispetta appunto il diritto d'autore.

Cos'è allora il diritto d'autore? E' semplicemente il diritto dell'autore di vedere riconosciuta la paternità della sua opera. In pratica se io dipingo un quadro o scolpisco una statua, ho il diritto per legge di essere riconosciuto come suo autore. Vale anche per fumetti, ovviamente. Sicché se un tizio qualsiasi prende un mio fumetto e lo ripubblica online da qualsiasi altra parte, ad esempio su un'altra pagina, deve premurarsi di attribuirlo correttamente altrimenti sta violando la legge. E per "legge" non stiamo parlando di norme di Facebook, di "netiquette" o di buona educazione su internet, stiamo parlando della legge italiana. La legge italiana riconosce agli autori la paternità delle loro opere e il diritto di rivendicarla.

Ovviamente Facebook sa benissimo come stanno le cose, quindi se un autore si accorge che una sua vignetta è stata ritagliata e pubblicata altrove senza che gli sia stata riconosciuta la paternità dell'opera, basta farlo presente agli amministratori. Questi si accertano che l'opera sia davvero dell'autore in questione, dopodiché vanno dall'amministratore della pagina che ha violato la legge, gli cancellano l'immagine e lo avvertono che la cosa che ha fatto è illegale. Ed è proprio così che ho proceduto: ho segnalato la violazione e loro hanno rimosso l'immagine pubblicata illegalmente e hanno ammonito l'amministratore della pagina che l'aveva pubblicata.

Il giorno dopo, mi ritrovo nella casella di posta una email del gestore di tale pagina. Il testo della mail era una sola, singola parola: STRONZO.

Chi mi conosce sa bene che non so trattenermi dal rispondere, e non per un qualche "moto di rabbia" come capita spesso su internet, bensì per un deviato (e forse altrettanto malato) bisogno di spiegare le mie ragioni, come se volessi credere che il mio interlocutore non si sia accorto di aver commesso un illecito. Così, utilizzando toni non certo pacati, ho cercato di spiegare per filo e per segno all'amministratore di tale pagina come funziona la legge, come funziona Facebook, e cos'è il diritto d'autore (visto che nel rispondermi aveva di mostrato di non sapere nemmeno la differenza tra quest'ultimo e il copyright). Ho concluso facendogli notare che per non violare il diritto d'autore bastava premurarsi di segnalare l'autore almeno nella didascalia, e che se me lo avesse chiesto PRIMA, avrei potuto addirittura acconsentire alla pubblicazione della vignetta, magari nella versione non mutilata. Prendendo una mia vignetta, ritagliandola e pubblicandola senza indicarmi come autore si era reso invece a tutti gli effetti un ladro.

Dopo questo vivace scambio di email pensavo che la situazione si fosse chiarita. Invece no. Trascorre un altro giorno e l'amministratore della pagina in questione mi scrive un'altra bella mail piena di idiozie, di cui riporto solo la parte finale:

«Ma chi te se ncula? Ma che hai depositato il marchio della pepsi? Hai fatto una fetentissima vignetta, che è stata condivisa (portandoti anche un po' di pubblicità), e ti comporti come se ti avessero rubato il graal. Ma vai a zappare!»

Nella parte di poco precedente l'amministratore mi dà anche del coglione perché lui non può "andare a controllare ogni singola cosa che gli viene proposta" e perché se l'unica cosa che voglio tutelare è il diritto d'autore, farei bene a non mettere su Facebook i miei lavori.

Non gli ho risposto direttamente, non ho intenzione di farlo. Ma vorrei far notare in questa sede che, come può dedurre una qualsiasi persona normodotata cerebralmente, non si ottiene nessuna "pubblicità" da una vignetta che viene pubblicata -appunto- senza riportare l'autore o almeno la pagina da cui è stata rubata. La vignetta non è stata "condivisa" (un'opzione di Facebook con il quale si può ripubblicare un contenuto mantenendo il link alla pagina originale), è stata presa, modificata e ricaricata su una pagina diversa da quella originale. Facebook ti avverte in tutti i modi quando si caricano immagini negli album che devi stare attento a non violare alcun diritto! Ebbene, ecco la notizia: se carichi su un tuo album un disegno di un altro dopo aver ritagliato via firma e logo e non glielo attribuisci, stai violando il diritto d'autore. Strano, vero? Non l'avrei mai pensato.

Sul fatto che una pagina non possa controllare ogni singola cosa che pubblica poi, replico semplicemente che si può fare benissimo. Che ci vuole? Ad esempio io lo faccio: quando inserisco una fan-art nella gallery di Drizzit, cito autore e possibilmente pagina dell'autore. Ma lo fanno anche tantissime altre pagine come ad esempio Mondo di Nerd, che ha decine di migliaia di fan più della mia pagina: ogni immagine che viene caricata dall'amministratore di quella pagina riporta sempre l'autore e nel caso in cui l'amministratore non sappia di chi si tratta, lo chiede direttamente ai suoi lettori in modo da aggiornare la didascalia non appena qualcuno glielo riporta. Mi preme sottolineare che questa, prima di essere una pratica a norma di legge è una cosa civile, è buona educazione. Cioè quello che la legge chiede di rispettare in realtà è una buona norma, una cosa che io stesso mi premurerei di fare anche senza il pericolo di essere denunciato.

Purtroppo la politica nobile, educata e legale di certe pagine non è quella adottata dalla maggior parte delle pagine "contenitore" di Facebook, che spesso si aggiornano rubando immagini qua e là su internet, ritoccandole, ritagliando via quello che non piace e perché no anche aggiungendoci didascalie personali o il loro bel logo. Queste pagine sono perlopiù espressione dell'ego di incapaci che non potendo condividere con il pubblico quello che sanno fare, mettono in mostra la bravura di altri, nascondendo però gli altri. E accumulano centinaia di migliaia di fan facendo ridere, riflettere e emozionare i propri followers spesso senza che questi sappiano chi sono gli autori dietro le opere che li hanno fatti ridere, riflettere, o emozionare. Queste pagine, personalmente, mi fanno schifo.

Infine, e concludo, il ragionamento per cui se io volessi tutelare il diritto d'autore dovrei tenermi le strisce chiuse nel computer è un ragionamento (chiaramente) idiota. E' come dire: se hai scolpito una statua, non metterla in giardino! Scolpiscila e poi chiudila in soffitta, perché se la metti dove tutti possono vederla poi non ti puoi lamentare che un coglione ne stacchi un pezzo e se lo porti via per farci un soprammobile nel suo soggiorno. E se lo denunci, e le guardie vanno lì e si riprendono il tuo pezzo di statua, non puoi lamentarti che quello venga a darti dello stronzo e del coglione: lo stronzo e il coglione sei tu, autore utopista e disilluso, che hai ancora fiducia nell'umanità. Chiaro?

Per questo motivo io oggi non pubblico The Author. Me lo tengo nel computer, nella mia soffitta, perché la mia scorta settimanale di fiducia è esaurita e ha bisogno di tempo per ricaricarsi.
Humanity not found.
Buona domenica.

venerdì, maggio 31, 2013

Rosso.

Per fortuna un autore può sempre contare sui suoi personaggi per dire cose che lui stesso non saprebbe dire, o per fare cose che lui stesso non potrebbe fare.


martedì, giugno 19, 2012

Il peggio deve ancora venire

Come fa la gente a tollerare il caldo? E' insopportabile. Mi inquina il cervello.
Immaginiamo un uomo primitivo, non so... l'homo erectus, che già camminava con due piedi e quindi era in grado con le sue manine di cogliere ciliegie dai rami. Un bel giorno la sua popolazione emigra fuori dall'Africa, perché lì c'erano troppi leoni e pochi cinghiali, e arrivano in Italia, nei pressi delle pianure della Tuscia. Siamo prima del neolitico, ma il clima più o meno era questo. Cioè senza gas serra ed emissioni nocive di anidride carbonica, ma comunque sempre con temperature attorno ai 30-35 gradi d'estate, e qui attorno era tutta una palude piena di zanzare. Come gli è venuto in mente di cominciare a costruire le prime casette di pietra da queste parti? Voglio dire... abbiamo avuto gli etruschi e poi anche l'impero romano, come tolleravano di trascorrere le estati grondando di sudore e divorati dagli insetti, rischiando l'insolazione ogni volta che uscivano a zappare per i campi? Nessuno di loro ha mai pensato: ma vaffanculo me ne vado in cima all'appennino? Forse lì i campi erano meno fertili e non crescevano le barbabietole, ma potevi lo stesso campare dignitosamente allevando pecore, o capre, e l'acqua fresca dei torrenti era sicuramente migliore della melma portata a valle dal "biondo" Tevere.
Credo che abbiano pensato "che mi frega d'estate giro in mutande e mi butto in acqua al mare". Perché è quello che mi risponde anche adesso il 90% della gente, quando gli chiedo come fa a tollerare l'afa già soffocante di questi giorni. E siamo ancora a Giugno. Le zanzare non sono affamate, il culmine del caldo è ancora distante, le spiagge non sono ancora piene di carne umana stesa a rosolarsi. Insomma il peggio deve ancora venire.

martedì, giugno 12, 2012

Cinismo e simpatia.

 
Credo con il tempo e con l'età di aver cominciato a peggiorare. Dico sul serio: peggiorare.
Ho iniziato a non sopportare più tante cose, piccole cose, roba da niente in verità. Dettagli. Ma sono i dettagli che fanno la vita, o sbaglio? Insomma il film è sempre lo stesso, dipende dai dettagli se la mia sceneggiatura è decente e quella di un altro è migliore o peggiore.
Qualcuno dice che invecchiando si diventa più tolleranti, che si rinuncia a voler imporre il proprio punto di vista, a prevalere, si apprezza maggiormente il quieto vivere. Non saprei io ho sempre pensato il contrario, che invecchiando invece si acquista una consapevolezza delle cose che ci spinge a una visione più amara, e che ci rende più cinici e arcigni.
Eppure, nel mio esercizio di cinismo quotidiano, non riesco a non essere anche fantasioso o divertente, o quantomeno non fastidioso. Mi sono sempre chiesto se si può essere cinici e simpatici, e devo ammettere che la risposta l'ho trovata. Non solo è possibile, ma è anche inevitabile. Quando si raggiunge un certo livello di consapevolezza della vita, il cinismo va a spasso con l'ironia, in maniera quasi indissolubile. Mi è quasi impossibile osservare con sprezzo il tamarro con il gippone pimpato, augurargli fra me e me di schiantarsi contro un albero anziché contro una vecchietta che guida un pandino di ritorno dal supermercato, e non ricostruire dentro di me la scena comica in cui i pompieri estraggono dal fuoristrada accartocciato su una quercia il corpo del ragazzo, afferrandolo per i pantaloni scuciti che recano stampate sulle chiappe il marchio D&G.

Chiappe griffate, 
morte ammazzate, 
perché all'altra estremità
della toracica proprietà 
non c'era un cervello 
di pari livello.

Vorrei scriverli io gli epitaffi sulle tombe. Mi vengono benino. Solo che di solito non riesco a evitare di infilarci qualche parolaccia, e poi finisce che stonano con la foto scelta dai parenti.
Ecco, evviva il cinismo. La mia paura adesso è mutata. Non è che finisce che il cinismo diventa di moda e rischio addirittura di risultare ottimista?

lunedì, maggio 28, 2012

Orte e Narni(a)

Narni
Oggi ho visitato Orte e Narni, due cittadine che distano una mezz'ora di macchina l'una dall'altra. Entrambe hanno borghi medievali di pregevole rilievo storico e artistico, con chiese e edifici del XII secolo e incredibili storie da raccontare. Basti pensare che a Orte sono ancora attive alcune delle Confraternite medievali affiliate alla chiesa che nel XII secolo e nei secoli successivi hanno gestito opere di bene e controllate gran parte del potere cittadino, mentre Narni è il paese che ha ispirato i romanzi di Narnia, ben noti a molti grazie ai film Disney da essi tratti.

Narni, centro storico
Ho scattato un bel po' di foto, alcune ve le allego così potete farvi un'idea di quanto valga la pena visitare certi paesini. Ma (c'è sempre un ma) anche stavolta il mio puntiglio e la mia capacità critica non hanno saputo risparmiarsi. Come ho detto prima, le due città sono a mezz'ora di macchina l'una dall'altra. Allora come si spiega che Orte è amministrata in maniera così assolutamente idiota dal punto di vista turistico, mentre Narni dimostra molta più attenzione di quanto non ci si aspetti?

Esempi. Il centro storico di Orte è intasato dalle automobili! ...e stiamo parlando di viuzze larghe un paio di metri che si snodano tra palazzi medievali, con piccole piazzette e chiese incantevoli. Come cazzo è possibile che tali viuzze siano inondate di automobili? Ci sono piazze di dieci metri per dieci nelle quali trovano posto cinque automobili, stipate in cinque posti auto ricavati non si sa con quale gioco di incastri. E se si va a vedere, si tratta di auto con l'autorizzazione a entrare, quindi di persone che abitano nel centro storico e che hanno ottenuto il permesso di parcheggiarvi. Come è possibile, mi chiedo? Non si rendono conto che devastano il paesaggio e il patrimonio comune? Mi direte: ma la vecchina che abita nel centro storico mica può farsela a piedi. Beh, vi assicuro che c'erano dei SUV tra le auto autorizzate! Le vecchine comprano dei fuoristrada lunghi quattro metri per girare nei centri storici? Ne dubito fortemente. Per non parlare dei parcheggi inventati: nel centro storico di Orte ogni pertugio è buono per infilare la macchina. C'è un parcheggio a pagamento nel mezzo della città storica, costruito con ingegno (e spudoratezza, se vogliamo) che costa 0,50 centesimi all'ora. Eppure, appena fuori dal parcheggio a pagamento, ci si imbatte in automobili parcheggiate gratuitamente ai margini dei risicatissimi passaggi stradali. Sono autorizzati pure quelli? Perché allora non farli parcheggiare nel parcheggio (oggi è vero era lunedì, ma era vuoto!), oppure multarli? Non si spiega. Per scattare le foto delle vie più caratteristiche ho dovuto faticare, perché ogni volta dovevo evitare la coda di un pandino o il cofano di una Yaris che mi entravano nell'inquadratura. Uno scempio. Del quale tra l'altro i cittadini non sembrano accorgersi. Infatti nonostante il centro storico sia bellissimo, sembra che nessuno voglia trattarlo come se si trattasse di una risorsa da valorizzare: per loro in fondo si tratta del paese in cui vivono, e quindi deve essere vivibile. Sticazzi dei turisti. Quindi che succede? Che andando verso l'acquedotto rinascimentale, ai margini del centro storico, ci si imbatte in percorsi di discesa dalla città chiusi dalle erbacce e sbarrati da cancelli arrugginiti, scalinate che si perdono in mezzo ai prati senza essere mai state pulite o restaurate, e soprattutto a due passi dall'acquedotto hanno tirato sù una palazzina anni '70 di quattro piani, stile casa popolare, con balconcini e parcheggio asfaltato! Uno scempio! Considerate che la palazzina in questione è un cazzotto in faccia anche quando ci si avvicina a Orte e si guarda verso il paese: il panorama del centro storico è stupendo, poi in basso appare il condominio arancione in questione, terrificante. Chi ha permesso che fosse costruito quello schifo? Che aspettiamo a demolirlo (ovviamente offrendo alle famiglie case del valore equivalente altrove, s'intende, come si fa in tutti i paesi civili)? E l'acquedotto in questione giace in rovina tra due strade asfaltate, senza indicazioni né cartelli che ne spieghino il significato storico. Una tristezza. Le foto di Orte, per tutti questi motivi, mi hanno intristito e non sono venute un granché.

Poi ci si sposta a Narni, e sembra di aver cambiato regno. Intendiamoci, mille paesini della Toscana mi sono apparsi da subito amministrati ancora meglio, ma è chiaro che almeno a Narni c'è un vero interesse nel promuovere le bellezze locali, il patrimonio storico, l'architettura del paese. Nel centro storico niente parcheggi, si parcheggia fuori e poi ci sono ascensori (gratuiti) e navette-bus che ti portano velocemente a un passo dai monumenti principali. Le strade sono sgombre da veicoli in sosta selvaggia. Gli interventi di ammodernamento sembrano fatti con criterio (le buche non sono ricoperte con l'asfalto, ma con mattoncini che rispettino il contesto medievale delle vie). Vicino al parcheggio c'è un distributore di acqua potabile per riempire le proprie bottiglie a pochi centesimi. Le piazzette nelle vie più antiche sono valorizzate con fontanelle e panchine, non con posti per le automobili! Giudicate voi.





Mi chiedo, come è possibile che due paesi così vicini sulla cartina siano così distanti dal punto di vista delle politiche del turismo? La risposta me la sono data da solo. Orte è nel Lazio, Narni è in Umbria. Non vedo altra spiegazione, e se ce n'è un'altra mi piacerebbe saperla.

sabato, maggio 12, 2012

Tartarughe, portachiavi e il genere umano


A quanto pare, in Cina c'è gente che prende animali vivi, li imbusta dentro portachiavi di plastica assieme a cibo per un mesetto, e poi te li vende. Pesci rossi, tartarughine. Li compri, li appendi alle chiavi e te li porti in giro. Alcune altre foto testimoniano l'esistenza di tartarughe di terra (testuggini) vive con il gancio del portachiavi appeso al carapace.

Non so se siano notizie vere o meno (considerato che esistono molti filmati diversi, direi che sono veri, ma ho sempre il dubbio di clamorosi fake quando si parla di certe cose), comunque non mi stupiscono le centinaia di risposte indignate da parte di animalisti, persone sensibili, meno sensibili, e bambine minchione che gridano allo scandalo. Si tratta di qualcosa di orribile, che solo menti malate (o bramose di denaro senza troppi scrupoli) possono aver escogitato. Ma non mi ritrovo per niente nelle manifestazioni di indignazione.

Tralasciando il fatto che a me una tartaruga dura molto meno di 3 mesi (sono un disastro con gli animaletti), un pesce rosso due mesi, e un bonsai un mese... io ho letto un po' in giro su internet e un mercante cinese intervistato giustamente dice: una volta che le compri puoi farci quello che ti pare! Lì dentro in effetti c'è cibo per un mese, io te le vendo e poi l'assassino sei tu se le lasci lì dentro a morire. Sono imbustate come un portachiavi così le puoi portare in giro per qualche giorno, farle vedere agli altri amici stronzi come te, e vantarti di quanto sei coglione ad avere un animale vivo appeso alle chiavi, ma poi devi aprire la plastica e metterle in un acquario, altrimenti oltre che stronzo e coglione sei pure un deficiente.

E poi... ma lo sa chi si sdegna per certe cose, che il pollo che compra al supermercato è allevato dentro batterie intensive? A volte subendo mutilazioni terribili, polli costretti a vivere tutta la vita (si fa per dire, fino all'uccisione) dentro gabbie talmente strette che non riescono a nemmeno girarsi o a sollevare la faccia dalla vasca del mangime. Per non parlare di quello che fanno alle mucche, sia da latte che da carne, o di quello che succede negli allevamenti intensivi di suini. Basta cercare su internet, c'è tutto quello che bisogna sapere sull'argomento.

Ecco, mi immagino l'utente medio di internet che legge la notizia delle tartarughine, magari perché gli è arrivata via mail o via facebook la solita catena di Sant'Antonio con scritto: FATE GIRARE!!! FERMIAMO QUESTA STRAGE!!! e lui prende, condivide, commenta indignato. Poi va in cucina e si fa due petti di pollo alla piastra. E si preoccupano per le tartarughine cinesi? Bah. A me 'ste catene di Sant'Antonio fanno solo incazzare.

Povere tartarughine certo, e ma povero ancora e molto di più il genere umano.

sabato, febbraio 04, 2012

Mentre nevica

Nevica da due giorni e le strade sono ghiacciate. Sporadicamente si vede qualche temerario, al volante di vetture imbracate con catene da neve, spingersi lungo le vie nere che solcano i campi imbiancati. Su richiesta di mia madre, sono sceso a comprare un po' di pane, ma l'alimentari sotto casa era stato preso d'assalto. Domani è domenica e chissà se arriva il pane, perciò un agguerrito manipolo di casalinghe si è avventato su quel che resta degli sfilatini dell'altroieri, cercando di accaparrarsene il più possibile (altrimenti la mortadella, con cosa la mangi?). Mi aggiravo tra gli scaffali riflettendo sul fatto che se scoppiasse una guerra nucleare, mia madre sopravviverebbe più a lungo di chiunque altro, vista la quantità di scorte di cibo che è solita accumulare nella credenza e nei surgelatori. Forte di questo pensiero, ho girato i tacchi e me ne sono tornato a casa. Non senza aver preso una tortina calda al bar, da mangiare con calma assieme a una bella tazza di cappuccino.

Qui ora rifletto sul "cataclisma neve" (avete acceso la televisione? a me è bastato uno sguardo fugace a quella accesa nel bar). L'Italia è in ginocchio. Perché a Roma a quanto pare nessuno si preoccupa che possa nevicare, non succede mai, ma poi succede e tutto si blocca. Il sindaco Alemanno chiede l'intervento dell'esercito, e le panetterie vengono prese d'assalto. Ma non sarebbe meglio prevenirle, le emergenze? Va bene, non nevica quasi mai, ma può capitare. D'altro canto non capita quasi mai nemmeno che un palazzo si incendi, ma gli estintori ce li mettono apposta. Questo è quello che succede quando si tagliano fondi a cazzo: le prime cose a saltare sono sempre quelle relative alla sicurezza e al sociale. L'Italia congelata dalla neve, con treni fermi e autostrade nel panico, non è che la conseguenza della malagestione della cosa pubblica.

 Io nel frattempo, ho scattato qualche foto.






venerdì, gennaio 27, 2012

Giornata della Memoria

Oggi è la giornata della memoria. Si commemorano le vittime del nazismo e del fascismo. Mi piace pensare che ricordare serva a qualcosa, anche se continuo a guardarmi attorno e a constatare con sconforto che non è così. Immigrati chiusi nei "campi di concentramento", carceri con il doppio degli ospiti e il bagno a vista, lavoratori sfruttati e sottopagati nei campi del sud Italia, neofascisti che incendiano campi nomadi. La nostra piccola Auschwitz quotidiana non ce la facciamo mai mancare.

domenica, gennaio 01, 2012

Perché il tuo commento è stato cancellato

Quello che segue è un piccolo "vademecum" apparso a giugno del 2011 sul sito del New York Times, affinché i lettori fossero consapevoli del perché i loro commenti potessero essere scomparsi. Vorrei anche io che si rispettassero certe regole, anche se non ho lo spessore o l'autorità di Paul Krugman (il curatore del sito del NYT appunto). Comunque non l'ho postato per questo, ma semplicemente perché l'ho trovato divertente, e in qualche modo istruttivo.

***
Perché il tuo commento è stato cancellato

1. Sei stato offensivo! È ovvio che molti non si rendono neanche conto di offendere qualcun'altro, ma questo è il primo motivo per cui riteniamo lecito cancellare un commento.
2. Sei fuori tema.
3. HAI USATO TROPPE MAIUSCOLE! Oppure uno sTiLe dI sCrItTuRa iDiOtA.
4. Sappiamo che sei un troll. Anche se cambi nome.
5. Il tuo commento è totalmente incoerente.
6. Sei un robot che cerca di vendere Viagra e roba simile.
...e soprattutto: succede mai che i commenti intelligenti e appropriati siano cancellati perché sono troppo efficaci? No, mai. Rilassatevi.

lunedì, dicembre 26, 2011

Drizzit 176

Passato un buon Natale? Spero che siate sopravvissuti al cenone della vigilia e al pranzo del giorno dopo. Se non ce l'avete fatta, avete tutta la mia solidarietà. Ecco una nuova striscia di Drizzit, tanto per ribadire che per me oggi è un giorno come un altro. Qualcuno mi ha domandato "ma come cazzo si fa a odiare il Natale?" e io ovviamente ho fatto finta di non sentire. Non è il Natale in sé che odio (che per intenderci è una scialba festività religiosa deformata in modo idiota e grottesco, ma odiare è troppo). Quello che veramente si odia semmai è l'ipocrisia, la falsità, le moine e i sorrisoni, i regali fatti perché si deve, il buonismo, la cortesia prezzolata. Cioè si odia la gente che festeggia il Natale, perché di altri sentimenti si è fatti e di altre cose si sente il bisogno, a questo mondo. Chi non capisce e si chiede "ma come cazzo si fa a odiare il Natale" evidentemente non merita spiegazioni. E adesso via... di corsa verso il Capodanno.

Striscia precedente; Striscia successivaLeggi Drizzit dall'inizio

mercoledì, dicembre 14, 2011

L'opinione di una scrittrice fantasy

Interessante l'opinione di Licia Troisi sulla faccenda dell'omicida/suicida di Firenze, il tizio che i TG hanno sottolineato essere uno "scrittore fantasy" e "appassionato di Tolkien" tanto quanto "estremista di destra". Non me la sento di esprimere la mia opinione a riguardo adesso, comunque quello che scrive Licia Troisi è decisamente condivisibile. Interessante anche il suo post precedente, sull'onda dell'incendio al campo nomadi di Torino appiccato dai soliti coglioni di destra in seguito alla falsa denuncia di stupro di una sedicenne.

martedì, dicembre 13, 2011

La Quarta Necessità

Ho acquistato l'ultima opera di Daniele Luttazzi, un fumetto da lui sceneggiato e disegnato da Massimo Giacon. Leggendolo ci ho ritrovato il comico di cui siamo tutti orfani, anche chi lo disprezza, perché come dice lui della satira se ne ha bisogno anche se non lo si realizza. La Quarta Necessità è pieno di volgarità esplicite e liberanti, è dissacrante, è grottesco, è divertente. Ci sono pochi riferimenti politici in senso stretto, ma è un'opera politica in senso ampio, perché parla di come un italiano è diventato l'italiano, e quindi indirettamente di come una nazione è diventata l'Italia che ci ritroviamo. Ovviamente non è un'opera per tutti. Ci sono persone che ridono di fronte alle scoregge di Alvaro Vitali o alle bischerate di Panariello, o che non mancano mai un film di Natale con Christian De Sica. Ecco qui siamo all'opposto, a una comicità indigesta e estremamente mordace, che si chiama satira e che è in via d'estinzione.

La vicenda dei plagi di Daniele Luttazzi mi ha deluso non tanto per la faccenda in sé... in fondo se un comico mi riporta le battute di comici americani di 30 anni fa nei suoi monologhi, non mi sento di fargliene una colpa, probabilmente io non avrei mai riso di tali battute. Così come se un disegnatore che mi riprende le inquadrature di Flash Gordon in un fumetto di fantascienza non mi indigna, allo stesso modo non mi indigna il lavoro di copiatura fatto da Daniele con gli sketch del David Letterman. Quello che mi ha deluso è stata la sua reazione, avrei preferito che dicesse "Sì scusate, avrei dovuto in fondo ai miei libri dire esplicitamente che alcune battute sono riprese dai monologhi di questi altri comici" e sarebbe finita lì. Invece ha preferito buttarla sul tecnico e dare al suo pubblico dell'ignorante. Il problema è proprio che il suo pubblico, che è cresciuto seguendolo, ignorante come dice lui non lo è... anzi. Io il discorso dei tecnicismi l'ho capito perfettamente, ma secondo me se non citi la fonte (e non basta dire "mi sono ispirato a...") quello resta plagio. Tirando le somme del discorso, anche se deluso, non mi sogno nemmeno di sminuire il talento di Luttazzi, che resta un grande artista e forse il più grande comico satirico che ci resta attualmente. Quindi se avete amato Luttazzi vi consiglio il fumetto.

E nel frattempo vi segnalo anche una recensione-riflessione parallela alla mia apparsa su Il Fatto Quotidiano, a cura di Andrea Scanzi. Buona lettura.

sabato, novembre 26, 2011

Ma i cacciatori di vampiri sono ancora discriminati

Apro la pagina de Il Fatto Quotidiano e ci trovo le dichiarazioni di Padre Amorth, noto esorcista. Manco ve le sto a riportare, se volete farvi due ristate potete andare direttamente sul pezzo e leggervele. Però di riflesso resto indignato.

Il punto è questo: quasi la prima cosa che ha fatto Ratzinger quando è diventato Papa, è stato elogiare l'operato degli esorcisti e ribadire l'importanza del loro ministero. Gli esorcisti, capite? Gente che studia come scacciare i demoni. O meglio come scacciare Satana. Dai corpi della gente. Il Papa ha benedetto il loro operato. Persone come Padre Amorth vanno in giro a dire che scacciano i demoni dal corpo delle persone, anzi ci sono corsi apposta per prepararti a certe pratiche. Adesso io non so come la pensate voi, ma secondo me sono cazzate.
Come il sangue di San Gennaro. Mettetevi l'anima in pace: è una mistura chimica che si può riprodurre tranquillamente in laboratorio e che si scioglie agitandola un pochino.
Come le madonnine di coccio che piangono. Qualcuno va lì e ci mette il sangue, poi dice che piangono, ma quando si chiede di fare analisi del sangue comparative ai membri della parrocchia il permesso viene negato.
Come le stigmate di Padre Pio. Se le faceva da solo, probabilmente, e grazie a questo saggio espediente adesso il suo santuario vende più monili di quanto l'ikea venda comodini.

Il bello è che le stesse persone che credono a queste cazzate, poi con la faccia come il culo, vanno in televisione a dire che gli oroscopi, la cartomanzia, gli amuleti di Wanna Marchi sono frodi e magari anche circonvenzione di incapaci a scopo di lucro. Insomma non vedo come un prete che crede nelle madonnine di coccio che piangono sangue possa andare in televisione e dire che non si deve credere nella cartomanzia. Sono lo stesso tipo di stronzate. Non è che siccome la prima è promossa dal Vaticano allora è meno stronzata di quella portata avanti da una piccola azienda di Napoli che va in onda su satellite.

Comunque quello che mi indigna, alla fine, non è nemmeno questa ipocrisia. Quello che mi indigna davvero, è la mancanza di rispetto nei confronti di altre nobili professioni, come i cacciatori di vampiri, gli sterminatori di zombi, e gli uccisori di lupi mannari. Perché il Papa tollera (ma che dico? benedice!) il ministero degli esorcisti, e nessuno rivolge mai una parola di conforto o di elogio nei confronti degli altri loro colleghi? Poveretti... costretti a lavorare nel buio, non supportati ufficialmente dalla Chiesa che quindi non rigira loro nemmeno una fetta dell'8 per mille... Ma io dico, è mai possibile? ...amici della Chiesa Valdese, almeno voi, due parole anche a loro, le volete dire?

sabato, ottobre 01, 2011

L'evidente e attuale pericolo rappresentato dai capitani spaziali

Stamattina apro la mia pagina di facebook e ci trovo una interessante segnalazione da parte di Neil Gaiman (della cui pagina sono fan). Si tratta del post di un blog nel quale si segnala che a un professore universitario del Wisconsin è stato imposto di rimuovere dalla porta del suo ufficio un poster di Firefly, perché il capo della polizia scolastica lo considerava diseducativo. Ne nasce una interessante riflessione sul fascismo, sulla violenza e sul senso della censura.

Il post del blog segnalato da Neil Gaiman è questo qui. Si intitola "L'evidente e attuale pericolo rappresentato dai capitani spaziali." Se conoscete un minimo l'inglese sarà facile comprenderne il testo, altrimenti proverò a tradurlo/riassumerlo qui di seguito.

*****

James Miller, un professore dell'Università del Wisconsin, è un fan di Firefly, la serie di fantascienza dalla vita assai breve creata da Joss Whedon. Evidentemente Lisa A. Walter, il capo della polizia scolastica, non lo è. Dopo che Miller ha affisso sulla porta del suo ufficio un poster di Firefly, Walter l'ha rimosso, percependolo come un evidente e attuale pericolo per la sicurezza pubblica. Il poster raffigurava Nathan Fillion nel ruolo di Malcolm "Mal" Reynolds e riportava una didascalia tratta dal primo episodio della serie: "Se mai ti ucciderò, sarai sveglio. Mi starai affrontando. E sarai armato." (era una risposta alla domanda di uno dei passeggeri che si chiedeva se avesse dovuto temere di essere ucciso nel sonno).
In una email del 16 settembre, Walter spiegava a Miller che "è inaccettabile aver esposto qualcosa che fa riferimento al fatto di uccidere qualcuno" e quando Miller le chiese di rispettare i "diritti espressi nel primo emendamento", Walter gli rispose che appendere un poster non era uno di quelli: "La libertà di espressione può essere limitata in seguito al ragionevole dubbio che questa causi materiale e/o sostanziale interferenza alle attività scolastiche e/o che costituisca una minaccia alla sicurezza. Abbiamo appreso dell'affissione del poster e l'abbiamo interpretato come una minaccia perché altri avrebbero potuto interpretarlo come un modo per incoraggiare azioni simili a quelle indicate su di esso. Il poster poteva indurre gli altri a temere per la propria incolumità, quindi è stato rimosso."
Per protesta alla censura, Miller ha affisso un poster arancione con l'immagine di un poliziotto che manganella un uomo a terra e la scritta "PERICOLO: FASCISMO" a grossi caratteri. "Il fascismo può causare danni contundenti e/o morte violenta" diceva poi un piccolo riquadro sotto la scritta più grande "Tenete il fascismo lontano da bambini e da animali domestici."
A questo punto secondo voi la Walter ha forse ceduto, comprendendo l'errore della sua precedente decisione, e ha restituito a Miller il poster di Firefly porgendogli le sue scuse? Neanche per scherzo. Ha rimosso anche il nuovo poster, e ha esposto le sue ragioni in un'altra email.
"Il poster è stato rimosso perché raffigurava scene di violenza e di morte. Il consiglio direttivo della sicurezza del campus si è riunito ieri e ha preso la decisione che quel poster andava rimosso. Allo stesso modo sarà rimosso qualsiasi poster il cui messaggio possa causare materiale e/o sostanziale interferenza alle attività scolastiche e/o che costituisca una minaccia alla sicurezza."
Miller è stato poi convocato per discutere "le ragioni esposte dal consiglio direttivo della sicurezza del campus" assieme ad altri. Nel frattempo la Fondazione per i Diritti delle Persone nell'Educazione ha fatto richiesta che l'amministrazione faccia un passo indietro e che si restituisca la libertà di espressione a Miller. Si fa notare che, al contrario dei poster esposti da Miller, il comportamento del capo della polizia scolastica Walter rappresenta davvero una "seria minaccia".

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Riflessioni a margine. Mi sovviene di quando chiesero a Marilyn Manson se le sue canzoni istigassero la gente alla violenza, e lui rispose: di certo non di più dell'esempio di un presidente che bombarda uno stato per il petrolio. Nel caso sopra esposto, il poster non rappresentava nessuna minaccia, mentre il comportamento della polizia scolastica sì. Altra riflessione a margine: come vedete la parola fascismo, fuori dall'Italia, non viene mai tacciata di indicare un "evento storico del passato ormai distante". Fascismo ha un significato, anche oggi, e non bisogna avere paura di usarlo. E' una parola attuale, come attuale sono gli episodi di fascismo ai quali è possibile assistere ogni giorno attorno a noi. Infine: grazie Neil Gaiman per avermi segnalato il pezzo.

giovedì, settembre 22, 2011

Altri capolavori da dimenticare

Altri due film che andrebbero evitati, soprattutto se siete sensibili quanto me a certe sollecitazioni. Vi narrerò della mia serata al cinema.

Seduto sulla mia poltroncina vellutata ero in attesa che il film The Eagle cominciasse. Di fianco a me, una coppia (ragazzo e ragazza), sgranocchiavano quella sottomarca di cipster che nei multiplex vendono al doppio del costo dell'originale. Li sento lamentarsi del fatto che c'è troppa pubblicità, in maniera del tutto generica. Dopo i consueti 20 minuti di spot caserecci per lo più riguardanti bisteccherie e autofficine, il film comincia.

The Eagle scorre indigesto come la pasta scotta al ristorante. Si tratta della storia di un romano inviato presso un forte in Britannia, che dopo aver difeso efficacemente la postazione dai barbari, come premio viene congedato. Trattandosi di un film essenzialmente fascista, il protagonista non può che soffrire per il fatto che ora sarà costretto a trascorrere la vita in qualche bella villa romana. Perché è chiaro che lui vuole combattere, vuole l'onore, vuole riscattare la figura del padre che è stato maciullato in battaglia assieme a tutta la sua legione perdendo lo stendardo d'oro di Roma, l'aquila del titolo. Il suo schiavo gli chiede: ma che c'è di tanto importante in quel pezzo di metallo? Lui gli risponde: l'aquila è ROMA! Come se fosse una spiegazione. Comunque continuo a farmi inondare di testosterone, saluti romani, maschilismo manifesto e dialoghi pompati fino alla fine. In due ore non prende la parola mai nemmeno una volta una donna (diciamola meglio, nel film non compare mai una donna). Alcune battute sono da memoriale della storia del cinema: "Bevi i suoi intrugli, sono un toccasana, anche se puzzano più dei suoi peti." Gli dice lo zio riferendosi all'erborista suo schiavo, quando il protagonista è malato.
La vicenda si sposta a nord, quando lui decide di andare a ritrovare l'aquila, ché qualcuno l'ha vista da qualche parte oltre il vallo. Partono in due, lui e lo schiavo. L'aquila alla fine ce l'hanno gli uomini-foca (davvero!), una tribù di barbari che lo spettatore potrebbe addirittura prendere in simpatia, e infatti prima della fine lo sceneggiatore arguto ci infila una sequenza in cui un guerriero degli uomini-foca sgozza un ragazzino la cui unica colpa era di non aver svegliato il papà. Così, tanto per far capire chi sono i cattivi. Fotografia e regia del film sono pregevoli, la colonna sonora è un po' scialba ma le litanie sullo sfondo fanno sempre la loro bella figura. Un po' meno bravi gli scenografi: vestiti e location sanno sempre un po' troppo di finto. Gli attori si limitano a prestare la faccia, ma tanto non serve molto di più in un film del genere. Ovviamente, è la sceneggiatura il punto debole. Buchi grossi come case: i romani costretti a uscire dal forte per ammazzare i barbari? Ma non ce le hanno le lance e le frecce? Uomini a piedi che raggiungono fuggitivi a cavallo. Banalità assortite: ah bravo hai riportato l'aquila, rifaremo la IX legione e tu sarai il capitano (dice il senatore in quattro e quattr'otto, senza consultare nessuno, visto che siamo agli sgoccioli del film e bisogna chiudere). Ma ancora peggio della sceneggiatura è l'intenzione del film, che sembra proprio voler dare una spolverata a quei valori che (forse) saranno stati in voga duemila anni, ma che nonostante progresso e civiltà l'umanità non è mai riuscita a togliersi dal groppone, e che quindi continuano a sprofondarci nella vera barbarie, non quella dei Pitti, bensì quella delle guerre economiche, del sopruso del più forte, dell'ostentazione del potere, della prevaricazione dei diritti dei deboli, della conquista con le armi, della testa alta, del me ne frego. Le barbarie del nazifascismo, delle dittature di stampo sovietico, degli assolutismi, dei combattenti armati per la libertà africani e dei vanti virili del nostro premier, hanno tutte una cosa in comune: l'amor proprio. L'amor proprio ti tiene in vita, è vero, ma se lo esalti e lo veneri e ne fai un valore, diviene un'arma con la quale colpire chi ti sta attorno. Una volta Giacomo Leopardi scrisse: "Il principio universale dei vizi umani è l'amor proprio." Ora ci hanno fatto un film, si chiama The Eagle.

Stremato psicologicamente da questo film, quando si sono riaccese le luci ho notato che la coppia seduta vicino a me aveva già lasciato la sala, abbandonando in terra mezzo panino smozzicato, i bicchieri delle bibite e i cartocci di patatine. Trogloditi. Gente che siccome paga, pensa di aver comprato il diritto di essere incivile. Se vi capitasse di fermarne uno, vi risponderebbe: beh lo butteranno via gli inservienti. Anche se addirittura negli spot prima del film ti invitano a "utilizzare i cestini". E anche se abbandonare un panino mangiato a metà per terra, fa schifo. Ma è a quelli come loro che il film presumibilmente sarà piaciuto.

Cambiando sala per il secondo film della serata, Contagion, mi devo essere confuso. Dopo la lunga trafila di trailer e spot vari, mi ritrovo a contemplare allibito i titoli di testa del film Box Office 3D di Ezio Greggio, pellicola che nemmeno sotto tortura sarei riuscito a vedere. Fuggo dalla sala e imbocco in quella giusta. Vado a sedermi trafelato e un signore, seduto sul sedile di fronte a me, mi chiede se "mi era già capitato". Dapprima non capisco... anzi penso: e questo che ne sa??? Poi lui si spiega, e io intuisco che si riferisce al fatto che sono 25 minuti che sta seduto a vedere spot e il film non comincia ancora. Giunge un altro individuo che impreca ad alta voce prima di sedersi: "Ma che cazzo! Non è possibile! Mezz'ora di pubblicità!". Era andato a protestare (dove? non lo so). Gente qualsiasi, altri trogloditi. Si rivolge a me e gli dico che è normale (nei multiplex è così da 20 anni, anche se in effetti 20 anni fa c'erano 15-20 minuti e adesso sono 20-25). Lui mi fa, tutto incazzato: "ma che il cinema è vostro? C'avete 'na convenzione?" come se gli avessi detto che adoro gli spot e che è giusto che sia così. Capacità intellettive limitate. D'altro canto appunto, questo poveretto probabilmente era la prima volta che si ritrovava a vedere un film in un multiplex, ed era di tale pochezza mentale da non essere riuscito a scorgere l'avvertenza che il film sarebbe cominciato 25 minuti dopo l'orario annunciato, stampata su brochure, biglietto che aveva in mano e premessa anche sul sito internet.
Comincia il film (il troglodita sbotta ad alta voce: "Grazieeee di esistereeeeee"), e già sapevo che si trattava di quel genere di film che avrebbe sfruttato la grande predisposizione dell'americano medio alla paranoia. Dopo il millennium bug, il terrorismo e la suina, era la volta dell'aviaria. Il film percorre precisamente ogni binario presagito. Terrore del contagio, primi piani su facce sudate, morti per strada, gente che si tossisce in faccia, fino ad arrivare alle soglie di un'apocalisse che, dopo quasi due ore di film, speri proprio che avvenga, trasformando quella palla in un bel racconto di fantascienza in stile Richard Matheson. E invece no, trovano la cura, e l'emergenza si sgonfia con la stessa tranquillità con la quale si era montata. Ognuno dei dieci attori di grande richiamo che partecipano al film, ricopre una parte di meno di un quarto d'ora complessivo su schermo, e ci si chiede quanto abbiano pagato per far schiattare Gwyneth Paltrow dopo cinque minuti di pellicola. Matt Damon non si ammala perché ha avuto culo coi geni. Jude Law fa la parte del giornalista che accusa le multinazionali farmaceutiche di fare i miliardi sulla pelle della gente, alimentando fobie solo per vendere medicinali, e sarebbe stato un ruolo di grande denuncia (perché nella realtà i fatti stanno proprio così), ma nel film si scopre che fa il doppio gioco, froda il pubblico e prende mazzette, e così diventa lui lo stronzo, e qualsiasi cosa sensata abbia detto in precedenza perde immediatamente di spessore. Musica sintetica, regia invisibile (di Stephen Soderbergh), e niente altro degno di nota. Quando si arriva ai titoli di coda ci si rende conto di aver assistito a una grande ricostruzione storica di qualcosa che non è avvenuto mai. E qual è il senso del film? Che bisogna imparare a lavarsi le mani? Perplesso lascio la sala, ormai è l'una ed è ora di tornare a casa. Il cafone mentalmente limitato che sedeva di fronte a me ammette con prodezza di aver dormito per quasi un'ora.

Dove andremo a finire? Come dice Daniele Luttazzi, ci siamo già.

mercoledì, settembre 14, 2011

Il mondo non è a misura d'uomo


Questa è una foto che ho scattato presso il lago di Pilato, in cima al monte Vettore. Il lago si divide in due pozze di acqua lucente durante l'estate, quando il sole ne dimezza le dimensioni, e torna a crescere in inverno, alimentato dallo scioglimento delle nevi, tornando alla sua tipica forma a occhiali. Il panorama lassù era monumentale. Pareti di roccia verticale, levigate dal tempo e striate armoniosamente che facevano da cornice a questa valle pietrosa, colma di sassi bianchi, in mezzo alla quale si incastonava il color smeraldo delle acque del lago.

Mentre ero lassù in cima, pensavo a quanto il mondo non sia a misura d'uomo, e a quanto siamo bravi a nascondere certe verità. Quel posto bellissimo se ne sta arroccato in cima al monte, a duemila metri, difficilmente accessibile, a disposizione solo delle piante che riescono ad aggrapparsi alla pietra di lassù e a resistere nonostante il gelo d'inverno, e l'arsura estiva. La natura non tiene conto di essere visitata, vista, annotata, ammirata. La natura non crea scale mobili né passaggi agevoli, né si preoccupa che qualcuno voglia spostarsi da un posto all'altro, o sperimentare comodità, o evitare di sudare. Il mondo se ne frega delle nostre esigenze, delle nostre voglie, dei nostri bisogni e soprattutto se ne frega di essere alla nostra portata.

Di fronte a queste considerazioni, c'è chi si pone in maniera indifferente: ok se il mondo non tiene conto di me, mi accontenterò di ciò che casualmente finirò per ricevere. Altri invece decidono di fare la differenza: il mondo mi ignora, ma io possiedo la volontà di costruire, cambiare le cose, modellarlo per quanto mi riguarda. Cioè possiedo tutto ciò di cui ho bisogno per scavarmi il mio posto, per realizzarmi, per arrivare dove voglio, per essere felice.
Certo si può obiettare che anche chi non ha ambizioni è felice: in fondo chi si accontenta gode, e chi possiede tutto ciò che desidera è per definizione felice. Ma credo che sia lo stesso tipo di felicità alla quale può aspirare un albero, una zucchina o un fiore aggrappato su una roccia. Vite spettacolari, dignitose, che qualche volta si spera addirittura di vivere, ma anche vite insignificanti, prive di senso, di realizzazione.

Fatti non fummo per viver come bruti. E nemmeno come zucchine.

martedì, settembre 13, 2011

Scandalizzarsi


"Non mi scandalizzo mai. Potrei dire che mi scandalizza la stupidità, ma poi non è vero neanche. Penso che c'è sempre la possibilità concreta di capire le cose. Le cose che si capiscono non scandalizzano, tutt'al più vanno riferite a un giudizio. Il giudizio è legittimo, non lo scandalo. (...) La persona che si scandalizza vede qualcosa di diverso da se stesso. Lo scandalo in fondo è la paura di perdere la propria personalità, è una paura primitiva. Una credenza che sia stata conquistata con l'uso della ragione e con un esatto esame della realtà è abbastanza elastica da non scandalizzarsi mai. Invece una credenza ricevuta senza un'analisi seria delle ragioni per cui è stata ricevuta, accettata per tradizione, pigrizia o educazione passiva è un conformismo. Gli uomini con un profondo senso religioso non si scandalizzano mai. Cristo non si è mai scandalizzato. Si scandalizzavano i farisei."
Alberto Moravia, intervistato da Pier Paolo Pasolini in Comizi D'Amore