venerdì, gennaio 21, 2011

Drizzit 0.5


Nella versione definitiva delle strisce credo che ometterò il titolo... o forse lo apporrò sopra o di lato, devo ancora decidere. Perché incastrarlo dentro le vignette è problematico (come in questo caso), e di rimpicciolirlo non se ne parla. Ho ancora qualche dubbio sulla colorazione di Glenda, che mi sembra troppo scura e in qualche modo copre i tratti del disegno. Un altro dubbio è sul tono delle battute. Quanto possono essere "nerd" i contenuti? Se nella terza vignetta qui sopra avessi scritto "Zaurias, un Glabrezu abissale" probabilmente in pochi avrebbero colto i riferimenti (diciamo tre dei miei trenta lettori ecco). E poi le parolacce. Vanno bene? Il mio problema non è quello di offendere qualcuno, ma di andare fuori dal contesto. Lo stile della striscia non è dissacrante, eccessivo o provocatorio... quindi una parolaccia potrebbe essere di troppo. Ad esempio la striscia qui sopra avrebbe potuto terminare una vignetta prima. Sarebbe stata migliore?

mercoledì, gennaio 19, 2011

Personali deviazioni

Da ieri sono presente anche su deviantArt, e questa è la mia pagina. Visto che ho iniziato a produrre disegni scemi in formato digitale, sotto forma di vignette e manifestini, mi sembrava giusto esporli nel modo più consono possibile. Non pretendo di essere un'artista, ma non credo che lo pretendano in molti, tra quelli iscritti a deviantArt. Però una maggiore visibilità aiuta a ricevere critiche, complimenti, suggerimenti e magari anche un po' di pubblicità.

A proposito di pubblicità, anche oggi abbiamo lavorato alla nuova sede della Gilda del Drago Nero, finendo di montare una porta e realizzando una parete interna. C'è ancora molto da fare, ma vedere le cose "realizzarsi" sotto i propri occhi dona quel poco di serenità in più che serve per continuare a credere in un progetto del genere. Magari a Febbraio riusciremo davvero ad avere una sede tutta nostra che ospiti l'associazione ludica. Ci siamo ogni volta un po' più vicini. Questa è la foto della "porta" del locale, appena realizzata. Simone la sta attraversando tenendo in mano un bicchiere d'acqua, dimostrando così che il varco esiste, ed è agibile. Roberto rimira la maestosa opera di muratura da lui realizzata. Io ho scattato la foto (il che la dice lunga sulla mia effettiva utilità).

lunedì, gennaio 17, 2011

Gossip

Durante le feste, il settimanale gossipparo della scuderia berlusconiana Chi ha dedicato un meraviglioso reportage fotografico al pranzo di Natale della famiglia del premier. Sticazzi del pranzo di Natale della famiglia del premier, potrei dire. Però qualcuno 'ste riviste se le compra, e quindi non sarebbe appropriato liquidare tutto con "sticazzi" (non sarebbe appropriato, ma sarebbe fichissimo). Probabilmente esiste una intera Italia che si nutre di certe schifezze: pettegolezzi, paparazzate, scoop sulla vita privata dei vip, gossip. Le edicole traboccano di quelli che io amo definire "giornalacci da sala d'attesa" (anche se io in sala d'attesa preferisco leggere annunci immobiliari che certa immondizia). Questa Italia esiste. Compra certe riviste. Si compiace della propria morbosità. Si dice da sola che "non c'è niente di male". A me non interesserebbe nemmeno parlarne, ma poi capita qualcosa di curioso. Il nostro premier viene indagato come usufruente finale di prostitute (forse pure minorenni) e il politico di turno va in edicola a dirci che siamo tutto malati di gossip.

Chiariamo le cose, una volta per tutte. Se il premier di un paese va a puttane, non è gossip. E qualunque politico che vada in televisione a dire che l'interesse di un elettore per il fatto che il suo premier è indagato come cliente di prostitute sia amore di gossip, è un politico mediocre, scarsamente intelligente, paraculo, e anche molto triste.
Gli "onorevoli" politici (così chiamati perché la Costituzione li richiama ad esser tali), in quanto tali, devono rispettare la legge ancora più degli altri. L'Italia sembra essere l'unico paese dove, come dice Luttazzi, essere premier è un'attenuante generica anziché un aggravante, quando si commette un crimine. Se un elettore si interessa del fatto che il proprio premier si accompagna con prostitute minorenni, significa che è un elettore attento, responsabile e diligente. Non che è uno sporcaccione moralista. Indignarsi per le schifezze e le bassezze delle persone di statura infima, come Berlusconi, significa di buon grado onorare chi fa politica con decoro e nel rispetto della legge, che è quanto chiunque si augura da parte di un politico.

Per concludere, vi lascio con un pezzo tratto da un articolo di Silvia Truzzi, su Il Fatto Quotidiano, che è attinente alla vicenda delle immagini pubblicate da Chi.

«Un comandamento dice: “Onora il padre”, è immaginabile che sia complicato osservarlo. Si potrebbe capovolgerlo. “Onora i figli”, invece che esporli come un santino nell’assurda convinzione che questo porti qualche beneficio elettorale. (...) Il presidente del Consiglio crede – e forse è tristemente vero – di essere invidiato da molti uomini per le sue avventure sessuali. Non ne fa mistero: al capo piacciono le donne, dopo una giornata di duro lavoro bisognerà pure divertirsi. Allora, se non altro, basta pose ipocrite e ritratti di una apparentemente happy family da telefilm americano.»

Illus. da Calvin & Hobbes di Will Watterson edito da Comix

domenica, gennaio 16, 2011

Drizzit 0.4

Ci siamo quasi. Ho ancora qualche problema con la dinamica della sequenza (sicuramente Will Eisner mi frusterebbe a sangue), ma almeno questa vignetta e la precedente condividono la stessa selezione di colori, caratteri e formato del titolo. Qualcosa insomma si è stabilizzato. Anche la realizzazione ha richiesto meno tempo, forse perché ho preso un po' più la mano con gli strumenti di disegno digitale. Oppure perché come dice Drizzit, è tutto così approssimativo!


PS ho inserito un banner laterale (di cui vedete la riproduzione anche qui a destra) che permette di escludere tutti i post tranne quelli di Drizzit. Si può fare lo stesso cliccando semplicemente sul TAG di Drizzit, in fondo a uno qualsiasi dei suoi post, ma in questo modo magari risulta più immediato. Così chi passa di qua solo per Drizzit e non per le mie chiacchiere, può cliccare lì direttamente.

venerdì, gennaio 14, 2011

La Gilda diventa grande

Ho sfruttato Drizzit (il protagonista delle mie vignette) per la locandina che anticipa l'imminente apertura della Gilda del Drago Nero nei nuovi locali. Si tratta di un grosso passo avanti per l'associazione ludica in questione: gestire un locale tutto nostro significa far fronte a tutta una serie di problemi (economici, organizzativi e... sociali) che non ci spettava di affrontare quando eravamo "ospiti" dello Zainetto Pratico di Heward. Ora il negozio ci supporterà in maniera diversa, nel senso che ci auguriamo di essere suoi sostenitori per tutto quanto quel che riguardo l'ambito ludico. Ma ogni onere e ogni beneficio della Gilda ricadrà sui suoi soci fondatori (un pugno di persone afflitte dalla sindrome di Peter Pan). Al momento, il locale è da ristrutturare, ma ci riproponiamo che sia agibile entro l'inizio di Febbraio. Diamoci da fare, incrociamo le dita e non incrociamo le braccia.

lunedì, gennaio 10, 2011

Drizzit 0.3

In realtà non è cambiato solo il titolo. Ho deciso in maniera più o meno definitiva i colori, il font delle vignette, le caratteristiche del vestito di Drizzit e altre cosucce. Anche la qualità del tratto dovete ammettere che è migliorata un po'... del tipo che ho imparato a tenere dritta la penna mentre traccio la linea. E' un grosso passo avanti.
Mi piacerebbe considerare queste prime vignette come una sorta di "prologo" alle strisce vere e proprie. Con Drizzit e Glenda che partecipano attivamente alle decisioni. Un giorno, quando sarò in carcere per palese abuso di citazione, i miei nipoti potranno sfogliare le pagine del libro e dire: «Queste cagate erano solo il prologo, vent'anni dopo, lo zio ha imparato a disegnare.»
Ma saremo già nella realtà virtuale.

sabato, gennaio 08, 2011

Lo Zainetto RELOAD


Lo Zainetto Pratico di Heward inaugura la nuova gestione, ad opera del dinamico duo Ilaria+Federico, i quali hanno tutte quelle piccole qualità che io non avevo e che servono per gestire una fumetteria (tipo non insultano i clienti). Spero che riprenderanno anche ad aggiornare il sito del negozio, che da ottobre langue inutilizzato.
L'inaugurazione, con buffet annesso, è stata programmata per venerdì prossimo 14 gennaio 2011 e siete tutti invitati a partecipare. Segnatevelo sui calendari.

venerdì, gennaio 07, 2011

Mirò

«Quella che gli altri considerano vera, non è la vita reale di un uomo. E' l'immagine che loro si fanno di lui. Il vero me stesso è colui che sono, così come mi conosco, e anche colui che sono diventato per gli altri, e forse per me stesso. L'essenziale non è forse la misteriosa irradiazione che emana dal focolaio segreto in cui l'opera si plasma, e che poi trasforma l'uomo intero? La vera realtà è questa.
Realtà più profonda, ironica, che si burla di quella sotto i nostri occhi; e che tuttavia è la stessa. Basta soltanto illuminarla nel profondo, con un raggio di stella.
Allora tutto diventa insolito, instabile, limpido e al tempo stesso intricato. Le forme germogliano e mutano. Si interscambiano e così creano la realtà di un universo di segni e di simboli nel quale le figure migrano da un regno all'altro, sfiorano con i piedi le radici, anzi sono esse stesse radici e si dissolvono nella chioma delle costellazioni.
Questo è una sorta di linguaggio segreto composto di formule incantatorie, che viene prima delle parole, dal tempo in cui quello che gli uomini immaginavano e presagivano era più vero e più reale di quel che vedevano, e in cui era la sola realtà.»
- Jean Mirò (da Lavoro come Giardiniere e altri scritti)

La mia realtà è fatta di aspettative, quelle che ho io nei confronti delle persone che mi circondano, e quelle che hanno loro nei miei confronti. Una specie di ragnatela, che mi intrappola. Vorrei essere il buco nel tessuto sociale.
Anche io credo nel linguaggio primordiale, nel potere del ghirigoro. Ma ancora di più, credo nel misterioso potere dell'ispirazione, della vena creativa. E' un'ambizione male orientata, che ti spinge a fare qualcosa senza che ce ne sia davvero bisogno, ma alla fine ti ricompensa personalmente. Il mio bene è dentro di me.

mercoledì, gennaio 05, 2011

Drizzit 0.2

Ho imparato un paio di funzioni, ma sono ancora molto lontano dal saper usare un programma di grafica. Forse devo rivedere il titolo, mi pare davvero smorto.

martedì, gennaio 04, 2011

Persuasori occulti

Vi segnalo questo articolo, uscito su Il Fatto Quotidiano, che pone interessanti questioni riguardo la manipolazione dell'opinione pubblica. Il tema è il nucleare.
Suppongo che chiunque guardi la televisione anche solo un pochino più di me, avrà visto passare quel curioso spot nel quale due scacchisti (in realtà la stessa persona) dibattono sulla possibilità o meno che il nucleare sia il futuro dell'energia. Alla fine dello spot lo spettatore è invitato a discuterne presso il forum di un sito internet.

Io di televisione ne guardo poca, ma 'sto spot me lo sono sciroppato al cinema, poco prima dei titoli di testa di Megamind. L'ho trovato imbarazzante, ridicolo e involontariamente divertente (lo spot, il film era fichissimo). O perlomeno questa è la mia opinione. Bellissimo quando uno dei due scacchisti fa all'altro: il nucleare produce scorie! e l'altro gli risponde: ma è meno di una pedina all'anno per persona! Adesso, a parte il fatto che stiamo parlando di materiale tossico radioattivo, non di bucce di banana, ma chiunque fa presto a moltiplicare "una pedina per persona" per 60 milioni di persone, all'anno. Fanno 60.000.000 di pedine di materiale radioattivo tossico ogni anno. Fusti di quel materiale, prodotti dalle nostre centrali nucleari negli anni precedenti al referendum, adesso languono solitarie su qualche spiaggia in Africa o in qualche paese del terzo mondo, dove qualcuno ha provveduto a scaricarle. Tranquilli, fra ventimila anni saranno innocue.

A quel punto, nello spot, l'altro scacchista controbatte nuovamente: ma stoccate in siti specializzati sarebbero al sicuro per anni! Certo, per ventimila anni. La soluzione migliore, lo sappiamo tutti, è seppellirle in qualche cava abbandonata la cui composizione minerale aiuti a contenerne la radioattività. Una delle ipotesi erano le cave di salgemma, in Sardegna. Ma è probabile che adesso esistano metodi più moderni per trattare rifiuti del genere, di questo non ne dubito. Probabilmente esistono, e saranno appaltati ad aziende controllate dalla mafia, come accade sempre in Italia. Napoli è sepolta dall'immondizia, le mozzarelle diventano blu per colpa della diossina che emerge dai terreni dove la camorra ha fatto sparire carichi di rifiuti tossici provenienti dal nord, le ecoballe stoccate nei magazzini sono inutilizzabili perché fatte senza criterio, non esiste un piano decente di raccolta differenziata nella maggior parte dei comuni italiani (siamo indietro 20 anni rispetto a qualsiasi altro paese europeo), i soldi delle emergenze rifiuti vengono intascati da politici e amministratori che si danno il cambio e non finiscono mai in galera, i posti nelle aziende pubbliche che dovrebbero occuparsi di rifiuti sono regalati in cambio di voti o utilizzati per piazzare amici e parentame vario. E noi adesso vogliamo gestire scorie tossiche radioattive da stoccare al sicuro per 20.000 anni?
Mi accontenterei se riuscissero a gestire la discarica di Cupinoro per i prossimi 20 anni, a due passi da dove abito io. Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Insomma a un certo punto uno dei due scacchisti avrebbe dovuto alzarsi in piedi e dire all'altro: ma vattela a pià 'nder culo! come avrebbe fatto il miglior Tomas Milian. Ma siamo in Italia, è nel clima di distensione delle tensioni e di apertura al dialogo che ci viene iniettato nei cervelli ogni giorno dagli stessi politici che poi ce lo mettono in quel posto, lo spot si conclude invitandoci a farci un'idea chiara sull'argomento.

Ecco il punto è proprio quello. Non c'è nessuna idea chiara da farsi. Il referendum ha sancito che il nucleare in Italia non si deve fare. Punto. Non è una tragedia! Basta investire in altro. Energia rinnovabile. Tutti gli altri stati del mondo stanno investendo in quello, il nucleare era (forse) una soluzione 40 anni fa quando abbiamo deciso di non farne uso. Il plutonio si esaurirà entro breve, e le centrali nucleari non produrranno che una frazione minima dell'energia necessaria, quando saranno pronte, fra 10 anni (forse, ma siamo sempre in Italia, facciamo 20). Nessuno costruisce più centrali nucleari. Gli USA hanno smesso negli anni '70 e investono milioni nella ricerca di alternative. Tutte le università del mondo ricevono ingenti finanziamenti sulla ricerca per nuove fonti di energia pulita, rinnovabile, a impatto ambientale zero. Noi coi soldi ci costruiamo il ponte di Messina, ci paghiamo le auto blu e gli stipendi e centinaia di enti inutili, ci assicuriamo caccia da guerra e ci regaliamo i decoder digitali terresti. E ovviamente, ci tiriamo su nuovissime centrali nucleari, contro la volontà popolare.

E parlando di costi, comprare l'energia elettrica dagli altri stati non è una vergogna, se mi tiene una centrale atomica lontano da casa. Ce l'hanno in Francia? Sticazzi. Noi siamo italiani e abbiamo detto di no, i francesi facessero quello che vogliono, se poi una centrale esplode in Francia moriremo anche noi per colpa dei francesi teste di cazzo ma intanto noi abbiamo deciso che le centrali nucleari non le vogliamo (c'è stato recentemente un incidente grave in Africa ma queste cose accadono ogni anno, solo che le notizie del genere non vengono riportate, mica fanno vendere vaccini).

L'articolo sopra citato parla proprio della strategia utilizzata per far cambiare idea ai cittadini. Perché il governo ha già deciso, in barba alla costituzione e alla volontà popolare di chi andò a votare 40 anni fa: il nucleare torna. Solo che rischia come al solito che la gente si incazzi, e poi bisogna mandare l'esercito a presidiare i siti e prendere a manganellate i pacifisti. Roba che si fa in certe dittature sudamericane, qui ai politici pare brutto (lo fanno lo stesso, ma pare brutto). Allora si fa così: discutiamone. E partono gli spot. Discutiamone ma noi abbiamo già deciso, quindi vedi se ti va di cambiare idea, così eviti le manganellate.
Persuasori occulti li chiama l'articolista arguto. Persuasori occulti.

lunedì, gennaio 03, 2011

Sui sacerdoti che non fanno politica

Il vescovo di Bologna ha ammonito i sacerdoti intimandoli di non fare politica. Un sacerdote che non fa politica, non serve a un cazzo. Ovviamente la "politica" non è scegliere un partito e allinearsi a quello che il partito ti dice. Quella non è politica, quello è vendersi il culo. E' quello che fanno i politici di oggi. E a giudicare da chi siede in parlamento, direi che funziona.

La politica invece è quella cosa nobile che si traduce con il darsi da fare per il bene di tutti. Il bene di tutti, esatto. Gesù faceva politica. Parlava solo di questo, del bene di tutti, da mattina a sera. I ricchi non andranno in paradiso. Non giudicare. Beati gli umili. Perdona. Non fare al prossimo tuo quello che non vuoi sia fatto a te stesso. Questa è politica. Se un domani un partito qualsiasi dicesse: a noi piace che ognuno si possa arricchire senza nessun limite, ci piace dividere i buoni dai cattivi secondo i nostri princìpi, sappiamo di essere i migliori, siamo a favore della condanna a morte e del carcere a fini di punizione, e appoggiamo la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Ecco, quel partito sarebbe contro il messaggio evangelico, sarebbe contro il messaggio di Gesù. Oltre che contro un paio e forse più di articoli della nostra Costituzione. Allora bisognerebbe forse dire a Gesù: ehi stai facendo politica! Vaffanculo! ...io non credo.

E non credo nemmeno a quei sacerdoti "cerchiobottisti" che scambiano l'amore cristiano con il quieto vivere. Schierarsi è cristiano. Indignarsi è cristiano. Anche incazzarsi è cristiano. Se Gesù ha preso un randello e ha sparecchiato il tempio dai mercanti, allora un sacerdote può incazzarsi se le politiche di un tale partito sono contrarie ai valori in cui crede e che ha promesso di testimoniare. Se Gesù guardando il fico che non produceva frutto ha detto: "basta mi hai rotto le balle!" e l'ha seccato, allora un sacerdote può dire "basta mi avete rotto le balle!" a chiunque abusi del potere per impoverire il popolo e farsi i cazzi suoi.
Un prete che non fa politica, è sale che ha perso il suo sapore.
Don Milani era un prete, Don Tonino Bello era un prete, Don Primo Mazzolari era un prete. Non dicevano: non votate questo, votate quest'altro. Facevano politica però, eccome se la facevano!

Possiamo discutere sulla qualità della politica fatta dai preti. Ad esempio se Ratzinger dicesse: non votate questo partito perché è a favore della fecondazione assistita, io gli risponderei: ma vaffanculo. Perché secondo me la fecondazione assistita non solo non è contraria agli insegnamenti di Gesù, ma addirittura li concretizza. E questo è un esempio. Ma non mi permetterei mai di dire a Ratzinger: devi stare zitto. Ratzinger ha la sua idea di cosa è giusto e cosa è sbagliato. La esprime. Bene. Tanti cristiani scambiano la fede per la religione, e l'essere fedeli con l'essere obbedienti, gli danno retta. Sticazzi. Il problema sono questo tipo di fedeli, non quello che dice il Papa. Il Papa deve fare politica, perché se non facesse politica non servirebbe a niente. E i sacerdoti devono farla parimenti, senza allinearsi a nulla se non all'esempio di Gesù, e possibilmente (ma questa è la mia modesta opinione) anteponendo quello alle stronzate secolari della Chiesa.

venerdì, dicembre 31, 2010

Drizzit 0.1

Ho un nuovo giocattolo. Una tavoletta grafica. Sono un principiante, non so usare nessun programma di grafica, e ci metterò un po' ad imparare. Per esercitarmi, ho deciso di postare qualche strip idiota. Tipo "Drizzit". L'ho creata io. Quello della prima vignetta sono io. Beh credo che ogni commento sia inutile. Se le battute le spieghi, fanno schifo. Vale pure per le strip, credo.

mercoledì, dicembre 29, 2010

Adoro il bosco d'inverno

Ho fatto un giro per le montagne. Mi sono perso, non sono riuscito a seguire il percorso fino alla fine, ho girovagato un po' armato di macchina fotografica. Armato sì. Sono riuscito a catturare qualche passero, ma è difficile. Catturare con uno scatto, ovviamente. Qualche volta passando in edicola mi è capitato di notare le copertine di quelle riviste per cacciatori, che spesso riportano splendide foto di uccelli, anatre, fagiani, intenti a spiccare il volo nel sottobosco. Ecco mi fanno incazzare. Sulle copertine di quelle riviste ci andrebbero le foto di anatre e fagiani maciullati da una salva di pallettoni, stecchiti a terra o trascinati in bocca al cane. I cacciatori non fanno birdwatching, i cacciatori a quegli uccelli gli sparano.
E oggi, mentre riflettevo su questa cosa, amareggiato dalla difficoltà di fotografare un passero tra i rami (ma ci sono riuscito!), mi sono ritrovato a contemplare per qualche minuto lo splendido silenzio e l'immobilità del bosco d'inverno. Avevo le mani intirizzite dal freddo, e i piedi gelati perché le scarpe affondavano spesso nella neve. Ma erano dettagli, il bosco d'inverno mi piace.
C'è silenzio, a parte il frullo di qualche passero. Gli insetti sono tutti morti, o dormono. I rami degli alberi, perlopiù spogli, disegnano quelle fantastiche trame in aria, simili a ragnatele in alcuni punti. Poi il cielo è azzurro, ma azzurro davvero, non di quel celeste slavato dal sole estivo. Ovviamente è azzurro se la giornata è bella, ma se non lo è fa lo stesso. Il grigiore delle nubi, la loro forma, l'aria di pioggia (o di neve). Il rombo del tuono lontano. E il ghiaccio sotto i piedi, che scricchiola, o la neve che decolora il paesaggio.
In questo periodo poi, gli ultimi strascichi dell'autunno colorano le macchie di rosso, giallo, verde... ho trovato bacche di un po' tutti questi colori, pendenti tra i rovi oppure sui rami sottili degli arbusti. La mia macchinetta ne ha fatto scorpacciate.

domenica, dicembre 26, 2010

BuoNNatale

Attraversare le festività natalizie e uscirne indenni forse è una pretesa assurda. Trascinato da una miscela di buone maniere, quieto vivere, senso di colpa e abitudine, il personaggio medio protagonista di questa assurda tragedia in tre atti (Natale, Capodanno ed Epifania) si ritrova risucchiato in un ingorgo fatto di convenevoli, sorrisi appiccicati alla faccia, indigestioni forzate e ringraziamenti immeritati per regali irragionevoli.
Ogni anno se ne prova una diversa. Ogni anno si dice "eh ma l'anno prossimo..." e sembra uno di quei buoni propositi che si fanno a Capodanno, per dimenticarseli subito dopo il passaggio dei Re Magi. L'anno prossimo sarà lo stesso, le coccarde appariranno alle porte, l'associazione commercianti appenderà le luminarie, gli zampognari ricominceranno a rompere i coglioni, i centri commerciali esploderanno, Christian De Sica andrà a sposarsi in un altro paese a caso, il vecchio grassone in abito rosso firmato Coca-Cola si spiaccicherà su ogni vetrina, e dopo cena tutto il parentame brinderà all'unisono.
Il bello è che a dire certe cose, ormai si passa per convenzionali anti-convenzionali. E' un po' come criticare Berlusconi. Quando una cosa diventa alla portata di tutti, improvvisamente ribadirla assume tutti i toni della banalità. Perciò hai voglia a criticare le feste di Natale. Chi ingrassa i negozi e intasa il proprio stomaco inneggiando alla tradizione ci sarà sempre, e sono loro quelli "sani" e ragionevoli. Chi medita di passare questo periodo in una baita di montagna, scaldato da un caminetto, da solo e con una pila di libri è un povero radicale intransigente che non riesce a farsi una ragione del fatto che il mondo possa essere felice a orologeria. Ebbene, si svegli, si può.
Sono a pagina 45 del mio libro.
Silenzio e digestivo, e forse per Gennaio lo vedrò stampato.

martedì, dicembre 21, 2010

La Costituzione

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. “Tutti i cittadini… sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, di religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali”. “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca”. “L’Italia ripudia la guerra…”. “Ogni cittadino può circolare… liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale” senza “nessuna restrizione per ragioni politiche”. “I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente…” e “di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione…”. “La responsabilità penale è personale…”. “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”, sì alle scuole private ma “senza oneri per lo Stato”. “Il lavoratore ha diritto a una retribuzione… sufficiente ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa”. “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale… e la dignità umana”. “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore”. “Vietata… la riorganizzazione del disciolto partito fascista”.

Estratti dalla Costituzione Italiana, a cura di Marco Travaglio.

sabato, dicembre 18, 2010

Vaffanculo la governabilità

Fa freddo, ieri a Bracciano ha nevicato. Sto chiuso in casa e scrivo, ho in mente un progetto malsano, quello di dare il via a una serie di pubblicazioni per finanziare la (seconda) rinascita della Gilda del Drago Nero, l'associazione ludico-culturale che da tanti anni io e un gruppo di amici stiamo cercando di portare avanti e sostenere.

Nel frattempo mi capita di poggiare gli occhi su una lettera, scritta da Don Paolo Farinella, in risposta alle parole di Bagnasco che in nome di una presunta esigenza di "governabilità" consiglia di lasciare perdere il terzo polo e sostenere il governo. L'ho letta con gusto, rincuorato dal fatto che esistono ancora dei preti (con la p minuscola) che si distinguono dai Preti (con la P maiuscola) che invece di seguire il Vangelo perseguono altro. Vi invito caldamente a leggerla.

Dopodiché mi sento obbligato a parlare di governabilità. La mia opinione è che "governabilità" sia una parola inventata (per dirla come i Gemboy). Forse non è inventata, forse fa parte dell'insieme di quelle parole il cui significato è stato piegato e distorto, finché non ha assunto la forma di una menzogna. Un po' come quando per darsi un tono si usa "piuttosto" al posto di "invece" quando le due cose hanno significato diverso, ma siccome lo fanno tutti e fa pure fico, "piuttosto" (che significa "meglio che") è diventato "invece". Piano piano si perderà il senso originale della parola, i vocabolari si aggiorneranno e piuttosto sarà sinonimo di invece.
Allo stesso modo, "governabilità", che significa capacità di governare, è diventato lentamente simile a "dittatura del governo", che significa che chi sta al governo fa il cazzo che gli pare.

Spero che chiunque viva in Italia e abbia diritto di voto si renda conto che attualmente in Italia vige uno stato di formale dittatura del governo. Se qualcuno non se n'è reso conto glielo spiego. Arriva il ministro Tizio, presenta la legge in parlamento, la legge viene discussa (in realtà chi non è d'accordo esprime dissenso e propone mozioni), finché non si chiede la fiducia, e cioè o la legge passa o andiamo tutti a casa. La maggioranza a quel punto, che ha sempre grazie all'attuale legge elettorale almeno il 50%+1 del parlamento, vota compatta e fa passare la legge, buttando nel cesso qualsiasi discussione o proposta di modifica. Ultimamente si è addirittura giunti all'acquisto di deputati al fine di potenziare il proprio palco voti, quando si rischia di non essere compatti a votare una legge. Insomma siamo alla formale dittatura del governo, che propone le leggi, e le approva senza nessuna discussione. Resta la firma del presidente della repubblica ed eventualmente la corte costituzionale a garantire che una legga non sia una merdata completa. Ma solitamente il presidente è eletto in modo da essere meno sveglio possibile ed è ormai usanza che sia ripetutamente coinvolto nelle formulazioni delle leggi (gliele portano a visionare prima, così quando vengono approvate non può più dire: 'sta legge fa schifo). La corte costituzionale infine impiega del tempo a valutare una legge, e quella magari è già entrata in vigore e ha fatto qualche danno. E soprattutto, non è compito della corte costituzionale valutare se una legge è una merda o no, lì valutano solo se è costituzionale o meno, quindi una legge che fa schifo ma rispetta la costituzione potrebbe passare lo stesso. Chi deve valutare se una legge è fatta nell'interesse del popolo o per altri interessi? Il parlamento, appunto, che però non lo fa più.

Sarebbe ora quindi che la smettessimo di chiamare governabilità la dittatura del governo. Governabilità è quando una legge può compiere il suo iter e venire approvata nella sua forma migliore (per il popolo, vale la pena ricordarlo, il governo lavora per il popolo). Questo governo, e quelli prima e prima ancora... ma questo in particolare, vuole fare quello che vuole, e quindi continua a tirare fuori questa presenta governabilità.

Ma sapete come si ripristina veramente la governabilità? Ridando potere e dignità al parlamento. Potere, cioè smettendola di approvare le leggi con il metodo della fiducia, che la nostra costituzione dice di adottare solo in casi estremi. Dignità, cominciando a proporre leggi che davvero siano a favore degli Italiani, anziché di piccoli gruppi di interesse, dei ricchi, dei politici stessi, dei gruppi bancari, e delle mega aziende in mano ai privati. Il nostro parlamento dovrebbe essere il luogo privilegiato della discussione costruttiva, del dialogo fra opinioni opposte, della costruzione di leggi che faranno il bene e il futuro del paese e dei suoi cittadini. Affinché lo sia, così come era stato creato dai padri costituenti, occorre che siano cacciati dalle camere tutti coloro che sono lì per interesse, parentela, favori sessuali, economici e politici. Occorre che il cittadino possa decidere chi mandare alla camera, magari tramite una legge elettorale che impedisce ai deputati stessi di circondarsi dei propri amici, leccaculo e amanti senza che il popolo possa dire la sua. E soprattutto occorre che i parlamentari la smettano di fare le leggi, perché le leggi le fa il parlamento, oppure il popolo. La deve smettere il signor Tizio di presentarsi con la legge pronta e farla approvare. Il signor Tizio dovrebbe presentarsi con un'idea di legge, e poi prepararsi a discuterla con tutti. Non dovrebbe esistere la "legge Tizio", è un'aberrazione.

E mettete in calendario le leggi di iniziativa popolare, tutte, immediatamente. Quelle sono le leggi che vanno discusse, emendate e poi approvate in tempi brevissimi. Quella è la governabilità, la democrazia. Bertone, vaffanculo.
Riporto questa frase di Gandhi, che Don Paolo menziona nella sua lettera:
«La disobbedienza civile diviene un dovere sacro quando lo Stato diviene dispotico o, il che è la stessa cosa, corrotto. E un cittadino che scende a patti con un simile Stato è partecipe della sua corruzione e del suo dispotismo».

domenica, dicembre 12, 2010

Un saluto alla Fumetteria

Ho un negozio di fumetti. Scrivo queste righe e il tempo del verbo avere si sta per trasformare da presente a imperfetto. Fra qualche giorno avevo. Poi avrò avuto. Il negozio si chiama Lo Zainetto Pratico di Heward e si trova in via Principe di Napoli 94 a Bracciano, vicino Roma. Fino a settembre, tenevo aggiornato il blog del negozio, con tutte le uscite. Il negozio non era solo una fumetteria, potevi trovarci anche Giochi di Ruolo, giochi in scatola, miniature, accessori per collezionismo, action figures, dvd di anime e serie di carton animati, gadgets. Nel retrobottega ho allestito una sala per giocare, dove negli ultimi due anni sono stati organizzati tornei di Magic, di Dungeons & Dragons, corsi di disegno, di giapponese, e molti altri eventi.

Tutto questo adesso lo lascio ad altri. Il negozio non chiuderà, se qualche cliente legge queste righe si tranquillizzi. Ma altre persone, amici, prenderanno in gestione la mia attività e io da quel momento in poi sarò solo il proprietario del locale. Due anni sono bastati per farmi perdere qualsiasi entusiasmo nel gestire una attività commerciale. Qualsiasi. E scrivo questo post affinché chiunque lo legga
possa farsi un'idea di cosa significa gestire un negozio in Italia, nel 2010, in particolare un negozio di fumetti. Roba che molti in questi anni sono entrati e mi hanno chiesto di poterci lavorare! ...altri mi dicevano: sei fortunato, a fare un lavoro del genere! ...e altri ancora sognavano di poterne aprire uno anche loro, da qualche parte. Ecco anche io all'inizio la pensavo così. Pensavo che in un paese civile ed economicamente avanzato, se un povero cristo volesse vendere qualcosa, gli bastasse trovare i clienti, acquistare i prodotti, rivenderli, e non dico arricchirsi... ma sopravvivere. Non perderci tutto.

Invece no. Siamo in Italia, nel 2010 appunto. Ho iniziato col comprare il locale. Avete capito bene, il locale è mio. Niente affitto, niente spese di quel tipo. L'ho pagato all'istante, senza mutuo, centomila euro in due assegni e ho comprato un locale commerciale in Via Principe di Napoli, la via principale del paese. Più altri ventimila euro di tasse, mobilio e contratti vari, e il negozio era mio, arredato, pronto a partire. Non ho mai avuto problemi di clientela, Bracciano è un paese piccolo ma gli appassionati non mancano. I primi mesi di attività dovevano essere i più duri (secondo quel che si dice in giro) invece il negozio è andato benissimo sin da subito.
Il fatturato in uscita era di più di mille euro di merce acquistata ogni settimana, e vi assicuro che non spendevo in cose futili. Qualche volta mi è capitato di ordinare troppi numeri di un fumetto, o dei portachiavi che si sono rivelati schifezze, o magliette che non ho venduto. Ma credo che capiti a chiunque, anche al più oculato e parsimonioso gestore di negozio.

Quello di cui mi sono reso subito conto, era l'esiguo (direi quasi ridicolo) margine di guadagno garantito da un'attività del genere. Un fumetto -è meglio che lo sappiate- costa al negoziante circa un terzo del suo prezzo di copertina (prezzo imposto) e questo nonostante sui fumetti, come sui libri, non ci si paghi l'iva. In pratica il fatto che l'iva sia assolta per legge, ingrassa il distributore non chi vende il fumetto al dettaglio. Faccio un esempio: un gioco in scatola, come monopoli, mi viene venduto dal fornitore con circa il 45% di sconto, ma poi ci devo pagare l'iva del 20% quindi alla fine il mio margine di guadagno è sempre un terzo/un quarto del prezzo al quale il cliente lo acquista. Sul fumetto (così come sui manuali di giochi di ruolo) non grava l'iva, quindi mi aspetterei di guadagnarci di più. Invece no, perché il distributore te li sconta del 30% mangiandosi di fatto il risparmio dell'iva. Al negoziante spetta lo stesso margine che se vendesse merce su cui grava l'iva.

A ridurre ulteriormente l'esiguo margine di guadagno, c'è anche il discorso dello sconto. Le fumetterie, per contrastare la concorrenza delle edicole, ricorrono spesso a uno sconto del 10% sui fumetti. E' vero che non tutti i fumetti che si trovano in fumetteria o in libreria escono in edicola, ma diciamocelo chiaro e tondo, quelli che vendono di più sì. Alla fine quindi, un fumetto che ha un prezzo imposto di 3,90 euro viene scontato a 3,50 in modo che il cliente sia invogliato a comprarlo in fumetteria anziché in edicola. Il negoziante l'ha pagato 2,70 e ci ha guadagnato solo 80 centesimi. Mettiamo che il negoziante ordini un centinaio di questi fumetti. Li dovrà pagare alla consegna, quindi 270 euro (più le spese del corriere e del contrassegno, che non sono mai meno di 10 euro a consegna, ma sorvoliamo). Di questi 100 fumetti, ne vende 80. Voi direte: cavolo! E' andata bene, li ha venduti quasi tutti. Invece è andata malissimo. Vendendo 80 fumetti a 3,50 ci ha fatto 280 euro, che è appena sufficiente a coprire il costo a cui li ha acquistati! In pratica ci ha guadagnato 10 euro, a monte di un movimento di denaro 20 volte superiore.

Certo direte: quei 20 fumetti che avanzano, magari li rivenderà nel corso degli anni, forse anche a prezzo maggiorato se il fumetto acquista valore (cosa che capita raramente, checché ne possano pensare gli appassionati)! ...ma si tratta comunque di investimenti che non rientreranno a breve. E' il cosiddetto "magazzino" che fa la differenza tra una fumetteria e un'edicola (che invece ha il reso, e non ha nessun interesse a soddisfare clienti che arrivano dieci mesi dopo l'uscita di una serie a chiederti il numero uno). Nella maggior parte dei casi, quei fumetti resteranno in magazzino finché non uscirà una prestigiosa ristampa, o finché il fumetto non sarà dimenticato, e la fumetteria a quel punto potrà solo svenderli a prezzi irrisori, o usarli come carta straccia. Ecco spiegato come è stato possibile che ogni mese io pagassi 4 o 5 mila euro di materiale, e a fine mese mi ritrovassi a guadagnarci 4 o 500 euro. Cioè niente, perché poi c'è da pagare corrente, telefono (internet), ici, inps (batoste da 700 euro ogni tre mesi che non tengono conto minimamente di quanto un'attività guadagni realmente), tassa sui rifiuti, acqua, iscrizione alla camera di commercio, spese di condominio, e tutte le altre spese (bisognerà sempre pulire, sostituire le lampadine, aggiornare il sofware, cambiare lo zerbino, allestire la vetrina per Natale, comprare le buste eco-compatibili, la carta per i pacchi regalo e le coccarde) comprese assurde tasse extra infilate nel mucchio dal comune (tassa sul recupero dei cartoni, 100 euro all'anno grazie).

I primi due anni li ho passati così. Guadagno zero. Facevo il fumettarlo per passione, per volontariato, per vocazione. Mi piaceva allestire tornei di Giochi di Ruolo nel retrobottega, vedere gente che giocava, promuovere questo tipo di attività sociale, coinvolgere i ragazzi più giovani. Non ho recuperato un solo euro di quanto investito, e tutto non perché non abbia clienti o il negozio non funzioni. Ripeto: ho sempre pagato 5.000 euro al mese di merce, per due anni. Quindi qualcuno la roba se la comprava. L'incasso c'era ogni giorno. Qual'era allora il problema? Il problema è che i soldi non ce li ha più nessuno. Lo stato non ha più i soldi. I fornitori non hanno più i soldi. Il comune non ha più i soldi. I corrieri che ti portano i pacchi non hanno più i soldi. Le aziende che forniscono elettricità e telefonia non hanno più i soldi.
E allora cosa si fa, in Italia? Si cerca di prendere più soldi possibile a chi li fa. Lo stato tra tasse dirette e indirette esige tasse da lasciarti mesi senza mangiare (ehi questo NON è un luogo comune, a me chiedevano e chiedono tuttora 700 euro ogni tre mesi e io guadagno dichiarazione dei redditi alla mano 600 euro al mese... sapete che significa?). Il comune inventa servizi inutili da farti pagare per rimpinguare le sue casse. I corrieri consegnano dopo tre giorni tanto li devi pagare lo stesso. Le tariffe di elettricità e telefono sono le più alte d'Europa. E la distribuzione che si mangia ogni vantaggio e che considerato il prezzo imposto ti impone lei stessa il margine di guadagno. Solo che se nessuno ha i soldi, e quindi i soldi li chiede a chi ne fa un minimo, alla fine chi ne fa un minimo non fa più nemmeno quel minimo.

A settembre ho detto basta. Dopo due anni del mio investimento iniziale non avevo recuperato nulla, e non ero riuscito a mettere da parte un solo euro. Sono stato anche male, un mezzo esaurimento se volete chiamarlo così. Non me la sento più di fare volontariato, di nessun tipo, meno che mai quello non riconosciuto come tale, che passa come attività commerciale. Se affitto il locale ci guadagno qualcosa, chi me lo fa fare a starci dentro otto ore a servire i clienti? Questa è l'Italia fondata sul lavoro. L'unica vera forma di guadagno è l'investimento immobiliare. O la frode fiscale. O entrambe le cose, come ci insegna il nostro attuale premier.
Spero di non aver scoraggiato nessuno, in cuor mio credo ancora che alla fine le cose possano cambiare e che non ci ritroveremo impantanati in un'economia stagnante che premia chi mette i soldi nei paradisi fiscali. Ma la realtà al momento è quella che é. Buona fortuna a tutti.


venerdì, dicembre 10, 2010

Wikileaks

“Se il segreto è necessario per la sicurezza nazionale e per l’attività diplomatica, è anche inevitabile che la prerogativa della segretezza sia usata per nascondere i misfatti degli stati. Organizzazioni come Wikileaks sono il meglio che possiamo sperare per promuovere il clima di trasparenza e responsabilità necessario per un’autentica democrazia liberale”.

Noam Chomsky da The Economist (tradotto e riportato da Internazionale)

giovedì, dicembre 02, 2010

Vi veri universum vivus vici

«Come molti apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. Ma affinché gli eventi importanti del passato vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 5 novembre.
Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che presto arriveranno gli uomini armati. Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; esse sono il mezzo per giungere al significato e all'affermazione della verità. E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare e parlare, ora avete censori e sistemi di sorveglianza.
Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno risponderne ma ancora una volta, se cercate il colpevole... non c'è che da guardarsi allo specchio. Io so perché l'avete fatto. So che avevate paura. Guerre, terrore, malattie… problemi, una macchinazione diabolica per corrompere la vostra ragione e privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all'attuale capo. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso.
Più di 400 anni fa, un grande ha voluto compiere la congiura delle polveri. La sua speranza era di ricordare al mondo che l'equità, la giustizia, la libertà non sono parole: sono prospettive. Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi restano ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 novembre. Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, ad un anno da questa notte, fuori dai cancelli del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 novembre che non verrà mai più dimenticato.»

domenica, novembre 28, 2010

Fenomenologia degli Zombi

Mi piacerebbe leggere qualcosa di interessante e ben scritto su quella che mi piace chiamare "fenomenologia degli zombie". Dilagano veramente, i morti viventi. Non nella realtà (o forse sì, ma ne parlerò dopo), bensì in tutte le forme di intrattenimento possibili. Dapprima nei film e nei romanzi, portati al successo da George Romero e dai suoi epigoni; poi nei videogiochi, dove sono stati riciclati, convertiti, adattati e remixati in tutti i modi possibili (da House of the Dead a Plants vs Zombies), infine fumetti, serie televisive, spot che rimandano a film e libri del genere, fino alla caleidoscopia mediatica: film tratti da videogiochi ispirati a film di zombi (Resident Evil ne è l'esempio più lampante, ma anche il sopra citato House of the Dead ha avuto ben due film ispirati al videogioco, e un terzo è in produzione). E vogliamo parlare di Orgoglio e Pregiudizio e Zombie? La riscrittura del romanzo di Jane Austen con l'aggiunta di morti viventi. ...personalmente trovo l'idea geniale. Ma è solo un altro esempio: gli zombi dilagano attorno a noi. Qualcuno avrà fatto una ricerca, quindi. Ci deve essere una base sociologica se gli zombi piacciono così tanto (The Walking Dead, la serie tv trasmessa da Fox ha avuto il miglior esordio di tutte le serie Amc per dati di ascolto). Come mai?

Qualcuno, tempo fa, mi fece riflettere sull'immagine della morte. I morti viventi rappresentano la morte, una paura atavica dell'uomo, che improvvisamente in questi film ci troviamo a fronteggiare. Non moriremo, torneremo in vita. Il nostro corpo straziato si trascinerà per il mondo cercando i vivi per divorarli. I nostri amati cari irromperanno nelle nostre case per strappare brandelli della nostra carne. Sono in effetti tutte componenti valide della "paura degli zombi". Ma appunto, sono motivazioni che ce li rendono terrificanti, non amabili. Invece lo zombi è sempre più un'icona amata, un simbolo, qualcosa che (come dice lo stesso Romero) "non muore mai". I racconti, i romanzi, i film di zombi ormai hanno esplorato ogni terribile aspetto del fenomeno zombi: dalla corsa alla sopravvivenza (le regole di Zombieland e dei manuali di sopravvivenza appositi), alle conseguenze morali (sparare o no all'amico appena morso che si sta per risvegliare? un classico intramontabile), alle implicazioni sociali su vasta scala (crollo dell'economia, creazione di un nuovo tipo di società, vedi La Terra dei Morti Viventi). Inoltre alla paura della morte si possono aggiungere centinaia di altre componenti: la paura del contagio (come in 28 Giorni Dopo e in tutti quei libri o film dove il risorgere dei morti è conseguenza di un'epidemia), il crollo di qualsiasi sicurezza, la violazione dei nostri spazi, la corruzione della carne eccetera. Ma stiamo divagando. Il mio parere è che il "successo" dei morti viventi non può essere dovuto solamente all'attualità del modo in cui ci spaventano.

I primi film di Romero erano politici. Qualcuno dissentirà, dirà che erano horror come tanti e che come tanti altri film dello stesso genere avevano quella venatura di critica sociale che serve solo a rendere più interessante la trama (quando un film horror è fatto bene). In realtà io ci vedo molta più politica in un film di zombi di Romero che in una puntata di Ballarò, ma che volete farci, sarò malato. Quando mi viene presentata l'idea di un gruppo di disperati chiusi in un supermercato e assediato da gente morta che vuole mangiarseli, non riesco a non fare un centinaio di collegamenti con quello che succede nel nostro mondo tutti i giorni. Insomma, al di là di quello che dice lo stesso Romero: «Ho sempre simpatizzato per gli zombie, hanno un che di rivoluzionario. Rappresentano il popolo solitamente senza idee autonome che a un certo punto, stanco dei soprusi, si ribella. Eravamo noi nel '68. E ora siamo morti, no? I nostri ideali sono morti, io sono uno zombie.» mi pare che applicando il metodo Montessori a certi film, si possano trovare interessanti analogie con la realtà. E' per questo che gli zombi ci affascinano così tanto? ...perché li vediamo come una rilettura della faccia più triste della nostra quotidianità? Ripetere gli stessi gesti, ogni giorno, muoversi solo per mangiare, vivere, morire, e forse non morire mai, consumare, venire decerebrati da qualcosa che ti impedisce di uscire dalla massa, massificati e costretti a rivivere per sempre lo stesso giorno, finché qualcuno non ti spara in testa. Non sono zombi forse i ragazzi impasticcati che si scrollano di dosso il sudore al ritmo di percussioni caotiche in una discoteca? Non sono zombi le masse di lavoratori accalcate nei treni per pendolari, come carri bestiame, trasportati verso l'ennesima giornata di lavoro? Non sono zombi forse anche i dirigenti delle mega aziende che si nutrono della carne viva dei loro sottoposti, intascandone il sangue sotto forma di stipendi milionari, interessati solo ad accumulare soldi? mmmh no questi ultimi in effetti somigliano più ai vampiri. Ma non c'è dubbio che i loro sottoposti siano zombi. E i loro sottoposti siamo noi, i dominati. Ecco, lo zombi è l'icona del popolo dominato, morto, e tenuto in vita da una scintilla. La voglia di non morire, forse. Non si ostinano a morire, continuano a campare anche se quella non è più vita, è sopravvivere, a malapena. Ma non lo sanno.

Magari tutte queste sono chiacchiere a vanvera. Eppure sono sicuro che se facessi un giro nel reparto di saggistica di una grossa libreria, troverei anche più di un libro sull'argomento. Vorrei davvero sapere cosa li rende così interessanti, un genere intramontabile, un successo intergenerazionale. Proverò a documentarmi, un giorno o l'altro.