lunedì, dicembre 12, 2005

Ridistribuzione delle ricchezze

Vi spiego in poche parole perchè "redistribuire la ricchezza" è un compito importantissimo di uno Stato avente libero mercato poichè, oltre ad avere una funzione sociale importante, ha anche una funzione economica necessaria per la continuità del sistema economico capitalistico.
Dando per scontato l'immediatezza nella comprensione che un sistema di libero mercato non regolamentato porta all'accumulazione della ricchezza in poche mani, generando una separazione netta fra chi detiene il capitale e chi lavora per pagare i propri debiti (trovandondosi in una situazione di fatto che potrei definire servitù), e dando quasi per scontato che tale fenomeno si verifica in ogni caso anche in presenza di un libero mercato MAL regolamentato mostrando unicamente tempi più lunghi, passo direttamente ad introdurvi un concetto altrettanto importante che potrebbe spiegare la situazione di stagnazione dell'economia italiana: la propensione al consumo.
La propensione al consumo esprime quanto, in percentuale, del proprio reddito un consumatore destina al consumo (il resto costituisce risparmio). Semplificando per fini espostitivi divido la società in 2 classi, poveri e ricchi, e attribuisco ai primi una propensione al consumo del 100% e ai secondi del 50%. Un sistema economico capitalistico che ha una propensione al consumo del 95% è un sistema economico che genera molta più ricchezza di un sistema economico avente un 50% di propensione al consumo. Questo perchè il risparmio, seppur necessario poichè fonte di credito necessario per l'investimento, rappresenta comunque reddito che non viene speso e reimmesso immediatamente e continuatamente nel sistema. E' difatti il consumo, la domanda, che muove l'offerta, la produzione, che a sua volta determina
l'occupazione ed i redditi da lavoro. Dovrebbe essere ora immediato comprendere come una società che ha una propensione al consumo del 100% ha una domanda che richiede piena occupazione e porta quindi a redditi da lavoro crescenti mentre una propensione al consumo del 50% si esprime con una domanda che presenta alti tassi di disoccupazione e redditi da lavoro decrescenti. La propensione al consumo è quindi un indice fondamentale per la crescita ed il benessere generale in un sistema capitalistico. Quando non vi è redistribuzione di ricchezza la propensione media al consumo di un paese si sposta verso il valore dei ricchi, il 50%, mentre quando la redistribuzione di ricchezza funziona si sposta verso il valore dei poveri, il 100%. Quando la propensione al consumo media si abbassa la domanda cala, l'offerta cala, l'occupazione e/o i redditi da lavoro calano. In Italia si sta a mio avviso verificando questo.
Cosa fare per rimediare?
Soluzione ipotetica 1 - Sarebbe spontaneo pensare che l'affermazione più tasse per i ricchi e meno tasse per i poveri porti ad una redistribuzione di ricchezza migliore. Questo è vero in parte e cmq solo in un'economia chiusa. In parte perchè, ad esempio, se un imprenditore realizza utili e lo Stato gli chiede poche tasse sarà incentivato ad investire maggiormente anzichè risparmiare. Solo in un'economia chiusa perchè se da una parte gli utili vengono tassati di meno l'imprenditore si muove lì. In Italia quindi accentuerebbe solamente la drammatica fuga dei capitali a danno unicamente dei poveri.
Soluzione ipotetica 2 - Tassa sulle rendite. Il discorso si fa complesso e non si può dare una definizione buona o cattiva. L'utilità generale
nell'alzarla dipende da molti fattori. Approfondirò il discorso in un
secondo momento.
Soluzione ipotetica 3 - Tassa sulle successioni. Questa è l'unica soluzione avente un'efficacia certa. Mentre può essere dannoso per l'economia tassare
troppo un ricco quando è in vita non lo è quando è morto. Ovviamente deve andare di pari passo con una tassa sulle donazioni. Purtroppo questo governo l'ha abolita, toccherà ristabilirla al più presto... l'ideale sarebbe vagliarla a sorpresa con un decreto, efficace da subito e con un'aliquota di almeno il 50% (se fossi io lo RE farei 75%, i primi 200.000 + 100.000 euro per ogni figlio esentasse).

Pieruz


Sono talmente d'accordo con Pieruz che ho postato il suo intervento sul mio blog. Naturalmente stesse identiche ipotesi (idee? proposte?) le ho sentite anche da tanti altri, Beppe Grillo ad esempio, o Daniele Luttazzi (che nell'ultimo spettacolo dedica una parte di monologo alla redistribuzione delle ricchezze). Ma sono COMICI.

Naturalmente questo governo è contro la redistribuzione delle ricchezze ed è invece per l'incentivazione dell'economia dei nababbi. Ha abolito la tassa di successione in tempi record (dopo neanche tre mesi di governo!) e poi si è concentrata nello sgravare tasse ai ricchi (alla faccia della costituzione che parla di gradualità dell'incisività fiscale, le percentuali più ridotte sono state quelle dei straricconi e la gradualità è stata ridotta da 5 a tre fasce).

Mi permetto solo una piccola nota. Dici che il sistema capitalistico perfetto ha il 95% di reinvestimento delle ricchezze. Naturalmente è una stima approssimativa, ma suppongo si basi sul fatto che il 5% di risparmio sia sufficiente a garantire un margine di "sicurezza economica" alle famiglie in caso di qualsiasi crisi. E' noto infatti che non si finisce sotto i ponti quando si ottiene 100 e si spende 100, bensì quando d'improvviso ci si trova a dover spendere 500 e non si ha un capitale da parte da cui attingere. Uno stato sociale che provveda completamente all'assistenza della persona in caso di qualsiasi tipo di calamità a questo punto è essenziale: se lo stato, nel momento in cui un terremoto mi spazza via casa (o se mi becco la sclerosi multipla, o se mio padre ha bisogno di cure all'estero) azzerasse le mie spese, io potrei vivere tranquillo reinvestendo anche tutto il mio stipendio. Purtroppo non è così. Se un terremoto ti spazza via casa tu vai a vivere in un silos per 20 anni sperando che la gente non si dimentichi di te perché lo stato lo farà subito dopo aver scattato le foto sul posto.
A questo punto altro che 5% di risparmio. L'italiano medio auspica di avere soldi per affrontare le sventure ben sapendo che sullo stato non può sperare, e quindi se può tende ad accumulare, e questo è un ulteriore ostacolo all'economia della redistribuzione.

Aggiungici poi che siccome ancora nessuno ha messo in piedi una legge sul risparmio degna di questo nome, la gente rischia di investire quei pochi soldi che ha (quel 5% insomma) in azioni o bond che poi vanno in fumo distruggendo ogni sogno per il domani. A capo della Banca d'Italia c'è un indagato per crimini, le più grandi aziende Italiane proseguono a emettere azioni pur avendo il 400% di debiti e le banche del Belpaese hanno i costi di gestione più alti d'Europa (e non di poco, 200 euro annui contro i 30).

Fine delle note a margine.
BGO
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