domenica, giugno 21, 2009

Oggi

Oggi è il primo giorno d'estate. Le giornate si accorceranno sempre di più, man mano che si avvicinerà l'autunno. Ma c'è ancora tempo, per l'autunno.
Oggi era nuvoloso, stamattina ha piovuto, e il cielo è rimasto grigio. Mi sono svegliato tardi, e ho pensato che fosse presto. Fuori dalla finestra ho visto poca luce, e ho capito subito che era una giornata strana. La prima nuovolosa dopo tanti giorni di caldo e afa soffocante.
Oggi era anche il mio onomastico. San Luigi Gonzaga. Ho ricevuto gli auguri, da chi pensa ancora che sia una festa. Quando ha telefonato mia madre, verso le quattro, pensavo fosse per gli auguri.
Oggi era giornata elettorale, ho fatto colazione tardi, ho fatto una doccia e non ho pranzato. Sono uscito per andare a votare. Ho votato. Poi è arrivata la telefonata di mia madre.
Oggi è morto mio padre. Un infarto. Era in mezzo ai boschi, una escursione con gli amici. Hanno fatto fatica a soccorrerlo, ma l'attacco di cuore è stato inaspettato e fulminante... forse sarebbe successo lo stesso, anche se fosse rimasto a casa.

Tre ricordi si rincorreranno nella mia testa, impedendomi di prendere sonno, stanotte. Il primo è quello di mio padre, che qualche giorno fa è passato in negozio, nel mio negozio di fumetti. Aveva scoperto Luis Royo, un illustratore, l'aveva scoperto lo scorso fine settimana, ad una fiera di fumetti. E' entrato e ha comprato tutti gli albi di Royo che avevo negli scaffali, tre. Me ne ha ordinati altri, era compiaciuto. Mi ha detto che a casa li avrebbe sfogliati con gusto, che a lui piaceva goderseli mentre sedeva sul divano, dopo cena. Non so se ha avuto tempo di farlo, lo spero per lui. Il fatto è che io Luis Royo l'ho sempre amato, e già quando abitavo ancora assieme a lui e a mia madre, avevo già la collezione di tutti gli albi che Royo aveva pubblicato in Italia. Stanno ancora lì, sullo scaffale, in quella che era la mia camera, a casa di mia madre. Solo che lui non ha avuto modo di scoprirli perché lui è andato a vivere in un appartamento a Bracciano due, e io a Bracciano. E così sono rimasti lì, sullo scaffale. Avrebbe potuto scoprirlo prima, Luis Royo, avrei potuto consigliarglielo io, in questi anni, se magari avessimo parlato un po' di più e ci fosse caduta la conversazione. Ma non è così che sono andate le cose.

Il secondo pensiero è quello di mia nonna. Sono andato io a dirgli che papà era morto. Gliel'ho dovuto ripetere. Tre volte. E' stata la cosa più dolorosa che ho fatto in vita mia. E l'ho vista piangere, sbattere il bastone in terra, stringere gli occhi. Mia nonna ha più di ottant'anni. Tra le lacrime parlava di ingiustizia, parlava di quante volte ha salvato la vita a mio padre, e di come sia possibile che lei sia campata così tanto, mentre lui -puff- non c'è più. Sono stato con lei quasi tutto il pomeriggio, mi stringeva la mano e di tanto in tanto sembrava come dimenticarsi che era morto. Ha visto un figlio nascere, crescere e morire. Non era quello che si meritava.

Il terzo pensiero è il ricordo del volto di mio padre, morto. Mi hanno fatto entrare per riconoscerlo. Eravamo io e mia madre. Un dottore molto idiota continuava a spiegarci che forse avrebbero dovuto fargli l'autopsia. In verità il dottore, non era idiota, cercava di fare il suo dovere... ma io ero altrove, le sue chiacchiere erano come un ronzio molesto, non capivo cosa volesse, non ero in grado di concentrarmi. Ho visto il volto di mio padre. Gli occhi soavemente chiusi, la pelle bianca, la punta delle orecchie livida. Era davvero lui. E' la prima cosa che ho pensato. Poi ho notato che si era appena tagliato i capelli, molto corti. Questa è la seconda cosa che ho pensato. Poi ho riflettuto sul fatto che tante volte avevo visto mio padre dormire, ma non me ne ricordavo nemmeno una. Cioè non mi ricordavo il suo volto. Non ricordavo il suo volto che dorme. L'unico ricordo che avrò del suo volto che dorme sarà per sempre quello, da morto.

E il suo volto mi ha trasmesso immediatamente un profondo senso di serenità. Non era teso, non era contorto dal dolore. Aveva un'espressione terribilmente tranquilla. Probabilmente è la stessa espressione che hanno tutti i volti da morti, non lo so. Ma più lo guardavo e meno mi sentivo oppresso. Ho pensato che se doveva andarsene, forse questo è stato il modo migliore in cui poteva farlo. All'inizio dell'estate, in una giornata fresca, di domenica, durante un'escursione, la cosa che forse gli piaceva fare più di ogni altra al mondo. Forse se avesse potuto scegliere, avrebbe scelto oggi. Poteva succedere in un lunedì mattina mentre trascinava scatoloni in negozio, oppure un mercoledì sera mentre guidava in macchina per tornare a casa stanco. Poteva succedere di notte, nel sonno, oppure mentre sfogliava Luis Royo sul suo divano. Ma lui avrebbe di certo preferito oggi, nel bosco, durante un'escursione, con il fresco inaspettato del primo giorno d'estate. Buonanotte.
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