lunedì, settembre 19, 2005

Paul e Leettel Evilvase


La febbre restò nel suo corpo per quindici giorni. La chiamavano il Male delle Nebbie, e la maggior parte degli avventurieri che attraversavano il Bosco finivano per ammalarsi.

Paul si sentiva debole, aveva sudori freddi e frequenti sogni lo accompagnavano durante l'incerto sonno. Una notte, durante il sonno, tornò ai tempi degli addestramenti nel tempio di Tyr, quando era ancora un giovane allievo e la sollevare la spada era un'enorme fatica. Gli apparve in sogno Leettel Evilvase, la maestra elfa che gli aveva insegnato a comprendere le antiche scritture e i versi dei saggi di Faerun. Leettel era morta. Era accaduto molto tempo dopo, Paul era già stato investito da diversi anni. Leettel si trovava nel cortile del tempio e stava leggendo alcune delle profezie di Alaundo agli allievi, quando d'improvviso cadde a terra. E non si rialzò mai più.

I sacerdoti del tempio parlarono per molti giorni di una maledizione, altri di sangue avvelenato e addirittura di una cospirazione. Paul invece ebbe l'ennesima conferma che gli dei non potevano assolutamente intervenire presso il Piano Materiale. Perché se avessero potuto, se le loro opere miracolose fossero realtà, se avessero il potere di sollevare i mari, dispensare morte e dirigere i venti, allora sarebbe giusto non solo ringraziarli se la sventura ci evita, ma anche maledirli quando essa ci coglie.
Invece i miracoli, quelli veri, sono quelli operati dai credenti grazie alla fede, cioè le opere. Tyr non compiva miracoli, si aspettava invece che i suoi paladini fossero il miracolo. Forse era questo l'ultimo insegnamento che aveva ricevuto da Leettel.

Si svegliò rompendo il sogno e nel buio raggiunse e strinse la l'elsa della sua spada.
La pioggia non gli avrebbe impedito, l'indomani, di ripartire.
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