mercoledì, gennaio 14, 2009

Aldo, Giovanni e Giacomo

Mentre ero in sala d'attesa dal dentista, mi è capitato di leggere un'intervista al trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo. In passato sono stato un loro grandissimo sostenitore, erano divertenti e spensierati, di quella spensieratezza che fa bene al cuore e che (forse) faceva bene un po' a tutti, in un momento in cui non c'era troppo bisogno di ricordarsi dove andavamo a finire... o meglio dove siamo andati a finie.

Giacomo poi era risultato da subito il tipo più interessante dei tre, perché non nascondeva la sua natura curiosa e la sua cultura particolarmente ricercata, che poi veniva sempre messa in ridicolo dagli altri due. Beh il loro ultimo film è uscito al cinema, un comico ad episodi a quanto pare, e loro sono tornati a quella spensierata comicità che mi piaceva tanto tempo fa.
Ora però mi chiedo se quella comicità mi si addica ancora. Anzi, lo so già: non mi si addice più. Non ho più voglia di ridere spensierato delle ridicolezze dei nostri piccoli difetti, sui luoghi comuni e su spigolature ispirate ad eventi banali della vita di tutti i giorni.
In questi anni sono cresciuto (o così credo, potrebbe anche essere considerata una "regressione", da molti). La tranquillità non mi basta più, mi va stretta. Questo non significa che io non sia sereno, significa solo che utilizzo la mia serenità per fare di più, ad esempio per avere a cuore qualcosa che è oltre me stesso e la mia vita.

Così, quando al TG passano le immagini della guerra in terra santa, mi incazzo. E mi incazzo quando leggo le notizie su Internazionale, e quando sento le cazzate che si sparano in parlamento (sì, a volte seguo anche quelle). E mi interesso di quello che accade, perché sento un po' mia la responsabilità di questo mondo, e di come andrà avanti.
Che c'entra 'sta roba con Aldo, Giovanni e Giacomo? Tutto parte da quell'intervista. Giacomo lì se la prende con la satira, dicendo che la satira "non fa più ridere" perché ormai trova ridicolo dover per forza costruire le battute sulle cazzate sparate dai politici. Allora, ecco un paio di riflessioni:

Nessuno obbliga un comico a fare battute sulle cazzate dei politici, quindi nessun comico deve sentirsi obbligato a farlo, però se una cosa non fa ridere un comico, non è detto che non faccia ridere nessuno. Lo stesso Daniele Luttazzi dice sempre che le sue battute devono per prima cosa far ridere chi le fa. Allora se la satira non fa ridere Giacomo Poretti, Giacomo Poretti è libero di non fare satira, ma non si permetta di dire che la satire "non fa più ridere" o che è discutibile costruire battute sulle cazzate dei politici. Perché costruire battute sull'attualità, sulle tragedie moderne, sulla politica infame e sulla ridicolezza di certi Vip è un DOVERE se chi ne è capace ne ha l'audacia e la capacità, giacché unisce alla risata l'informazione. Chi vuol ridere spensieratamente vada pure a vedersi Aldo, Giovanni e Giacomo. Io ormai con loro non mi diverto più come una volta. Mi perdoni Giacomo Poretti, a me piace la satira.
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