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mercoledì, maggio 15, 2013

Intervista di RCR a Sir Tallis e all'autore di Drizzit

Come già accaduto in occasione dei 5000 fan di Drizzit, sono stato invitato a partecipare alla trasmissione radiofonica "Braccia rubate alla Pastorizia" che viene registrata a Città del Re e poi inviata in tutte le case che posseggono una sfera di cristallo. Poiché in questa dimensione è un po' difficile rimediarne una, riporto qui di seguito la trascrizione dell'intervista, avvenuta oggi pomeriggio.



Radio Città del Re - Buonasera ai nostri ascoltatori, eccoci giunti anche oggi al consueto spazio culturale di Radio Città del Re, «Braccia rubate alla Pastorizia.» Sempre sia onorato il Re, e passiamo subito a presentare gli ospiti di oggi pomeriggio. Oggi abbiamo il piacere di avere in studio Sir Tallis Denoriadus De'Versiaran, ex-cavaliere dell'Ordine di Fasturis e protagonista di uno dei fumetti di maggior successo nei bassifondi della città: Drizzit.
Sir Tallis Denoriadus De'Versiaran - Buonasera a tutti... devo subito correggerla perché "protagonista" mi sembra un pochino troppo, visto che per il momento sono comparso solo in una manciata di strisce...
RCR - Ma il suo è comunque un personaggio che ha lasciato il segno, non crede?
Sir Tallis - Mah... non saprei, è ancora presto per dirlo. Per il momento le uniche lettere cariche di ammirazione che ricevo sono quelle da parte di mia mamma. Anzi ne approfitto per salutarla! Ciao mamma! Sono alla radio! Ciao!
RCR - Sì... vabbé... la pianti di salutare siamo alla radio, tanto non la vede. Passiamo al secondo ospite di oggi, che è già stato nostro ospite lo scorso settembre ma che è tornato gentilmente a trovarci nonostante detesti essere teletrasportato. Stiamo parlando dell'autore di Drizzit, ovvero di Bigio.
Bigio - Grazie a voi per avermi invitato di nuovo. E scusate se ho vomitato nell'androne, è che dopo il teletrasporto mi sento sempre un po' male... poi oggi ero andato a pranzo da mia nonna, pasta coi piselli e fettine panate...
RCR - Non si preoccupi, abbiamo degli schiavi comprati apposta per pulire. Il tempo stringe, passiamo subito alle domande. Noi di Radio Città del Re vi abbiamo invitato perché abbiamo saputo che a Giugno esordirà la nuova serie di Drizzit, che si intitola "Quel Demone che non ti Aspetti." Un titolo accattivante, cosa ci dobbiamo aspettare, Bigio?
Bigio - Innanzitutto si tratta della quinta serie ufficiale di Drizzit, dopo la doppia raccolta di "Drizzit - Le Origini", "Drizzit e il Tesoro del Drago", "Drizzit - Legami di Sangue" e "Drizzit - L'Amore è un Carnotauro Rosa". Credo che ormai il fumetto abbia raggiunto il punto in cui è uscito dalla sua fase introduttiva, cioè quella in cui si può giocare con la scoperta dei personaggi principali e con la loro interazione. Immagino che tutti i lettori sappiano benissimo chi sono i protagonisti e qual è il loro carattere, quali sono gli ideali di ognuno, il modo in cui ognuno si comporta. Chi non lo sa, può benissimo leggersi la storia fin qui. La nuova serie quindi presenta una sfida nuova, e cioè coinvolgere i lettori rivolgendosi al di fuori delle dinamiche del gruppo.
RCR - Bene, io non ci ho capito una mazza. E lei?
Sir Tallis - Nemmeno io.
Bigio - Che lo devo rispiegare?
RCR - No, tanto di 'ste cose non ce ne frega niente. A noi interessa se Katy e Drizzit quagliano.
Bigio - Quagliano?
RCR - Sì... quagliano. Se arrivano al sodo. Se si incastonano. Se si appecorellano. Se fanno la macedonia. Come dite nella vostra zona?
Bigio - Va bene, va bene... credo di aver capito. No comunque non vi posso dire se "fanno la macedonia"... scusate ma queste sono cose che è bello scoprire leggendo il fumetto. Ci sono tantissimi lettori che si sono appassionati a Drizzit non solo perché è divertente e giornaliero, ma anche perché sullo sfondo delle battute scorre una storia. E quel poco di storia che c'è è meglio non svelarla. Ecco se c'è una cosa che posso aggiungere sull'argomento, è che la nuova serie sarà molto più narrativa delle precedenti. Non so se avete notato ma in "Drizzit - L'Amore è un Carnotauro Rosa" praticamente la maggior parte della storia si ambienta a casa di Baba Yaga. Nella nuova serie ho intenzione di dare più spazio agli eventi... sperando che questo non intacchi troppo la vena umoristica. E' sempre rischioso quando si alza il livello di epicità di un fumetto umoristico, perché si rischia di perdere un po' del nonsense comico.
Sir Tallis - ...e comunque io la macedonia l'ho già fatta. Ci tengo a dirlo perché mi hanno espulso dall'ordine dei cavalieri per quella cosa lì, della macedonia.
Bigio - La piantiamo per favore di chiamarla così?
RCR - Non si alteri, è un modo di dire. Lasci che Sir Tallis finisca il discorso, era interessante. La prego Sir Tallis, prosegua.
Sir Tallis - Sì le dicevo che io sono sempre stato un cavaliere, intendo dire nel cuore, dentro di me, sin da quando ero bambino. Ho intrapreso la strada del cavalierato perché condividevo appieno i principi del codice di Fasturis già da prima di imparare a leggerli. Purtroppo ho tradito il voto di castità, obbligatorio durante tutto l'apprendistato, e per questo non sono potuto divenire un cavaliere a tutti gli effetti. Però vorrei sottolineare che il codice dell'Ordine di Fasturis risplende ancora luminoso dentro di me.
RCR - Alcune indiscrezioni dicono che rivedremo Sir Tallis nella nuova serie, è vero?
Bigio - Sì, ci saranno alcuni ritorni e anche dei nuovi personaggi interessantissimi, che però non posso anticipare. Sir Tallis era quasi un ritorno annunciato, in quanto già al momento della sua scomparsa (in Drizzit - L'Amore è un Carnotauro Rosa) già si lasciava intendere che sarebbe potuto tornare. Credo che il suo personaggio possa dare ancora molto al fumetto, in termini di comicità e di spunti narrativi. Al contrario di altri amatissimi personaggi che sono morti, come Artemide o Driass.
RCR - Comunque lei se la tira un po' troppo eh. Qualcosina d'altro ce lo potrebbe pure dire.
Sir Tallis - Del tipo se rifarò la macedonia.
RCR - Ma come, lei non lo sa? Non ha letto il copione?
Sir Tallis - No, il copione che abbiamo attualmente non arriva alla fine della serie, quindi c'è ancora molto da decidere.
Bigio - Non ho intenzione di aggiungere altro. E basta co 'sta cazzo de' macedonia!!! Che poi magari stasera torno a casa, mi portano la macedonia, e mi sento male. Basta!!!
RCR - Va bene, tanto lo spazio a nostra disposizione è già praticamente esaurito. Ringraziamo Bigio per le immagini in anteprima della nuova saga che ha portato in redazione e che condivideremo con i nostri lettori tramite sfera magica. Ringraziamo anche Sir Tallis al quale auguriamo un futuro migliore di quello della precedente serie, e ci vediamo alla prossima edizione.
Sir Tallis - Sempre sia onorato il Re!
Bigio - Ciauz.

martedì, giugno 19, 2012

Una proposta poco legale

Nuova proposta di oggi: pagare il biglietto del treno solo DOPO aver usufruito del servizio, e in base alla qualità dello stesso. Sarebbe un bel modo di fare sapere alle ferrovie dello stato il modo in cui vengono amministrati certi tratti di ferrovia.

Faccio un esempio. Oggi. Compro il mio biglietto integrato andata/ritorno da Roma. Il mio treno per sulla FR3 porta 15 minuti di ritardo. Roba che la quasi totalità dei pendolari nemmeno ci fa caso. Dieci, quindici minuti di ritardo sono la norma, ci siamo abituati, anzi CI hanno abituati. Tuttavia, avendo un appuntamento con il dottore, mi sono preoccupato di riuscire ad arrivare in tempo. Cazzo lo pago a tariffa oraria, se ritardo 15 minuti mica mi ridà i soldi.
Quindi quando sono passato davanti alla macchinetta che timbrava i biglietti, mi sono detto: «Sai che c'è? Stavolta non timbro in anticipo. Se passa il controllore gli mostrerò il BIRG e gli spiegherò le mie ragioni, e si vedrà.»

Arrivo a Roma con 10 minuti di ritardo (il treno ne recupera miracolosamente cinque, su una tratta di un'ora scarsa). Devo correre un po' per la strada, che con le temperature africane di oggi significa arrivare sudato come un levriero dopo un giro al cinodromo. Comunque, nonostante il disagio, mi ero quasi convinto a timbrare il biglietto al ritorno. Ma le ferrovie dello stato sembrano volerti per forza convincere che il loro servizio fa schifo, a tutti i costi.

Tornando a Bracciano, trovo le scale mobili della stazione inoperative (scale di corsa col caldo? ma sì! in culo ai vecchietti). Il treno passava alle 13.36 e per prenderlo in tempo devo essere tempestivo, ho già fatto la mia corsa diverse altre volte, e diverse altre volte ho trovato le scale mobili inoperative. Ma arrivato al binario ecco il sopresone: il treno in arrivo non è il mio, bensì quello precedente con 45 minuti di ritardo. E non arriva a Bracciano, si ferma prima. Quando il treno apre le porte, becco il capotreno e gli chiedo se quello dopo, programmato per 13.36, passerà mai, visto che questo non mi porterà a Bracciano. La risposta? Non lo sa. "Le conviene prendere questo".
Non ce l'avete un cazzo di telefonino a bordo? Non vi potreste informare? Evidentemente no.

Salgo. Il treno parte ma inaspettatamente non arriva a destinazione. Si ferma dopo un paio di stazioni. NESSUN ANNUNCIO avverte i passeggeri di scendere. Un timido passaparola si diffonde per solidarietà. A nessun cazzo di impiegato delle FS viene in mente di prendere il microfono e annunciare quello che sta succedendo, e cioè che bisogna scendere e cambiare treno, perché quello dopo ci ha raggiunti (!!!). Insomma scrivo queste righe mentre sono ancora in viaggio.

Oggi NON timbrerò il mio biglietto, me lo terrò per un giorno in cui meriteranno i miei soldi. Così come se compro una bottiglia di latte ed è scaduta rivoglio i soldi indietro, allo stesso modo se pago 8 euro per un servizio e fa schifo sento il diritto di non pagarti. Anche perché questo è l'unico modo per farsi sentire, perché l'unica cosa che interessa a certi dirigenti sono i soldi.

lunedì, marzo 12, 2012

D'accordo con Fiorella

Seguo i post di Fiorella Mannoia sia su Twitter che su Facebook. Qualche giorno fa, in relazione agli eventi in Val di Susa, ha postato questo commento:

Allora io dico: siamo in crisi, almeno così dicono, si tagliano le pensioni, i servizi sociali, il sostegno ai disabili, non c'è una lira da investire sulla ricerca, la scuol pubblica è abbandonata a se stessa, non ci sono insegnanti di sostegno, e comunque non abbastanza, il paese è fermo, immobile, senza uno straccio di speranza per il futuro, almeno per ora, i nostro patrimonio artistico cade a pezzi, si tagliano fondi alla cultura (brutto segno!) l'Aquila è diventata un'altra Pompei, come avevamo tutti sospettato e nessuno fa una previsione su quando come e se partirà uno straccio di ricostruzione., la pressione fiscale non accenna a diminuire, la corruzione dilaga, i comuni non hanno più una lira e i servizi sono quello che sono, la Polizia di stato non ha più neanche i soldi per mettere la benzina sulle auto che spesso versano in condizioni pietose nei garage. Ci sono interi quartieri ad alto rischio di criminalità che non hanno nemmeno un posto di Polizia nè un pronto soccorso, abbiamo una una rete ferroviaria che, a parte il Freccia Rossa è da terzo mondo, treni interregionali che non arrivano, sporchi, affollati ....potrei continuare, ma mi fermo qui. Sarà che sono una donna e quindi pragmatica, e sarà che le donne hanno sempre avuto il ruolo di far quadrare i conti familiari, ma la cosa più elementare che una madre di famiglia, di quelle all'antica, fa per far quadrare i conti quando la famiglia è in crisi è TAGLIARE LE SPESE CHE NON SERVONO. A che cosa cacchio ci serve la TAV Torino Lione, quando il resto del paese da Roma in giù non ha nemmeno i treni? E penso alla Basilicata, alla Sicilia, alla Calabria e quelli che ci sono somigliano più a carri bestiame che vagoni? Quando non riesce a finire un tratto di autostrada da quarant'anni sulla Salerno Reggio??. È urgente? NO! È indispensabile? NO! Allora che cacchio la facciamo a fare??? Non potremmo utilizzare quel denaro per opere più necessarie in un momento come questo? O dobbiamo pensare che la lunga mano dell'inciucio sia arrivato anche in Val Di Susa??? Non è così vero??????

Non posso essere più d'accordo. Mi sono sempre domandato: ma se ai cittadini, a tutti i cittadini italiani non solo quelli della Val di Susa, fosse chiesto se è il caso di impegnare miliardi di euro negli anni a venire per costruire una ferrovia ad alta velocità, anziché indirizzarli alle scuole, alla costruzione di nuovi ospedali, al sostegno dei disabili, alla ricerca scientifica, all'edilizia popolare... secondo voi, cosa risponderebbero i cittadini? Farebbero la TAV?
Ovviamente no. E questo ci conduce a un'altra questione, immediatamente correlata. Chi è che davvero ci rappresenta? Voglio dire, se destra e centro e sinistra vogliono la TAV, mentre l'Italia intera ritiene che esistono milioni di altri modi per spendere il denaro pubblico, chi è che dà voce al cittadino?

L'altro giorno guardavo Servizio Pubblico e Maurizio Belpietro, con la solita faccia da culo (scusate il francesismo) si è rivolto ai cittadini che protestavano dicendo loro: ma voi li avete votati, questi che stanno al governo! Il suo ragionamento, sulla carta, non faceva una piega. La TAV è un'opera legittimata da questo governo e da tutti i precedenti, i quali sono stati legittimati a loro volta dal voto popolare. Quindi la colpa se si fa la TAV di chi è, se non di coloro che adesso stanno protestando?

Ma Belpietro, così come tutti gli altri giornalisti faccia da culo (scusate non trovo un termine più appropriato per certa gente) dimenticano una cosa fondamentale. Che grazie a loro, e alla classe politica attuale e precedente, la politica in Italia si è sempre più involuta, trasformandosi negli ultimi decenni in una grottesca parodia del bipolarismo all'americana. In pratica, tra stronzate come "il voto utile" e "governabilità" ci viene fatta passare da anni l'idea che il modello ideale di politica è quella bipolare: destra o sinistra. Anzi, centrodestra o centrosinistra. Anzi meglio ancora: o di qua o di là. Stai con noi, o stai contro. E sempre più ci siamo avvicinati a quel modello.

Il risultato? Beh il risultato è quello che Beppe Grillo denuncia da anni (e Beppe Grillo secondo me non ha sempre ragione, ma su questo è stato profetico): farci votare la merda meno fumante. Cioè votare la "meno peggio" tra due alternative. E' proprio questo che hanno fatto gli italiani nelle ultime dieci votazioni: hanno votato l'alternativa migliore. Non hanno votato chi poteva rappresentarli meglio, hanno votato che la pensava meno distante dal loro pensiero. Il meno schifoso.

Ecco allora perché né Belpietro, né chiunque altro, dovrebbe permettersi di denigrare le proteste adducendo come motivazione il fatto che la TAV è stata approvata da un governo votato proprio dai protestanti. Perché io credo, e lo credo fortemente, che anche se fra i protestanti ci fosse gente che ha votato per i politici che hanno approvato il progetto TAV, si è trattato di gente che li ha votati NONOSTANTE questi politici fossero favorevoli alla TAV, e non perché erano favorevoli. Fa una bella differenza, e dovrebbe farci riflettere su tante altre cose.

mercoledì, dicembre 14, 2011

L'opinione di una scrittrice fantasy

Interessante l'opinione di Licia Troisi sulla faccenda dell'omicida/suicida di Firenze, il tizio che i TG hanno sottolineato essere uno "scrittore fantasy" e "appassionato di Tolkien" tanto quanto "estremista di destra". Non me la sento di esprimere la mia opinione a riguardo adesso, comunque quello che scrive Licia Troisi è decisamente condivisibile. Interessante anche il suo post precedente, sull'onda dell'incendio al campo nomadi di Torino appiccato dai soliti coglioni di destra in seguito alla falsa denuncia di stupro di una sedicenne.

sabato, ottobre 01, 2011

L'evidente e attuale pericolo rappresentato dai capitani spaziali

Stamattina apro la mia pagina di facebook e ci trovo una interessante segnalazione da parte di Neil Gaiman (della cui pagina sono fan). Si tratta del post di un blog nel quale si segnala che a un professore universitario del Wisconsin è stato imposto di rimuovere dalla porta del suo ufficio un poster di Firefly, perché il capo della polizia scolastica lo considerava diseducativo. Ne nasce una interessante riflessione sul fascismo, sulla violenza e sul senso della censura.

Il post del blog segnalato da Neil Gaiman è questo qui. Si intitola "L'evidente e attuale pericolo rappresentato dai capitani spaziali." Se conoscete un minimo l'inglese sarà facile comprenderne il testo, altrimenti proverò a tradurlo/riassumerlo qui di seguito.

*****

James Miller, un professore dell'Università del Wisconsin, è un fan di Firefly, la serie di fantascienza dalla vita assai breve creata da Joss Whedon. Evidentemente Lisa A. Walter, il capo della polizia scolastica, non lo è. Dopo che Miller ha affisso sulla porta del suo ufficio un poster di Firefly, Walter l'ha rimosso, percependolo come un evidente e attuale pericolo per la sicurezza pubblica. Il poster raffigurava Nathan Fillion nel ruolo di Malcolm "Mal" Reynolds e riportava una didascalia tratta dal primo episodio della serie: "Se mai ti ucciderò, sarai sveglio. Mi starai affrontando. E sarai armato." (era una risposta alla domanda di uno dei passeggeri che si chiedeva se avesse dovuto temere di essere ucciso nel sonno).
In una email del 16 settembre, Walter spiegava a Miller che "è inaccettabile aver esposto qualcosa che fa riferimento al fatto di uccidere qualcuno" e quando Miller le chiese di rispettare i "diritti espressi nel primo emendamento", Walter gli rispose che appendere un poster non era uno di quelli: "La libertà di espressione può essere limitata in seguito al ragionevole dubbio che questa causi materiale e/o sostanziale interferenza alle attività scolastiche e/o che costituisca una minaccia alla sicurezza. Abbiamo appreso dell'affissione del poster e l'abbiamo interpretato come una minaccia perché altri avrebbero potuto interpretarlo come un modo per incoraggiare azioni simili a quelle indicate su di esso. Il poster poteva indurre gli altri a temere per la propria incolumità, quindi è stato rimosso."
Per protesta alla censura, Miller ha affisso un poster arancione con l'immagine di un poliziotto che manganella un uomo a terra e la scritta "PERICOLO: FASCISMO" a grossi caratteri. "Il fascismo può causare danni contundenti e/o morte violenta" diceva poi un piccolo riquadro sotto la scritta più grande "Tenete il fascismo lontano da bambini e da animali domestici."
A questo punto secondo voi la Walter ha forse ceduto, comprendendo l'errore della sua precedente decisione, e ha restituito a Miller il poster di Firefly porgendogli le sue scuse? Neanche per scherzo. Ha rimosso anche il nuovo poster, e ha esposto le sue ragioni in un'altra email.
"Il poster è stato rimosso perché raffigurava scene di violenza e di morte. Il consiglio direttivo della sicurezza del campus si è riunito ieri e ha preso la decisione che quel poster andava rimosso. Allo stesso modo sarà rimosso qualsiasi poster il cui messaggio possa causare materiale e/o sostanziale interferenza alle attività scolastiche e/o che costituisca una minaccia alla sicurezza."
Miller è stato poi convocato per discutere "le ragioni esposte dal consiglio direttivo della sicurezza del campus" assieme ad altri. Nel frattempo la Fondazione per i Diritti delle Persone nell'Educazione ha fatto richiesta che l'amministrazione faccia un passo indietro e che si restituisca la libertà di espressione a Miller. Si fa notare che, al contrario dei poster esposti da Miller, il comportamento del capo della polizia scolastica Walter rappresenta davvero una "seria minaccia".

*****

Riflessioni a margine. Mi sovviene di quando chiesero a Marilyn Manson se le sue canzoni istigassero la gente alla violenza, e lui rispose: di certo non di più dell'esempio di un presidente che bombarda uno stato per il petrolio. Nel caso sopra esposto, il poster non rappresentava nessuna minaccia, mentre il comportamento della polizia scolastica sì. Altra riflessione a margine: come vedete la parola fascismo, fuori dall'Italia, non viene mai tacciata di indicare un "evento storico del passato ormai distante". Fascismo ha un significato, anche oggi, e non bisogna avere paura di usarlo. E' una parola attuale, come attuale sono gli episodi di fascismo ai quali è possibile assistere ogni giorno attorno a noi. Infine: grazie Neil Gaiman per avermi segnalato il pezzo.

sabato, maggio 21, 2011

L'allarme sociale

Maledetti comunisti! Infiltratisi da anni all'interno della redazione di Famiglia Cristiana, i preti rossi hanno confezionato un editoriale al vetriolo contro il premier, che da qualche giorno se ne va in giro per televisioni e piazze fomentando le masse contro fantomatiche minacce di stalinizzazione delle città, di invasioni islamiche, di regni dominati da rom. Il tutto ovviamente se gli elettori si ostineranno a votare ancora per il pacato Pisapia, uno che già per come porta i capelli si capisce che è un terrorista, probabilmente supportato da frange estremiste di brigatisti nascoste nei centri sociali di Milano.

Bello anche l'articolo "benvenuti a sgomberopoli" dove i giornalisti rossi di questo giornale finto-cattolico (o meglio cattocomunista, come piace a Bossi) fanno notare come gli sgomberi siano solo una mossa di propaganda, e che i rom vengono fatti semplicemente spostare a forza da un campo all'altro senza nessun progetto di integrazione sociale, che pure in passato, quando finanziato, aveva dato ottimi risultati. Chi ci rimette alla fine, fa notare l'articolista, sono i bambini.
Dice la Comunità di Sant'Egidio (evidentemente altra roccaforte di cattolici stalinisti): “Malgrado la disponibilità di risorse messe in campo dalla UE per l’integrazione, proseguono in Europa politiche basate sulla sola emergenza che alimentano paura e pregiudizi. Anche in Italia raramente si realizzano politiche di inclusione e ci si limita spesso a inutili operazioni di “sgombero senza alternative”, che non risolvono i problemi, aggravando la condizioni di vita dei rom e aumentando l’allarme sociale.”

Per concludere, ho recentemente dibattutto con un amico del PD che accusava il movimento 5 stelle (quello di Grillo) di essere arrogante e poco umile. Credo che sia vero. Il PD resta comunque un partito inutile, il partito della gente che crede nel biblico "non disperdere il voto" e che viene votato per non far vincere quegli altri. Non li voterei mai. Ho letto però con piacere, su il Fatto quotidiano, una interessante riflessione di Paolo Flores D'Arcais in cui questi invita Grillo a smetterla di dire che "sono tutti uguali". Credo che sia importante non cedere al qualunquismo. C'è lo schifo, l'indecenza, il non-votabile... e c'è il votabile. Già se in Italia qualche volta vincesse il votabile, mi sentirei più felice di vivere in questo paese. Comunque, io continuo a dire che quando non si hanno alternative e si è costretti a votare il votabile, la democrazia è al crepuscolo.

venerdì, maggio 20, 2011

Don Milani e l'acqua pubblica

"Chi non crede dirà allora di noi che pretendiamo di saper troppo, avrà orrore dei nostri dogmi e delle nostre certezze, negherà che Dio ci abbia parlato o che il Papa ci possa precisare la parola di Dio. Dicendo così avrà detto solo che siamo un po’ troppo cattolici. Per noi è un onore. Ma sommo disonore è invece se potranno dire di noi che, con tutte le pretese di rivelazione che abbiamo, non sappiamo poi neanche di dove veniamo o dove andiamo, e qual è la gerarchia dei valori, e qual è il bene e quale il male, e a chi appartengono le polle d’acqua che sgorgano nel prato di un ricco, in un paesino di poveri."
- Don Lorenzo Milani.


Tanto per ricordare che fra meno di un mese si vota per impedire la completa privatizzazione dell'acqua e il rincaro delle tariffe a favore dei privati che prenderanno in gestione gli impianti. Certo sono importanti anche gli altri due quesiti, per impedire che si investa nel nucleare e per bocciare l'ennesimo schifo di legge ad personam a favore dei soliti politici sotto processo. Maggiori informazioni su perché è fondamentale andare a votare e votare sì, le trovate qui.

Colgo l'occasione per fare i complimenti al popolo intero della Sardegna, che lo scorso weekend, con un devastante 97% dei voti, si è espresso contro il nucleare nella loro bellissima isola. Siete mitici, cazzo! Vi stimo tantissimo.

Vorrei anche far notare che questo referendum non è stato accorpato alle elezioni amministrative, costringendo gli italiani a tornare alle urne a distanza di un mese e sprecando una quantità del tutto inutile di denaro pubblico (stiamo parlando di centinaia di milioni di euro). Insomma i soldi non ci stanno mai, tranne che per boicottare i quorum ai referendum scomodi. O per pagare le auto blu ai politici. O per finanziare i partiti (li chiamano rimborsi). O per comprarci caccia bombardieri. Sempre la solita storia.

giovedì, aprile 14, 2011

Se avete coraggio esultate


Con amarezza scopro un blog in cui si esulta per la vittoria di Berlusconi sulla legge italiana, dopo l'approvazione della legge sul processo breve. La sinistra è definita "rosicona" (ma la sinistra in parlamento non c'è più, c'è solo il PD) perché vorrebbero trombare come fa Berlusconi e non possono. Ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, è un paese libero (o è quel che ne resta) ma a me certi commenti hanno strappato sorrisi a denti stretti... tranquilli probabilmente sono solo io che sono un deficiente. Mi sono sentito gravato da maschilismo, cinismo, becerezza, insensibilità, superficialità... una serie di cose spiacevoli che vorrei non appartenessero a questo mondo, figuriamoci a questa Italia.

Dopo l'approvazione della legge tronca-processi (quella che loro chiamano processo breve) molti cittadini italiani non avranno più giustizia. Molti altri, a dire la verità, perché sappiamo già che in Italia grazie a una alchemica combinazione di leggi che riducono i tempi di prescrizioni, amnistie, depenalizzazioni, leggi che permettono di spostare processi, ricusare i giudici, affarismo degli avvocati, burocrazia, assoluta mancanza di fondi e condizioni penose nelle quali magistrati e giudici sono costretti a lavorare, il risultato è che la stragrande maggioranza dei reati resta impunita (vedi l'analisi di Bruno Tinti nel suo libro Toghe Rotte).

Adesso alla già enorme quantità di persone e famiglie che non avranno mai giustizia, se ne aggiungeranno altri, altri italiani qualsiasi, che non possono che gridare disperati.
Mi sento davvero vicino ai famigliari dei morti della Tyssen, alle famiglie derubate dalla Parmalat, ai frodati dalla Cirio, agli aquilani ancora senza pace, ai parenti dei poveri pazienti della Clinica della Morte e a tutti quelli la cui giustizia vale meno di quella di un mignottaro ottantenne che il 20% degli italiani (non la maggioranza) continua a votare, probabilmente perché si comporterebbe allo stesso modo se avesse i miliardi che ha lui. Insomma in sintesi non so da che parte stiano i "rosiconi" a destra oppure a sinistra, e non me ne frega un cazzo. A me 'sta storia fa schifo e basta.

Aggiungo una notiziola gradevole. Alfano è stato contestato a Berlino. Grazie.

venerdì, marzo 25, 2011

A proposito di giustificazioni

Di nuovo, mi sento in dovere di consigliare un articolo apparso sul Fatto Quotidiano riguardante il reale fabbisogno elettrico dell'Italia. Al di là di quello che c'è scritto (se vi interessa, leggetelo), mi sembrava interessante riflettere sul pretesto iniziale del pezzo. E cioè il fatto che tutti dicono: "compriamo l'elettricità dalla Francia, tanto vale mettere anche noi le centrali nucleari".


Lo si sente dire spesso. E' una frase che rientra nella grande categoria delle "supercazzole giustificate dalle supercazzole" ...una categoria, modestamente, di mia invenzione. Cioè è come quando qualcuno ti dice: ehi stai buttando la cartaccia a terra! e tu gli rispondi: ma lo fanno tutti!
Ecco: supercazzola giustifica supercazzola. Qualche giorno fa quel coglione di Giuliano Ferrara ha montato su una puntatina della sua trasmissione sull'evangelico "chi è senza peccato scagli la prima pietra" e partendo dalle parole di Gesù intendeva giustificare le puttanate (letterali) del nostro presidente del consiglio. Ma Gesù certo non intendeva dire che se esiste un malcostume, allora si è giustificati. Gesù insomma non giustificava le supercazzole con le supercazzole.
Forse Ferrara scambia Gesù con Craxi (capita spesso, soprattutto a una certa corrente politica), il quale, Craxi, quando fu chiamato in parlamento a giustificare i soldi che si era fregato e le mazzette che giravano nel suo partito, si giustificò dicendo più o meno: ma lo fanno tutti!

Bisognerebbe prendere il coraggio a due mani e cominciare a dire che se una cosa fa schifo, se un comportamento è ingiusto, degradante, violento, ignobile, deprecabile... beh lo resta anche se ci sono esempi numerosi e illustri che ne fanno sfoggio. Perché l'umanità procede verso livelli di civilità e di progresso maggiori, indipendentemente dall'esempio di questi esseri (anzi direi, nonostante l'esempio di questi esseri), e bisogna smettere di giustificare lo schifo con lo schifo. O la supercazzola con la supercazzola.

venerdì, febbraio 25, 2011

Siamo noi i barbari?

Quella che vi posto di seguito è una lunga ma interessantissima riflessione di Mauro Volpi (costituzionalista e consigliere del Csm) sul degrado dei costumi e della società civile italiana. Mi rendo conto che si tratta di molte righe, ma vi consiglio di leggerlo.

Comincia a farsi strada nella cultura italiana, dopo aver molto insistito sulle derive del potere politico e delle modalità del suo esercizio, l’esigenza di interrogarsi sullo stato della “società civile” nel nostro paese. [...] La mia risposta questo interrogativo è che in Italia vi sono non da oggi svariati segni di imbarbarimento e di degrado. Il degrado è economico, sociale, valoriale, etico, culturale, civile e politico.

Cominciamo dal primo, il degrado economico. [...] Come scrive Francesco Marsico, in Italia dai dati Istat relativi al 2008 risulta che il numero di famiglie situate al di sotto della “povertà relativa” è l’11,3% del totale, mentre quelle che vivono in condizioni di “povertà assoluta” sono 1.226.000, pari al 4,9% della popolazione. Dai dati forniti dalla Banca d’Italia relativi al dicembre 2009 risulta che il 10% degli italiani detiene il 44% della ricchezza nazionale, mentre di questa solo il 10% spetta alla metà meno abbiente della popolazione. Altro prodotto di quel modello di sviluppo è la precarizzazione del lavoro che assume tre aspetti, tra loro connessi. Il primo è quello di una nuova mercificazione del lavoro, che pregiudica le garanzie (a cominciare dalla sicurezza, visto che l’Italia è tra i primi paesi in Europa per numero di infortuni mortali sul lavoro) e i diritti dei lavoratori (come il diritto di sciopero e quello di scegliere i propri rappresentanti sindacali all’interno del luogo di lavoro). Il secondo è quello della disoccupazione, che colpisce tutte le fasce di età, ma in Italia è particolarmente drammatica per i giovani, tra i quali raggiunge una percentuale ormai vicina al 30%. Infine vi è la precarietà del lavoro, che spesso è solo un lungo e tormentoso passaggio verso la disoccupazione e frustra qualsiasi possibilità per i giovani di costruirsi un futuro.

Il degrado sociale consiste non solo nel peggioramento delle condizioni di vita di ampi strati della società, ma anche nella perdita (o nella debolezza) di riferimenti di tipo collettivo. Esso sfocia spesso nell’individualismo, che è cosa ben diversa dal “personalismo”, al quale si ispira l’art. 2 della Costituzione, in quanto tende a sacrificare la dimensione sociale della persona a vantaggio di una posizione di isolamento e di chiusura verso gli “altri”, posizione che porta talvolta a confondere la propria libertà con l’arbitrio e con la sopraffazione nei confronti delle altre persone. Altri aspetti del degrado sociale sono l’esaltazione del corporativismo, accentuato in Italia dal ruolo fondamentale giocato storicamente dalle corporazioni e dalle “caste”, e del familismo, che determina una promozione sociale in gran parte basata sul legame parentale. [...]

Il degrado valoriale deriva innanzitutto dallo smarrimento della memoria storica, senza la quale un popolo non può avere futuro. [...] Così alla vigilia del centocinquantesimo anniversario dell’unità nazionale si sono manifestati rigurgiti nordisti da un lato e nostalgie borboniche dall’altro, accomunati da un comune sentimento anti-unitario. A sua volta la Resistenza è stata equiparata al fascismo, come se le ragioni di chi lottava per la libertà e la liberazione nazionale fossero le stesse di chi difendeva un regime autoritario e combatteva insieme all’esercito tedesco al servizio del nazismo. [...]
Allo smarrimento della memoria si accompagna la perdita di valori di riferimento. A proposito di questa i vertici della Chiesa cattolica hanno individuato nel “relativismo” il male epocale delle società occidentali. Qui pare opportuno richiamare le parole di Gustavo Zagrebelsky, secondo le quali “la democrazia è relativistica, non assolutistica”, nel senso che “non ha fedi o valori assoluti da difendere, a eccezione di quelli sui quali essa stessa si basa”. Quindi essa non può essere relativistica “sulle questioni di principio, quelle che riguardano il rispetto dell’uguale dignità di tutti gli essere umani e dei diritti che ne conseguono e il rispetto dell’uguale partecipazione alla vita politica e delle procedure relative”. Ebbene, proprio questi sono i valori che vengono ad essere messi in discussione. Quale rispetto vi è per la dignità e per i diritti degli immigrati, considerati non come esseri umani, ma come braccia da lavoro da sfruttare o “carne da macello” da respingere versi i campi di concentramento del deserto libico? E dei giovani, disoccupati o precari malpagati, comunque privati del proprio futuro? E delle donne, umiliate, offese e viste non come persone in sé, ma, per usare le parole del Presidente del Consiglio (pronunciate nel settembre 2010 in una conferenza-stampa con Zapatero), come “il più grande regalo di Dio all’uomo”? E degli omosessuali, considerati come dei “diversi” da colpire o dei malati da curare? E poi quanto è garantita la uguale partecipazione alla vita politica dalla struttura personalistica e oligarchica del sistema politico e da un sistema elettorale, che, dietro il mito dell’elezione diretta del Governo, trasforma gli elettori in soggetti muti chiamati a ratificare le scelte imposte dall’alto? In pratica viene pregiudicata la libertà degli elettori [...]. Ebbene, il popolo italiano può scegliere un partito e dare il potere al capo di una coalizione di maggioranza relativa, che ottiene la maggioranza dei seggi grazie ad un assurdo premio inesistente nelle altre democrazie, ma non è libero di scegliere i propri rappresentanti.

Altrettanto evidente è il degrado etico che si è diffuso nella società grazie alla propaganda, veicolata dai mezzi di comunicazione di massa, di un modello di vita basato sulla ricerca del successo ad ogni costo e del guadagno facile, nel quadro di una feroce competizione con gli altri e del sacrificio di ogni visione solidaristica. Non c’è da stupirsi se perfino l’idea di “utilizzare” il proprio corpo per fare carriera (che significa svendere la propria dignità) sia stata giustificata da un esponente politico di primo piano del centro-destra, attualmente sottosegretario al ministero dell’istruzione [...]. E se di fronte ad una giovane precaria il Presidente del Consiglio nel marzo del 2008 non abbia trovato di meglio che invitare le giovani donne a sposarsi con rampolli di ricche famiglie.

Il degrado culturale appare evidente all’interno della scuola e dell’università, cioè dei luoghi deputati alla trasmissione del sapere e alla formazione delle nuove generazioni, all’interno dei quali si tenta di imporre una concezione mercantilistica della istruzione. Basti pensare alle tre “famose” i (internet, inglese, impresa), poste a fondamento dell’educazione pubblica nelle scuole dall’ex ministro Moratti [...]. Si potrebbe ironizzare sul fatto che chi ci governa ha volutamente dimenticato la “i” più importante, l’italiano, inteso come l’insieme della cultura di base, letteraria, storica, filosofica, giuridica, scientifica, che fa di noi un popolo. Ma in realtà viene ad essere mortificato il ruolo fondamentale della scuola e dell’università di trasmissione della cultura e di sviluppo della ricerca di base, che è indispensabile anche per un’utilizzazione corretta e proficua dei nuovi strumenti tecnologici. [...] Il degrado culturale deriva anche dall’uso che viene fatto dei mezzi di comunicazione di massa. In passato la televisione ha svolto un ruolo innegabile nella diffusione della lingua e della cultura nel popolo italiano; oggi contribuisce fortemente alla sua diseducazione, configurandosi come un modello di “cattiva maestra”, per usare l’espressione di Popper, e propagando una video-politica che trasforma il cittadino in homo videns (come sottolinea Sartori), non più partecipe ma succube, specie quando la televisione rappresenta per svariati milioni di persone l’unica fonte di informazione. Inoltre l’infima qualità della grande maggioranza dei programmi televisivi veicola un modello di vita edonistico e consumistico, producendo un ribaltamento tra fiction, posta al centro dell’attenzione, e realtà, trascurata e relegata in secondo piano.

Il degrado civile si manifesta nello scarso rispetto per le regole di qualsiasi natura, da quelle di costume a quelle etiche a quelle giuridiche. L’inosservanza di elementari regole etiche e di correttezza da parte di uomini pubblici viene relegata nel gossip. Le violazioni della legalità sono spesso sopportate o giustificate in nome dell’eccessiva rigidità delle regole (come ha fatto più volte il Presidente del Consiglio per l’evasione fiscale, l’11 novembre 2004 anche di fronte al comando generale della Guardia di finanza). La Costituzione nei suoi principi e nelle sue regole essenziali viene ignorata o relegata in una sfera extragiuridica o in quella dell’antimodernità. Come se il fatto di avere più di sessant’anni fosse di per sé sinonimo di vecchiezza. L’attacco ripetuto e costante contro la Costituzione, al quale la politica trova assai comodo addebitare i disastri e l’incapacità innovativa derivanti dalla propria insipienza, va a colpire al cuore quell’insieme di valori che dovrebbe essere di guida e di modello per tutti, e in particolare per i titolari di funzioni pubbliche. Indici concreti del degrado civile sono l’evasione fiscale, calcolata da Confindustria in 120 miliardi l’anno, la corruzione, che ha fatto collocare l’Italia al sessantasettesimo posto nella classifica stilata per il 2010 da Transparency International e che secondo la Corte dei Conti ammonterebbe a 60 miliardi all’anno, e infine la diffusione nella economia e nella società della grande criminalità. [...]

Vi è infine un degrado politico che pregiudica il corretto funzionamento delle istituzioni. I partiti appaiono come entità oligarchiche sempre più distaccate dalla società e negli ultimi venti anni si è imposto il modello del “partito personale” (secondo la felice espressione di Mauro Calise), il cui compito fondamentale non è di rappresentare interessi sociali, [...], ma quello di lanciare un leader che appaia in grado di rimanere più a lungo possibile al potere. In Italia il fenomeno è stato accentuato dalla radicalità della crisi che all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso ha colpito il sistema politico e dalla successiva commistione tra potere politico, economico e mediatico, che ha portato all’emergere di un capo carismatico, il quale ha dato vita ad un partito votato al culto della sua personalità e alla difesa dei suoi interessi privati (economici e giudiziari). [...]
Il degrado politico determina l’inesistenza di una qualsiasi etica pubblica, che viene spesso condannata come moralismo. Ciò comporta che il comportamento indecoroso e socialmente o eticamente riprovevole di un uomo politico non porta al suo allontanamento o a sanzioni politiche, ma viene giustificato finché non vi sia una sentenza definitiva di condanna della magistratura. [...] Di fronte a comportamenti ingiustificabili e degradanti viene poi invocata la privacy dell’uomo pubblico come sfera che non tollera alcuna intromissione e che giustifica qualsiasi comportamento, anche il più vergognoso e contraddittorio rispetto agli “ideali” proclamati pubblicamente, e quindi perfino la commissione di reati (la maggioranza dei quali, come si sa, vengono commessi in privato). Si dimentica volutamente che il livello di tutela della privacy di un uomo pubblico è necessariamente inferiore rispetto a quello di un comune cittadino. E che in base all’art. 54, c. 2, Cost. i titolari di funzioni pubbliche “hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”. Naturalmente la tanto invocata privacy non vale più nei confronti di chi si permette di criticare o di controllare uomini potenti. Questi viene esposto ad attacchi mediatici, basati su notizie di scarsa rilevanza, quando non inventate (come nel caso Boffo) o mediaticamente costruite sul nulla (come per il giudice Mesiano), o sulla minaccia di pubblicare notizie sgradevoli. Certo, si può sostenere con buoni argomenti che la classe politica è lo specchio della società attuale. Ma si tratta di una ben magra consolazione, perché da quando si è affermato il suffragio universale i cittadini sono stati convinti che fossero chiamati ad eleggere i “migliori”, quelli che per capacità di esprimere interessi sociali, per cultura, per qualità umane, apparissero come i più degni di rappresentarli. Nel momento in cui la qualità e la dignità della rappresentanza vengono degradate al livello medio (o forse anche più basso) esistente nella società, essa perde di ogni credibilità e la nobile professione del politico viene ad essere appannaggio di persone in cerca di successo e che sarebbero incapaci di emergere in qualsiasi altra attività umana.

Mauro Volpi - da I barbari siamo noi? Una riflessione sui costumi incivili degli italiani.

lunedì, ottobre 19, 2009

Oh cielo!!! I calzini turchesi ce li ho pure io!!!

Beh non posso non aderire alla campagna promossa dalla redazione de Il Fatto, in risposta al servizio "punitivo" in stile pidduista confezionato da Mediaset su Raimondo Mesiano.
Anche perché, i miei calzini turchesi sono la sfortunata conseguenza di un bucato troppo colorato nel quale si erano malauguratamente infilati, con il risultato che anche io adesso sono una persona bizzarra e sospetta, perché di tanto in tanto anche io indosso calzini turchesi!!! ...e non solo. Quando il barbiere è chiuso, non potendo fumare una sigaretta (perché non fumo) sicuramente mi leggerei un fumetto oppure farei una partita con qualche giochetto idiota dell' I-phone. Quindi, sono assai più strano del notorio magistrato. Forse dovrei essere messo an
che io sotto sorveglianza speciale da parte di Canale 5?

giovedì, aprile 16, 2009

Niente elemosine

Condivido e pubblico.

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo.
So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede.
Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.
Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera.
Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo.
Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.
C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente? Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.
Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa?
A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata.
Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.
Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know–how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

- Giacomo di Girolamo

giovedì, aprile 09, 2009

Studio Aperto, Giuliani e il Terremoto



Non commento il video qui sopra, si commenta da solo. Ma voglio aggungere qualcosa.
In queste ore il conto delle vittime del terremoto in Abruzzo si sta avvicinando ad una cifra reale e stabile: più di 270 morti. Centinaia sono i feriti, anche gravi (ogni volta che si parla di "feriti" uno si immagina un tizio con una escoriazione sulla testa che parla al cronista di turno... ma se non sei morto, sei ferito, e bisognerebbe dare a questa parola un valore assai più drammatico). Migliaia le persone che non hanno più una casa, e molte di loro hanno perso molto di più.
Di fronte a questi momenti, è inutile schifarsi del circo politico che gira in televisione, una specie di gara a chi è più prodigo nelle promesse. Ci sono centinaia di volontari che stanno aiutando le vittime del terremoto a riprendersi da quanto è accaduto, ma non appena la notizia scivolerà via dai telegiornali, ci sarà davvero bisogno di una mano. Spero che in molti, quest'estate, si ricordino degli abitanti di L'Aquila, perché sarà allora che ci sarà bisogno di sentirli vicini, anche solo dal punto di vista umano. Fra tre mesi le loro case non saranno risorte, ma l'enfasi della catastrofe avrà abbandonato gli schermi e anche i discorsi dei politici, visto che la campagna elettorale "scade" a Maggio. Facciamoci vivi.

venerdì, febbraio 06, 2009

Andiamo a fare una ronda!

Bene bene! Adesso in Italia anche le ronde dei volontari sono state legalizzate! ...un emendamento del PD ha impedito che i volontari potessero girare armati o sostituirsi completamente alle forze dell'ordine. Grazie PD. Non potranno sparare al primo rumeno che fa tardi la sera, resta il fatto che adesso abbiamo legalizzato i "giustizieri della notte".

Poi ho saputo che adesso i medici curanti possono denunciare i clandestini che vengono a chiedere cure presso di loro (prima non potevano). Qualcuno si è chiesto perché non potessero farlo, fino ad ora? Quando si toglie una legge o se ne fa un altra, bisognerà pur chiedersi che ci stava a fare quella precedente. Altrimenti si rischia di fare una cazzata.
Facciamo un esempio. Sono un etiope di trent'anni, sono clandestino e lavoro in nero presso un cantiere gestito dalla mafia. Cado e mi fratturo un braccio. Dove vado a farmi curare? Al pronto soccorso? Ma con la nuova legge rischio che mi denuncino, non sono più tutelato. Meglio andare da un mio amico che si sta ancora laureando in medicina, ma che intanto "esercita la funzione" in maniera clandestina. Così rischio una cura approssimativa, potrei restare menomanto, non ho garanzie di poter continuare a lavorare e soprattutto pago tutto in nero. Complimenti alla nuova legge! Abbiamo dato una mano alla mafia, alle cliniche clandestine, alla medicina illegale, alle pratiche sanitarie in nero e soprattutto, per combattere la clandestinità, abbiamo aumentato il rischio di morte di centinaia di poveracci che vengono qui solo per lavorare. E per cosa?
L'immigrazione non aumenta la criminalità. Non c'è proprio correlazione.

Vorrei trovare una definizione migliore per i firmatari di queste leggi del cazzo, ma per ora me ne vengono solo di non pubblicabili.

lunedì, gennaio 19, 2009

Come al solito si discute del dito


C'è una guerra omicida a Gaza, con decine di morti ogni giorno, compresi bambini. Dopo un po' però la guerra non fa più notizia, e nei TG lo spazio dedicato alla strage di Gaza (giustificata? ingiustificata? sticazzi) si assottiglia sempre di più. Poi arriva Santoro, che ci imbastisce sopra una puntata di Annozero da far cagare, per ospiti e per conduzione. Una marea di interventi a sproposito, di cagnara sul niente, di discussioni vuote. Alla fine cosa succede? Succede quello che succede sempre in Italia. Che quando un dito indica la luna, i coglioni guardano il dito. E quindi se il dito in questo caso era la puntata di Annozero, con tutti i suoi difetti, e la luna era la guerra in terra santa, la discussione che ne scaturisce su cosa potrà mai essere? Ma è ovvio! Su Annozero.

Vi lascio leggere il commento che ne fa il Manifesto. La vignetta è di Internazionale.

Norma Rangeri
"Annozero",
è bufera su Santoro

Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, telefona al presidente della Rai, Claudio Petruccioli, per dirgli che «è stato superato il livello di decenza». Il capo del governo, Silvio Berlusconi, si esibisce in una nuova versione del celebre “si contenga”. Il governo israeliano, attraverso l'ambasciatore Gideon Meir, scrive una lettera al presidente della Rai, protestando «la mancanza di professionalità, inadatta alla televisione pubblica italiana». Indecente non è il massacro di Gaza, ma un programma di Michele Santoro dedicato all'atroce carneficina.
Uno stato estero, la terza carica della repubblica italiana, il presidente del consiglio sparano cannonate contro un Annozero sulla guerra dei bambini uccisi sotto gli occhi del mondo, in diretta tv, come è accaduto ieri, quando mentre era al telefono con un'emittente israeliana, Ezeldin Abu el Aish, ha visto atterrargli in casa una bomba e cinque sue figlie morirgli accanto.
Sull'attenti la risposta di Petruccioli: «Santoro merita critiche severe». Del resto, per scatenare l'offensiva del partito filoisraeliano basta denunciare il carattere “punitivo” dell'offensiva, definendola «un massacro non una guerra», come ha fatto Massimo D'Alema, nel silenzio dei suoi compagni di partito.
Quella dedicata alla strage degli innocenti di Gaza, non è stata una delle migliori serate di Annozero. Andamento confuso, atmosfera nervosa, interventi ripetitivi, protagonismi degni di miglior causa. Come la teatrale uscita di scena di Lucia Annunziata, ospite della trasmissione di Santoro. Più che alla «guerra dei bambini», l'ex presidente della Rai, sembrava interessata a discutere dell'impostazione del programma di cui era ospite. Rubando il mestiere a un Mastella qualsiasi, dopo aver ripetutamente accusato Santoro di “faziosità”, offesa dalla replica dell'amico e collega («non dire le fesserie che tutti dicono contro di noi, ma quali meriti pensi di acquisire?»), si è alzata e se ne è andata. Su un tappeto rosso di complimenti bipartisan, una valanga di dichiarazioni che per tutto il giorno hanno intasato le agenzie di stampa.
La politica si era meritata la performance migliore nella sfuriata finale di un Santoro urlante contro la luna, contro la politica «che non fa un tubo, che è impotente».
Mirando però al bersaglio sbagliato («Veltroni andasse a Gaza anziché in Africa»), visto che il leader del Pd, almeno per i bambini sterminati dalla fame, prova a fare qualcosa.
E quale sarebbe la colpa? Aver fatto confrontare giovani palestinesi con giovani israeliani? Aver mostrato l'ospedale di Gaza? Non aver rappresentato in par condicio le ragioni degli uni e degli altri per mettere in primo piano «le cose che stanno accadendo per come stanno accadendo?». Sul punto Santoro ha ragione da vendere. Politicamente e giornalisticamente. Quando i morti sono uno a mille, quando i bambini uccisi sfiorano i quattrocento, il giornalista ha il dovere di titolare “la guerra dei bambini”. Per poi chiedere ai suoi interlocutori cosa si propone Israele con questa guerra e cosa si prevede per il dopo.
La materia incandescente richiedeva però di scartare dal solito copione. Meno voci, più profondità, più governo delle emozioni, più informazione (quanti italiani sanno dov'è Gaza, cos'è la Cisgiordania, quale il reddito dei palestinesi...), più attenzione alla difficoltà di decodificare il tasso di manipolazione. Ma questi sono appunti e considerazioni che riguardano un gruppo redazionale. Se invece a insegnare come si fa giornalismo, come si declina l'attualità sono stati e governi, allora comandano solo gli elmetti.

mercoledì, gennaio 14, 2009

Aldo, Giovanni e Giacomo

Mentre ero in sala d'attesa dal dentista, mi è capitato di leggere un'intervista al trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo. In passato sono stato un loro grandissimo sostenitore, erano divertenti e spensierati, di quella spensieratezza che fa bene al cuore e che (forse) faceva bene un po' a tutti, in un momento in cui non c'era troppo bisogno di ricordarsi dove andavamo a finire... o meglio dove siamo andati a finie.

Giacomo poi era risultato da subito il tipo più interessante dei tre, perché non nascondeva la sua natura curiosa e la sua cultura particolarmente ricercata, che poi veniva sempre messa in ridicolo dagli altri due. Beh il loro ultimo film è uscito al cinema, un comico ad episodi a quanto pare, e loro sono tornati a quella spensierata comicità che mi piaceva tanto tempo fa.
Ora però mi chiedo se quella comicità mi si addica ancora. Anzi, lo so già: non mi si addice più. Non ho più voglia di ridere spensierato delle ridicolezze dei nostri piccoli difetti, sui luoghi comuni e su spigolature ispirate ad eventi banali della vita di tutti i giorni.
In questi anni sono cresciuto (o così credo, potrebbe anche essere considerata una "regressione", da molti). La tranquillità non mi basta più, mi va stretta. Questo non significa che io non sia sereno, significa solo che utilizzo la mia serenità per fare di più, ad esempio per avere a cuore qualcosa che è oltre me stesso e la mia vita.

Così, quando al TG passano le immagini della guerra in terra santa, mi incazzo. E mi incazzo quando leggo le notizie su Internazionale, e quando sento le cazzate che si sparano in parlamento (sì, a volte seguo anche quelle). E mi interesso di quello che accade, perché sento un po' mia la responsabilità di questo mondo, e di come andrà avanti.
Che c'entra 'sta roba con Aldo, Giovanni e Giacomo? Tutto parte da quell'intervista. Giacomo lì se la prende con la satira, dicendo che la satira "non fa più ridere" perché ormai trova ridicolo dover per forza costruire le battute sulle cazzate sparate dai politici. Allora, ecco un paio di riflessioni:

Nessuno obbliga un comico a fare battute sulle cazzate dei politici, quindi nessun comico deve sentirsi obbligato a farlo, però se una cosa non fa ridere un comico, non è detto che non faccia ridere nessuno. Lo stesso Daniele Luttazzi dice sempre che le sue battute devono per prima cosa far ridere chi le fa. Allora se la satira non fa ridere Giacomo Poretti, Giacomo Poretti è libero di non fare satira, ma non si permetta di dire che la satire "non fa più ridere" o che è discutibile costruire battute sulle cazzate dei politici. Perché costruire battute sull'attualità, sulle tragedie moderne, sulla politica infame e sulla ridicolezza di certi Vip è un DOVERE se chi ne è capace ne ha l'audacia e la capacità, giacché unisce alla risata l'informazione. Chi vuol ridere spensieratamente vada pure a vedersi Aldo, Giovanni e Giacomo. Io ormai con loro non mi diverto più come una volta. Mi perdoni Giacomo Poretti, a me piace la satira.

mercoledì, novembre 05, 2008

Dell'Utri risponde

Marcello Dell'Utri, pluricondannato per crimini di mafia, braccio destro di Silvio Berlusconi, uno dei vertici di Forza Italia, si è permesso di rispondere a qualche domanda a KlausCondicio, una trasmissione politica che viene messa online su YouTube, condotta da Klaus Davi. Vi invito a seguire il link relativo per rinfrescarvi le idee su questo tizio, al quale spesso ci si riferisce con il titolo di "onorevole". Io sul mio blog faccio fatica a non chiamarlo criminale faccia da culo.

Ad ogni modo, Klaus Davi ha intervistato Dell'Utri, rivolgendogli svariate domande sullo stato attuale delle cose in Italia. Qualsiasi persona sana di mente, dopo aver ascoltato le parole di Dell'Utri, avrebbe chiamato le forze dell'ordine per farlo prelevare a forza e condurre in carcere. Ma siamo in Italia, mica in un paese normale. Dell'Utri prenderà voti anche alle prossime elezioni, nonostante le tonnellate di merda che è riuscito a vomitare dalla bocca durante questa intervista.
Da il Manifesto:

MANGANO ERA UN EROE
[...] "Tra le tante persone assunte ad Arcore - spiega Dell'Utri - c'era anche Mangano, che io conoscevo e sapevo bravo nella conduzione degli animali, perché lì c'erano soprattutto cani e cavalli. Mangano fu scelto per stare ad Arcore come stalliere e si comportò benissimo".
"Mangano, malato com'era -prosegue - sarebbe potuto uscire dal carcere e andare a casa, se avesse detto solo una parola contro di me o contro il presidente Berlusconi. Invece non lo ha fatto. Per me è un eroe, a modo suo. Un conto è dire così, un conto dire che è un eroe in senso assoluto". Il senatore, inoltre, respinge le voci di una presunta raccomandazione di Mangano da parte sua. "A parte il fatto che parliamo del 1974 - osserva - cercavamo semplicemente del personale adatto per la tenuta della casa di Arcore con i suoi 100 ettari di terreno".

ANTIMAFIA? RAPPORTO COSTI-BENEFICI SPROPORZIONATO
"L'Antimafia non è finita. C'é e ci sarà finché esiste la mafia ed è un bene. Credo, tuttavia, che, allo stato attuale, il rapporto tra costi e benefici sia assolutamente sproporzionato, soprattutto quando alcuni procuratori antimafia 'fanno politica'". Dell'Utri replica a Gian Carlo Caselli che aveva sostenuto l'impossibilità per i giudici di processare i politici collusi con la mafia. "E' giusto - aggiunge - che l'Antimafia faccia il suo lavoro e si impegni. Certamente tra le tante richieste e accuse che ha lanciato, alcune sono finite nel nulla. Ad esempio, io ero certo dell'innocenza di Calogero Mannino. Antimafia sì, insomma, ma evitando di fare politica. Questo per me è un must. In un Paese civile deve essere così. Purtroppo spesso non lo è stato. Non solo l'Antimafia, quanto piuttosto i procuratori di Palermo hanno usato molto e a sproposito lo strumento dell'aggressione politica. Io me ne sento in assoluto una vittima". "Non ci sarebbe stata l'accusa nei miei confronti - conclude - se non ci fosse stata la grande affermazione di Forza Italia in Sicilia nel 1994".

ANTIFASCISMO? E' OBSOLETO
L'antifascismo è "un concetto obsoleto. Ogni qual volta si tocca questo tasto - aggiunge Dell'Utri - succede un'insurrezione poiché questa situazione non è mai stata chiarita del tutto e la verità non è mai venuta a galla. Credo che ci sia ancora da lavorare da parte di tutti". "C'é anche da dire che il concetto di antifascismo, di per sé obsoleto - conclude - ritorna puntualmente in auge perché mancano nuovi argomenti seri di discussione e si finisce con il rivangare sempre gli stessi".

GOMORRA? NON E'GRANDE PUBBLICITA' PER ITALIA - "Penso che Roberto Saviano abbia ragione a voler andarsene dall'Italia. Il libro che ha scritto é un libro denuncia e in quanto tale oggetto di tante attenzioni poco piacevoli. Quindi capisco che possa avere paura, non ci vedo niente di male". "Certamente - aggiunge - non è una gran pubblicità per il nostro Paese anche se il male, purtroppo, esiste e quindi non possiamo negarlo. Forse però non dovrebbe essere enfatizzato in questo modo. Tuttavia non possiamo neppure negare che non ci siano questi problemi. Ad esempio il premier Berlusconi è andato a Napoli per affrontare il problema della monnezza ed è riuscito a toglierla dalle strade, ma la camorra non è altrettanto facile da estirpare". "Saviano - conclude Dell'Utri - è un fenomeno che è scoppiato dal punto di vista letterario: il successo di vendita del libro travalica qualsiasi critica. Il messaggio che dà alle future generazioni, anche se dovesse espatriare? Quello di essere delle persone oneste, che fungono da stimolo affinché lo Stato combatta la criminalità con tutte le forze e con correttezza" .

INTERCETTAZIONI: DELL'UTRI, ORA CI SONO ALTRE PRIORITA' - "Una legge la si fa quando anche all'interno della maggioranza ci sono degli accordi". "Penso che in questo momento ci siano altre priorità - aggiunge - comunque una legge sulle intercettazioni che consenta alla magistratura di poter svolgere delle indagini è difficile da farsi, quindi bisogna lavorarci con grande attenzione".

P2 STRUMENTALIZZATA PER NON PARLARE D'ALTRO - "La P2 è una cosa che è stata montata per non parlare d'altro. Certo, esisteva per fare affari, ma è stata sempre strumentalizzata, da 40 anni a questa parte. Non si è mai voluto mettere la parola fine. Non c'é niente da fare. E' il costume del nostro Paese: prima di cambiarlo ci vorranno generazioni" . Così il senatore del Pdl commenta il programma Tv condotto dal capo della P2 Licio Gelli. Dell'Utri rende noto di non essere "mai stato invitato". "Mi hanno fatto un'intervista - racconta - parlando dei diari di Mussolini che so che entrerà dentro. Gelli non lo conoscevo neanche ai tempi...".

CAMBIARE GLI UOMINI, AL TG3 SONO TROPPO DARK - "Negli ambienti della Rai ci sono ancora oggi dirigenti che sono stati messi dalla sinistra e che quindi rispondono a logiche di sinistra. E' difficile cambiare la televisione se prima non si cambiano gli uomini. E' difficile pensare che migliori la qualità della comunicazione quando a guidarla c'é gente che alimenta una visione negativa della vita". E' quanto afferma il senatore del Pdl Marcello a 'KlausCondicio' commentando la dichiarazione del premier Berlusconi secondo la quale la Tv è deprimente. "Qualcosa si sta già facendo - aggiunge - Berlusconi in prima persona continua a diffondere ottimismo. Io penso che qualcosa per forza dovrà cambiare, non so cosa, con la nuova Rai, ma comunque qualcosa cambierà". Come? Partendo da un nuovo approccio stilistico. "Le notizie, certo, bisogna darle - prosegue Dell'Utri - sennò si torna al fascismo, ma c'é modo e modo di comunicarle. Magari con conduttori più gradevoli di adesso". "Io - conclude - guardo il TG3, ad esempio, e vedo che ci sono degli anchorman che hanno già una faccia un po' gotica, un po' dark. Sicuramente, ce ne sono più in Rai che sugli altri network. Credo che il direttore del telegiornale dovrebbe dimostrare un maggiore 'esprit de finesse' in queste cose. Farle, dirle lo stesso, ma magari con un'altra espressione. ..".

martedì, aprile 29, 2008

Domande e risposte

E' più importante porsi le domande o trovare una risposta? Io credo che la capacità dell'uomo di porsi domande sia enormemente più importante di quella di trovare una soluzione alle stesse. A mille domande che mi sono posto non ho ancora trovato risposta, ad alcune non la troverò mai e ad altre forse troverò una risposta solo in futuro. Ma l'atmosfera che respiro attorno a me è diversa, è come se si fosse persa la capacità di farsi le domande. La capacità critica intendo, cioè la capacità di vedere le cose come stanno e dire "non vanno bene così", e poi immaginarsele diverse, come le vorremmo, come le vorrei. Ecco, a quel punto mi chiedono "e come ci riuscirai"? Molte volte rispondo "non lo so". Ma questo non sminuisce l'importanza del porsi il problema.

Ma qual'è il ruolo del politico? Trovare risposte? Io non credo. Io vorrei politici consapevoli dei problemi, e disposti a discutere delle soluzioni. Quelli che quando gli chiedono come risolvere un'annosa questione ti rispondono prontamente e con una frase sola, solitamente sono dei cazzoni pallonari. Le cose sono sempre più complesse di come le vorrebbero i giornalisti.

Vorrei che qualcuno, quando Vespa gli chiede: "come risolverà il problema dell'immigrazione?" rispondesse: "ma che cazzo ne so? c'è un parlamento, docenti universitari, esperti di flussi migratori, analisti della situazione socio economica, ci sono mille provvedimenti da analizzare, accordi da fare, discussioni da portare avanti con gli stati stranieri, capire se bombardando uno stato il flusso migratorio da quello stato aumenta o diminuisce, focalizzare il problema obiettivamente al di là dei titoli dei giornali..."

Ma no, l'italiano vuole che ogni suo rappresentante abbia "la soluzione". Così, il primo che dice "rinchiudiamoli nei campi di detenzione" viene votato. Insomma viene votato il tassista che sa sempre come risolvere ogni problema, o il barbiere che mentre ti taglia i capelli ti spiega cosa farebbe se fosse lui al governo, o il barista che mentre ti serve il cappuccino ti spiega cosa gli farebbe agli zingari. Perché loro hanno le risposte. A me restano le domande.

mercoledì, febbraio 20, 2008

Appello per una nuova Società Civile

Questo appello è stato diffuso da Pax Christi/Mosaico di Pace, io l'ho copiato da Peacelink.
Buona lettura.

"La situazione italiana e internazionale negli ultimi mesi non fa che peggiorare. Ciascuno di noi in Italia sta cercando di proporre alternative culturali, politiche, economiche, di produzione, di partecipazione e di promozione dei diritti per tutti/e mentre il sistema politico italiano - al pari di quello di molti altri paesi - prosegue su una vecchia strada autoreferenziale e separata dalla società.

Ci sentiamo lontani da quelle scelte politiche che in questi anni hanno reso ancora più evidenti le logiche militariste e di guerra, le privatizzazioni dei beni comuni, la discriminazione e l'intolleranza verso immigrati e stranieri, la precarizzazione del lavoro. Il nostro Paese vive un declino politico economico, sociale e culturale che è frutto della palese incapacità delle classi dirigenti in ogni campo della società (la politica, l'economia, la cultura e i media) di dare risposte innovative, e centrate sul principio della solidarietà, della responsabilità, della cultura civile, alle sfide ed emergenze che viviamo. Tutto ciò che di nuovo e di solido emerge nasce da una creatività e progettualità condivisa tra i movimenti, le mille forme della protesta e della proposta, e singole persone responsabili che pure nelle istituzioni riusciamo a raggiungere, ma con crescente fatica.

A livello internazionale i rischi di guerra, a partire dall'Iran, e le conseguenze di un potere economico neoliberista fallimentare, ma pur sempre dominante, che alimenta povertà e diseguaglianze e concentrazione di potere in poche mani, stanno mettendo a rischio quelle esperienze e speranze di cambiamento che si sono fatte carico delle nuove e sistemiche emergenze ambientali e sociali, ma anche di disinnescare i prossimi conflitti e la corsa al riarmo, mosse con forza dalla società civile internazionale negli ultimi anni e che hanno generato, per la prima volta dopo decenni, nuove dinamiche politiche in alcune regioni del Sud del pianeta. Dobbiamo lavorare tutti insieme, a partire dalle persone, i piccoli gruppi, reti, comitati, iniziative locali, unire le forze subito e darci un "programma minimo" assicurando centralità alle mobilitazioni locali per i beni comuni e contro le grandi opere, la devastazione del territorio, le basi militari, nello spirito del movimento di Genova, e rilanciare le nuove forme della democrazia partecipata e deliberativa e contro ogni collateralismo o cooptazione subalterna nelle istituzioni - la proposta di una autonoma identità politica delle soggettività sociali e dei movimenti.

Non c'è bisogno di una nuova organizzazione o di un coordinamento intergruppi, ma - rispettosi dell'autonomia e dell'indipendenza delle nostre esperienze e di ciascuno - crediamo che sia cruciale cercare legami comuni per andare oltre il frammento, e costruire tra di noi modalità nuove di relazione e di rete che ci diano più forza nella nostra pressione verso le istituzioni e il sistema politico del Paese.

Rivendichiamo la nostra autonoma soggettività politica come persone e organizzazioni che si vogliono impegnare per il cambiamento. Fuori dai partiti e fuori dal sistema della rappresentanza che rappresentano comunque aspetti determinanti della formazione della volontà politica generale - si sono diffuse in questi anni forme nuove di politica dal basso che hanno dato vita a sedi e spazi di democrazia partecipata: chiediamo pari dignità tra le diverse forme della politica impegnate nella costruzione del bene comune e dell'interesse generale. Sappiamo bene anche che la politica non è altro che lo specchio della società: ed è per questo che ci sentiamo anche parimenti impegnati verso una trasformazione sociale, economica, dei comportamenti quotidiani, capace di ricostruire una politica nuova, come servizio e gratuità, come adempimento dei doveri di solidarietà e del bene comune.

Perciò vogliamo proporre l'avvio di un processo condiviso per costruire uno spazio comune dove praticare e proporre forme autentiche di democrazia, aperto a quelle organizzazioni, campagne, movimenti, ed associazioni della società civile italiana che noi crediamo siano pronte per condividere azioni e strumenti di mobilitazione ed iniziative sui temi che insieme decideremo come prioritari."

Alcuni dei firmatari della società civile: Alberto Castagnola (Formin), Alex Zanotelli (Missionario Comboniano), Alberto Zoratti (Fair), Pierluigi Sullo Gianluca Carmosino (Carta), Gianni Fazzini (Bilanci di Giustizia), Riccardo Troisi (Reorient), Gianni Minà e Loredana Macchietti (Latinoamerica e tutti i sud del mondo), Francesco de Carlo (Megachip), Patrizia Gentilini, Giovanni Malatesta, Mario Musumeci (Punto Pace del x Municipio Roma), Francesco Vignarca (Rete Disarmo), Giorgio Beretta (Coordinatore Campagna Banche Armate), Gianni Tarquini (Terre Madri), Antonella Rossi (Insieme nelle Terre di Mezzo onlus).

Per firmare la petizione e avere maggiori info: http://agirepolitico.blogspot.com/

venerdì, febbraio 15, 2008

IVG

Tanto per capirci, il partitino di Giuliano Ferrara NON è contro l'aborto.

Giuliano Ferrara dice di essere contro l'aborto, ma non è così. Giuliano Ferrara è a favore dell'aborto clandestino. Che è ben diverso da essere a favore dell'aborto.

Chi è veramente contro l'aborto (come dovrebbero essere tutti i veri cattolici) dovrebbe sostenere la legge 194, perché grazie a questa legge gli aborti in Italia sono diminuiti tantissimo. Grazie a questa legge, i dati sull'aborto vengono costantemente monitorizzati e valutati. Grazie a questa legge, ci sono psicologi nei consultori invece che preti.
Chi è veramente contro l'aborto si augura che venga praticato il meno possibile, ma si augura anche che nei casi in cui venga richiesto, le persone possano godere del massimo appoggio della società e dello stato. E non che vengano criminalizzate come se fossero degli assassini.
Chi è veramente contro l'aborto sa che l'interruzione volontaria di gravidanza può essere solo regolamentata oppure abbandonata alla clandestinità, e non impedita. E non si può fare nessun discorso in generale su certe situazioni, perché ognuna di esse ha una sua storia, vive un suo dramma, ha un percorso doloroso dietro, e va giudicata a parte.
Chi è veramente contro l'aborto non si sogna di accostarlo ad una forma di anticoncezionale "a posteriori", insultando così tutte le donne in un sol colpo.

Il partito di Ferrara non è contro l'aborto, vuole criminalizzarlo, vuole metterlo fuori legge, vuole renderlo clandestino. E noi davvero vogliamo che si torni alla gruccia e ai ferri da calza? Alle donne morte per infezione e per emorragia? Vogliamo davvero tornare ai numeri di prima della legge 194, con più aborti e meno sicurezza per chi ne fa richiesta?
Nessuno dei giornali o dei telegiornali ha mai riportato una riflessione del genere, tranne uno. Indovinate quale.