Le altre Questions le trovate qui.
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venerdì, agosto 10, 2012
martedì, luglio 24, 2012
martedì, aprile 24, 2012
Altre questioni molto poco personali
Ho aggiunto un'altra piccola dose di Questions al mio album su facebook (ecco il link diretto per arrivare direttamente all'album). Recentemente mi capita di riflettere su qualcosa, pensare: ehi questa sarebbe proprio una bella vignetta! ...e poi dimenticarmi dello spunto. Ispirazione perduta, come lacrime nella pioggia. Quindi ho cominciato ad appuntarmi le cose. Dapprima credevo che bastasse portarsi un piccolo quadernino moleskine nel marsupio, ma dopo qualche giorno ho realizzato che è inutile se non ti porti appresso anche la penna. Come conseguenza, ho appuntato un sacco di ispirazioni istantanee sul mio iPhone, una procedura piuttosto scomoda e che ti etichetta immediatamente come un tecno-dipendente agli occhi di chiunque ti stia guardando. Ma pazienza. Il problema è che per necessità di sintesi (scrivere note su un iPhone non è comodissimo come l'anima di zio Jobs vorrebbe farti credere) spesso le note non sono sufficienti a descrivere appieno l'intuizione geniale del momento, e quindi mi ritrovo a leggere una frase assolutamente senza senso e a rimuginare su che cazzo volevo dire. Del tipo "anima nei sassi, le onde non aiutano" oppure "eco è femminile la rincorrono" ...se qualcuno leggesse 'ste cose sicuramente penserebbe che fumo erba o che prendo acidi. La verità (molto più banale) è che sono del tutto rincoglionito.
Tornando alle faccende di ispirazione, ho buone idee per un altro paio di racconti e un editore che sembra intenzionato ad aggiungerli alla futura antologia che mi hanno proposto di pubblicare. Chi legge questo blog potrebbe non sapere che scrivo racconti. Beh... scrivo racconti. Qualcuno l'ho anche già pubblicato da queste parti (in basso a sinistra dovrebbe esserci un menù con scritto "cronache narrate" sotto il quale sono elencati i racconti che ho postato online). Se la lunghezza dei racconti me lo permetterà, li condividerò presto. E' che ultimamente sto diventando pure logorroico. Guardate questo post quanto cazzo è lungo.
domenica, aprile 15, 2012
Polemizzo in maniera seriale
Ho aggiornato l'album delle mie vignette polemiche e intellettualoidi. Non posto le mie questions sul blog per motivi di spazio, se volete curiosare le trovate nella pagina facebook di Drizzit, dove ce ne sono due album stracolmi.
domenica, marzo 04, 2012
Segnali e segnalazioni
Domenica scorsa ho giocato a Pathfinder GdR ma non come Gamemaster, quindi me ne stavo seduto al mio posto e seguivo l'avvicendarsi dei fatti, intervenendo quando era il caso, e sorseggiando blandamente cochina light. Nel mentre scarabocchiavo sui fogli che mi capitavano sotto mano. Che bello scarabocchiare. Di recente mi capita sempre più di rado. Disegno molto, ma la maggior parte delle volte al computer, e sempre la maggior parte delle volte disegno ciò che devo: la prossima striscia di Drizzit, delle nuove Questions per chi le segue, la copertina di un libro, o una mappa per le mie sessioni di gioco.Invece domenica scorsa me ne stavo lì, e i ghirigori sul foglio seguivano solo il flusso dei miei pensieri. Ho disegnato qualche orribile mostro, un paio di personaggi dei miei amici, e poi ho cominciato a disegnare questo disegno qui, una Baba Yaga in una specie di uniforme che non saprei ben definire. Porno-spaziale? Boh.
Alla fine della sessione ho raccolto i fogli e li ho gettati nel cestino, ma prima ho scattato delle foto ai disegni con il mio iPhone. Ho pensato che sarebbero stati un'ottima base di partenza per... qualsiasi cosa avessi voluto farne. Poi non ne ho fatto granché, a dir la verità. Presa la foto di Baba Yaga in uniforme l'ho passata al Photoshop e dopo qualche piccola operazione di "chirurgia digitale" l'ho utilizzata come base per un disegno colorato con lo stesso stile delle strisce (che è un metodo di disegno e colorazione semplice e veloce). Ecco il risultato. Non sapendo che farne, lo posto qui sul mio blog personale. Che significato ha? Nessuno. Ma anche da 'sta roba si può ricavare qualche riflessione interessante.
Innanzi tutto che dovrei farmi coinvolgere di più dalle sessioni (sono un pessimo giocatore). In secondo luogo, che disegnare a matita è estremamente più rilassante, naturale e liberatorio che utilizzare un qualsiasi strumento digitale. Purtroppo non è altrettanto pratico, soprattutto per quanto riguarda la realizzazione di un web-comic, ma dovrei rivalutare l'idea di disegnare a mano e poi passare il risultato a computer, in alcuni casi. Terza e ultima cosa: lasciar vagare la testa ti porta a risultati inaspettati... come cazzo mi è venuta in mente 'sta tutina porno-spaziale? Non lo so nemmeno io. Magari me lo dirà il mio analista.
Vi segnalo infine che ho pubblicato delle nuove Questions nel mio album su Facebook. Questa qui sopra è una delle ultime. Buona domenica a tutti.
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sabato, novembre 05, 2011
domenica, settembre 25, 2011
mercoledì, settembre 07, 2011
Trilogia sulla libertà



PS Tutte le mie altre Questions le trovate su faccialibro, per la precisione in questa pagina e in quest'altra.
giovedì, maggio 05, 2011
mercoledì, aprile 20, 2011
Romantico è un problema

«Tutto il male del romanticismo consiste nella confusione esistente tra ciò che ci è necessario e ciò che desideriamo. Tutti abbiamo bisogno di cose indispensabili alla vita, alla sua conservazione e al suo proseguimento; tutti desideriamo una vita più perfetta, una felicità piena, la realtà dei nostri sogni e così via. E' umano volere ciò di cui abbiamo necessità, ed è umano desiderare ciò che non ci è necessario ma che è per noi desiderabile. Il male consiste nel desiderare con uguale intensità ciò che è indispensabile e ciò che è desiderabile, soffrendo per non essere perfetti come se si soffrisse per la mancanza del pane. Il male romantico è questo: volere la luna come se esistesse il modo per ottenerla. Non si può mangiare un dolce senza perderlo!»
da F. Pessoa, Il libro dell'Inquietudine
Mi è piaciuta la spiegazione che Pessoa dà del romanticismo. Mi sono sempre considerato molto romantico. Desiderare il desiderabile con la stessa intensità con la quale si desidera l'indispensabile. Sono proprio io, non c'è dubbio. E questo modo di inquadrare il problema è preciso, puntuale. Perché di un problema stiamo parlando, il romanticismo è un problema.
Ok chiariamo che stiamo parlando del romanticismo vero e proprio e non di quello dei baci perugina: il senso inglese del termine romantic ha in qualche modo influenzato anche il nostro significato del termine romantico, ma io quando dico che sono romantico intendo nel senso in cui lo era (con le dovute distanze dal punto di vista della grandezza) Giacomo Leopardi, o Ludwig Van Beethoven. Intendo questo romantico. Ebbene io mi ci sento molto.
Essere romantici, oggi, è un handicap. Voglio la pensione di invalidità!
Desiderare di essere felici, e non semplicemente di passare l'esistenza ottenendo il minimo per andare avanti, è una caratteristica controproducente. Se tutti fossero romantici, il sistema di sgranerebbe: le persone non sopporterebbero di farsi il culo tutto il giorno per guadagnare una miseria. Non si accontenterebbero delle quattro nozioni scarne che dà loro la possibilità di imparare la terza media. Non bramerebbero la moglie gnocca, il figlio bello de papà, la televisione satellitare e la birra fredda fino al giorno della morte. Vorrebbero tutti di più. Vorrebbero tutti concorrere alla propria felicità, puntare in alto e raggiungere i propri sogni, o almeno -checcazzo- provarci, anzi avere la possibilità di provarci. Non si adagerebbero sullo squallore quotidiano accettando di inghiottire il grigio perché "così è la vita che ci vuoi fare"...
E inizierebbero i problemi. La gente vorrebbe espandere i propri orizzonti, crescere culturalmente, coltivare i propri interessi, avere spazio per se stessa, sentirsi libera di realizzarsi. Tutto questo cozza tremendamente con l'ordinaria amministrazione del popolo. Tutto questo costringerebbe qualcuno a ripensare la catena di sfruttamento, obbligherebbe a inserire nell'equazione la ricerca della felicità. Sarebbe molto poco produttivo.
Essere romantici è un problema.
domenica, aprile 17, 2011
Barzelletta che non fa ridere

Oggi ne ha detta un'altra.
Dice più o meno così: "il governo continuerà a elargire il bonus per la scuola privata così i genitori potranno scegliere di sottrarre i propri figli agli insegnanti di sinistra della scuola pubblica, che inculcano valori diversi da quelli della famiglia".
Lo so, non fa ridere. Ma è una barzelletta.
Io magari una famiglia come dice lui non ce l'ho. Voglio dire che se ce l'ho, non è quella che ha in mente Berlusconi quando parla di famiglia (perché diamo per scontato che parli della famiglia tradizionale, e non della sua idea di famiglia, quella con harem, mignotte, mogli sfanculate e figli piazzati). Comunque sia i valori non si inculcano, né in famiglia né a scuola. E nemmeno si insegnano. L'esempio e l'educazione, sono i due modi di trasmettere un valore. Il primo si basa su un rapporto di fiducia e trasparenza, per cui se io dico una cosa e faccio una cosa è perché ci credo, e do l'esempio a chi vuole vederlo. La seconda, l'educazione, si basa sul tirare fuori da una persona quello in cui vuole credere veramente, e non nell'infilarci qualcosa. A scuola poi non si insegnano valori, si fa cultura. Ma anche questo è un concetto "antico" perché diciamocelo, che gli italiani crescano in cultura a certe persone non gliene frega un cazzo. Anzi per certe persone a scuola si deve fare "nozione" (impresa, internet, inglese) e vaffanculo alla Montessori ("l'importante non sono i concetti, ma i collegamenti").
Quindi anche parlare di cultura e di scuola è una barzelletta. Parlare di valori avrebbe un senso se non lo dicesse Berlusconi, quindi è una barzelletta. Infine parlare di famiglia sarebbe il caso se non ci si aggrappasse sempre al solito monolitico concetto della famiglia tradizionale, quella che si vede nelle pubblicità delle merendine e dei biscotti; quella che lei compra il Dixan e lui è un coglione che quando lei pulisce casa è soddisfatto della moglie; quella che lui va al lavoro con la ventiquattrore mentre lei si preoccupa del ferro nel latte del bebé. La verità è che, come ha detto una volta un altro mio amico scout rispondendo a un diacono un po' troppo zelante, la famiglia sta dove c'è amore. La mia famiglia sono le persone che amo, punto.
Ecco fare questo discorso dopo l'ultima barzelletta del nostro Presidente del Consiglio, è terribilmente doloroso. Ma sono parole che gettate su un blog aiutano a esorcizzare una profonda amarezza, che altrimenti non mi farebbe davvero dormire.
venerdì, aprile 15, 2011
Eco

Ancora un brano dal libro di Fernando Pessoa che sto leggendo.
"Mi stanca tutto, anche quello che non mi stanca. La mia allegria è dolorosa come il mio dolore. Magari potessi essere un bambino che mette barchette di carta in una vasca dell'orto, sotto un baldacchino rustico fatto di viti intrecciate che formano scacchi di luce e ombra verde nei cupi riflessi della poca acqua. Tra la vita e me c'è un vetro sottile. [...] Ma non abdico neanche a quei banali gesti della vita ai quali vorrei tanto abdicare. E i miei sogni sono uno stupido rifugio, come un ombrello contro un fulmine. E persino io, colui che sogna tanto, ho intervalli in cui il sogno mi sfugge e le cose mi appaiono nitide. Svanisce la nebbia di cui mi avvolgo e da ogni fessura visibile viene ferita la mia anima. Ogni durezza fa male al mio riconoscerla. Tutti i pesi di ciò che mi circonda mi gravano sull'anima. La mia vita è come se con essa mi picchiassero."
Non condivido queste parole, ma le sento vicine, le comprendo. Credo che facciano parte di alcune mie riflessioni, fanno eco come se le avessi già sentite, dentro di me, in passato, magari in qualche amara discussione con me stesso. Ma qualche momento dopo devo aver scosso la testa, e sono tornato a scrivere, disegnare, leggere, studiare, cercare di capire, cercare di comprendere. Ecco la stanchezza è passata e ho continuato a cercare il senso.
mercoledì, aprile 13, 2011
Meglio costruire qualcosa.
"Noi non ci realizziamo mai. Siamo due abissi - un pozzo che fissa il cielo."*
E' una bellissima metafora. Un pozzo, un cielo. Entrambi profondi, di una profondità indefinita. Così l'animo umano, tanto quanto il cielo, tanto quanto un pozzo. Eppure ci si sdraia spesso sui prati in primavera e ci si perde con lo sguardo nell'azzurro, pensando: cazzo com'è profondo il cielo. A me capita spesso. Cazzo sembra di poterci entrare dentro, di poterne essere circondati, da quell'azzurro compatto e nitido, denso. L'ho pensato.
Eppure anche noi siamo pozzi senza fondo: profondi un infinito. Più si scava, più si scopre che l'animo umano è capace di maggiore profondità. Più si riflette, più si analizza, più si comprende, più si diventa consapevoli... più si realizza che c'è tanto altro da scoprire, da capire, da provare.

"Sapere che sarà pessima l'opera che mai si farà. Peggiore tuttavia sarà quella che non si farà mai. Quella che si fa, almeno, resta fatta. Sarà povera cosa, ma almeno esiste. Ciò che scrivo e che riconosco brutto, può anche offrire momenti di distrazione da una cosa peggiore a uno spirito angosciato e triste. Questo mi basta, o non mi basta, ma in qualche modo serve, e così è tutta la vita."*
Così è tutta la vita, vale la pena che l'opera si faccia, anche se non ha senso, ne ha comunque di più del niente.
* da Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine, Newton
venerdì, marzo 25, 2011
A proposito di giustificazioni
Di nuovo, mi sento in dovere di consigliare un articolo apparso sul Fatto Quotidiano riguardante il reale fabbisogno elettrico dell'Italia. Al di là di quello che c'è scritto (se vi interessa, leggetelo), mi sembrava interessante riflettere sul pretesto iniziale del pezzo. E cioè il fatto che tutti dicono: "compriamo l'elettricità dalla Francia, tanto vale mettere anche noi le centrali nucleari".

Lo si sente dire spesso. E' una frase che rientra nella grande categoria delle "supercazzole giustificate dalle supercazzole" ...una categoria, modestamente, di mia invenzione. Cioè è come quando qualcuno ti dice: ehi stai buttando la cartaccia a terra! e tu gli rispondi: ma lo fanno tutti!
Ecco: supercazzola giustifica supercazzola. Qualche giorno fa quel coglione di Giuliano Ferrara ha montato su una puntatina della sua trasmissione sull'evangelico "chi è senza peccato scagli la prima pietra" e partendo dalle parole di Gesù intendeva giustificare le puttanate (letterali) del nostro presidente del consiglio. Ma Gesù certo non intendeva dire che se esiste un malcostume, allora si è giustificati. Gesù insomma non giustificava le supercazzole con le supercazzole.
Forse Ferrara scambia Gesù con Craxi (capita spesso, soprattutto a una certa corrente politica), il quale, Craxi, quando fu chiamato in parlamento a giustificare i soldi che si era fregato e le mazzette che giravano nel suo partito, si giustificò dicendo più o meno: ma lo fanno tutti!
Bisognerebbe prendere il coraggio a due mani e cominciare a dire che se una cosa fa schifo, se un comportamento è ingiusto, degradante, violento, ignobile, deprecabile... beh lo resta anche se ci sono esempi numerosi e illustri che ne fanno sfoggio. Perché l'umanità procede verso livelli di civilità e di progresso maggiori, indipendentemente dall'esempio di questi esseri (anzi direi, nonostante l'esempio di questi esseri), e bisogna smettere di giustificare lo schifo con lo schifo. O la supercazzola con la supercazzola.
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lunedì, marzo 21, 2011
A proposito di Questions...
«Quando Woody parla, il significato delle sue parole non muove mai alcun indicatore [di consenso, di applausi]. Woody Allen ha dato inizio a una nuova era emozionandoci metafisicamente, inducendoci a imparare mentre sorridiamo, e questo è l'unico modo in cui possiamo essere intellettualmente mossi a trascendere il nostro status sociale, e conseguente paura del fallimento, per esercitare invece la nostra opportunità, adesso chiaramente dimostrata, di rendere l'intera umanità un durevole, concreto e vivo successo.»
Queste parole fanno parte dell'introduzione a Inside Woody Allen, scritta da R. Buckminster Fuller e riportata nel volume La vita secondo Woody Allen, di Stuart Hample, ISBN edizioni.
Ho voluto riportarle qui perché io sono una di quelle persone che reputa Woody Allen un genio, e oltretutto un genio molto, molto divertente. Mi piace pensare che le persone alle quali non piace Woody Allen appartengano solo a due categorie: quelli che non lo capiscono, e quelli per i quali non vale la pena fare lo sforzo di capirlo (cioè essenzialmente le persone intelligenti ma pigre). Quando ho deciso di cominciare a scrivere le Questions, una serie di vignette che effettivamente non ha lo scopo di far ridere ma quello di far riflettere, ho cercato di trovare nella filosofia di Woody Allen una specie di via da percorrere. Mi sono detto: se una persona legge una delle mie Questions e la capisce subito, è un mezzo fallimento. Il mio scopo infatti era quello di spingere almeno un neurone a fare un salto. La reazione che vorrei vedere sulla faccia di un lettore è definita da tre fasi successive: fase 1, legge la vignetta; fase 2, resta interdetto per un secondo; fase 3, elabora una propria reazione alla vignetta. Quale che sia questa reazione poco mi interessa. Alcune vignette potrebbero essere divertenti per alcuni, irritanti per altri, scialbe per altri ancora, profetiche per certi altri. Non importa, l'importante era che non fossero immediate, che non parlassero al lettore superficiale o distratto, che richiedessero cioè una sorta di collaborazione da parte di chi le legge.

Non so se ci sono riuscito, forse no. Quel che è certo è che nella società delle scoregge incendiate e dei cinepanettoni, non mi aspetto che una follia del genere possa essere premiata dal consenso. Non si tratta di arroganza, non reputo il mio lavoro "migliore" in nessun modo a un libro di barzellette su Totti. Credo che si tratti di una differenza di spazio, cioè di dove "collocare" la propria opera. Le vignette di Drizzit, per dire, fanno parte di una categoria ben stabilità, che è quella delle strisce a fumetti. Stanno nello stesso cassetto assieme a Calvin & Hobbes, i Peanuts, Garfield e Sturmtruppen... senza minimamente voler fare alcuna comparazione dal punto di vista artistico (finirei spappolato)! Allo stesso modo, quando ho deciso di "collocare" in un cassetto le Questions, non volevo che occupassero uno dei soliti spazi, come la satira politica, o le vignette umoristiche da giornaletto. Volevo che si posizionassero su un piano culturalmente e intellettualmente più alto, ma senza che divenissero esclusive. Senza essere elitarie, senza essere snob.

E' questo il senso di quello che scrive Fuller riguardo alle strisce di Hample su Woody Allen. Quando parla Woody è difficile che sia il "significato" della battuta a strappare gli applausi. La maggior parte del pubblico resta interdetto, come se fosse sul punto di comprendere di cosa sta veramente ridendo, come se dovesse pensarci ancora un po'. Quello sforzino, necessario a comprendere il messaggio dietro l'ironia o il sarcasmo o il senso della battuta di Allen, ci costringe ad allenarci ogni volta. Ed è allenandosi in questo modo, un passo alla volta, uno sforzino per volta, invitati dalla curiosità di comprendere, stuzzicati dalla possibilità di ridere per un senso, o di condividere l'opinione dell'autore, che pian piano si spinge tutto il pubblico a trasformarsi in persone in grado di promuovere la società umana, a prescindere dal proprio status sociale (niente più distinzioni tra intellettuali e popolo) .

Ok forse sono ambizioso, ma da qualche parte dovevo cominciare, e mi sembrava una cosa importante cominciare da qui.
mercoledì, marzo 09, 2011
Sonetto XXV
Let those who are in favour with their stars
Then happy I that love and I'm beloved
where I may not remove, nor be removed.
of public honour and proud titles boast,
whilst I whom fortune of such triumph bars
whilst I whom fortune of such triumph bars
unlook'd for joy in that I honour most;
Great princes' favourites their leaves spread,
but as the marigold at the sun's eye,
and in themselves their pride lies buried,
for at a town they in their glory die.
The painful warrior famoused for might,
after a thousand victories one foil'd,
is from the book of honour razed quite,
and all the rest forgot for which he toil'd.
Great princes' favourites their leaves spread,
but as the marigold at the sun's eye,
and in themselves their pride lies buried,
for at a town they in their glory die.
The painful warrior famoused for might,
after a thousand victories one foil'd,
is from the book of honour razed quite,
and all the rest forgot for which he toil'd.
Then happy I that love and I'm beloved
where I may not remove, nor be removed.
- William Shakespeare
Ecco, io questo sonetto l'ho tradotto (anche se non so quanto posso essere stato all'altezza). Mi piaceva la frase finale, e traducendolo ho scoperto anche la bellezza delle tre quartine precedenti. Tradotto, fa più o meno così:
Lascia che quelli che sono nel favore delle loro stelle
si vantino dell'onore pubblico e dei titoli superbi,
Ecco, io questo sonetto l'ho tradotto (anche se non so quanto posso essere stato all'altezza). Mi piaceva la frase finale, e traducendolo ho scoperto anche la bellezza delle tre quartine precedenti. Tradotto, fa più o meno così:
Lascia che quelli che sono nel favore delle loro stelle
si vantino dell'onore pubblico e dei titoli superbi,
mentre io, che la fortuna ha escluso da certi traguardi,
sia felice in disparte per quello che più ritengo prezioso;
I favoriti dei principi si prendono cura dei loro petali,
ma come le calendule rivolte allo sguardo del sole,
e dentro di loro il loro orgoglio viene sepolto,
per un attimo di tristezza muoiono nella loro gloria.
Il guerriero dolorante famoso per la sua tempra,
dopo mille battaglie alla fine viene vinto,
ed è presto cancellato dal libro dell'onore,
sia felice in disparte per quello che più ritengo prezioso;
I favoriti dei principi si prendono cura dei loro petali,
ma come le calendule rivolte allo sguardo del sole,
e dentro di loro il loro orgoglio viene sepolto,
per un attimo di tristezza muoiono nella loro gloria.
Il guerriero dolorante famoso per la sua tempra,
dopo mille battaglie alla fine viene vinto,
ed è presto cancellato dal libro dell'onore,
e tutti quanti dimenticano per cosa ha combattuto.
E dunque che io sia felice di amare e essere amato
da chi non posso cancellare, e da chi non può cancellarmi.
E dunque che io sia felice di amare e essere amato
da chi non posso cancellare, e da chi non può cancellarmi.
Ci sono persone che non si perdono mai, e credo che del loro amore possiamo essere felici, e stare bene per questo per tutta la vita.

martedì, marzo 08, 2011
lunedì, marzo 07, 2011
Question #7
Tante volte mi sembra che la gentilezza, lo stare vicino alle persone, il volersi preoccupare per qualcuno, il cercare di capire gli altri, il desiderare che le persone che ci stanno a cuore stiano meglio... ecco mi sembra che tutto questo sia considerato "volontariato". Se lo fai, ti considerano bravo. Ma anche scemo, perché il mondo è governato dall'egoismo (così dicono tutti).
domenica, marzo 06, 2011
venerdì, marzo 04, 2011
Question #5
Esistono messaggi subliminali che non sono messaggi subliminali. Tipo quando mi chiedono: "Ti piace il rafano?" e rispondo: "No, secondo me sa di Spic & Span." Allora il messaggio subliminale è: il rafano mi fa schifo. Nella vita di tutti i giorni è uguale. Fate molta attenzione ai messaggi subliminali che non sono messaggi subliminali.
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