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giovedì, gennaio 08, 2015

domenica, dicembre 23, 2012

Ecco che mi intervistEno

Sono stato intervistato da Informazione Quotidiana, il giornale online presso il quale viene pubblicato Giggi il Pollo, la mia vignetta satirica. L'intervista è breve e contiene qualche curiosità, quindi se a qualcuno va di leggerla ecco il link dove trovarla.

L'immagine qui di lato non c'entra una mazza con l'intervista, è un'omaggio a L'Armata delle Tenebre di Sam Raimi, un piccolo gioiellino del fantasy che vi consiglio di rimediare (se non l'avete ancora visto). Personalmente ci sono cresciuto, ed è uno dei miei film preferiti. Se volete vederla ingrandita, cliccateci sopra che si apre il viewer.

lunedì, marzo 12, 2012

D'accordo con Fiorella

Seguo i post di Fiorella Mannoia sia su Twitter che su Facebook. Qualche giorno fa, in relazione agli eventi in Val di Susa, ha postato questo commento:

Allora io dico: siamo in crisi, almeno così dicono, si tagliano le pensioni, i servizi sociali, il sostegno ai disabili, non c'è una lira da investire sulla ricerca, la scuol pubblica è abbandonata a se stessa, non ci sono insegnanti di sostegno, e comunque non abbastanza, il paese è fermo, immobile, senza uno straccio di speranza per il futuro, almeno per ora, i nostro patrimonio artistico cade a pezzi, si tagliano fondi alla cultura (brutto segno!) l'Aquila è diventata un'altra Pompei, come avevamo tutti sospettato e nessuno fa una previsione su quando come e se partirà uno straccio di ricostruzione., la pressione fiscale non accenna a diminuire, la corruzione dilaga, i comuni non hanno più una lira e i servizi sono quello che sono, la Polizia di stato non ha più neanche i soldi per mettere la benzina sulle auto che spesso versano in condizioni pietose nei garage. Ci sono interi quartieri ad alto rischio di criminalità che non hanno nemmeno un posto di Polizia nè un pronto soccorso, abbiamo una una rete ferroviaria che, a parte il Freccia Rossa è da terzo mondo, treni interregionali che non arrivano, sporchi, affollati ....potrei continuare, ma mi fermo qui. Sarà che sono una donna e quindi pragmatica, e sarà che le donne hanno sempre avuto il ruolo di far quadrare i conti familiari, ma la cosa più elementare che una madre di famiglia, di quelle all'antica, fa per far quadrare i conti quando la famiglia è in crisi è TAGLIARE LE SPESE CHE NON SERVONO. A che cosa cacchio ci serve la TAV Torino Lione, quando il resto del paese da Roma in giù non ha nemmeno i treni? E penso alla Basilicata, alla Sicilia, alla Calabria e quelli che ci sono somigliano più a carri bestiame che vagoni? Quando non riesce a finire un tratto di autostrada da quarant'anni sulla Salerno Reggio??. È urgente? NO! È indispensabile? NO! Allora che cacchio la facciamo a fare??? Non potremmo utilizzare quel denaro per opere più necessarie in un momento come questo? O dobbiamo pensare che la lunga mano dell'inciucio sia arrivato anche in Val Di Susa??? Non è così vero??????

Non posso essere più d'accordo. Mi sono sempre domandato: ma se ai cittadini, a tutti i cittadini italiani non solo quelli della Val di Susa, fosse chiesto se è il caso di impegnare miliardi di euro negli anni a venire per costruire una ferrovia ad alta velocità, anziché indirizzarli alle scuole, alla costruzione di nuovi ospedali, al sostegno dei disabili, alla ricerca scientifica, all'edilizia popolare... secondo voi, cosa risponderebbero i cittadini? Farebbero la TAV?
Ovviamente no. E questo ci conduce a un'altra questione, immediatamente correlata. Chi è che davvero ci rappresenta? Voglio dire, se destra e centro e sinistra vogliono la TAV, mentre l'Italia intera ritiene che esistono milioni di altri modi per spendere il denaro pubblico, chi è che dà voce al cittadino?

L'altro giorno guardavo Servizio Pubblico e Maurizio Belpietro, con la solita faccia da culo (scusate il francesismo) si è rivolto ai cittadini che protestavano dicendo loro: ma voi li avete votati, questi che stanno al governo! Il suo ragionamento, sulla carta, non faceva una piega. La TAV è un'opera legittimata da questo governo e da tutti i precedenti, i quali sono stati legittimati a loro volta dal voto popolare. Quindi la colpa se si fa la TAV di chi è, se non di coloro che adesso stanno protestando?

Ma Belpietro, così come tutti gli altri giornalisti faccia da culo (scusate non trovo un termine più appropriato per certa gente) dimenticano una cosa fondamentale. Che grazie a loro, e alla classe politica attuale e precedente, la politica in Italia si è sempre più involuta, trasformandosi negli ultimi decenni in una grottesca parodia del bipolarismo all'americana. In pratica, tra stronzate come "il voto utile" e "governabilità" ci viene fatta passare da anni l'idea che il modello ideale di politica è quella bipolare: destra o sinistra. Anzi, centrodestra o centrosinistra. Anzi meglio ancora: o di qua o di là. Stai con noi, o stai contro. E sempre più ci siamo avvicinati a quel modello.

Il risultato? Beh il risultato è quello che Beppe Grillo denuncia da anni (e Beppe Grillo secondo me non ha sempre ragione, ma su questo è stato profetico): farci votare la merda meno fumante. Cioè votare la "meno peggio" tra due alternative. E' proprio questo che hanno fatto gli italiani nelle ultime dieci votazioni: hanno votato l'alternativa migliore. Non hanno votato chi poteva rappresentarli meglio, hanno votato che la pensava meno distante dal loro pensiero. Il meno schifoso.

Ecco allora perché né Belpietro, né chiunque altro, dovrebbe permettersi di denigrare le proteste adducendo come motivazione il fatto che la TAV è stata approvata da un governo votato proprio dai protestanti. Perché io credo, e lo credo fortemente, che anche se fra i protestanti ci fosse gente che ha votato per i politici che hanno approvato il progetto TAV, si è trattato di gente che li ha votati NONOSTANTE questi politici fossero favorevoli alla TAV, e non perché erano favorevoli. Fa una bella differenza, e dovrebbe farci riflettere su tante altre cose.

domenica, gennaio 01, 2012

Perché il tuo commento è stato cancellato

Quello che segue è un piccolo "vademecum" apparso a giugno del 2011 sul sito del New York Times, affinché i lettori fossero consapevoli del perché i loro commenti potessero essere scomparsi. Vorrei anche io che si rispettassero certe regole, anche se non ho lo spessore o l'autorità di Paul Krugman (il curatore del sito del NYT appunto). Comunque non l'ho postato per questo, ma semplicemente perché l'ho trovato divertente, e in qualche modo istruttivo.

***
Perché il tuo commento è stato cancellato

1. Sei stato offensivo! È ovvio che molti non si rendono neanche conto di offendere qualcun'altro, ma questo è il primo motivo per cui riteniamo lecito cancellare un commento.
2. Sei fuori tema.
3. HAI USATO TROPPE MAIUSCOLE! Oppure uno sTiLe dI sCrItTuRa iDiOtA.
4. Sappiamo che sei un troll. Anche se cambi nome.
5. Il tuo commento è totalmente incoerente.
6. Sei un robot che cerca di vendere Viagra e roba simile.
...e soprattutto: succede mai che i commenti intelligenti e appropriati siano cancellati perché sono troppo efficaci? No, mai. Rilassatevi.

martedì, dicembre 13, 2011

La Quarta Necessità

Ho acquistato l'ultima opera di Daniele Luttazzi, un fumetto da lui sceneggiato e disegnato da Massimo Giacon. Leggendolo ci ho ritrovato il comico di cui siamo tutti orfani, anche chi lo disprezza, perché come dice lui della satira se ne ha bisogno anche se non lo si realizza. La Quarta Necessità è pieno di volgarità esplicite e liberanti, è dissacrante, è grottesco, è divertente. Ci sono pochi riferimenti politici in senso stretto, ma è un'opera politica in senso ampio, perché parla di come un italiano è diventato l'italiano, e quindi indirettamente di come una nazione è diventata l'Italia che ci ritroviamo. Ovviamente non è un'opera per tutti. Ci sono persone che ridono di fronte alle scoregge di Alvaro Vitali o alle bischerate di Panariello, o che non mancano mai un film di Natale con Christian De Sica. Ecco qui siamo all'opposto, a una comicità indigesta e estremamente mordace, che si chiama satira e che è in via d'estinzione.

La vicenda dei plagi di Daniele Luttazzi mi ha deluso non tanto per la faccenda in sé... in fondo se un comico mi riporta le battute di comici americani di 30 anni fa nei suoi monologhi, non mi sento di fargliene una colpa, probabilmente io non avrei mai riso di tali battute. Così come se un disegnatore che mi riprende le inquadrature di Flash Gordon in un fumetto di fantascienza non mi indigna, allo stesso modo non mi indigna il lavoro di copiatura fatto da Daniele con gli sketch del David Letterman. Quello che mi ha deluso è stata la sua reazione, avrei preferito che dicesse "Sì scusate, avrei dovuto in fondo ai miei libri dire esplicitamente che alcune battute sono riprese dai monologhi di questi altri comici" e sarebbe finita lì. Invece ha preferito buttarla sul tecnico e dare al suo pubblico dell'ignorante. Il problema è proprio che il suo pubblico, che è cresciuto seguendolo, ignorante come dice lui non lo è... anzi. Io il discorso dei tecnicismi l'ho capito perfettamente, ma secondo me se non citi la fonte (e non basta dire "mi sono ispirato a...") quello resta plagio. Tirando le somme del discorso, anche se deluso, non mi sogno nemmeno di sminuire il talento di Luttazzi, che resta un grande artista e forse il più grande comico satirico che ci resta attualmente. Quindi se avete amato Luttazzi vi consiglio il fumetto.

E nel frattempo vi segnalo anche una recensione-riflessione parallela alla mia apparsa su Il Fatto Quotidiano, a cura di Andrea Scanzi. Buona lettura.

martedì, novembre 29, 2011

Perché scrivo

Vi segnalo questo pezzo di Hanif Kureishi apparso su Internazionale. Lo scrittore parla del mestiere di scrivere, di cosa significa per lui, e di come la scrittura sia un processo creativo al quale non saprebbe mai rinunciare. Leggendolo, ci ho visto un po' di quel che sono, di quel che vorrei essere, e di quello che ammiro in una persona.


Riporto un paio di passi che ho particolarmente apprezzato:

"Spesso gli scrittori si percepiscono, e vengono descritti, come dei nullafacenti, dei perditempo e dei fannulloni, e questo perché buona parte della nostra attività si svolge mentre non lavoriamo, nel nostro inconscio e al bar. Non saprei da dove cominciare a spiegarvi quanto possa essere faticoso guardare fuori dalla finestra interrogandosi sulla propria penna preferita, e sul colore di inchiostro più adatto per quel giorno, e in ogni caso temo che non sarei troppo convincente.

Perdere tempo è comunque sempre più fruttuoso della concentrazione ossessiva. Non lo sarebbe se sapessi in anticipo che cosa penso, soprattutto su argomenti importanti come la scrittura, l’insegnamento, il liberismo e il cosiddetto fondamentalismo religioso. So però di essere interessato a quello spazio in cui s’intrecciano filosofia, letteratura e psicoanalisi, all’interazione tra la mente e il mondo. E che come argomento prediligo la sostanziale estraneità dell’essere umano, a se stesso come agli altri."

E poi, in conclusione:

"Può darsi che l’ozio sia la levatrice dell’arte, ma in me il desiderio di scrivere non è diminuito nel corso degli anni. Semmai è aumentato. C’è ancora la stessa tensione quotidiana a raggiungere un briciolo di verità, o perlomeno a buttar giù qualche parola. Oppure, meglio ancora, ad avere una buona idea prima di andare a letto, un’idea che possa far avanzare il lavoro. Mi piace essere sorpreso da quel che scrivo, e a volte mi capita perfino di ridere davanti ai risultati. Sono il mio primo lettore. Se qualcosa piace a me, forse piacerà anche agli altri.

Spesso mi domando se ormai non ho detto tutto. Potrei tranquillamente ripeterlo da capo e a metà prezzo, ma uno non smette mai di crescere, di seppellire vecchi sé, cercare nuovi ostacoli e nuove resistenze nel materiale, e desiderare di appuntare parole alle cose. Non sono sicuro che esista uno scrittore che smette definitivamente di sentirsi goffo, o a tratti superficiale. Ci sono cose che non gli riusciranno mai bene, cose sulle quali vorrà lavorare. Con l’età, gli scrittori rallentano, leggono di più, e lottano contro la disperazione. Ma anche durante il declino, pochi artisti sono disposti a rinunciare alla creatività. È sempre emozionante essere raggiunti da una buona idea. La fine di una vita è interessante quanto il suo inizio. Se chiedete a uno scrittore quale delle sue opere preferisca, la risposta non potrà che essere: quella che devo ancora scrivere."


sabato, novembre 26, 2011

Ma i cacciatori di vampiri sono ancora discriminati

Apro la pagina de Il Fatto Quotidiano e ci trovo le dichiarazioni di Padre Amorth, noto esorcista. Manco ve le sto a riportare, se volete farvi due ristate potete andare direttamente sul pezzo e leggervele. Però di riflesso resto indignato.

Il punto è questo: quasi la prima cosa che ha fatto Ratzinger quando è diventato Papa, è stato elogiare l'operato degli esorcisti e ribadire l'importanza del loro ministero. Gli esorcisti, capite? Gente che studia come scacciare i demoni. O meglio come scacciare Satana. Dai corpi della gente. Il Papa ha benedetto il loro operato. Persone come Padre Amorth vanno in giro a dire che scacciano i demoni dal corpo delle persone, anzi ci sono corsi apposta per prepararti a certe pratiche. Adesso io non so come la pensate voi, ma secondo me sono cazzate.
Come il sangue di San Gennaro. Mettetevi l'anima in pace: è una mistura chimica che si può riprodurre tranquillamente in laboratorio e che si scioglie agitandola un pochino.
Come le madonnine di coccio che piangono. Qualcuno va lì e ci mette il sangue, poi dice che piangono, ma quando si chiede di fare analisi del sangue comparative ai membri della parrocchia il permesso viene negato.
Come le stigmate di Padre Pio. Se le faceva da solo, probabilmente, e grazie a questo saggio espediente adesso il suo santuario vende più monili di quanto l'ikea venda comodini.

Il bello è che le stesse persone che credono a queste cazzate, poi con la faccia come il culo, vanno in televisione a dire che gli oroscopi, la cartomanzia, gli amuleti di Wanna Marchi sono frodi e magari anche circonvenzione di incapaci a scopo di lucro. Insomma non vedo come un prete che crede nelle madonnine di coccio che piangono sangue possa andare in televisione e dire che non si deve credere nella cartomanzia. Sono lo stesso tipo di stronzate. Non è che siccome la prima è promossa dal Vaticano allora è meno stronzata di quella portata avanti da una piccola azienda di Napoli che va in onda su satellite.

Comunque quello che mi indigna, alla fine, non è nemmeno questa ipocrisia. Quello che mi indigna davvero, è la mancanza di rispetto nei confronti di altre nobili professioni, come i cacciatori di vampiri, gli sterminatori di zombi, e gli uccisori di lupi mannari. Perché il Papa tollera (ma che dico? benedice!) il ministero degli esorcisti, e nessuno rivolge mai una parola di conforto o di elogio nei confronti degli altri loro colleghi? Poveretti... costretti a lavorare nel buio, non supportati ufficialmente dalla Chiesa che quindi non rigira loro nemmeno una fetta dell'8 per mille... Ma io dico, è mai possibile? ...amici della Chiesa Valdese, almeno voi, due parole anche a loro, le volete dire?

venerdì, luglio 22, 2011

Tutti i sassolini nella scarpa di oggi


Il Fatto Quotidiano ha pubblicato uno studio inedito sulla nostra classe politica, condotto da Antonio Merlo, direttore del dipartimento di economia dell'università della Pennsylvania. Lo studio attesta, proponendosi addirittura di dimostrarlo con tanto di equazioni matematiche, che la classe politica italiana è la più vecchia, la più privilegiata, quella che lavora meno e la più ignorante al mondo.

Ringrazio il professor Merlo per aver provato l'ovvio. E' un po' come quando Newton seduto sotto un pero (o era un melo?) fu colpito da un frutto che gli cadde in testa, e da allora si prodigò a dimostrare l'esistenza della forza di gravità. Così narra la leggenda. La nostra classe politica fa schifo ed è sotto gli occhi di tutti. Sono persone non qualificate (ministri senza titoli né competenze nei loro campi d'azione, poltrone ottenute per premio, ex-veline e attorucoli sbattuti nelle liste e poi eletti solo perché attiravano voti, graziati dall'alto per la loro devozione ai signori del partito). Sono persone attaccate alle poltrone a vita nonostante possano ottenere pensioni da nababbi e vitalizi con una facilità vergognosa. Sono persone ignoranti che danno sfoggio della loro cafonaggine ovunque e senza pudore, perché sanno che la volgarità è spettacolo e chi più ostenta più ottiene. Sono persone che dovrebbero provare schifo a ritirare ogni mese sei volte lo stipendio di un impiegato statale con 30 anni di anzianità, lavorando un quarto (e non giudichiamo per favore la qualità del lavoro). Tutto questo è sotto gli occhi di tutti. Una mela che ci cade in testa ogni giorno. E noi, come Newton, cerchiamo di spiegarci come cazzo è possibile. Poi arriva il signor Merlo e ce lo spiega con la matematica. Ma io l'equazione già la conoscevo: opportunismo più egoismo al quadrato fratto interessi personali.

Breve rassegna stampa delle ultime ore: Renata Polverini prende l'elicottero per raggiungere la Sagra del Peperoncino alla quale è stata invitata, spendendo una decina di migliaia di euro quando la sanità nel Lazio potrebbe beneficiare con la stessa somma di centinaia di rotoli di carta igienica nei cessi degli ospedali, visto che ormai non ne hanno più e la gente è costretta a pulirsi il culo con i fazzoletti che si porta da casa; ovviamente il giornalista che le chiede che cazzo sta facendo, viene insultato. In Svezia ci sono ministri che si sono dimessi per aver fatto qualche euro di spesa con la carta di credito dello stato: hanno chiesto scusa perché quelli sono soldi di tutti, capito Renata? Vaffanculo te e i tagli agli sprechi (altra notizia di pochi giorni fa, il premier ha acquistato per se stesso e per gli spostamenti dei parlamentari due elicotteri a 50 milioni di euro).

D'Alema, dopo tutto quello che sta succedendo in parlamento, ha avuto il coraggio di dire che il Fatto Quotidiano è essenzialmente un quotidiano fascista. Ora, a me non me ne frega un cazzo del Fatto Quotidiano e non mi interessa difenderlo, ma D'Alema ogni volta che apre bocca sembra volermi ricordare di quanto è coglione. Ovviamente baffetto si riferisce al fatto che i giornalisti del Fatto sono determinati e spietati, e che fanno di tutto pur di dimostrare le loro tesi, senza guardare minimamente in faccia chi viene screditato dai fatti, perché -questa è la differenza tra un giornale fascista e uno non fascista- qui sono i fatti che buttano nella merda i politici, e non le opinioni. Le campagne di diffamazione sono caratteristica di ben altra stampa. Quelli de Il Fatto semplicemente fanno i giornalisti, cosa alla quale D'Alema così come qualsiasi altro politico in Italia deve essere poco abituato. Ma d'altro canto stiamo parlando del tizio al quale Vespa telefonava per "confezionargli" la trasmissione su misura. E vaffanculo anche a D'Alema.

Poi ci prendono per il culo, ci fanno le pubblicità apposta. Pam una mela in testa. Pam un'altra mela. Piovono mele. Ma gli italiani niente, continuano a dormire. Sapete che quando riaprirà l'anno scolastico non ci saranno i soldi nemmeno per pagare i presidi?
E continuano a dire che l'Italia è in crisi, che bisogna tagliare gli sprechi, l'austerità. Intanto 15 miliardi di euro per fare la TAV, non si sa quanti miliardi per il Ponte (fantasma) di Messina, e finanziamenti gonfiati ovunque, corruzione, cinquemila auto blu, soldi alle scuole e alle cliniche private, soldi all'istante per salvare le banche, finanziamenti a fondo perduto per le aziende in crisi anche se sono in crisi da cinquant'anni e i loro manager intascano milioni di euro al mese per non salvarle, appalti regalati ad amici che presentano bilanci gonfiati, prescrizione e scudi fiscali per chi ha frodato il fisco e dovrebbe restituirci i soldi. Di proposte per tirare su i miliardi ne ho a bizzeffe, ne abbiamo tutti noi a partire dal taglio dei privilegi e degli stipendi ai politici, che -è vero- non serve a niente, ma cazzo quanto sarebbe d'esempio. Cazzo, quanto sarebbe d'esempio.


sabato, giugno 11, 2011

Bruno Tinti e il quorum al referendum

Riporto integralmente un pezzo di Bruno Tinti apparso su il Fatto Quotidiano, ché spiega perfettamente il mio punto di vista riguardo al quorum del referendum. Commentando il mio post con la locandina dell'iniziativa della Gilda, ho scritto che utilizzare l'astensione per far fallire una consultazione popolare è una paraculata anti-democratica. Spiegavo infatti che esistendo un 20% fisiologico di astenuti (gente malata, impossibilitata nel votare, pigra, disinformata), se anche gli italiani favorevoli alle abrogazioni fossero la maggioranza (ad esempio il 45% del restante 80%), a quel 35% di contrari basta astenersi per far fallire il referendum. Ma in questo caso vince la minoranza. Bruno Tinti aggiunge altre interessanti riflessioni sull'argomento.

"Lungo viaggio in macchina. Alla radio si susseguono trasmissioni sul referendum. Telefonate e sms di cittadini. Molti dicono che non andranno a votare, che non ci capiscono niente. Alcuni spiegano di voler impedire il raggiungimento del quorum e se la prendono con il presidente della Repubblica che non avrebbe dovuto, secondo loro, annunciare la sua intenzione di recarsi al seggio (“io sono un elettore che fa sempre il proprio dovere”): in questo modo influenza gli elettori, dicono con toni alterati, non è al di sopra delle parti, non è imparziale. Io penso tristemente all’infimo livello di cultura politica raggiunto dal nostro Paese; e mi chiedo se l’istituto del suffragio universale per caso non debba essere rivisto.

Cominciamo dal “dovere” di votare. Ovviamente le elezioni non sono una competizione sportiva, non servono per far godere il tifoso della squadra vincitrice e deprimere quello della sconfitta. Le elezioni servono per stabilire quale deve essere il modello di gestione del Paese. Un cittadino che utilizza le risorse nazionali non può sottrarsi al dovere di concorrere a stabilire come dovranno essere predisposte. E nemmeno può dichiararsi estraneo al confronto tra sistemi politici: la responsabilità di garantire libertà, cultura, prosperità gli appartiene per il solo fatto di essere cittadino. Tutto questo è, se possibile, ancora più vero nel caso di referendum. Scelte come energia nucleare, acqua pubblica, immunità dei vertici della classe dirigente, contengono in sé le radici di cambiamenti profondi per la nazione. E tanto più la decisione su questi cambiamenti è diretta e non mediata attraverso la delega alla classe politica, tanto più la responsabilità a determinarli in un senso o nell’altro è irrinunciabile.

Ma, dicono, far mancare il quorum è una modalità di partecipazione: non voglio che questa o quella legge sia abrogata; non sono sicuro di raggiungere la necessaria maggioranza; utilizzo quindi un modo diverso per far prevalere la mia volontà politica. Solo che questa non è democrazia, è trucco da baro, sabotaggio, spregiudicatezza civica.

E c’è di più. Non è un caso che la classe politica veda i referendum come il fumo negli occhi: ne percepisce, giustamente, la carica di delegittimazione nei suoi confronti, il contenuto di controllo diretto della gestione pubblica, l’inequivoca bocciatura se l’abrogazione ha successo. Adoperarsi per far mancare il quorum significa, al di là della questione contingente, rinunciare al corretto rapporto governanti-governati; significa perdere l’occasione di ribadire che i governanti sono al servizio dei governati e non il contrario.

Alla fine questa storia del quorum mi ha fatto capire che votare non significa andare al seggio e mettere una croce su un pezzo di carta. Votare significa scelta consapevole. Ed è qui, ho pensato, che mi piacerebbe una rivoluzione. Mi piacerebbe che la concreta possibilità dell’elettore di adottare scelte consapevoli venisse verificata. Cosa è la Costituzione? E la Corte costituzionale? Chi fa le leggi? Chi governa e come viene scelto? Quali sono i compiti del presidente della Repubblica? Educazione civica di base. Se non c’è, ha senso consentire a un cittadino indifferente, disinformato ed egoista, di partecipare alla vita politica di un paese di cui, sostanzialmente, non gli importa nulla?"

Il Fatto Quotidiano, 10 giugno 2011

giovedì, giugno 09, 2011

Il punto su Annozero

Un articolo su il Fatto Quotidiano mi porta a conoscenza del fatto che l'attuale direttore di Libero, Maurizio Belpietro, gioisce perché stasera sarà trasmessa l'ultima puntata di Annozero, dopodiché Michele Santoro se ne andrà dalla RAI (dove è rimasto mal sopportato e vessato per tutti questi anni solo grazie a una vertenza giudiziaria).
Belpietro dice che è giusto che Santoro se ne vada, perché è fazioso e quindi non è giusto pagarlo con i soldi di tutti, cioè con i soldi della televisione pubblica, che attraverso canone e tasse noi tutti partecipiamo a sostenere. Il Fatto Quotidiano risponde a Belpietro facendogli notare che Annozero fa guadagnare alla RAI, al netto delle spese, circa 6 milioni di euro a puntata. Al contrario il giornale di cui Belpietro è direttore, Libero, da sempre incassa finanziamenti pubblici.

Ma secondo me, la risposta del Fatto manca il punto della questione. Il punto reale della questione, è che una televisione pubblica, così come qualsiasi cosa pubblica, non deve essere neutrale, deve essere pluralista, generalista. Significa che non deve essere caratterizzata da una assenza di opinioni, bensì da una ricchezza di opinioni. Lo spettatore che si indigna ascoltando Santoro, deve avere la possibilità di cambiare canale e di trovare Ferrara sull'altra rete. Lo spettatore che schifa Porta a Porta, deve poter aspettare martedì per vedere Ballarò. Lo spettatore che detesta lo schifo di TG che è diventato il TG1 di Minzolini, deve potersi rilassare ascoltando notizie vere la domenica sera con Report. Questa è l'essenza del servizio pubblico: accontentare tutti, così tutti possono dirsi soddisfatti di pagare il canone.
La dipartita di Michele Santoro dalla RAI impoverisce il palinsesto, depaupera l'offerta informativa, svilisce il concetto di poter "ascoltare tutte le campane" che è alla base della democrazia.

Santoro ce lo vedremo comunque su LA7 ma non sarà la stessa cosa, perché LA7 non è una rete pubblica, non è vincolata ai doveri ai quali deve rispondere una televisione pubblica. Non ci si può incazzare se una tv privata non è pluralista, perché appartiene a qualcuno, mentre la televisione pubblica appunto appartiene a tutti. Grazie comunque a Belpietro e al Fatto Quotidiano per avermi dato lo spunto per esprimere le mie opinioni.

domenica, febbraio 27, 2011

Piero Ostellino, mi fai SCHIFO

“Una donna che sia consapevole di essere seduta sulla propria fortuna e ne faccia – diciamo così – partecipe chi può concretarla non è automaticamente una prostituta. Il mondo è pieno di ragazze che si concedono al professore per goderne l’indulgenza all’esame o al capo ufficio per fare carriera. Avere trasformato in prostitute – dopo averne intercettato le telefonate e fatto perquisire le abitazioni – le ragazze che frequentavano casa Berlusconi, non è stata (solo) un’operazione giudiziaria, bensì (anche) una violazione della dignità di donne la cui sola colpa era quella di aver fatto, eventualmente, uso del proprio corpo.”

Piero Ostellino, dal Corriere della Sera del 19 Gennaio 2011

Qui posso dirlo, Piero Ostellino mi fai schifo. Non c'è altro da aggiungere.
Per fortuna qualcuno si è accorto della gravità di quanto sopra scritto, e l'ha denunciato.
Brave ragazze, continuate così.

venerdì, febbraio 25, 2011

Siamo noi i barbari?

Quella che vi posto di seguito è una lunga ma interessantissima riflessione di Mauro Volpi (costituzionalista e consigliere del Csm) sul degrado dei costumi e della società civile italiana. Mi rendo conto che si tratta di molte righe, ma vi consiglio di leggerlo.

Comincia a farsi strada nella cultura italiana, dopo aver molto insistito sulle derive del potere politico e delle modalità del suo esercizio, l’esigenza di interrogarsi sullo stato della “società civile” nel nostro paese. [...] La mia risposta questo interrogativo è che in Italia vi sono non da oggi svariati segni di imbarbarimento e di degrado. Il degrado è economico, sociale, valoriale, etico, culturale, civile e politico.

Cominciamo dal primo, il degrado economico. [...] Come scrive Francesco Marsico, in Italia dai dati Istat relativi al 2008 risulta che il numero di famiglie situate al di sotto della “povertà relativa” è l’11,3% del totale, mentre quelle che vivono in condizioni di “povertà assoluta” sono 1.226.000, pari al 4,9% della popolazione. Dai dati forniti dalla Banca d’Italia relativi al dicembre 2009 risulta che il 10% degli italiani detiene il 44% della ricchezza nazionale, mentre di questa solo il 10% spetta alla metà meno abbiente della popolazione. Altro prodotto di quel modello di sviluppo è la precarizzazione del lavoro che assume tre aspetti, tra loro connessi. Il primo è quello di una nuova mercificazione del lavoro, che pregiudica le garanzie (a cominciare dalla sicurezza, visto che l’Italia è tra i primi paesi in Europa per numero di infortuni mortali sul lavoro) e i diritti dei lavoratori (come il diritto di sciopero e quello di scegliere i propri rappresentanti sindacali all’interno del luogo di lavoro). Il secondo è quello della disoccupazione, che colpisce tutte le fasce di età, ma in Italia è particolarmente drammatica per i giovani, tra i quali raggiunge una percentuale ormai vicina al 30%. Infine vi è la precarietà del lavoro, che spesso è solo un lungo e tormentoso passaggio verso la disoccupazione e frustra qualsiasi possibilità per i giovani di costruirsi un futuro.

Il degrado sociale consiste non solo nel peggioramento delle condizioni di vita di ampi strati della società, ma anche nella perdita (o nella debolezza) di riferimenti di tipo collettivo. Esso sfocia spesso nell’individualismo, che è cosa ben diversa dal “personalismo”, al quale si ispira l’art. 2 della Costituzione, in quanto tende a sacrificare la dimensione sociale della persona a vantaggio di una posizione di isolamento e di chiusura verso gli “altri”, posizione che porta talvolta a confondere la propria libertà con l’arbitrio e con la sopraffazione nei confronti delle altre persone. Altri aspetti del degrado sociale sono l’esaltazione del corporativismo, accentuato in Italia dal ruolo fondamentale giocato storicamente dalle corporazioni e dalle “caste”, e del familismo, che determina una promozione sociale in gran parte basata sul legame parentale. [...]

Il degrado valoriale deriva innanzitutto dallo smarrimento della memoria storica, senza la quale un popolo non può avere futuro. [...] Così alla vigilia del centocinquantesimo anniversario dell’unità nazionale si sono manifestati rigurgiti nordisti da un lato e nostalgie borboniche dall’altro, accomunati da un comune sentimento anti-unitario. A sua volta la Resistenza è stata equiparata al fascismo, come se le ragioni di chi lottava per la libertà e la liberazione nazionale fossero le stesse di chi difendeva un regime autoritario e combatteva insieme all’esercito tedesco al servizio del nazismo. [...]
Allo smarrimento della memoria si accompagna la perdita di valori di riferimento. A proposito di questa i vertici della Chiesa cattolica hanno individuato nel “relativismo” il male epocale delle società occidentali. Qui pare opportuno richiamare le parole di Gustavo Zagrebelsky, secondo le quali “la democrazia è relativistica, non assolutistica”, nel senso che “non ha fedi o valori assoluti da difendere, a eccezione di quelli sui quali essa stessa si basa”. Quindi essa non può essere relativistica “sulle questioni di principio, quelle che riguardano il rispetto dell’uguale dignità di tutti gli essere umani e dei diritti che ne conseguono e il rispetto dell’uguale partecipazione alla vita politica e delle procedure relative”. Ebbene, proprio questi sono i valori che vengono ad essere messi in discussione. Quale rispetto vi è per la dignità e per i diritti degli immigrati, considerati non come esseri umani, ma come braccia da lavoro da sfruttare o “carne da macello” da respingere versi i campi di concentramento del deserto libico? E dei giovani, disoccupati o precari malpagati, comunque privati del proprio futuro? E delle donne, umiliate, offese e viste non come persone in sé, ma, per usare le parole del Presidente del Consiglio (pronunciate nel settembre 2010 in una conferenza-stampa con Zapatero), come “il più grande regalo di Dio all’uomo”? E degli omosessuali, considerati come dei “diversi” da colpire o dei malati da curare? E poi quanto è garantita la uguale partecipazione alla vita politica dalla struttura personalistica e oligarchica del sistema politico e da un sistema elettorale, che, dietro il mito dell’elezione diretta del Governo, trasforma gli elettori in soggetti muti chiamati a ratificare le scelte imposte dall’alto? In pratica viene pregiudicata la libertà degli elettori [...]. Ebbene, il popolo italiano può scegliere un partito e dare il potere al capo di una coalizione di maggioranza relativa, che ottiene la maggioranza dei seggi grazie ad un assurdo premio inesistente nelle altre democrazie, ma non è libero di scegliere i propri rappresentanti.

Altrettanto evidente è il degrado etico che si è diffuso nella società grazie alla propaganda, veicolata dai mezzi di comunicazione di massa, di un modello di vita basato sulla ricerca del successo ad ogni costo e del guadagno facile, nel quadro di una feroce competizione con gli altri e del sacrificio di ogni visione solidaristica. Non c’è da stupirsi se perfino l’idea di “utilizzare” il proprio corpo per fare carriera (che significa svendere la propria dignità) sia stata giustificata da un esponente politico di primo piano del centro-destra, attualmente sottosegretario al ministero dell’istruzione [...]. E se di fronte ad una giovane precaria il Presidente del Consiglio nel marzo del 2008 non abbia trovato di meglio che invitare le giovani donne a sposarsi con rampolli di ricche famiglie.

Il degrado culturale appare evidente all’interno della scuola e dell’università, cioè dei luoghi deputati alla trasmissione del sapere e alla formazione delle nuove generazioni, all’interno dei quali si tenta di imporre una concezione mercantilistica della istruzione. Basti pensare alle tre “famose” i (internet, inglese, impresa), poste a fondamento dell’educazione pubblica nelle scuole dall’ex ministro Moratti [...]. Si potrebbe ironizzare sul fatto che chi ci governa ha volutamente dimenticato la “i” più importante, l’italiano, inteso come l’insieme della cultura di base, letteraria, storica, filosofica, giuridica, scientifica, che fa di noi un popolo. Ma in realtà viene ad essere mortificato il ruolo fondamentale della scuola e dell’università di trasmissione della cultura e di sviluppo della ricerca di base, che è indispensabile anche per un’utilizzazione corretta e proficua dei nuovi strumenti tecnologici. [...] Il degrado culturale deriva anche dall’uso che viene fatto dei mezzi di comunicazione di massa. In passato la televisione ha svolto un ruolo innegabile nella diffusione della lingua e della cultura nel popolo italiano; oggi contribuisce fortemente alla sua diseducazione, configurandosi come un modello di “cattiva maestra”, per usare l’espressione di Popper, e propagando una video-politica che trasforma il cittadino in homo videns (come sottolinea Sartori), non più partecipe ma succube, specie quando la televisione rappresenta per svariati milioni di persone l’unica fonte di informazione. Inoltre l’infima qualità della grande maggioranza dei programmi televisivi veicola un modello di vita edonistico e consumistico, producendo un ribaltamento tra fiction, posta al centro dell’attenzione, e realtà, trascurata e relegata in secondo piano.

Il degrado civile si manifesta nello scarso rispetto per le regole di qualsiasi natura, da quelle di costume a quelle etiche a quelle giuridiche. L’inosservanza di elementari regole etiche e di correttezza da parte di uomini pubblici viene relegata nel gossip. Le violazioni della legalità sono spesso sopportate o giustificate in nome dell’eccessiva rigidità delle regole (come ha fatto più volte il Presidente del Consiglio per l’evasione fiscale, l’11 novembre 2004 anche di fronte al comando generale della Guardia di finanza). La Costituzione nei suoi principi e nelle sue regole essenziali viene ignorata o relegata in una sfera extragiuridica o in quella dell’antimodernità. Come se il fatto di avere più di sessant’anni fosse di per sé sinonimo di vecchiezza. L’attacco ripetuto e costante contro la Costituzione, al quale la politica trova assai comodo addebitare i disastri e l’incapacità innovativa derivanti dalla propria insipienza, va a colpire al cuore quell’insieme di valori che dovrebbe essere di guida e di modello per tutti, e in particolare per i titolari di funzioni pubbliche. Indici concreti del degrado civile sono l’evasione fiscale, calcolata da Confindustria in 120 miliardi l’anno, la corruzione, che ha fatto collocare l’Italia al sessantasettesimo posto nella classifica stilata per il 2010 da Transparency International e che secondo la Corte dei Conti ammonterebbe a 60 miliardi all’anno, e infine la diffusione nella economia e nella società della grande criminalità. [...]

Vi è infine un degrado politico che pregiudica il corretto funzionamento delle istituzioni. I partiti appaiono come entità oligarchiche sempre più distaccate dalla società e negli ultimi venti anni si è imposto il modello del “partito personale” (secondo la felice espressione di Mauro Calise), il cui compito fondamentale non è di rappresentare interessi sociali, [...], ma quello di lanciare un leader che appaia in grado di rimanere più a lungo possibile al potere. In Italia il fenomeno è stato accentuato dalla radicalità della crisi che all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso ha colpito il sistema politico e dalla successiva commistione tra potere politico, economico e mediatico, che ha portato all’emergere di un capo carismatico, il quale ha dato vita ad un partito votato al culto della sua personalità e alla difesa dei suoi interessi privati (economici e giudiziari). [...]
Il degrado politico determina l’inesistenza di una qualsiasi etica pubblica, che viene spesso condannata come moralismo. Ciò comporta che il comportamento indecoroso e socialmente o eticamente riprovevole di un uomo politico non porta al suo allontanamento o a sanzioni politiche, ma viene giustificato finché non vi sia una sentenza definitiva di condanna della magistratura. [...] Di fronte a comportamenti ingiustificabili e degradanti viene poi invocata la privacy dell’uomo pubblico come sfera che non tollera alcuna intromissione e che giustifica qualsiasi comportamento, anche il più vergognoso e contraddittorio rispetto agli “ideali” proclamati pubblicamente, e quindi perfino la commissione di reati (la maggioranza dei quali, come si sa, vengono commessi in privato). Si dimentica volutamente che il livello di tutela della privacy di un uomo pubblico è necessariamente inferiore rispetto a quello di un comune cittadino. E che in base all’art. 54, c. 2, Cost. i titolari di funzioni pubbliche “hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”. Naturalmente la tanto invocata privacy non vale più nei confronti di chi si permette di criticare o di controllare uomini potenti. Questi viene esposto ad attacchi mediatici, basati su notizie di scarsa rilevanza, quando non inventate (come nel caso Boffo) o mediaticamente costruite sul nulla (come per il giudice Mesiano), o sulla minaccia di pubblicare notizie sgradevoli. Certo, si può sostenere con buoni argomenti che la classe politica è lo specchio della società attuale. Ma si tratta di una ben magra consolazione, perché da quando si è affermato il suffragio universale i cittadini sono stati convinti che fossero chiamati ad eleggere i “migliori”, quelli che per capacità di esprimere interessi sociali, per cultura, per qualità umane, apparissero come i più degni di rappresentarli. Nel momento in cui la qualità e la dignità della rappresentanza vengono degradate al livello medio (o forse anche più basso) esistente nella società, essa perde di ogni credibilità e la nobile professione del politico viene ad essere appannaggio di persone in cerca di successo e che sarebbero incapaci di emergere in qualsiasi altra attività umana.

Mauro Volpi - da I barbari siamo noi? Una riflessione sui costumi incivili degli italiani.

martedì, gennaio 04, 2011

Persuasori occulti

Vi segnalo questo articolo, uscito su Il Fatto Quotidiano, che pone interessanti questioni riguardo la manipolazione dell'opinione pubblica. Il tema è il nucleare.
Suppongo che chiunque guardi la televisione anche solo un pochino più di me, avrà visto passare quel curioso spot nel quale due scacchisti (in realtà la stessa persona) dibattono sulla possibilità o meno che il nucleare sia il futuro dell'energia. Alla fine dello spot lo spettatore è invitato a discuterne presso il forum di un sito internet.

Io di televisione ne guardo poca, ma 'sto spot me lo sono sciroppato al cinema, poco prima dei titoli di testa di Megamind. L'ho trovato imbarazzante, ridicolo e involontariamente divertente (lo spot, il film era fichissimo). O perlomeno questa è la mia opinione. Bellissimo quando uno dei due scacchisti fa all'altro: il nucleare produce scorie! e l'altro gli risponde: ma è meno di una pedina all'anno per persona! Adesso, a parte il fatto che stiamo parlando di materiale tossico radioattivo, non di bucce di banana, ma chiunque fa presto a moltiplicare "una pedina per persona" per 60 milioni di persone, all'anno. Fanno 60.000.000 di pedine di materiale radioattivo tossico ogni anno. Fusti di quel materiale, prodotti dalle nostre centrali nucleari negli anni precedenti al referendum, adesso languono solitarie su qualche spiaggia in Africa o in qualche paese del terzo mondo, dove qualcuno ha provveduto a scaricarle. Tranquilli, fra ventimila anni saranno innocue.

A quel punto, nello spot, l'altro scacchista controbatte nuovamente: ma stoccate in siti specializzati sarebbero al sicuro per anni! Certo, per ventimila anni. La soluzione migliore, lo sappiamo tutti, è seppellirle in qualche cava abbandonata la cui composizione minerale aiuti a contenerne la radioattività. Una delle ipotesi erano le cave di salgemma, in Sardegna. Ma è probabile che adesso esistano metodi più moderni per trattare rifiuti del genere, di questo non ne dubito. Probabilmente esistono, e saranno appaltati ad aziende controllate dalla mafia, come accade sempre in Italia. Napoli è sepolta dall'immondizia, le mozzarelle diventano blu per colpa della diossina che emerge dai terreni dove la camorra ha fatto sparire carichi di rifiuti tossici provenienti dal nord, le ecoballe stoccate nei magazzini sono inutilizzabili perché fatte senza criterio, non esiste un piano decente di raccolta differenziata nella maggior parte dei comuni italiani (siamo indietro 20 anni rispetto a qualsiasi altro paese europeo), i soldi delle emergenze rifiuti vengono intascati da politici e amministratori che si danno il cambio e non finiscono mai in galera, i posti nelle aziende pubbliche che dovrebbero occuparsi di rifiuti sono regalati in cambio di voti o utilizzati per piazzare amici e parentame vario. E noi adesso vogliamo gestire scorie tossiche radioattive da stoccare al sicuro per 20.000 anni?
Mi accontenterei se riuscissero a gestire la discarica di Cupinoro per i prossimi 20 anni, a due passi da dove abito io. Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Insomma a un certo punto uno dei due scacchisti avrebbe dovuto alzarsi in piedi e dire all'altro: ma vattela a pià 'nder culo! come avrebbe fatto il miglior Tomas Milian. Ma siamo in Italia, è nel clima di distensione delle tensioni e di apertura al dialogo che ci viene iniettato nei cervelli ogni giorno dagli stessi politici che poi ce lo mettono in quel posto, lo spot si conclude invitandoci a farci un'idea chiara sull'argomento.

Ecco il punto è proprio quello. Non c'è nessuna idea chiara da farsi. Il referendum ha sancito che il nucleare in Italia non si deve fare. Punto. Non è una tragedia! Basta investire in altro. Energia rinnovabile. Tutti gli altri stati del mondo stanno investendo in quello, il nucleare era (forse) una soluzione 40 anni fa quando abbiamo deciso di non farne uso. Il plutonio si esaurirà entro breve, e le centrali nucleari non produrranno che una frazione minima dell'energia necessaria, quando saranno pronte, fra 10 anni (forse, ma siamo sempre in Italia, facciamo 20). Nessuno costruisce più centrali nucleari. Gli USA hanno smesso negli anni '70 e investono milioni nella ricerca di alternative. Tutte le università del mondo ricevono ingenti finanziamenti sulla ricerca per nuove fonti di energia pulita, rinnovabile, a impatto ambientale zero. Noi coi soldi ci costruiamo il ponte di Messina, ci paghiamo le auto blu e gli stipendi e centinaia di enti inutili, ci assicuriamo caccia da guerra e ci regaliamo i decoder digitali terresti. E ovviamente, ci tiriamo su nuovissime centrali nucleari, contro la volontà popolare.

E parlando di costi, comprare l'energia elettrica dagli altri stati non è una vergogna, se mi tiene una centrale atomica lontano da casa. Ce l'hanno in Francia? Sticazzi. Noi siamo italiani e abbiamo detto di no, i francesi facessero quello che vogliono, se poi una centrale esplode in Francia moriremo anche noi per colpa dei francesi teste di cazzo ma intanto noi abbiamo deciso che le centrali nucleari non le vogliamo (c'è stato recentemente un incidente grave in Africa ma queste cose accadono ogni anno, solo che le notizie del genere non vengono riportate, mica fanno vendere vaccini).

L'articolo sopra citato parla proprio della strategia utilizzata per far cambiare idea ai cittadini. Perché il governo ha già deciso, in barba alla costituzione e alla volontà popolare di chi andò a votare 40 anni fa: il nucleare torna. Solo che rischia come al solito che la gente si incazzi, e poi bisogna mandare l'esercito a presidiare i siti e prendere a manganellate i pacifisti. Roba che si fa in certe dittature sudamericane, qui ai politici pare brutto (lo fanno lo stesso, ma pare brutto). Allora si fa così: discutiamone. E partono gli spot. Discutiamone ma noi abbiamo già deciso, quindi vedi se ti va di cambiare idea, così eviti le manganellate.
Persuasori occulti li chiama l'articolista arguto. Persuasori occulti.

martedì, dicembre 21, 2010

La Costituzione

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. “Tutti i cittadini… sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, di religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali”. “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca”. “L’Italia ripudia la guerra…”. “Ogni cittadino può circolare… liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale” senza “nessuna restrizione per ragioni politiche”. “I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente…” e “di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione…”. “La responsabilità penale è personale…”. “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”, sì alle scuole private ma “senza oneri per lo Stato”. “Il lavoratore ha diritto a una retribuzione… sufficiente ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa”. “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale… e la dignità umana”. “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore”. “Vietata… la riorganizzazione del disciolto partito fascista”.

Estratti dalla Costituzione Italiana, a cura di Marco Travaglio.

venerdì, dicembre 10, 2010

Wikileaks

“Se il segreto è necessario per la sicurezza nazionale e per l’attività diplomatica, è anche inevitabile che la prerogativa della segretezza sia usata per nascondere i misfatti degli stati. Organizzazioni come Wikileaks sono il meglio che possiamo sperare per promuovere il clima di trasparenza e responsabilità necessario per un’autentica democrazia liberale”.

Noam Chomsky da The Economist (tradotto e riportato da Internazionale)

mercoledì, ottobre 13, 2010

Siamo invasi dagli orchi

“Questo è un Paese di orchi”

Lo psichiatra Paolo Crepet, in controtendenza rispetto ai suoi colleghi, si rifiuta di cercare letture sociologiche degli ultimi episodi di violenza a Roma e Milano: “Per decenni abbiamo dato spiegazioni a tutti i fenomeni, ma queste persone sono aborigeni che prendono una clava e la spaccano in testa al primo che passa. A forza di cercare interpretazioni di questi crimini si finisce per darne una lettura benevola, per giustificare gli aggressori. Non ci sono provocazioni, né ragioni valide, né malattie mentali. L’Italia è piena di orchi”.

Professore, c’è un aumento della violenza oppure se ne parla solo di più?
Non mi interessa se vent’anni fa il numero dei crimini era lo stesso. Il problema è che noi, come società, siamo fermi. E questa è una colpa tanto più grave perché oggi c’è meno ignoranza che in passato.

Come si spiega l’indifferenza delle persone che, nella metropolitana di Roma, camminano accanto alla ragazza romena incosciente senza reagire ?
C’è un vortice di rassegnazione, cinismo ed egoismo che crea questa violenza. I giovani la respirano. Il video dell’aggressione a Roma è sconvolgente nella sua metafora: vecchi, giovani, uomini e donne passano di fianco al corpo della ragazza senza preoccuparsene. È una fotografia.

Di cosa?
Dell’Italia in cui il ministro Ignazio La Russa chiede di mettere le bombe sugli aerei, del Paese in cui il sindaco di Milano Letizia Moratti si guarda bene dall’andare a visitare il tassista in fin di vita all’ospedale. C’è un contesto in cui i compaesani di Sarah Scazzi che chiedono la pena di morte per lo zio assassino s’inseriscono naturalmente: è quello dell’imbarbarimento dovuto al fatto che la classe dirigente per prima non combatte le violenze.

A cosa allude ?
Abbiamo la più grande industria di Stato, quella della criminalità organizzata, che guadagna con la droga e agisce indisturbata.

Perché azienda di Stato?
Perché se lo Stato non combatte le mafie ne diventa complice, connivente. Si tollerano le cosche, si appoggiano le guerre, si anestetizzano le periferie: questo provoca l’incattivimento delle persone, la cultura dell’odio e della rabbia.

A proposito di droghe, crede che la violenza crescente dipenda anche dalla diffusione di sostanze stupefacenti?
Certamente. Ma, ripeto, la responsabilità è soprattutto collettiva, perché non combattiamo il fenomeno.

Gli omosessuali aggrediti, gli immigrati picchiati, i cadaveri delle due bambine rom ignorate sulla spiaggia di Napoli: le minoranze sono le prime vittime del clima che lei descrive.
È quel che succede quando c’è la paura. Il violento, da Hitler in giù, è un codardo. Non se la prende con chi si può difendere. I pestaggi al gay pride in Serbia, poi, dimostrano che quando un Paese è abituato alla violenza non abbandona quella tendenza, la riproduce nella quotidianità.

Come ci si può difendere?
Ciascuno deve essere consapevole che il Paese è invaso dagli orchi. Purtroppo sembra che il singolo sia costretto di nuovo a pensare da solo alla propria sicurezza. E questo è sintomo evidente dell’imbarbarimento. Soprattutto, ci vuole un coraggio da Savonarola, bisogna smetterla con la mediazione e con la mediocrità: è arrivato il momento di indignarsi.

da Il Fatto Quotidiano del 13/10/2010

giovedì, giugno 24, 2010

Opinioni eretiche

Estratto dal blog di Piergiorgio Odifreddi, su ilfattoquotidiano.it

In un incontro precedente, sempre a Torino, la sera del 19 settembre 2006, a cena Saramago mi aveva detto: “il mondo sarebbe molto migliore se fossimo tutti atei”. Gli feci scrivere quella frase su un foglio, che tengo da allora appeso nel mio studio. Non mi stupiscono, dunque, gli ottusi e sgraziati necrologi dell’Avvenire e dell’Osservatore Romano contro uno scrittore che non ha mai fatto mistero di pensare della religione tutto il male possibile.
Mi stupiscono invece i più subdoli elogi postumi di altri media “laici” a un pensatore comunista che, in vita, andava sistematicamente a testa bassa contro tutto il sistema che essi quotidianamente difendono. Ora che non c’è più lo schermo di un premio Nobel a difendere e proteggere certe idee, sarà più difficile continuare a leggerle, sia pure magari soltanto citate o bollate come “opinioni eretiche”.

martedì, giugno 15, 2010

Mazze da baseball e donne incinte

A colpi di mazza
di Luca Telese

Accade nell’Italia delle guerre tra poveri. A Torino un extracomunitario, clandestino – maghrebino – massacra, a colpi di mazza da baseball una donna, italiana, dopo averla accusata di molestarlo, con i suoi abiti succinti.
È un esercizio violento e sadico, che suscita in noi emozione e rabbia. L’extracomunitario
manda la donna in ospedale: l’ha sfigurata, le ha fracassato sei costole. Foto segnaletiche
del criminale: aria torva, sguardo cattivo, pelle olivastra. Lei è viva per miracolo. Scopriamo sconcertati che era in attesa: ha perso il suo bimbo. Tutto il paese unito nel lutto. Questa gente se ne torni a casa sua, a delinquere.
Fiaccolata della Lega: partecipano molti cittadini non politicizzati, persino un sindaco di centrosinistra. Ci saremmo voluti essere pure noi, maledetti barbari. Un prete della Caritas difende il maghrebino: “Aveva problemi psichici”. Gli devastano l’ufficio: se li portasse in convento, questi teppisti. Tutti i tiggì aprono con le immagini strazianti del funerale. Una
piccola bara bianca, dirette dei cronisti commossi, lacrime dei fratellini. Il nonno in Chiesa: “Non perdonerò mai!”. Come dargli torto? Durante un Porta a Porta sull’impossibilità del perdono, brucia un campo nomadi, in periferia. Sbagliato, certo. Ma era abusivo.
A furia di essere buoni, distruggeranno la nostra civiltà, ci imporranno codici tribali, disprezzo per le donne.
Anzi no.
La mazza da baseball era in mano a un italiano. Un ultras della Juve. La madre, poi, era Rom. Aveva chiesto l’elemosina. Il bimbo, in fondo, era poco più di un feto. Forse l’aborto non c’entra con la mazza. È successo ieri. Torino, 14 giugno 2010. Perché drammatizzare? Ci sono notizie che non meritano la prima pagina.

da Il Fatto Quotidiano del 15/06/2010

domenica, novembre 22, 2009

Solidarietà a Antonio Tabucchi

Su Le Monde, la casa editrice francese Gallimard ha lanciato una campagna di raccolta firme di colleghi scrittori e autori per esprimere solidarietà a Antonio Tabucchi.

Tabucchi ha scritto un articolo sull'Unità e Renato Schifani (il nostro presidente del Senato) a causa di quell'articolo ha presentato una richiesta in tribunale di UN MILIONE E TRECENTOMILA EURO. Le Monde fa notare che il giornale non è stato querelato, Schifani se l'è presa direttamente con l'autore dell'articolo, richiedendo una cifra esorbitante.

Riporto l'appello di LE MONDE tradotto dai giornalisti de Il Fatto Quotidiano:

Appello
Le democrazie vive hanno bisogno di individui liberi. Di individui coraggiosi, indipendenti, indisciplinati, che osino, che provochino, che disturbino. È così per quegli scrittori per cui la libertà di penna è indissociabile dall’idea stessa di democrazia. Da Voltaire e Victor Hugo a Camus e Sartre, passando per Zola e Mauriac, la Francia e le sue libertà sanno quanto tali libertà debbono al libero esercizio del diritto di osservare e del dovere di dare l’allarme di fronte all’opacità, le menzogne e le imposture di ogni tipo di potere. E l’Europa democratica, da quando è in costruzione, non ha mai cessato di irrobustire la libertà degli scrittori contro ogni abuso di potere e le ragioni di Stato.

Ma ora accade che in Italia questa libertà sia messa in pericolo dall’attacco smisurato di cui è oggetto Antonio Tabucchi. Il presidente del Senato italiano, Riccardo Schifani, pretende da lui in tribunale l’esorbitante somma di 1 milione e 300 mila Euro per un articolo pubblicato su “l’Unità”, giornale che, si noti, non è stato querelato. Il “reato” di Antonio Tabucchi è aver interpellato il senatore Schifani, personaggio di spicco del potere berlusconiano, sul suo passato, sui suoi rapporti di affari e sulle sue dubbie frequentazioni – questioni sulle quali costui è riluttante a dare spiegazioni. Porre domande sul percorso, la carriera e la biografia degli alti responsabili delle nostre istituzioni appartiene al necessario dovere di interrogare e alle legittime curiosità della vita democratica.

Per la precisa scelta del bersaglio (uno scrittore che non ha mai rinunciato a esercitare la propria libertà) e per la somma richiesta (una cifra astronomica per un articolo di giornale), l’obiettivo evidente è l’intimidazione di una coscienza critica e, attraverso tale intimidazione, far tacere tutti gli altri. Dalle recenti incriminazioni contro la stampa dell’opposizione, fino a questo processo intentato a uno scrittore europeo, non possiamo restare indifferenti e passivi di fronte all’offensiva dell’attuale potere italiano contro la libertà di opinione, di critica e di interrogazione. Per questo testimoniamo la nostra solidarietà a Antonio Tabucchi e vi chiediamo di unirvi a noi firmando massicciamente questo appello.


Trovate l'appello originale di Le Monde in questa pagina, dove potete anche scorrere le firme degli autori che hanno già aderito.

Che una casa editrice francese si sia mossa a un'appello di solidarietà nei confronti di un grande autore italiano, mentre in Italia tutto tace, è -lasciatemelo dire- VOMITEVOLE. Provo davvero SCHIFO.