giovedì, gennaio 08, 2015
giovedì, agosto 07, 2014
Perché un blog (o una pagina di facebook) non è il muro di un cesso pubblico
Come ben saprà la maggior parte di voi, da qualche anno gestisco una pagina di facebook tramite la quale pubblico e promuovo il mio fumetto principale, Drizzit. Si tratta di una striscia a fumetti quindi viene pubblicata giornalmente, ma a me piace aggiornare la pagina anche con curiosità, illustrazioni, sketch preparatori... tutto sempre attinente al mio fumetto o a quello che faccio come disegnatore, ovviamente. Non sono uno di quelli che aprono una pagina su facebook poi rubano materiali altrui e lo postano al fine di accumulare migliaia di followers (a quale scopo poi, a parte pomparsi l'ego?).
Grazie al lavoro duro e al tempo speso a disegnare la mia pagina ha raggiunto la notevole quota di 28.000 lettori, il ché inevitabilmente ha condotto a dei problemi, perché "the problem with the global village is all the global village idiots" come scriveva Paul Ginsparg. Di tanto in tanto quindi capita qualche lettore che posta commenti idioti sotto i miei lavori. La maggior parte delle volte sono commenti davvero idioti, nel senso che sono dettati da ingenua ignoranza, poca esperienza, incapacità di comprendere bene quello che stanno osservando o leggendo, o anche da più di una di queste ragioni. Un esempio:
Ora, a parte che io non pubblico "vignette" ma strisce a fumetti, chiaramente questo commento rientra nella macro-categoria che io ho intitolato "uso a sproposito dei neologismi importati dall'inglese" e a riguardo ho anche scritto un'episodio di The Author. In pratica questa è la normale conseguenza del fatto che se l'uso di una parola, anziché ricercato e analizzato, viene acquisito tramite l'uso che se ne fa su mezzi come i social network o i forum dei videogiochi, nessuno ne imparerà mai il vero senso e significato. Ora qui potremmo discutere se il vero senso di un termine sia quello originale o quello trasposto di cui si fa più uso, ma senza addentrarci in un pantano del genere è chiaro che "filler" (termine usato per denominare gli episodi di una serie che servono solo a far numero e che non portano avanti una trama) non può essere applicato a un fumetto che è gratuito, quindi che non ha alcun interesse a allungare il brodo, e soprattutto il cui fine principale non è raccontare una storia bensì far ridere il lettore. Insomma è come se si desse del "filler" a una puntata di Big Bang Theory nella quale non si sviluppa la storia tra Leonard e Penny: lo scopo del telefilm è principalmente quello di far divertire lo spettatore, non quello di portare avanti una trama. Divertente poi che in molte serie televisive le puntate "filler" siamo molto più interessanti e ben fatte di quelle in cui va avanti la storia, vedi X-Files ...ma questo è un altro pantano. Usciamone.
Insomma che si commenti sotto una striscia a fumetti che si tratta di un filler, è idiozia. Come anche parlare di "fanservice" riferito agli artisti occidentali, o cose del genere. Questo genere di commenti mi lascia perplesso e amareggiato, ma il più delle volte nemmeno mi prendo la briga di rispondere.
Altre volte ritrovo invece commenti critici nei miei confronti che ritengo perlopiù sensati, e ai quali rispondo. Si tratta di commenti scritti nella maggior parte dei casi con cognizione di causa che muovono critiche ragionevoli. Due esempi:
Nel primo caso mi fanno pure un complimento quindi va benissimo!!! Ahahah :D ...no, seriamente, è chiaro che si tratta di una critica consapevole e mirata. L'illustrazione che avevo postato presentava dei font utilizzati per i titoli che al lettore in questione non sono piaciuti. Mi dispiace, non credo che avrei potuto impegnarmici di più (quei font li avevo scelti dopo un'accurata selezione, non a casaccio) ma è ovvio che ognuno è libero di avere la sua opinione sulle cose.
Il secondo esempio è decisamente più sgarbato ma non per questo meno legittimo. C'era una battuta sulle tette (tra l'altro era bellissima a mio parere, come ho avuto modo di rispondere) che a quel lettore non è piaciuta. Anche qui, mi dispiace. Ho risposto a questo commento più che altro per ribadire che il "contesto" di una battuta non è indice della sua qualità, e quindi che non è perché c'è una battuta sulle tette che quel lettore non ha apprezzato l'umorismo, probabilmente è perché quella battuta non gli è piaciuta. Gli "argomenti" dell'umorismo non vengono a noia, mai. E' un fatto conclamato. Se una cosa fa ridere, cioè se solletica il nostro senso dell'umorismo, l'argomento può essere anche lo stesso di altre diecimila battute. La satira mondiale da 2000 anni a questa parte, come ci ricorda Daniele Luttazzi, si basa sempre solo su quattro argomenti, e Woody Allen ha scritto così tante battute sulla masturbazione da riempire tre libri. Ho risposto per mettere in chiaro questa cosa, e il lettore che aveva lasciato quel commento ha pensato che fossi arrabbiato.
Questa è una cosa interessantissima. Se intervieni per mettere nero su bianco la tua opinione (su una tua opera, oltretutto) pensano che te la prendi, che sei incazzato, che ti inalberi. E non c'è modo per impedire che i lettori abbiano questa percezione. Puoi scrivere poco o molto, puoi usare faccine, puoi addolcire il tono. Niente, se rispondi te la stai prendendo. In pratica l'opinione della persona più idonea a risponderti viene sempre considerata un'entrata a gamba tesa nella discussione. Perché? Perché internet è quel posto dove puoi scrivere quello che ti pare senza che nessuno sia più autorevole di te, siamo tutti alla pari. Quando scende in campo l'autore di un'opera a portare il suo contributo, è perché "se l'è presa" e non perché -più semplicemente- vuole solo mettere in chiaro qual è il suo vero pensiero dietro una questione che si sta discutendo inerente a una sua opera, nella sua pagina. Gli utenti sono abituati a lasciare commenti ad autori distanti, che non rispondono né si interessano dell'opinione di chi li legge, e infatti quando faccio notare questa cosa agli amici mi consigliano tutti di non rispondere, di lasciar correre, di fregarmene ché quelli sono solo lettori. Paradossalmente, il mio volermi mettere sullo stesso piano dei lettori, il mio voler spiegare le cose, è visto come una cosa stupida dagli amici, e aggressiva dai lettori stessi.
Internet quindi è davvero la parete di un cesso pubblico? Un posto dove si entra, si scrive "Bigio merda" e si esce? Io non credo.
Secondo me un blog o una pagina di facebook sono più simili a un quaderno bianco che ti viene regalato dal Grande Stampatore di Quadernini (un tizio che probabilmente fa i soldi con le pubblicità stampate sulle copertine dei quadernini che regala). Questo quaderno è tuo, e puoi scriverci quello che ti pare, ma è sempre a disposizione di chiunque voglia leggerlo. E volendo, quando è permesso, chi lo sfoglia può aggiungerci un commento, un suo disegnino, un consiglio, una critica. Poi il quaderno torna a te, che rileggi cosa hanno scritto gli altri, aggiungi altre cose e via dicendo.
E' con questa mentalità che l'utente internettiano medio dovrebbe visitare un blog o una pagina, con l'idea che si tratta di un quaderno di un altro. Disegnarci un cazzo o un insulto al proprietario è una barbarie (e non è "censura" se poi il proprietario del quadernino lo cancella con il bianchetto, e magari non te lo presta più). Commenti come questo, ad esempio:
sono indice di maleducazione e di cafoneria. Non sta muovendo una critica, sta insultando i miei lettori e indirettamente anche me. Scusa stocazzo. Quando mi capitano soggetti del genere, mi prendo la briga di ammonirli, una o più volte. Ma devo essere sincero: non mi è mai capitato che stronzi del genere abbiano capito il concetto e abbiano smesso. Magari tacciono per un po', poi riappaiono qualche tempo più tardi con altri insulti, critiche violente, maleducazione.
Non c'è altra soluzione che boccarli (bannarli) e dispiacersi per quanto l'umanità sia deficiente. Anche se poi non è così deficiente. Perché in tre anni che gestisco la mia pagina di facebook e con 28.000 lettori che seguono il mio fumetto, per ora il numero delle persone che ho "bannato" è... due! Quindi al contrario di quello che dice il commentatore che ha lasciato la perla qui sopra sulla mia pagina, la qualità media dei miei fan, per quanto riguarda l'educazione, è molto alta.
E nel profondo del mio cuore, voglio sperare che sia anche perché hanno la consapevolezza che l'autore non è un'entità astratta che fluttua distante nella stratosfera sopra di loro, noncurante di quello che pensano, bensì una persona che ha interesse per quello che pensano.
martedì, dicembre 13, 2011
La Quarta Necessità
Ho acquistato l'ultima opera di Daniele Luttazzi, un fumetto da lui sceneggiato e disegnato da Massimo Giacon. Leggendolo ci ho ritrovato il comico di cui siamo tutti orfani, anche chi lo disprezza, perché come dice lui della satira se ne ha bisogno anche se non lo si realizza. La Quarta Necessità è pieno di volgarità esplicite e liberanti, è dissacrante, è grottesco, è divertente. Ci sono pochi riferimenti politici in senso stretto, ma è un'opera politica in senso ampio, perché parla di come un italiano è diventato l'italiano, e quindi indirettamente di come una nazione è diventata l'Italia che ci ritroviamo. Ovviamente non è un'opera per tutti. Ci sono persone che ridono di fronte alle scoregge di Alvaro Vitali o alle bischerate di Panariello, o che non mancano mai un film di Natale con Christian De Sica. Ecco qui siamo all'opposto, a una comicità indigesta e estremamente mordace, che si chiama satira e che è in via d'estinzione.E nel frattempo vi segnalo anche una recensione-riflessione parallela alla mia apparsa su Il Fatto Quotidiano, a cura di Andrea Scanzi. Buona lettura.
domenica, marzo 27, 2011
"Io sono di Sinistra"
Credo che si possa tranquillamente lasciar parlare Ascanio Celestini, e limitare a fare sì con la testa, tra mestizia e desolazione. Per chi non lo conoscesse, qui c'è anche il suo sito internet.
sabato, maggio 23, 2009
Democratici Anonimi
...ma adesso, c'è un gruppo nato apposta. Democratici Anonimi.
mercoledì, gennaio 14, 2009
Aldo, Giovanni e Giacomo
Mentre ero in sala d'attesa dal dentista, mi è capitato di leggere un'intervista al trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo. In passato sono stato un loro grandissimo sostenitore, erano divertenti e spensierati, di quella spensieratezza che fa bene al cuore e che (forse) faceva bene un po' a tutti, in un momento in cui non c'era troppo bisogno di ricordarsi dove andavamo a finire... o meglio dove siamo andati a finie.Giacomo poi era risultato da subito il tipo più interessante dei tre, perché non nascondeva la sua natura curiosa e la sua cultura particolarmente ricercata, che poi veniva sempre messa in ridicolo dagli altri due. Beh il loro ultimo film è uscito al cinema, un comico ad episodi a quanto pare, e loro sono tornati a quella spensierata comicità che mi piaceva tanto tempo fa.
Ora però mi chiedo se quella comicità mi si addica ancora. Anzi, lo so già: non mi si addice più. Non ho più voglia di ridere spensierato delle ridicolezze dei nostri piccoli difetti, sui luoghi comuni e su spigolature ispirate ad eventi banali della vita di tutti i giorni.
In questi anni sono cresciuto (o così credo, potrebbe anche essere considerata una "regressione", da molti). La tranquillità non mi basta più, mi va stretta. Questo non significa che io non sia sereno, significa solo che utilizzo la mia serenità per fare di più, ad esempio per avere a cuore qualcosa che è oltre me stesso e la mia vita.
Così, quando al TG passano le immagini della guerra in terra santa, mi incazzo. E mi incazzo quando leggo le notizie su Internazionale, e quando sento le cazzate che si sparano in parlamento (sì, a volte seguo anche quelle). E mi interesso di quello che accade, perché sento un po' mia la responsabilità di questo mondo, e di come andrà avanti.
Che c'entra 'sta roba con Aldo, Giovanni e Giacomo? Tutto parte da quell'intervista. Giacomo lì se la prende con la satira, dicendo che la satira "non fa più ridere" perché ormai trova ridicolo dover per forza costruire le battute sulle cazzate sparate dai politici. Allora, ecco un paio di riflessioni:
Nessuno obbliga un comico a fare battute sulle cazzate dei politici, quindi nessun comico deve sentirsi obbligato a farlo, però se una cosa non fa ridere un comico, non è detto che non faccia ridere nessuno. Lo stesso Daniele Luttazzi dice sempre che le sue battute devono per prima cosa far ridere chi le fa. Allora se la satira non fa ridere Giacomo Poretti, Giacomo Poretti è libero di non fare satira, ma non si permetta di dire che la satire "non fa più ridere" o che è discutibile costruire battute sulle cazzate dei politici. Perché costruire battute sull'attualità, sulle tragedie moderne, sulla politica infame e sulla ridicolezza di certi Vip è un DOVERE se chi ne è capace ne ha l'audacia e la capacità, giacché unisce alla risata l'informazione. Chi vuol ridere spensieratamente vada pure a vedersi Aldo, Giovanni e Giacomo. Io ormai con loro non mi diverto più come una volta. Mi perdoni Giacomo Poretti, a me piace la satira.
giovedì, aprile 17, 2008
Il Popolo è un Bambino
Il popolo è un bambino.Non ci capisce niente di politica.
Se tu gli parli di rivoluzione e lo fai seriamente finisce che il popolo la fa per davvero la rivoluzione.
Allora bisogna fare come ha fatto il partito comunista.
La rivoluzione gliel'ha fatta vedere da lontano al popolo come una ballerina della televisione.
Il popolo è un bambino e gli piace guardare le ballerine.
I maschietti si guardano la televisione perché gli piace il culo delle ballerine.
E le femminucce si guardano la televisione perché vorrebbero averci il culo come quello delle ballerine che piacciono tanto ai maschietti.
Tutti guardano il culo in Tv.
Ma sia le femminucce che i maschietti sanno che la televisione è un elettrodomestico.
Che quel culo esiste solo là dentro.
Si guardano intorno e la realtà è che si ritrovano sul divanetto del loro appartamento senza culi e senza balletti.
Ma sono contenti lo stesso. Sono contenti perché tutte le volte che ri-accenderanno il televisore ci avranno un culo in diretta pronto per essere guardato.
E non importa che sia finto come la favola di cenerentola.
Importa solo che dopo il culo in diretta si vada a letto sereni.
Al popolo gli piace la rivoluzione, ma gliela devi mostrare come il culo delle ballerine.
Come una cosa bella e impossibile.
Gliela devi raccontare come una favola.
*
Il popolo è un bambino.
Vuole sempre avere ragione.
Allora chi governa il popolo gli deve dire che "gli altri c'hanno sempre torto.
Gli altri sono atei miscredenti, pervertiti omosessuali, zozzi meridionali, negri puzzolenti…eccetera.
..insomma: relativisti" .
Allora il popolo è contento.
Perché il popolo è un bambino e come tutti i bambini gli piace giocare.
Nei giochi dei bambini c'è sempre uno che vince e un altro che perde.
Per questo che al popolo gli piace tanto il calcio.
Il popolo lo sa che il calcio vero non è quello dei campetti, delle partitelle.
Il popolo lo sa che al calcio vero non ci può giocare.
Che il vero calcio se lo può soltanto guardare in televisione.
Allora il popolo si mette seduto e guarda.
Il popolo strilla, si agita, si stanca come un bambino.
E quando arriva la sera si addormenta subito. È buono buono il popolo, è una pecorella.
Il popolo lo sa che la vita è come una partita di calcio in televisione, come la finale dei mondiali: tutto il mondo la guarda, ma poi la palla se la giocano solo due squadre.
Bello il calcio! Bella la vita!
Solo pochi se la godono, ma tutti gli altri possono fare il tifo.
*
Il popolo è un bambino.
Se gli rubi le caramelle il bambino si arrabbia.
Ma se gliele metti in vetrina quello se le compra subito.
Allora tu che sei più furbo del popolo gliele fai pagare il doppio di quello che valgono.
Così per ogni caramella che si compra una gliela vendi e un'altra gliela rubi.
Se metti le mani in tasca al popolo sei un ladro,
ma se è il popolo che si viene a svuotare le tasche da te è solo una legge di mercato.
Il popolo è un bambino, gli piace comprare le caramelle.
Poi magari se le porta a casa e manco se le mangia.
Magari le butta al secchio, magari.
Perché ai bambini gli piace comprare comprare comprare.
Allora tu che sei più adulto del popolo gli vendi tutto.
Il popolo vuole mangiare? E tu gli vendi le porcherie fino a farlo scoppiare.
Il popolo vuole le canzonette? E tu gli vendi qualche chilo di ritornelli da canticchiare sotto la doccia.
Il popolo vuole gli ideali? E tu gli vendi anche quelli.
Poi magari li porta a casa e non ci crede più.
Magari li butta al secchio.
Meglio! Meglio…
Così torna subito al supermercato a comprarsi le caramelle.
*
Il popolo è un bambino.
Fa tante domande e tu non gli puoi dire la verità
sennò quello ti mette in difficoltà.
Per esempio io c'ho un figlio, si chiama Robertino Casoria, è il peggiore della classe.
Mi ha detto "papà cosa sono i terroristi?"
Io gli ho voluto dire la verità, gli ho detto: "Ti ricordi quando eri bambino? A Natale ti ho detto che sarebbe arrivato Babbo Natale.
Tu eri un bambino intelligente o non ci hai creduto.
Ma poi la notte io sono andato a mettere i regali sotto l'albero e la mattina appresso quando li hai visti hai incominciato a credere che li aveva portati Babbo Natale. Hai pensato che se c'è il regalo significava che c'è anche il barbone che lo porta con le slitte, con le renne.
E invece ero sempre io.
E i terroristi sono la stessa cosa. Qualcuno ti dice che ci sono i terroristi e tu non ci credi.
Poi scoppia 'na bomba, crollano un paio di grattacieli
e tutti pensano che se c'è l'attentato significa che ci stanno anche i terroristi che l'hanno fatto...
ma è tutta una bugia, è sempre papà che zitto zitto di notte fa scoppiare le bombe e poi da' la colpa ai terroristi" .
E mio figlio mi fa:
"l'amico mio Pancotti Maurizio - ché Robertino frequenta
un bambino ciccione che è insopportabile e secondo me è pure un po' deficiente – m’ha detto “Pancotti Maurizio dice che questa cosa si chiama strategia della tensione!"
Allora io gli ho risposto "l'amico tuo Pancotti Maurizio è comunista!
E lo sai perché è così ciccione? Perché i comunisti si mangiano i bambini. Stai attento quando vai a fare la merenda da lui perché ti si mangia!"
E mio figlio Robertino ha cominciato a tremare.
Per una settimana non è più uscito di casa.
Gli ho fatto fare tutto quello che volevo, gli dicevo "lava la macchina! Metti a posto la stanzetta! Portami le ciabatte!", lui mi ubbidiva come un cagnolino. Perché si governa con la paura.
E il popolo è uguale.
Il popolo è un bambino.
Se vuoi che non si perda nel bosco gli devi dire che c'è il lupo cattivo, l'uomo nero!
I terroristi, l'arabi col barbone, i pirati della Malesia. Ogni tanto insomma bisogna cambiare, fare la rotazione.
Il diavolo, gli zombie, il mostro di Loch Ness, il bocio, i marziani, i fantasmi.
Il popolo è un bambino.
Se gli metti paura ti porta le ciabatte, ti lava la macchina.
Il popolo è un bambino.
Se gli metti paura ti ubbidisce subito.
Ascanio Celestini
mercoledì, dicembre 19, 2007
Cos'è la satira
Luttazzi ha pubblicato fiumi di commenti dei suoi fan sul suo blog. Tuttavia devo ancora leggere un commento di qualcuna delle "grandi penne" che scrivono su giornali e televisioni che solidarizzi con Daniele anziché lanciarsi in stupide (perché false) disquisizioni social-filosofiche sulla satira. La satira è quello che è, dalle gare di scoregge di Petronio in poi. L'immoralità in televisione ce la mostra non chi accosta i criminali (Ferrara, Previti, Berlusconi) alla cacca, ma chi li tratta da grandi personalità quali non sono. Per concludere il discorso sulla satira, volevo inviarvi un bel carme di Catullo. Ovviamente la sua non è satira. E' troppo eccessivo. E secondo me non ha diritto di essere pubblicato. Dovrebbe automoderarsi. E comunque non fa ridere.
Io ve lo metterò in culo e in bocca,
Furio culattone, Aurelio finocchio,
che tacciate me di impudico
per via di versi un po' arditi.
Ma il poeta consacrato dev'essere sì
casto, ma nella persona, non per forza nei versi:
che hanno spirito e grazia
se sono effemminati, lascivi,
se possono ridestare le voglie
non dico dei ragazzi, ma degli uomini
pelosi, che non muovono più le membra torpide.
Per aver letto di milioni di baci,
pensate che io non sia un vero uomo?
Io ve lo metterò in culo e in bocca.
martedì, dicembre 11, 2007
Decameron al rogo
sabato, dicembre 08, 2007
Luttazzi no more
Iniziamo con un breve resoconto del successo delle puntate, tratto dal blog di Daniele Luttazzi:4 11 07
L'esordio è stato un trionfo paragonabile alla fine della Seconda guerra mondiale, ma senza il bombardamento di Dresda. Grazie a tutti. Stasera su La7 la replica della prima puntata. Così avete l'occasione di perderla di nuovo.
11 11 07
Nuovo record di ascolti per la seconda puntata. Punte di 2 milioni e mezzo di spettatori. E costantemente sopra Rai2 ( non ci vuole molto, ma da lì mi hanno cacciato, ben gli sta ). Leggo che Cappon, schifato dai programmi Rai, adesso propone che dal 2008 i varietà tornino a essere "scritti da autori" e "recitati da attori". E' quello che facevo a Satyricon e continuo a fare con Decameron. Se affidavano la Rai a me risparmiavano tempo e denaro. Asini!
18 11 07
La terza puntata, di colpo, fa gli ascolti medi di La7. Mmmm....
25 11 07
Quarta puntata: di nuovo record, di nuovo sopra Rai2. Grazie, era meritato.
01 12 07
Puntata memorabile con pubblico in aumento: punte di 2 milioni e settecentomila spettatori. ( Il passaparola comincia a fare effetto. ) Un grazie speciale a Franza Di Rosa e a tutto lo staff di Decameron e di La7 per l'impegno produttivo enorme e il risultato perfetto. Ricordo ai fan che il programma è in replica su Comedy Central ogni mercoledì alle 21 e alle 24, e su La7 il giovedì alle 24 ( e così Decameron è visto da altri novecentomila spettatori! ) Superbe!
Ok, DUE volte sopra RAIDUE, e in crescendo. Le cose non potevano continuare così. E infatti ecco la notizia del giorno (da Yahoo/Ansa):
ROMA - Decameron, il programma di Daniele Luttazzi in onda il sabato su La7, e' stato sospeso. La decisione e' stata presa dalla stessa emittente ed e' stata motivata con le offese e le volgarita' rivolte a Giuliano Ferrara nella puntata di sabato scorso, andata in onda anche in replica. La nuova puntata del Decameron di Luttazzi sarebbe dovuta andare in onda oggi in seconda serata.
''La direzione de La 7 - si legge in una nota - ha deciso di sospendere la messa in onda dello spettacolo di satira Decameron di cui e' protagonista Daniele Luttazzi. Con Daniele Luttazzi - spiega la nota - e' stato stipulato un contratto che garantiva la sua piu' totale liberta' creativa, come dimostrato dalle puntate fin qui andate in onda. Di questa liberta' - rileva la nota - era necessario fare un uso responsabile, cosa che non e' avvenuta. Infatti nella puntata di sabato scorso, replicata giovedi', Daniele Luttazzi ha gravemente insultato e offeso Giuliano Ferrara, che con la stessa La 7 collabora da anni come co-conduttore di Otto e mezzo''.
''Le espressioni usate - sottolinea ancora la nota dell'emittente - sono palesemente in contrasto con la satira e si configurano come una provocazione alla dignita' e all'onore personale di un nostro collaboratore. La 7 - conclude la nota - si riserva anche di considerare la questione sotto il profilo legale per i possibili danni di immagine, trattandosi di una emittente fondata sul binomio inscindibile di liberta' e responsabilita' verso le persone cosi' come verso il pubblico''. Luttazzi era tornato da tre settimane in tv dopo il cosiddetto 'editto bulgaro' di Silvio Berlusconi nel 2002 che aveva provocato il suo allontanamento dalla Rai dove aveva condotto il programma Satyricon. In una puntata di Anno Zero Michele Santoro ne aveva chiesto il ritorno e Luttazzi aveva scherzato su questa richiesta proprio nello spot che annunciava il suo ritorno su La 7.
Nella trasmissione Decameron, andata in onda sabato 1 dicembre e replicata giovedi' 6, Luttazzi aveva detto che l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ''ha avuto il coraggio di dire che lui, in fondo, era contrario alla guerra in Iraq", dopo quattro anni di conflitto, migliaia di vittime tra i soldati americani e decine di migliaia tra i civili iracheni. ''Come si fa a sopportare una cosa del genere?'', si era chiesto Luttazzi, spiegando di avere ''un proprio sistema'': pensare ''a Giuliano Ferrara dentro la vasca da bagno'', con Berlusconi, Dell'Utri, Previti e la Santanche' che compiono su di lui atti volgari. Il tutto espresso in termini altrettanto volgari. (ANSA)
Le espressioni usate, per noi che non siamo giornalisti e quindi possiamo evitare il perbenismo e dare le notizie come stanno, erano piuttosto forti... del tipo Giuliano Ferrara nudo in una vasca mentre gli altri già citati gli cagano e pisciano addosso. Una scena che -al contrario di quanto scritto sulla nota di La7- ha tutto a che vedere con le rappresentazioni satiriche classiche (lo dico per chi non avesse mai letto satira classica, come quelli di La7). Ma ovviamente non è l'argomentazione che si discute. E nemmeno i contenuti (Ferrara è libero di citare chi gli pare se si sente offeso o calunniato, tanto Luttazzi le cause finora le ha vinte tutte). Il punto è che se a mezzanotte e un quarto di sabato sera un cittadino vuole vedersi in televisione Luttazzi, in Italia sappiate che non può. E' una libertà che non ci appartiene.Mi raccomando non perdetevi Uomini e Donne alle 14.00 con la De Filippi. Quella sì che è televisione.
domenica, ottobre 14, 2007
Barracuda 2007
Ieri sera ero al Granteatro di Roma per assistere a Barracuda 2007, il tour di quest'anno di Daniele Luttazzi. In sala ho notato Giovanni Floris e Giobbe Covatta, ma probabilmente chissà quanti altri personaggi dello spettacolo c'erano, tutti a godersi il buon Luttazzi. Ovviamente Luttazzi ci ha ammazzati di risate, nel primo tempo divagando su argomenti che farebbero venire un infarto a qualunque benpensante, nel secondo massacrando politica e istituzione con il suo modo di fare ironico, diretto e feroce. In chiusura ci ha ricordato che a Novembre su La7 inizierà il suo show in dieci puntate. Mi sembrava giusto dare eco a questa notizia. Non torna in RAI, dove bisogna dimensionare il proprio pensiero per non disturbare i padroni, e ovviamente non tornerà mai in mediaset, ma sapere che lo rivedremo in televisione (per me e per chi ne sarà informato) sarà già un piccolo ritorno alla nomalità. Pensateci... quanti anni sono che non c'è satira sui canali principali? E non parlo di stronzate come Striscia o le Iene, parlo di satira vera. Sono riusciti a creare un vuoto così ampio che molti dei ragazzi che affollano i licei, oggi, credono che la satira sia quella di Gene Gnocchi. Ma vi rendete conto??? La satira esiste solo nella mente di chi ricorda Tunnel o Avanzi... o di chi per sbaglio ha cambiato canale su CrozzaItalia in questi ultimi due anni (sempre su La7). Ce n'è bisogno, si è persa la consapevolezza della satira, si è perso il bisogno di essa. Daniele Luttazzi non cambierà le cose (ci sarà sempre il 90% del pubblico che preferirà l'ultimo reality smutandato pieno di cafoni più i meno famosi su italia uno), ma come ho detto prima, averlo in televisione in qualche modo mi fa ben sperare. Magari riesce davvero a farle tutte, quelle dieci puntate.
