martedì, novembre 29, 2011

Perché scrivo

Vi segnalo questo pezzo di Hanif Kureishi apparso su Internazionale. Lo scrittore parla del mestiere di scrivere, di cosa significa per lui, e di come la scrittura sia un processo creativo al quale non saprebbe mai rinunciare. Leggendolo, ci ho visto un po' di quel che sono, di quel che vorrei essere, e di quello che ammiro in una persona.


Riporto un paio di passi che ho particolarmente apprezzato:

"Spesso gli scrittori si percepiscono, e vengono descritti, come dei nullafacenti, dei perditempo e dei fannulloni, e questo perché buona parte della nostra attività si svolge mentre non lavoriamo, nel nostro inconscio e al bar. Non saprei da dove cominciare a spiegarvi quanto possa essere faticoso guardare fuori dalla finestra interrogandosi sulla propria penna preferita, e sul colore di inchiostro più adatto per quel giorno, e in ogni caso temo che non sarei troppo convincente.

Perdere tempo è comunque sempre più fruttuoso della concentrazione ossessiva. Non lo sarebbe se sapessi in anticipo che cosa penso, soprattutto su argomenti importanti come la scrittura, l’insegnamento, il liberismo e il cosiddetto fondamentalismo religioso. So però di essere interessato a quello spazio in cui s’intrecciano filosofia, letteratura e psicoanalisi, all’interazione tra la mente e il mondo. E che come argomento prediligo la sostanziale estraneità dell’essere umano, a se stesso come agli altri."

E poi, in conclusione:

"Può darsi che l’ozio sia la levatrice dell’arte, ma in me il desiderio di scrivere non è diminuito nel corso degli anni. Semmai è aumentato. C’è ancora la stessa tensione quotidiana a raggiungere un briciolo di verità, o perlomeno a buttar giù qualche parola. Oppure, meglio ancora, ad avere una buona idea prima di andare a letto, un’idea che possa far avanzare il lavoro. Mi piace essere sorpreso da quel che scrivo, e a volte mi capita perfino di ridere davanti ai risultati. Sono il mio primo lettore. Se qualcosa piace a me, forse piacerà anche agli altri.

Spesso mi domando se ormai non ho detto tutto. Potrei tranquillamente ripeterlo da capo e a metà prezzo, ma uno non smette mai di crescere, di seppellire vecchi sé, cercare nuovi ostacoli e nuove resistenze nel materiale, e desiderare di appuntare parole alle cose. Non sono sicuro che esista uno scrittore che smette definitivamente di sentirsi goffo, o a tratti superficiale. Ci sono cose che non gli riusciranno mai bene, cose sulle quali vorrà lavorare. Con l’età, gli scrittori rallentano, leggono di più, e lottano contro la disperazione. Ma anche durante il declino, pochi artisti sono disposti a rinunciare alla creatività. È sempre emozionante essere raggiunti da una buona idea. La fine di una vita è interessante quanto il suo inizio. Se chiedete a uno scrittore quale delle sue opere preferisca, la risposta non potrà che essere: quella che devo ancora scrivere."


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