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martedì, giugno 19, 2012

Una proposta poco legale

Nuova proposta di oggi: pagare il biglietto del treno solo DOPO aver usufruito del servizio, e in base alla qualità dello stesso. Sarebbe un bel modo di fare sapere alle ferrovie dello stato il modo in cui vengono amministrati certi tratti di ferrovia.

Faccio un esempio. Oggi. Compro il mio biglietto integrato andata/ritorno da Roma. Il mio treno per sulla FR3 porta 15 minuti di ritardo. Roba che la quasi totalità dei pendolari nemmeno ci fa caso. Dieci, quindici minuti di ritardo sono la norma, ci siamo abituati, anzi CI hanno abituati. Tuttavia, avendo un appuntamento con il dottore, mi sono preoccupato di riuscire ad arrivare in tempo. Cazzo lo pago a tariffa oraria, se ritardo 15 minuti mica mi ridà i soldi.
Quindi quando sono passato davanti alla macchinetta che timbrava i biglietti, mi sono detto: «Sai che c'è? Stavolta non timbro in anticipo. Se passa il controllore gli mostrerò il BIRG e gli spiegherò le mie ragioni, e si vedrà.»

Arrivo a Roma con 10 minuti di ritardo (il treno ne recupera miracolosamente cinque, su una tratta di un'ora scarsa). Devo correre un po' per la strada, che con le temperature africane di oggi significa arrivare sudato come un levriero dopo un giro al cinodromo. Comunque, nonostante il disagio, mi ero quasi convinto a timbrare il biglietto al ritorno. Ma le ferrovie dello stato sembrano volerti per forza convincere che il loro servizio fa schifo, a tutti i costi.

Tornando a Bracciano, trovo le scale mobili della stazione inoperative (scale di corsa col caldo? ma sì! in culo ai vecchietti). Il treno passava alle 13.36 e per prenderlo in tempo devo essere tempestivo, ho già fatto la mia corsa diverse altre volte, e diverse altre volte ho trovato le scale mobili inoperative. Ma arrivato al binario ecco il sopresone: il treno in arrivo non è il mio, bensì quello precedente con 45 minuti di ritardo. E non arriva a Bracciano, si ferma prima. Quando il treno apre le porte, becco il capotreno e gli chiedo se quello dopo, programmato per 13.36, passerà mai, visto che questo non mi porterà a Bracciano. La risposta? Non lo sa. "Le conviene prendere questo".
Non ce l'avete un cazzo di telefonino a bordo? Non vi potreste informare? Evidentemente no.

Salgo. Il treno parte ma inaspettatamente non arriva a destinazione. Si ferma dopo un paio di stazioni. NESSUN ANNUNCIO avverte i passeggeri di scendere. Un timido passaparola si diffonde per solidarietà. A nessun cazzo di impiegato delle FS viene in mente di prendere il microfono e annunciare quello che sta succedendo, e cioè che bisogna scendere e cambiare treno, perché quello dopo ci ha raggiunti (!!!). Insomma scrivo queste righe mentre sono ancora in viaggio.

Oggi NON timbrerò il mio biglietto, me lo terrò per un giorno in cui meriteranno i miei soldi. Così come se compro una bottiglia di latte ed è scaduta rivoglio i soldi indietro, allo stesso modo se pago 8 euro per un servizio e fa schifo sento il diritto di non pagarti. Anche perché questo è l'unico modo per farsi sentire, perché l'unica cosa che interessa a certi dirigenti sono i soldi.

sabato, maggio 12, 2012

Tartarughe, portachiavi e il genere umano


A quanto pare, in Cina c'è gente che prende animali vivi, li imbusta dentro portachiavi di plastica assieme a cibo per un mesetto, e poi te li vende. Pesci rossi, tartarughine. Li compri, li appendi alle chiavi e te li porti in giro. Alcune altre foto testimoniano l'esistenza di tartarughe di terra (testuggini) vive con il gancio del portachiavi appeso al carapace.

Non so se siano notizie vere o meno (considerato che esistono molti filmati diversi, direi che sono veri, ma ho sempre il dubbio di clamorosi fake quando si parla di certe cose), comunque non mi stupiscono le centinaia di risposte indignate da parte di animalisti, persone sensibili, meno sensibili, e bambine minchione che gridano allo scandalo. Si tratta di qualcosa di orribile, che solo menti malate (o bramose di denaro senza troppi scrupoli) possono aver escogitato. Ma non mi ritrovo per niente nelle manifestazioni di indignazione.

Tralasciando il fatto che a me una tartaruga dura molto meno di 3 mesi (sono un disastro con gli animaletti), un pesce rosso due mesi, e un bonsai un mese... io ho letto un po' in giro su internet e un mercante cinese intervistato giustamente dice: una volta che le compri puoi farci quello che ti pare! Lì dentro in effetti c'è cibo per un mese, io te le vendo e poi l'assassino sei tu se le lasci lì dentro a morire. Sono imbustate come un portachiavi così le puoi portare in giro per qualche giorno, farle vedere agli altri amici stronzi come te, e vantarti di quanto sei coglione ad avere un animale vivo appeso alle chiavi, ma poi devi aprire la plastica e metterle in un acquario, altrimenti oltre che stronzo e coglione sei pure un deficiente.

E poi... ma lo sa chi si sdegna per certe cose, che il pollo che compra al supermercato è allevato dentro batterie intensive? A volte subendo mutilazioni terribili, polli costretti a vivere tutta la vita (si fa per dire, fino all'uccisione) dentro gabbie talmente strette che non riescono a nemmeno girarsi o a sollevare la faccia dalla vasca del mangime. Per non parlare di quello che fanno alle mucche, sia da latte che da carne, o di quello che succede negli allevamenti intensivi di suini. Basta cercare su internet, c'è tutto quello che bisogna sapere sull'argomento.

Ecco, mi immagino l'utente medio di internet che legge la notizia delle tartarughine, magari perché gli è arrivata via mail o via facebook la solita catena di Sant'Antonio con scritto: FATE GIRARE!!! FERMIAMO QUESTA STRAGE!!! e lui prende, condivide, commenta indignato. Poi va in cucina e si fa due petti di pollo alla piastra. E si preoccupano per le tartarughine cinesi? Bah. A me 'ste catene di Sant'Antonio fanno solo incazzare.

Povere tartarughine certo, e ma povero ancora e molto di più il genere umano.

venerdì, luglio 01, 2011

A chi ci difende veramente

"Di fronte agli spiacevolissimi avvenimenti di questa mattina esprimo molta amarezza ma sottolineo anche che nel movimento No Tav ci sono anche frange violente. Negarlo significa assolverli, dopodiché , riduzione dell'impatto sì, bloccare quei cantieri no. Nel confronto si poteva far meglio, bisogna far di più, ma non possiamo consentire l'idea che il processo venga bloccato da iniziative prese da una frangia limitata di persone".

Queste le parole di Pierluigi Bersani. Vaffanculo, Bersani.

Le forze dell'ordine hanno difeso gli interessi dei pochi (dei ricchi) e oltraggiato le persone che avrebbero dovuto difendere (il popolo, i cittadini, quelli come loro). Non è vero che gli italiani vogliono la TAV, si tratta di una decisione del governo sulla base di accordi economici. In tutta Italia la maggior parte della gente se ne frega se un treno fra 20 anni potrà attraversare le alpi a 300 all'ora. La maggior parte della gente, se potesse scegliere come investire una cifra compresa tra i 17 e i 27 miliardi di euro (MILIARDI di euro, questo il costo della TAV per noi italiani) sicuramente avrebbe altre priorità. I carabinieri o le altre forze inviate sul posto per manganellare chi rappresenta davvero l'Italia non riescono a capire (o non vogliono farlo) che seguendo gli ordini non fanno altro che tradire i propri giuramenti, e tanti onesti cittadini sono costretti a prendersi i lacrimogeni in faccia e a sentire le ossa del proprio cranio spaccarsi, pur di far valere i loro (i nostri) diritti. Io non sono contro i carabinieri. Come diceva Pasolini, loro sono poveri cristi esattamente come quelli a cui spaccano la faccia a manganellate, anzi forse ancora più poveri. Quello che sta succedendo in Val di Susa è scandaloso.
Le persone, i cittadini qualunque che stanno protestando pacificamente e che vengono allontanati dalle loro terre con la forza, hanno tutta la mia solidarietà.

PS La foto è una mia elaborazione, ma è presa dalla pagina facebook di Francesco Guccini. E' una foto di quello che sta accadendo, non di repertorio. Tutti i diritti sono dell'autore.

sabato, giugno 11, 2011

Bruno Tinti e il quorum al referendum

Riporto integralmente un pezzo di Bruno Tinti apparso su il Fatto Quotidiano, ché spiega perfettamente il mio punto di vista riguardo al quorum del referendum. Commentando il mio post con la locandina dell'iniziativa della Gilda, ho scritto che utilizzare l'astensione per far fallire una consultazione popolare è una paraculata anti-democratica. Spiegavo infatti che esistendo un 20% fisiologico di astenuti (gente malata, impossibilitata nel votare, pigra, disinformata), se anche gli italiani favorevoli alle abrogazioni fossero la maggioranza (ad esempio il 45% del restante 80%), a quel 35% di contrari basta astenersi per far fallire il referendum. Ma in questo caso vince la minoranza. Bruno Tinti aggiunge altre interessanti riflessioni sull'argomento.

"Lungo viaggio in macchina. Alla radio si susseguono trasmissioni sul referendum. Telefonate e sms di cittadini. Molti dicono che non andranno a votare, che non ci capiscono niente. Alcuni spiegano di voler impedire il raggiungimento del quorum e se la prendono con il presidente della Repubblica che non avrebbe dovuto, secondo loro, annunciare la sua intenzione di recarsi al seggio (“io sono un elettore che fa sempre il proprio dovere”): in questo modo influenza gli elettori, dicono con toni alterati, non è al di sopra delle parti, non è imparziale. Io penso tristemente all’infimo livello di cultura politica raggiunto dal nostro Paese; e mi chiedo se l’istituto del suffragio universale per caso non debba essere rivisto.

Cominciamo dal “dovere” di votare. Ovviamente le elezioni non sono una competizione sportiva, non servono per far godere il tifoso della squadra vincitrice e deprimere quello della sconfitta. Le elezioni servono per stabilire quale deve essere il modello di gestione del Paese. Un cittadino che utilizza le risorse nazionali non può sottrarsi al dovere di concorrere a stabilire come dovranno essere predisposte. E nemmeno può dichiararsi estraneo al confronto tra sistemi politici: la responsabilità di garantire libertà, cultura, prosperità gli appartiene per il solo fatto di essere cittadino. Tutto questo è, se possibile, ancora più vero nel caso di referendum. Scelte come energia nucleare, acqua pubblica, immunità dei vertici della classe dirigente, contengono in sé le radici di cambiamenti profondi per la nazione. E tanto più la decisione su questi cambiamenti è diretta e non mediata attraverso la delega alla classe politica, tanto più la responsabilità a determinarli in un senso o nell’altro è irrinunciabile.

Ma, dicono, far mancare il quorum è una modalità di partecipazione: non voglio che questa o quella legge sia abrogata; non sono sicuro di raggiungere la necessaria maggioranza; utilizzo quindi un modo diverso per far prevalere la mia volontà politica. Solo che questa non è democrazia, è trucco da baro, sabotaggio, spregiudicatezza civica.

E c’è di più. Non è un caso che la classe politica veda i referendum come il fumo negli occhi: ne percepisce, giustamente, la carica di delegittimazione nei suoi confronti, il contenuto di controllo diretto della gestione pubblica, l’inequivoca bocciatura se l’abrogazione ha successo. Adoperarsi per far mancare il quorum significa, al di là della questione contingente, rinunciare al corretto rapporto governanti-governati; significa perdere l’occasione di ribadire che i governanti sono al servizio dei governati e non il contrario.

Alla fine questa storia del quorum mi ha fatto capire che votare non significa andare al seggio e mettere una croce su un pezzo di carta. Votare significa scelta consapevole. Ed è qui, ho pensato, che mi piacerebbe una rivoluzione. Mi piacerebbe che la concreta possibilità dell’elettore di adottare scelte consapevoli venisse verificata. Cosa è la Costituzione? E la Corte costituzionale? Chi fa le leggi? Chi governa e come viene scelto? Quali sono i compiti del presidente della Repubblica? Educazione civica di base. Se non c’è, ha senso consentire a un cittadino indifferente, disinformato ed egoista, di partecipare alla vita politica di un paese di cui, sostanzialmente, non gli importa nulla?"

Il Fatto Quotidiano, 10 giugno 2011

domenica, maggio 22, 2011

venerdì, maggio 20, 2011

Don Milani e l'acqua pubblica

"Chi non crede dirà allora di noi che pretendiamo di saper troppo, avrà orrore dei nostri dogmi e delle nostre certezze, negherà che Dio ci abbia parlato o che il Papa ci possa precisare la parola di Dio. Dicendo così avrà detto solo che siamo un po’ troppo cattolici. Per noi è un onore. Ma sommo disonore è invece se potranno dire di noi che, con tutte le pretese di rivelazione che abbiamo, non sappiamo poi neanche di dove veniamo o dove andiamo, e qual è la gerarchia dei valori, e qual è il bene e quale il male, e a chi appartengono le polle d’acqua che sgorgano nel prato di un ricco, in un paesino di poveri."
- Don Lorenzo Milani.


Tanto per ricordare che fra meno di un mese si vota per impedire la completa privatizzazione dell'acqua e il rincaro delle tariffe a favore dei privati che prenderanno in gestione gli impianti. Certo sono importanti anche gli altri due quesiti, per impedire che si investa nel nucleare e per bocciare l'ennesimo schifo di legge ad personam a favore dei soliti politici sotto processo. Maggiori informazioni su perché è fondamentale andare a votare e votare sì, le trovate qui.

Colgo l'occasione per fare i complimenti al popolo intero della Sardegna, che lo scorso weekend, con un devastante 97% dei voti, si è espresso contro il nucleare nella loro bellissima isola. Siete mitici, cazzo! Vi stimo tantissimo.

Vorrei anche far notare che questo referendum non è stato accorpato alle elezioni amministrative, costringendo gli italiani a tornare alle urne a distanza di un mese e sprecando una quantità del tutto inutile di denaro pubblico (stiamo parlando di centinaia di milioni di euro). Insomma i soldi non ci stanno mai, tranne che per boicottare i quorum ai referendum scomodi. O per pagare le auto blu ai politici. O per finanziare i partiti (li chiamano rimborsi). O per comprarci caccia bombardieri. Sempre la solita storia.

sabato, aprile 09, 2011

Thanks anyway, Browncoats...

Ricevo e pubblico. Devo ammettere che le speranze che la cosa andasse in porto erano davvero poche. La 20th Centuty Fox è un caimano con il quale certe battaglie si possono solo perdere: anche se hanno troncato Firefly perché la serie era costosa e poco seguita, probabilmente sperano ancora di lucrare sul merchandising (libri, fumetti, giochi di ruolo, dvd, blu-ray e gadgets), materiale che continuerà ad essere prodotto e apprezzato da coloro che quella serie l'hanno scoperta e che si sono accorti subito che si trattava di un piccolo gioiellino. Alla domanda: sareste disposti a cedere i diritti della serie a una associazione che possa finanziare un eventuale seguito? hanno risposto come ci si aspettava: NO.

Ecco il comunicato rilasciato dai Browncoats. Grazie lo stesso, ragazzi. :)

People still wonder, “Can we start the ball rolling and buy/fund Firefly?”
Unfortunately, the short answer is: No. The critical first hurdle has always been this: Will Twentieth Century Fox negotiate with a fan-funded organization over Firefly continuation rights? We’ve been told, sadly, that’s not possible at this time. As such, we can’t even raise funds with the hope of rights acquisition. We do sincerely hope that Fox and Mr. Whedon will eventually get Serenity back in the sky, whether on television, the silver screen, or elsewhere. But, for now, this is not the way.

Potete leggere l'intero articolo qui.

lunedì, ottobre 19, 2009

Oh cielo!!! I calzini turchesi ce li ho pure io!!!

Beh non posso non aderire alla campagna promossa dalla redazione de Il Fatto, in risposta al servizio "punitivo" in stile pidduista confezionato da Mediaset su Raimondo Mesiano.
Anche perché, i miei calzini turchesi sono la sfortunata conseguenza di un bucato troppo colorato nel quale si erano malauguratamente infilati, con il risultato che anche io adesso sono una persona bizzarra e sospetta, perché di tanto in tanto anche io indosso calzini turchesi!!! ...e non solo. Quando il barbiere è chiuso, non potendo fumare una sigaretta (perché non fumo) sicuramente mi leggerei un fumetto oppure farei una partita con qualche giochetto idiota dell' I-phone. Quindi, sono assai più strano del notorio magistrato. Forse dovrei essere messo an
che io sotto sorveglianza speciale da parte di Canale 5?