sabato, febbraio 10, 2007

Addio ai videogiochi violenti?

Nemmeno nei regimi comunisti più castranti si era mai sentita una cosa del genere. Ma d'altro canto, i tempi non erano quelli di oggi. Una indagine sui videogiochi violenti sarà sottoposta all'esame del governo, che ha intenzione (a quanto pare) di emanare leggi che "limitino" (ma da qualche parte ho letto "vietino") la vendita di videogiochi violenti.

In realtà il mercato dei videogame ha già una sua regolamentazione in proposito: sui videogiochi è chiaramente esplicitato se il gioco in questione è violento, quale è l'età del videogiocatore al di sotto della quale è sconsigliata la vendita, e addirittura che tipo di violenza c'è. Insomma chi va a comprare il videogioco, che sia un genitore idiota o un bambino depravato, può tranquillamente constatare quanta violenza c'è all'interno e decidere in piena responsabilità.
La tesi secondo la quale è facile che un gioco venga comprato da persone adulte e che poi finisca per essere giocato da bambini che sviluppano psicosi è assolutamente idiota. Allo stesso modo dovremmo impedire che si acquisti qualsiasi cosa potenzialmente pericolosa per un bambino, dalla varecchina alle sigarette, dalla grappa all'abbonamento Hot di Sky.

Sul mio Resident Evil 4 c'è scritto: 18+ in copertina (è il sistema di valutazione europeo, pegi), grande quasi 2 centimetri per 2, e nel retro della confezione è evidenziato di nuovo, con tanto di spiegazione: violenza esplicita. Ma i programmatori sono stati ancora più palesi: accendi il gioco e compare una schermata che dice "ATTENZIONE! Questo videogioco contiene scene di violenza esplicita e linguaggio adulto!", quindi se il genitore lo compra per rilassarsi un poco spaccando il cranio di una decina di zombi al giorno e poi se lo dimentica nella console, la colpa non è né del videogioco, né del bambino.

Evitiamo di tutelare la deficienza con leggi idiote, che hanno il solo scopo di privare chi ha un minimo di intelligenza in testa dei suoi videogiochi splatter preferiti.
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