mercoledì, dicembre 29, 2010

Adoro il bosco d'inverno

Ho fatto un giro per le montagne. Mi sono perso, non sono riuscito a seguire il percorso fino alla fine, ho girovagato un po' armato di macchina fotografica. Armato sì. Sono riuscito a catturare qualche passero, ma è difficile. Catturare con uno scatto, ovviamente. Qualche volta passando in edicola mi è capitato di notare le copertine di quelle riviste per cacciatori, che spesso riportano splendide foto di uccelli, anatre, fagiani, intenti a spiccare il volo nel sottobosco. Ecco mi fanno incazzare. Sulle copertine di quelle riviste ci andrebbero le foto di anatre e fagiani maciullati da una salva di pallettoni, stecchiti a terra o trascinati in bocca al cane. I cacciatori non fanno birdwatching, i cacciatori a quegli uccelli gli sparano.
E oggi, mentre riflettevo su questa cosa, amareggiato dalla difficoltà di fotografare un passero tra i rami (ma ci sono riuscito!), mi sono ritrovato a contemplare per qualche minuto lo splendido silenzio e l'immobilità del bosco d'inverno. Avevo le mani intirizzite dal freddo, e i piedi gelati perché le scarpe affondavano spesso nella neve. Ma erano dettagli, il bosco d'inverno mi piace.
C'è silenzio, a parte il frullo di qualche passero. Gli insetti sono tutti morti, o dormono. I rami degli alberi, perlopiù spogli, disegnano quelle fantastiche trame in aria, simili a ragnatele in alcuni punti. Poi il cielo è azzurro, ma azzurro davvero, non di quel celeste slavato dal sole estivo. Ovviamente è azzurro se la giornata è bella, ma se non lo è fa lo stesso. Il grigiore delle nubi, la loro forma, l'aria di pioggia (o di neve). Il rombo del tuono lontano. E il ghiaccio sotto i piedi, che scricchiola, o la neve che decolora il paesaggio.
In questo periodo poi, gli ultimi strascichi dell'autunno colorano le macchie di rosso, giallo, verde... ho trovato bacche di un po' tutti questi colori, pendenti tra i rovi oppure sui rami sottili degli arbusti. La mia macchinetta ne ha fatto scorpacciate.
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