sabato, dicembre 18, 2010

Vaffanculo la governabilità

Fa freddo, ieri a Bracciano ha nevicato. Sto chiuso in casa e scrivo, ho in mente un progetto malsano, quello di dare il via a una serie di pubblicazioni per finanziare la (seconda) rinascita della Gilda del Drago Nero, l'associazione ludico-culturale che da tanti anni io e un gruppo di amici stiamo cercando di portare avanti e sostenere.

Nel frattempo mi capita di poggiare gli occhi su una lettera, scritta da Don Paolo Farinella, in risposta alle parole di Bagnasco che in nome di una presunta esigenza di "governabilità" consiglia di lasciare perdere il terzo polo e sostenere il governo. L'ho letta con gusto, rincuorato dal fatto che esistono ancora dei preti (con la p minuscola) che si distinguono dai Preti (con la P maiuscola) che invece di seguire il Vangelo perseguono altro. Vi invito caldamente a leggerla.

Dopodiché mi sento obbligato a parlare di governabilità. La mia opinione è che "governabilità" sia una parola inventata (per dirla come i Gemboy). Forse non è inventata, forse fa parte dell'insieme di quelle parole il cui significato è stato piegato e distorto, finché non ha assunto la forma di una menzogna. Un po' come quando per darsi un tono si usa "piuttosto" al posto di "invece" quando le due cose hanno significato diverso, ma siccome lo fanno tutti e fa pure fico, "piuttosto" (che significa "meglio che") è diventato "invece". Piano piano si perderà il senso originale della parola, i vocabolari si aggiorneranno e piuttosto sarà sinonimo di invece.
Allo stesso modo, "governabilità", che significa capacità di governare, è diventato lentamente simile a "dittatura del governo", che significa che chi sta al governo fa il cazzo che gli pare.

Spero che chiunque viva in Italia e abbia diritto di voto si renda conto che attualmente in Italia vige uno stato di formale dittatura del governo. Se qualcuno non se n'è reso conto glielo spiego. Arriva il ministro Tizio, presenta la legge in parlamento, la legge viene discussa (in realtà chi non è d'accordo esprime dissenso e propone mozioni), finché non si chiede la fiducia, e cioè o la legge passa o andiamo tutti a casa. La maggioranza a quel punto, che ha sempre grazie all'attuale legge elettorale almeno il 50%+1 del parlamento, vota compatta e fa passare la legge, buttando nel cesso qualsiasi discussione o proposta di modifica. Ultimamente si è addirittura giunti all'acquisto di deputati al fine di potenziare il proprio palco voti, quando si rischia di non essere compatti a votare una legge. Insomma siamo alla formale dittatura del governo, che propone le leggi, e le approva senza nessuna discussione. Resta la firma del presidente della repubblica ed eventualmente la corte costituzionale a garantire che una legga non sia una merdata completa. Ma solitamente il presidente è eletto in modo da essere meno sveglio possibile ed è ormai usanza che sia ripetutamente coinvolto nelle formulazioni delle leggi (gliele portano a visionare prima, così quando vengono approvate non può più dire: 'sta legge fa schifo). La corte costituzionale infine impiega del tempo a valutare una legge, e quella magari è già entrata in vigore e ha fatto qualche danno. E soprattutto, non è compito della corte costituzionale valutare se una legge è una merda o no, lì valutano solo se è costituzionale o meno, quindi una legge che fa schifo ma rispetta la costituzione potrebbe passare lo stesso. Chi deve valutare se una legge è fatta nell'interesse del popolo o per altri interessi? Il parlamento, appunto, che però non lo fa più.

Sarebbe ora quindi che la smettessimo di chiamare governabilità la dittatura del governo. Governabilità è quando una legge può compiere il suo iter e venire approvata nella sua forma migliore (per il popolo, vale la pena ricordarlo, il governo lavora per il popolo). Questo governo, e quelli prima e prima ancora... ma questo in particolare, vuole fare quello che vuole, e quindi continua a tirare fuori questa presenta governabilità.

Ma sapete come si ripristina veramente la governabilità? Ridando potere e dignità al parlamento. Potere, cioè smettendola di approvare le leggi con il metodo della fiducia, che la nostra costituzione dice di adottare solo in casi estremi. Dignità, cominciando a proporre leggi che davvero siano a favore degli Italiani, anziché di piccoli gruppi di interesse, dei ricchi, dei politici stessi, dei gruppi bancari, e delle mega aziende in mano ai privati. Il nostro parlamento dovrebbe essere il luogo privilegiato della discussione costruttiva, del dialogo fra opinioni opposte, della costruzione di leggi che faranno il bene e il futuro del paese e dei suoi cittadini. Affinché lo sia, così come era stato creato dai padri costituenti, occorre che siano cacciati dalle camere tutti coloro che sono lì per interesse, parentela, favori sessuali, economici e politici. Occorre che il cittadino possa decidere chi mandare alla camera, magari tramite una legge elettorale che impedisce ai deputati stessi di circondarsi dei propri amici, leccaculo e amanti senza che il popolo possa dire la sua. E soprattutto occorre che i parlamentari la smettano di fare le leggi, perché le leggi le fa il parlamento, oppure il popolo. La deve smettere il signor Tizio di presentarsi con la legge pronta e farla approvare. Il signor Tizio dovrebbe presentarsi con un'idea di legge, e poi prepararsi a discuterla con tutti. Non dovrebbe esistere la "legge Tizio", è un'aberrazione.

E mettete in calendario le leggi di iniziativa popolare, tutte, immediatamente. Quelle sono le leggi che vanno discusse, emendate e poi approvate in tempi brevissimi. Quella è la governabilità, la democrazia. Bertone, vaffanculo.
Riporto questa frase di Gandhi, che Don Paolo menziona nella sua lettera:
«La disobbedienza civile diviene un dovere sacro quando lo Stato diviene dispotico o, il che è la stessa cosa, corrotto. E un cittadino che scende a patti con un simile Stato è partecipe della sua corruzione e del suo dispotismo».
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