domenica, dicembre 12, 2010

Un saluto alla Fumetteria

Ho un negozio di fumetti. Scrivo queste righe e il tempo del verbo avere si sta per trasformare da presente a imperfetto. Fra qualche giorno avevo. Poi avrò avuto. Il negozio si chiama Lo Zainetto Pratico di Heward e si trova in via Principe di Napoli 94 a Bracciano, vicino Roma. Fino a settembre, tenevo aggiornato il blog del negozio, con tutte le uscite. Il negozio non era solo una fumetteria, potevi trovarci anche Giochi di Ruolo, giochi in scatola, miniature, accessori per collezionismo, action figures, dvd di anime e serie di carton animati, gadgets. Nel retrobottega ho allestito una sala per giocare, dove negli ultimi due anni sono stati organizzati tornei di Magic, di Dungeons & Dragons, corsi di disegno, di giapponese, e molti altri eventi.

Tutto questo adesso lo lascio ad altri. Il negozio non chiuderà, se qualche cliente legge queste righe si tranquillizzi. Ma altre persone, amici, prenderanno in gestione la mia attività e io da quel momento in poi sarò solo il proprietario del locale. Due anni sono bastati per farmi perdere qualsiasi entusiasmo nel gestire una attività commerciale. Qualsiasi. E scrivo questo post affinché chiunque lo legga
possa farsi un'idea di cosa significa gestire un negozio in Italia, nel 2010, in particolare un negozio di fumetti. Roba che molti in questi anni sono entrati e mi hanno chiesto di poterci lavorare! ...altri mi dicevano: sei fortunato, a fare un lavoro del genere! ...e altri ancora sognavano di poterne aprire uno anche loro, da qualche parte. Ecco anche io all'inizio la pensavo così. Pensavo che in un paese civile ed economicamente avanzato, se un povero cristo volesse vendere qualcosa, gli bastasse trovare i clienti, acquistare i prodotti, rivenderli, e non dico arricchirsi... ma sopravvivere. Non perderci tutto.

Invece no. Siamo in Italia, nel 2010 appunto. Ho iniziato col comprare il locale. Avete capito bene, il locale è mio. Niente affitto, niente spese di quel tipo. L'ho pagato all'istante, senza mutuo, centomila euro in due assegni e ho comprato un locale commerciale in Via Principe di Napoli, la via principale del paese. Più altri ventimila euro di tasse, mobilio e contratti vari, e il negozio era mio, arredato, pronto a partire. Non ho mai avuto problemi di clientela, Bracciano è un paese piccolo ma gli appassionati non mancano. I primi mesi di attività dovevano essere i più duri (secondo quel che si dice in giro) invece il negozio è andato benissimo sin da subito.
Il fatturato in uscita era di più di mille euro di merce acquistata ogni settimana, e vi assicuro che non spendevo in cose futili. Qualche volta mi è capitato di ordinare troppi numeri di un fumetto, o dei portachiavi che si sono rivelati schifezze, o magliette che non ho venduto. Ma credo che capiti a chiunque, anche al più oculato e parsimonioso gestore di negozio.

Quello di cui mi sono reso subito conto, era l'esiguo (direi quasi ridicolo) margine di guadagno garantito da un'attività del genere. Un fumetto -è meglio che lo sappiate- costa al negoziante circa un terzo del suo prezzo di copertina (prezzo imposto) e questo nonostante sui fumetti, come sui libri, non ci si paghi l'iva. In pratica il fatto che l'iva sia assolta per legge, ingrassa il distributore non chi vende il fumetto al dettaglio. Faccio un esempio: un gioco in scatola, come monopoli, mi viene venduto dal fornitore con circa il 45% di sconto, ma poi ci devo pagare l'iva del 20% quindi alla fine il mio margine di guadagno è sempre un terzo/un quarto del prezzo al quale il cliente lo acquista. Sul fumetto (così come sui manuali di giochi di ruolo) non grava l'iva, quindi mi aspetterei di guadagnarci di più. Invece no, perché il distributore te li sconta del 30% mangiandosi di fatto il risparmio dell'iva. Al negoziante spetta lo stesso margine che se vendesse merce su cui grava l'iva.

A ridurre ulteriormente l'esiguo margine di guadagno, c'è anche il discorso dello sconto. Le fumetterie, per contrastare la concorrenza delle edicole, ricorrono spesso a uno sconto del 10% sui fumetti. E' vero che non tutti i fumetti che si trovano in fumetteria o in libreria escono in edicola, ma diciamocelo chiaro e tondo, quelli che vendono di più sì. Alla fine quindi, un fumetto che ha un prezzo imposto di 3,90 euro viene scontato a 3,50 in modo che il cliente sia invogliato a comprarlo in fumetteria anziché in edicola. Il negoziante l'ha pagato 2,70 e ci ha guadagnato solo 80 centesimi. Mettiamo che il negoziante ordini un centinaio di questi fumetti. Li dovrà pagare alla consegna, quindi 270 euro (più le spese del corriere e del contrassegno, che non sono mai meno di 10 euro a consegna, ma sorvoliamo). Di questi 100 fumetti, ne vende 80. Voi direte: cavolo! E' andata bene, li ha venduti quasi tutti. Invece è andata malissimo. Vendendo 80 fumetti a 3,50 ci ha fatto 280 euro, che è appena sufficiente a coprire il costo a cui li ha acquistati! In pratica ci ha guadagnato 10 euro, a monte di un movimento di denaro 20 volte superiore.

Certo direte: quei 20 fumetti che avanzano, magari li rivenderà nel corso degli anni, forse anche a prezzo maggiorato se il fumetto acquista valore (cosa che capita raramente, checché ne possano pensare gli appassionati)! ...ma si tratta comunque di investimenti che non rientreranno a breve. E' il cosiddetto "magazzino" che fa la differenza tra una fumetteria e un'edicola (che invece ha il reso, e non ha nessun interesse a soddisfare clienti che arrivano dieci mesi dopo l'uscita di una serie a chiederti il numero uno). Nella maggior parte dei casi, quei fumetti resteranno in magazzino finché non uscirà una prestigiosa ristampa, o finché il fumetto non sarà dimenticato, e la fumetteria a quel punto potrà solo svenderli a prezzi irrisori, o usarli come carta straccia. Ecco spiegato come è stato possibile che ogni mese io pagassi 4 o 5 mila euro di materiale, e a fine mese mi ritrovassi a guadagnarci 4 o 500 euro. Cioè niente, perché poi c'è da pagare corrente, telefono (internet), ici, inps (batoste da 700 euro ogni tre mesi che non tengono conto minimamente di quanto un'attività guadagni realmente), tassa sui rifiuti, acqua, iscrizione alla camera di commercio, spese di condominio, e tutte le altre spese (bisognerà sempre pulire, sostituire le lampadine, aggiornare il sofware, cambiare lo zerbino, allestire la vetrina per Natale, comprare le buste eco-compatibili, la carta per i pacchi regalo e le coccarde) comprese assurde tasse extra infilate nel mucchio dal comune (tassa sul recupero dei cartoni, 100 euro all'anno grazie).

I primi due anni li ho passati così. Guadagno zero. Facevo il fumettarlo per passione, per volontariato, per vocazione. Mi piaceva allestire tornei di Giochi di Ruolo nel retrobottega, vedere gente che giocava, promuovere questo tipo di attività sociale, coinvolgere i ragazzi più giovani. Non ho recuperato un solo euro di quanto investito, e tutto non perché non abbia clienti o il negozio non funzioni. Ripeto: ho sempre pagato 5.000 euro al mese di merce, per due anni. Quindi qualcuno la roba se la comprava. L'incasso c'era ogni giorno. Qual'era allora il problema? Il problema è che i soldi non ce li ha più nessuno. Lo stato non ha più i soldi. I fornitori non hanno più i soldi. Il comune non ha più i soldi. I corrieri che ti portano i pacchi non hanno più i soldi. Le aziende che forniscono elettricità e telefonia non hanno più i soldi.
E allora cosa si fa, in Italia? Si cerca di prendere più soldi possibile a chi li fa. Lo stato tra tasse dirette e indirette esige tasse da lasciarti mesi senza mangiare (ehi questo NON è un luogo comune, a me chiedevano e chiedono tuttora 700 euro ogni tre mesi e io guadagno dichiarazione dei redditi alla mano 600 euro al mese... sapete che significa?). Il comune inventa servizi inutili da farti pagare per rimpinguare le sue casse. I corrieri consegnano dopo tre giorni tanto li devi pagare lo stesso. Le tariffe di elettricità e telefono sono le più alte d'Europa. E la distribuzione che si mangia ogni vantaggio e che considerato il prezzo imposto ti impone lei stessa il margine di guadagno. Solo che se nessuno ha i soldi, e quindi i soldi li chiede a chi ne fa un minimo, alla fine chi ne fa un minimo non fa più nemmeno quel minimo.

A settembre ho detto basta. Dopo due anni del mio investimento iniziale non avevo recuperato nulla, e non ero riuscito a mettere da parte un solo euro. Sono stato anche male, un mezzo esaurimento se volete chiamarlo così. Non me la sento più di fare volontariato, di nessun tipo, meno che mai quello non riconosciuto come tale, che passa come attività commerciale. Se affitto il locale ci guadagno qualcosa, chi me lo fa fare a starci dentro otto ore a servire i clienti? Questa è l'Italia fondata sul lavoro. L'unica vera forma di guadagno è l'investimento immobiliare. O la frode fiscale. O entrambe le cose, come ci insegna il nostro attuale premier.
Spero di non aver scoraggiato nessuno, in cuor mio credo ancora che alla fine le cose possano cambiare e che non ci ritroveremo impantanati in un'economia stagnante che premia chi mette i soldi nei paradisi fiscali. Ma la realtà al momento è quella che é. Buona fortuna a tutti.


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