giovedì, dicembre 02, 2010

Vi veri universum vivus vici

«Come molti apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. Ma affinché gli eventi importanti del passato vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 5 novembre.
Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che presto arriveranno gli uomini armati. Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; esse sono il mezzo per giungere al significato e all'affermazione della verità. E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare e parlare, ora avete censori e sistemi di sorveglianza.
Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno risponderne ma ancora una volta, se cercate il colpevole... non c'è che da guardarsi allo specchio. Io so perché l'avete fatto. So che avevate paura. Guerre, terrore, malattie… problemi, una macchinazione diabolica per corrompere la vostra ragione e privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all'attuale capo. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso.
Più di 400 anni fa, un grande ha voluto compiere la congiura delle polveri. La sua speranza era di ricordare al mondo che l'equità, la giustizia, la libertà non sono parole: sono prospettive. Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi restano ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 novembre. Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, ad un anno da questa notte, fuori dai cancelli del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 novembre che non verrà mai più dimenticato.»
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