mercoledì, giugno 27, 2012

Un altro paio di ideuzze per Pathfinder GdR...


Ultimate Combat introduce nel regolamento di Pathfinder GdR la regola opzionale dei colpi mirati. Ne avevo già parlato in un altro post, traducendola dall'inglese, e aggiungendo alcune modifiche personali. La verità è che si tratta di regole aggiuntive che vanno a sommarsi a regole di combattimento già tutt'altro che snelle (Pathfinder GdR è un'evoluzione di D&D 3.5 che tutto può dirsi tranne che un sistema di regole semplice e immediato).

Illustrazione di Lucio Parrillo, @Paizo
Poiché i colpi mirati sono a mio parere una componente interessante di un sistema di combattimento, ho subito introdotto la variante nelle mie campagne, ma pochissime volte mi è capitato di vederla utilizzare, vuoi per la sua complessità, vuoi per la sua utilità marginale (la conseguenza di un colpo mirato, a valle di una penalità non trascurabile al tiro per colpire, è solo quella di rendere inutilizzabile la parte del corpo colpita, oppure di stordire l'avversario). Ripensando più volte al regolamento dei colpi mirati, ho elaborato una variante a mio parere interessante. Ve la illustro.

Zone del corpo come bersagli di taglia inferiore.
Ecco l'intuizione: se una creatura di taglia piccola ha un bonus +1 alla CA a causa delle sue dimensioni, perché colpire una parte di corpo delle stesse dimensioni assegna al tiro una penalità maggiore? Forse colpire qualcosa di attaccato a un corpo più grande è più difficile che attaccare qualcosa che si muove liberamente? Non credo. Semmai il contrario. Quindi perché non assegnare alle zone del corpo una penalità al tiro/bonus alla CA pari a quello che si assegna alle creature in base alla loro variazione di taglia? Basterebbe valutare la taglia delle zone del corpo in base alla dimensione relativa della creatura, e il gioco è fatto. Facciamo l'esempio di una creatura di taglia media, che è la taglia di un essere umano, relativizzando le parti del corpo abbiamo:

Taglia piccolissima – es. occhio, orecchio; modificatore +8
Taglia minuscola – es. topo, mano, ginocchio; modificatore +4
Taglia minuta – es. gatto, braccio, testa; modificatore +2
Taglia piccola – es. cane, gamba; modificatore +1

Ovviamente se una creatura è di taglia maggiore/minore, occorre fare le dovute proporzioni riguardo alla taglia, ma non riguardo ai modificatori. Ad esempio un ciclope è di taglia grande, quindi la sua mano non sarà di taglia minuscola bensì piccola, però colpirla assegnerà sempre un modificatore di +4 alla CA (o di -4 al tiro per colpire, per capirci). La tabella generalizzata è la seguente:

Zone di una taglia più piccola (+1 alla CA): gamba, ventre, torace, schiena...
Zone di due taglie più piccole (+2 alla CA): braccio, testa, coscia, polpaccio, spalla...
Zone di tre taglie più piccole (+4 alla CA): mano, ginocchio, collo, piede, nuca, genitali...
Zone di quattro taglie più piccole (+8 alla CA): occhio, dito, orecchio, naso, ombelico...

Ovviamente sarà il Master decidere esattamente a quale categoria di taglia una zona appartiene, soprattutto nel caso di richieste particolari (voglio colpire un tatuaggio, o un bracciale), oppure nel caso di creature con anatomia particolare (colpire il tentacolo di un polipo, o la testa di un'idra).
Le conseguenze di colpire una zona specifica sono un altro discorso. Il mio parere è che colpire una zona dovrebbe assegnare degli svantaggi alla vittima, ma il danno inflitto in termini di punti ferita dovrebbe essere limitato. Se di mette a segno un critico alla mano di un orco, al limite la si spappola (il che significa penalità e svantaggi), ma non lo si può uccidere, anche se l'ammontare dei danni supera quello dei suoi punti ferita.

Per quanto riguarda gli svantaggi, direi che sono più o meno d'accordo con la linea di Pathfinder GdR, come indicato in Ultimate Combat. Un colpo mirato messo a segno genera una condizione negativa che dura qualche round (ad esempio: mano fuori uso per 1d4 round). Il Master può facilmente decidere quale condizione negativa si applica in base a quale zona viene colpita. Se non si tratta di un arto, il mio consiglio è un generico stordimento (vedi condizione stordito) per 1d4 round, andare oltre può significare sbilanciare troppo il gioco. Comunque, colpire zone vitali (come i genitali o gli occhi di una creatura) potrebbe comportare più di una condizione negativa (ad esempio stordito e immobilizzato per 1d4 round, oppure stordito e accecato per 1d4 round), mentre assestare colpi critici o ripetuti colpi allo stesso punto, può aumentare la durata dell'effetto (consiglierei +1 round per colpo ripetuto, oppure +1 per moltiplicatore critico per non rendere la cosa devastante).

Va da sé che un colpo a una zona qualsiasi causa comunque danno. La soluzione, per evitare che con un colpo al pollice si uccida un contadino, è limitare il danno che può essere inflitto. La mia soluzione è che un colpo mirato non può infliggere più di 1 danno per dado vita della creatura colpita. Ad esempio un orco con 3 dadi vita che viene colpito alla mano, può perdere al massimo 3 punti ferita (anche se magari la freccia gliene avrebbe inflitti 6). I danni che superano il massimo sono perduti. E' chiaro che si potrebbe uccidere una creatura anche colpendo ripetutamente zone specifiche del corpo, ma ci vorranno in media cinque o sei colpi per farlo, quando un colpo generico infliggerebbe sicuramente maggiore danno. Solo in caso di danno massiccio si potrebbe valutare l'ipotesi di concedere il TS Tempra come da regolamento (e nel caso di permettere che il colpo recida o spappoli la parte del corpo interessata). Colpire una zona precisa quindi diventa una scelta tattica: infliggere uno stato negativo come la cecità, oppure rallentare un inseguitore, oppure fargli lasciare un oggetto stretto in mano.

Faccio notare che per i colpi mirati come li ho appena illustrati valgono alcune limitazioni di buon senso, e cioè che assestare un colpo mirato in mischia innesca un attacco di opportunità e che non è possibile farlo con incantesimi a ricerca automatica o che comunque non richiedono tiro per colpire.

Illustrazione by Wayne Reynolds, @Paizo
Colpi mirati vs Manovre in Combattimento: cosa conviene?
Alcune delle regole relative ai colpi mirati entrano in concorrenza con il meccanismo delle manovre in combattimento (questo accadeva anche prima delle mie modifiche, bastava confrontare Manuale di Gioco e Ultimate Combat). Faccio un esempio: mi conviene disarmare l'avversario utilizzando una manovra in combattimento, oppure mirare con la spada alla sua mano rendendogliela così inutilizzabile e facendogli cadere l'arma che impugna?
Analizziamo le due opzioni. La prima, manovra di combattimento "disarmare", richiede una prova di BMC contrapposta alla DMC dell'avversario. Innesca un attacco di opportunità (a meno di non avere il talento apposito), e lo disarma facendogli cadere l'arma in prossimità (sempre a meno di possedere talenti appositi); la seconda opzione, colpo mirato alla mano, richiede un tiro per colpire contro una CA aumentata di +4 che anche se innesca attacchi di opportunità (se effettuato in mischia, secondo le regole di Ultimate Combat), come conseguenza causa danno (anche se limitato), rende la mano inagibile per 1d4 round e l'arma impugnata dall'avversario comunque cade a terra. Sulla base di tutto questo si potrebbe dedurre che un colpo mirato alla mano è un'alternativa più vantaggiosa della manovra di disarmare, ma in effetti questo è realistico. E' più facile colpire la mano di un avversario piuttosto che tentare di fargli lasciare la presa sull'arma. Solo se si padroneggia la tecnica con una certa abilità (cioè se si possiede il talento apposito), disarmare diviene un'opzione migliore rispetto al colpo mirato alla mano. E questo vale un po' per tutte le manovre che possono essere "sostituite" da un colpo mirato.

Efficacia delle armi in base alle dimensioni.
Non vi è sempre sembrato ridicolo che un halfling con il suo pugnale riesca a ferire un drago rosso colossale? Non si tratta nemmeno di immaginarsi come, perché un giocatore abile potrebbe ipotizzare che nel tiro per colpire riuscito sia compresa la scalata che l'halfling compie per raggiungere una zona vitale e scoperta nella corazza del drago e che riesca ad affondarci il coltello. Il punto è che se le dimensioni della creatura colpita sono notevoli, non esiste nessuna zona vitale che possa essere raggiunta con un pugnale. Sarebbe come ipotizzare che voi poteste compiere un omicidio con uno spillo, brandendolo tra l'altro all'altezza delle scarpe dell'avversario.

Anche per questo, ho trovato una regoletta semplice semplice che, in combinazione con quella sopra illustrata dei colpi mirati, risolve la questione. Poiché anche le armi possiedono una taglia, si può stabilire che un'arma di più di 3 taglie inferiori a una creatura, non le può infliggere danni. Ad esempio un umano che brandisce un pugnale non può ferire una creatura di taglia enorme. Per farlo deve utilizzare una spada di taglia media. E per una creatura mastodontica, occorre come minimo uno spadone a due mani (e per una creatura colossale, non c'è arma che tenga).
Questo non significa mettere completamente fuori gioco le armi di dimensioni inferiori a quella necessaria: un guerriero armato di pugnale (?) potrebbe comunque decidere di attaccare un drago enorme e mirare a una parte del corpo, riducendo così la taglia del bersaglio e rendendo l'arma efficace. Certo innesca un attacco di opportunità, e si prende una penalità di –1 alla CA, ma d'altro canto sta attaccando un drago enorme con un pugnale! Mi sembra giusto.

Ecco questo è tutto. Playtesterò queste regole a breve nelle mie campagne, e vi farò sapere.
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