martedì, aprile 12, 2005

Paul e Il drago Slept


Non era ancora l'alba quando il drago Slept scivolò silenzioso verso il bosco immobile.
Nessun rumore, nessun canto notturno, non un filo di vento.
Paul si era appisolato avvolto nel suo mantello, abbracciando la spada che solitamente portava dietro la schiena. Con il capo appoggiato al tronco di un vecchio castagno, il paladino era immerso in un sonno senza sogni, come al solito. Con le dita accarezzava l'acciaio della lama, cercando nel sonno di percepirne il freddo contatto anche attraverso i guanti di pelle.

Slept percepì la presenza del paladino. Da due anni era divenuto il suo nemico quotidiano. Un sortilegio permetteva alla creatura di muoversi tra i rami e sopra il tappeto di erba e foglie senza che un singolo arbusto fosse mosso. Ascoltava il silenzio, e nel silenzio sentì il respiro regolare del suo nemico. Con un colpo di coda nuotò nell'aria e sinuosamente sfiorò il grosso tronco di una quercia bruciata da un fulmine. Adesso vedeva la sua vittima, vedeva il paladino. Passò la lingua purpurea, ancora più scura delle sue scaglie, sulle zanne giallastre. Una lacrima ambrata scivolò giù da uno dei suoi occhi.

Scattò in avanti.

Paul sentì vibrare la spada, la sentì scuotersi e poi d'improvviso cantare. "Sveglia!" - cantava la lama - "il drago è qui!". Si sollevò di scatto su due piedi, e lo sforzo fu grande perché aveva una delle due gambe completamente addormentata. Sentì il peso della corazza a piastre gravare tutto su un solo ginocchio, perse l'equilibrio, il mantello scivolò via e il paladino cadde in avanti. Fece appena in tempo a frapporre il braccio tra sé e il terreno umidiccio. Prono a terra sollevò il capo, e vide le fauci del drago che si spalancavano minacciose a pochi centimetri dal suo naso.
"Sveglia! Sveglia!" continuava la spada, tra melodie di strumenti arcani "o il drago avrà la sua vittoria!".

Ma il drago non ebbe la sua vittoria, non quella mattina. Lo sguardo di Paul lo trafisse pochi istanti prima che il drago potesse raggiungerlo. "Sono sveglio!" disse il paladino. E l'enorme creatura si dissolse. Ancora una volta.

Paul raccolse il mantello e lo riallacciò al collo. Aveva lasciato il cavallo a poca distanza, lungo il fiume. Il cavallo di Lilith. "Sveglia! Sveglia!" cantava la spada. "Sono sveglio!" le disse il paladino, e colpì con la lama il tronco del castagno. La spada si zittì, e lui la rinfoderò dietro la schiena.
L'aurora colorava già il cielo.
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