lunedì, maggio 02, 2005

Ieri la festa del lavoro


Secondo una recente indagine dell'Eurostat (La Repubblica di Sabato 30 Aprile) in Italia il lavoro non solo non garantisce la ricchezza -nessuno lo pretende- ma addirittura non tiene più lontana nemmeno la povertà. In-work poverty l'ha chiamata l'Eurostat, l'Italia già nel 2001 era al secondo posto in Europa in questa triste classifica. I dati dicono che il 13% degli occupati maschi pur lavorando viveva comunque in uno stato di povertà (reddito inferiore del 60% di quello della media nazionale). La media europea è 7%. Attendiamo con impazienza i dati relativi alle annate successive, sulle quali si farà sentire la devastante influenza della Legge Biagi.

In ogni caso di recente ho avuto la possibilità di rileggere e analizzare la nostra Costituzione (in una attività con i ragazzi del Clan durante il campetto). Riporto di seguito la prima comma dell'articolo 36:

Art. 36. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.

Capisco benissimo che questo "pezzo di cartaccia scritto dai comunisti" ormai 50 anni fa chi sta al governo (ora più di prima) lo ripudia e lo misconosce, mi chiedo comunque a che minchia serve una costituzione se poi uno fa le leggi che vuole e soprattutto come mai nessuno si assume le responsabilità per provvedimenti legislativi che hanno risultati nettamente opposti agli intenti della nostra Costituzione...
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