venerdì, luglio 22, 2005

Paul e il Picchio Muto


Paul legò Dorf nella stalla e lasciò due monete d'argento al ragazzo che si sarebbe occupato degli animali. "Trattalo bene" gli disse. Il ragazzo annuì vigorosamente ammirando le monete nel suo palmo.

Entrando nella locanda fu subito avvolto dall'odore di carne arrostita e ortaggi bolliti. L'aria ne era satura. Numerose persone dalle vesti umili e dai volti scavati dalla fatica sorseggiavano pinte di birra riunite attorno a vecchi tavolini di legno. I loro sguardi stanchi si rivolsero verso il paladino quando Paul fece il suo ingresso. L'armatura e le effigi gli garantivano di essere subito riconosciuto ovunque come un servitore della fede, anche se la sua armatura era sporca, i suoi stivali infangati e il suo volto provato dal lungo viaggio.

"Signore, vi sentite bene?" Chiese immediatamente il vecchio oste. Era un signore magro dalla pelle bruna e con lunghi capelli bianchi. Uno dei suoi occhi aveva perso la vista, la pupilla era ormai solo uno spettro grigio immerso nella sua iride sbiadita.
"Tutto bene, sono solo stanco.... non dormo da qualche giorno."
"Voi avete attraversato il bosco nebbioso, non è così?"
L'oste puntò il dito ossuto verso Paul. La risposta era abbastanza scontata. La locanda si trovava proprio al margine del bosco e all'inizio di una grossa vallata. Paul aveva letto l'insegna a stento, illuminata dal chiaro della luna: il Picchio Muto.
"Vorrei una stanza." Chiese il paladino.

L'oste si allontanò e tornò con una chiave.
"La seconda stanza a sinistra, se serve dell'acqua calda basta chiamare."
"Grazie." disse il Paladino. Ora aveva bisogno di dormire.
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