mercoledì, maggio 16, 2007

Effetto taxi

EFFETTO-TAXI

di LUIGI CASTALDI

Tempo fa – non molto tempo fa, ricorderete – i tassisti protestarono contro un decreto del governo che in qualche misura avrebbe liberalizzato il comparto, togliendo loro di fatto alcuni privilegi ed esclusive. Mai visti tanti taxi in strada come quella volta: per chi è solito lamentarsi di non riuscire mai a trovarne uno quando ne ha bisogno, fu un vero schiaffo morale. Al Family Day sembrerebbe non essere accaduto altrimenti: in Piazza San Giovanni c’erano un sacco di quelle famiglie che, quando un istituto demoscopico le cerca, non le trova.
Per esempio, la media nazionale è di 1,3 figli a coppia, ma in Piazza San Giovanni – stando alle interviste mandate in onda da tutte le tv – la media era di 3 (il minimo, secondo il cardinal Trujillo, per poter dire cristiana una famiglia), con punte di 6 e 7 figli a coppia, e il Tg2 ha vinto la caccia alla mamma più prolifica beccandone una che ne ha sgravati 11, famiglia cristianissima. Una volta, famiglie così erano la regola, ed erano il midollo della nazione, sicché al decimo figlio il Duce ti chiamava a Roma e ti premiava di persona. Ora, invece, la nazione è smidollata, anche se gli istituti demografici usano altri termini: calo dei matrimoni, in special modo di quelli religiosi; sensibile incremento delle separazioni e dei divorzi; aumento progressivo delle coppie di fatto e dei figli nati fuori dal matrimonio; bassa natalità. Insomma, le cosiddette famiglie tradizionali sembravano essere tutte in Piazza San Giovanni, il 12 maggio, a tutelare privilegi ed esclusive: effetto-taxi, sembravano il Paese.
Un milione e mezzo di persone, ha detto il sindacalista che ha organizzato la manifestazione, parola di sindacalista; duecentocinquantamila, ha detto la Questura, parola di Questura. In ogni caso, s’è trattato di uno sforzo immane e di una spesa enorme – per dire solo una, 3.000 pullman che hanno imbarcato a gratis, perché a un padre di famiglia numerosa non si poteva mica chiedere di pagare di tasca sua la gita a Roma – pagava la parrocchia. E infatti in Piazza San Giovanni c’è stato effetto-taxi pure per i preti: tanti, tantissimi, mentre da decenni se ne lamenta una gran penuria. D’altronde, era necessario: la transumanza del gregge cattolico implica da sempre un gran daffare per i pastori.

Qui, sperando che il lettore non accusi vertigine, cambierei registro. La Chiesa cattolica italiana ha voluto mostrare i muscoli alla politica italiana, ce ne fosse stato ancora bisogno: una “protesta di popolo”, una Vandea de noantri, contro un decreto legge – quello sui Dico – che comunque mai avrebbe avuto speranza di passare al Senato. Concentrandolo e amplificandolo grazie al mezzo mediatico – l’effetto-taxi che ci mostra ogni domenica il pienone in Piazza San Pietro mentre le chiese continuano ad esser vuote da decenni – è stato esibito un modello di famiglia che si vorrebbe far intendere sia d’una maggioranza silenziosa, che invece è sempre più di una minoranza, e sempre più rumorosa. Rumorosa fino al punto da esibire, tra i propri campioni, qualcuno col cartello “Dio, Patria e Famiglia”, il poco che il fascismo seppe spremere dal Concordato. Cinica quanto basta per usare i propri figli, “adoperarli – come ha ben scritto Vittorio Zucconi su la Repubblicacome teneri randelli da pestare in testa a coloro che non ne hanno, che non ne vogliono, che non ne hanno potuti avere, che li hanno perduti o che li hanno avuti in maniera «non naturale»”.
E la politica italiana? Intimorito dai muscoli, il centro-destra (fatta eccezione per Biondi, Della Vedova e Cicchitto); intimorito, ma mantenendo un minimo di aplomb, il centro-sinistra (fatta eccezione per Udeur e parte post-democristiana del Pd, intimorite quanto il centro-destra). Questa è la politica italiana dopo il Family Day, e non c’era bisogno di una conferma.
Posta un commento