venerdì, luglio 06, 2012

Quando si confonde Prequel con Remake

Appena ho notato i voti assegnati dal pubblico di imdb ai due film che avrei visto nel pomeriggio, ho trovato conferma dei miei sospetti. Il nuovo The Thing (La Cosa) diretto da un regista quasi esordiente e remake del grandioso film di Carpenter degli anni '80, non sembrava essere all'altezza del predecessore e anzi, nelle recensioni collegate al titolo era evidente l'indignazione dei critici cinematografici ai quali era stato toccato uno dei capolavori del cinema horror dell'epoca reaganiana. Invece le critiche riguardo al nuovo The Amazing Spiderman, anche se con toni altalenanti, gli assegnavano dei voti medio-alti, convincendomi che tra i due film sarebbe stato quest'ultimo quello dal quale avrei tratto maggiore soddisfazione.

E invece no.

Man mano che mi godevo il remake de La Cosa mi sono reso conto che non si trattava di un remake, bensì di un prequel. Il film narra infatti delle vicende precedenti a quelle viste nel film di Carpenter del 1981 e di quello che accadde in quella base norvegese dove Kurt Russel e gli altri rinvennero la creatura che li decimò tutti. Lentamente ho cominciato quindi a trovare spocchiose e pretenziose tutte le critiche che avevo letto che bollavano il nuovo film come un tentativo fallito di riportare al cinema la storia già narrata in La Cosa di Carpenter (che poi, vorrei ricordarlo giusto per la cronaca, era già un remake di un film degli anni '50). Invece questo nuovo La Cosa si è dimostrato un'operazione non solo dignitosa, ma anche molto rispettosa. La regia di Matthijs van Heijningen Jr. (devo ammetterlo ho fatto copia+incolla perché ricordarsi il suo nome mi risultava impossibile) in realtà ricalca molto quella di Carpenter, indugiando sui bellissimi e desolati paesaggi artici, e poi sulla claustrofobia degli ambienti della base, focalizzando l'orrore sui due principali aspetti che ci avevano fatto amare il film degli anni '80 e cioè la diffidenza del prossimo (l'alieno è fra noi) e l'impossibilità di fuga (fuori da queste mura c'è solo un deserto di ghiaccio e neve). La sceneggiatura presenta qualche debolezza, qualche momento in cui ti chiedi "ma come hanno fatto a..?" ma nel suo complesso resta solida e si perde solo nei minuti finali, quando esagera un pochino con la fantascienza, annullando quella deliziosa atmosfera lovecraftiana che permeava il film fino a quel momento. Insomma non si tratta di un capolavoro, ma nemmeno di uno stupro, e mi sento di incoraggiarne la visione, soprattutto e proprio a chi ha amato il film di Carpenter, perché vedrete che saprete riconoscere i numerosi omaggi sparsi qua e là.

Al contrario, questo The Amazing Spiderman tanto osannato dal pubblico di imdb si è dimostrato una cazzata fotonica. Partiamo subito con l'evidenziarne le debolezze: è recitato da cani (sia Emma Stone che Andrew Garfield si producono in una recitazione talmente caricaturale che il doppiaggio italiano fa fatica a nascondere), è terribilmente lungo (due ore e un quarto per un film di supereroi è davvero troppo, se non ti chiami Joss Whedon), e soprattutto registicamente non è all'altezza dell'altro film di Spiderman, quello diretto da Sam Raimi.
Tralasciando il fatto che il modo in cui è stata riarrangiata la storia delle origini di Peter/Ragno per infilarci dentro un improbabile Lizard non mi è piaciuto affatto (tra l'altro si discosta ancora di più dalle origini narrate nei fumetti da Lee & Dikto), sarebbe una questione di gusti. Il fatto è che è chiaro che Mark Webb non ha che un decimo del talento di Raimi. Il suo lavoro da regista consiste nel lasciare gli attori davanti alla telecamera accesa, oppure nel girare la responsabilità delle inquadrature agli addetti agli effetti speciali e al montaggio della pellicola. Ci sono nel film alcune scene spettacolari, ma se si torna al lavoro di Raimi ogni confronto è a favore di quest'ultimo. I sensi di ragno? Qui sono due colpi di violino, nel film di Raimi ve la ricordate la scena in cui il pugno passa a fianco a Peter che osserva di braccio di Flash quasi immobile? E le scene comiche con cui Peter scopre man mano i suoi poteri? Qui il tutto è riassunto in un unica scena, in cui massacra senza senso un po' di gente in metropolitana, per poi stupirsi di quanto è fico. Ci sono poi ridicolezze nei dialoghi, scontatezze macroscopiche nella sceneggiatura (ma è davvero necessario inserire sempre le solite scene quando si deve rappresentare la vita di uno studente liceale a scuola? Ne abbiamo le palle piene di armadietti, lezioni noiose, ammiccamenti tra compagni banchi, bulletti che pistano gli sfigati e loro due che si baciano sugli spalti di un campo di rugby, eddai checcazzo). Poi a un certo punto, anche se troppo tardi, arrivano le botte. Gli effetti speciali ridestano lo spettatore dal sonno quel tanto che basta per arrivare al finale, dove se uno ha la pazienza di aspettare che scorra qualche titolo, si scopre che il sequel è già in forno. Inevitabile. Ma la domanda resta: a che è servito questo "reboot" confezionato a pochi anni dall'uscita del film di Spiderman di Raimi? Risposta: sono passati 10 anni, per un pubblico di quattordicenni è abbastanza. E infatti devono essere stati loro a votare 'sto film su imdb.
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