venerdì, agosto 26, 2011

Sogno della scorsa notte

Eravamo in macchina. Non ricordo bene con chi, ma c'erano con me diversi amici, tre o quattro, e io non sedevo dalla parte del guidatore, ma sul sedile anteriore destro. Percorrevamo una strada provinciale stretta ma asfaltata, di quelle che ce ne sono tante in Abruzzo, in Umbria o nelle Marche. Ogni tanto incrociavamo qualche cartello stradale, ma i nomi dei paesi su sfondo blu erano sempre sconosciuti e assurdi. Ricordo che cercavamo di arrivare a Rimini.

Poi ci siamo fermati nella piazza di un paese. Lastricata, circondata da edifici rustici, praticamente deserta sotto il sole assolato. Mi sono avvicinato a piedi a un paio di figure che ci osservavano immobili sotto il portico di una delle case, volevo chiedere informazioni. Lentamente mi sono accorto che una delle due figure era un vecchietto con uno strano berretto, la barba incolta di chi non si rade da un paio di giorni, un bastone tra le dita, e senza dentiera. Se ne stava seduto su una sedia, in pizzo, come se gli desse fastidio poggiare il sedere per intero. Mentre lo osservavo, mi resi conto che l'altra figura era una vecchina stesa a terra, completamente avvolta da plastica trasparente. Sembrava come se si trovasse all'interno di una grossa tanica di plastica, di quel materiale rigido attraverso il quale era possibile vedere il corpo della donna, ma non proprio chiaramente. L'involucro di plastica aveva anche il suo rubinetto a beccuccio, rosso, che sporgeva dalla sommità e penetrando all'interno finiva dritto nella bocca della vecchia, che sembrava succhiarlo come un sigaro.

Mi accorsi che l'anziano signore, senza proferire parola, si stava allontanando allarmato. Come se avesse paura di noi. Mi precipitai a rassicurarlo, dicendogli che volevamo solo chiedere quale fosse la strada per Rimini. Mi rispose di andare a chiedere altrove e in qualche modo mi indicò dove andare, anche se non ricordo come fece, ne in che modo seguii le sue indicazioni. Comunque mi ritrovai di fronte a un muro bianco, al centro del quale era stato aperto un buco circolare. Il buco sembrava aperto a picconate, tanto che all'interno c'erano ancora macerie. Ma c'era anche un uomo, con la barba nera e folta e molto stempiato, sulla cinquantina. L'uomo capì (non so come) che alcuni di noi erano stati negli scout, e si infilò a sua volta un fazzolettone al collo. Poi ci disse che la strada per Rimini non c'era, che la provinciale terminava proprio qui, in questo paese, e che saremmo dovuti tornare indietro di molti chilometri.

Non so come mi ritrovai a letto in un Bed & Breakfast del paese. Ero da solo sotto le coperte di un letto matrimoniale. Avevo già conosciuto la proprietaria, un'altra signora anziana dall'aria severa, con i capelli grigi raccolti sulla testa grazie a un frontino, uno di quei cerchietti metallici coperti di stoffa. Non so quando l'avessi conosciuta e come ero finito a dormire da solo in un B&B di quel paese, fatto sta che mi ritrovai addirittura tra le mani un grosso paio di forbici da sarto, di quelle di metallo pesante e ben affilate. Nel sogno rammentai di averle sottratte da un cassetto della cucina, per potermi tagliare le unghie (assurdo, ma ricordavo proprio così). D'improvviso spuntò la signora, comparendo alla porta della stanza. Mi domandò, molto sospettosamente, se indossavo una calzamaglia. No, le dissi, è un pigiama. Ma lei si avvicinò e sollevò le coperte, sbirciando sotto. Vide le forbici, che tenevo nascoste vicino alla mia gamba. E queste, disse, chi te le ha date? Poi fece il giro del letto per raggiungere le forbici, che aveva notato sollevando le coperte. Io le raccolsi e gliele porsi cercando di giustificarmi. Ricordo che le dissi: volevo tagliarmi le unghie. E poi: non penserà mica che ci vada in giro ad ammazzare la gente! No, mi rispose alzando le forbici in alto, quello lo faccio io. E mi uccise.
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