mercoledì, gennaio 23, 2013

Grammatica e editing dei testi di Drizzit

Striscia 034, Wally si trasforma per colpa dell'uso
errato del "piuttosto"... una piaga che dilaga.
Se dovessi tornare indietro nel tempo e ripensare i personaggi, probabilmente una delle prima cose che correggerei sarebbe la caratteristica di Wally di trasformarsi in demone per colpa delle bestialità grammaticali. Sono certo che parte della simpatia di questo personaggio è dovuta anche a questo suo aspetto, ma la coerenza del fumetto ha rischiato più volte di essere compromessa per colpa della presenza di Wally.

Ad esempio è normale dare per scontato che qualsiasi creatura poco intelligente e tuttavia in grado di parlare che il gruppo incontri, finirà distrutta da Wally (mettendo in pericolo il gruppo stesso). Allo stesso modo, Wally deve essere tenuto lontano dalle persone di poca cultura, contadini e popolani che non hanno studiato, altrimenti si rischia che si trasformi. E per finire, tutti coloro che vogliono avere a che fare con lui, devono parlare italiano perfettamente o si rischia di innescare la trasformazione.

Per fortuna Dotto è un filosofo, Katy una pignola rompicoglioni e sia Drizzit che Baba hanno accumulato abbastanza anni di studio da non sbagliare i congiuntivi. Ma i problemi di convivenza del gruppo di Drizzit si ripercuotono anche su chi scrive le storie, cioè su di me. E' chiaro che non posso permettermi di sbagliare nulla, o i lettori si chiederanno come mai Wally non si sia trasformato. Per fortuna il mio lavoro mi ha spinto a uno studio attento della grammatica, della sintassi e della scrittura della lingua, per cui quando ci scappa l'errore è sempre colpa di una distrazione, di un refuso. Solitamente i lettori (che scandagliano le strisce come segugi) mi avvertono repentinamente, e io correggo la striscia prima di pubblicarla di nuovo. Di questo non posso che ringraziarli, praticamente mi fanno il lavoro di un revisore, e lo fanno gratis!

"Mi chiedo se esiste" o "mi chiedo se esista"?
Per lingua italiana sono corrette entrambe le
forme, e io ho optato per l'indicativo.
Ma siccome citando qualcuno più saggio di me "the problem with the global village are all the global village idiots" spesso mi ritrovo a discutere di regolette di italiano con i lettori più cocciuti. Ad esempio quelli che secondo loro "a me mi" è errore, oppure quelli che "il congiuntivo è obbligatorio" e va usato sempre, oppure quelli che "è ammesso nel parlato ma non nello scritto", oppure quelli che "non è errore ma non si usa". Non mi va di ribadire i concetti (ho creato un album di Drizzit apposta per risolvere certe questioni e anche lì c'è stata gente che mi ha risposto "per me non è così"), mi soffermerò solo sul concetto generale: fintanto che una cosa non è errore per la lingua italiana, sta all'autore decidere se farne o meno uso. Ci sono casi in cui ritengo utile usare il doppio pronome, altri in cui preferisco l'indicativo al congiuntivo (quando il congiuntivo non è obbligatorio). E' una mia libertà, una mia scelta in quanto autore.

Il discorso che "è accettato nel parlato ma è scorretto nello scritto" è una cazzata fotonica col botto. Se la grammatica accetta come corrette alcune forme tipiche del parlato, quelle non sono errore e basta. Se una particolare forma linguistica non è un errore, e nella realtà si dice e si usa, allora si può scrivere e usare anche nelle forme scritte. Ribadisco: se non è errore. Fintanto che la lingua italiana mi consente di farlo, può darsi che io preferisca usare una forma scritta più aderente alla realtà che vivo, piuttosto che un registro più formale e meno diffuso. Le forme "tollerate" sono corrette, "tollerato" significa che è meglio non usarle nei testi in cui il registro deve essere formale, e non (come intendono gli oltranzisti della correttezza) che sono errore ma si può chiudere un occhio! Siccome scrivo racconti che parlano della vita di tutti i giorni, e non saggi filosofici in italiano rigoroso, le posso usare. Io come il 99,9% degli autori italiani. E soprattutto nei fumetti, i testi rappresentano quello che un personaggio dice, pertanto dovrebbero essere il più fedeli possibile alla lingua parlata.

Poi vabbé, esistono ed esisteranno sempre i difensori ad oltranza dell'uso indiscriminato del congiuntivo, oppure i negazionisti della grammatica che si scagliano con la penna rossa contro il "ci " di frasi come "a noi non ci piace". Ma in fondo, sticazzi. Wally è tranquillo, la lingua italiana è d'accordo con me e io posso fregarmene.

Quel «dì» nell'ultima vignetta doveva essere un «di'»
ma il testo ci entrava a malapena e mi sono concesso un
piccolo errorino per salvare l'allineamento delle righe.
Altra questione sono invece i compromessi dovuti al lettering e cioè all'esigenza di rendere le strisce leggibili ma anche gradevoli da vedere. Certe volte mi capita di "allungare" o "accorciare" le frasi per far allineare il testo in modo che sia più bello da vedersi, oppure per farlo entrare meglio nella vignetta. Mi è capitato anche di dover sostituire l'imperativo di' (che andrebbe scritto proprio così) con dì (con l'accento anziché con l'apostrofo), perché era brutto o non c'entrava nello spazio. Sono accorgimenti che cerco di evitare ma che a volte sono costretto a utilizzare. Sono quindi errori veri e propri, e pure fatti in consapevolezza. Diciamo "piccole imprecisioni" che mi permettono però di presentare la striscia in una forma più pulita e più bella. Mi consolo pensando che Wally non legge le vignette, ma le ascolta solo. Quindi sono salvo.

E così finora sono riuscito ad andare avanti tenendo Wally sotto controllo. Speriamo di non commettere mai l'errore fatidico.
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