sabato, gennaio 22, 2011

Il destino dell'arte

Mi è capitato di discutere con più di qualcuno sul destino dell'arte in un mondo dove l'avanzare del livello tecnologico riduce sempre di più la distanza tra chi sa fare e chi non sa fare. Ad esempio: la fotografia. Una ventina di anni fa, forse meno, con le vecchie macchine fotografiche a rullino, il fotografo era una persona esperta, accorta, molto informata. Una volta scattata una foto, non la si poteva vedere immediatamente, come si può adesso sullo schermo LCD di una macchinetta digitale. Bisognava tornare in studio, sviluppare la foto, e constatare che magari la luce non era sufficiente, il diaframma andava aperto di più, oppure occorreva aumentare il tempo di otturazione, o scegliere una pellicola più sensibile. E non si potevano scattare mille foto, e poi scegliere la migliore. Le pellicole costavano, e il numero di scatti era limitato. Insomma il fotografo doveva sapere, lanciando un'occhiata a ciò che stava fotografando, quali impostazioni utilizzare, e regolare la macchina fotografica di conseguenza. Non poteva andare "per tentativi". Adesso si può. Ho una reflex digitale, sono ancora una pippa, quindi scatto dieci foto per ogni soggetto, la prima è troppo chiara, poi troppo scura, poi bilancio meglio l'apertura, poi cambio posizione... solo alla fine trovo le condizioni e le impostazioni ideali. E le ho trovate sperimentando, a costo zero, grazie al fatto che la mia macchinetta memorizza fino a 1200 scatti, e che dopo ogni click posso visualizzare la foto in anteprima.
Pian piano, le impostazione "automatiche" delle macchinette saranno in grado di rilevare l'ambiente e fare la scelta migliore, anche migliore del miglior fotografo. E allora cosa accadrà? Cosa succederà quando anche l'ultimo professionista si renderà conto che la tecnologia offre le sue stesse competenze a tutti, o quantomeno a tutti coloro che possono permettersele? L'arte scomparirà? Tutto si confonderà? Saremo tutti artisti e non lo sarà più nessuno?

No, secondo me no. Forse perché sono romantico, ma per me un professionista e un artista sono due cose diverse. Il professionista sa fare le cose, ma l'artista è capace di sentirle, e di farle sentire. La miglior tecnica fotografica può generare la miglior foto, ma non per questo quella foto sarà un'opera d'arte. Quello che l'immagine cattura oltre alla luce, ce lo mette l'autore, e questo è qualcosa che nessuna tecnologia riuscirà mai a togliere all'essere umano. La tecnologia darà la possibilità a molte più persone di esprimersi in maniera "professionale" e questo può essere un bene o un male, ma l'arte non ne risentirà. Una società sterile non sarà in grado di produrre arte nemmeno se tutti avessero una reflex da seimila euro, così come una pittura murale tracciata col dito sporco di carbone può essere il più commovente dei ritratti. Sembrano banalità, ma vale la pena ribadirle, qualche volta. E tanto per concludere con un inutile sfoggio di cultura citazionista (quella più inutile), mi sembra appropriato questo pensiero di Lev Tolstoj:

«Lo scopo dell’arte non è quello di risolvere i problemi, ma di costringere la gente ad amare la vita. Se mi dicessero che posso scrivere un libro in cui mi sarà dato dimostrare per vero il mio punto di vista su tutti i problemi sociali, non perderei un’ora per un’opera del genere. Ma se mi dicessero che quello che scrivo sarà letto tra vent’anni da quelli che ora sono bambini, e che essi rideranno, piangeranno e s’innamoreranno della vita sulle mie pagine, allora dedicherei a quest’opera tutte le mie forze».
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