domenica, gennaio 23, 2011

I feared

Questa poesia di William Blake mi ha riportato alla mente alcuni discorsi che ho affrontato recentemente con degli amici, sulla responsabilità che abbiamo nei confronti del prossimo, degli amici, delle persone che amiamo. Magari sentirsi responsabili di quello che diciamo può essere un modo di dimostrare loro quanto li abbiamo a cuore, ma se finisce che la responsabilità ci schiaccia, dobbiamo aprire gli occhi e capire che il mondo va avanti anche senza di noi, e che in in fondo non siamo che una piccola variabile. Mi sembra che Blake abbia una visione diametralmente opposta a quella del film La vita è meravigliosa... nessuno è speciale, e i frutti di questo mondo maturano e crescono a prescindere, e lo fanno male, in modo sbagliato, e noi non possiamo farci niente. Vi riporto la poesia in inglese perché la traduzione di Giuseppe Ungaretti non mi piace, ma se vi interessa la troverete sicuramente tradotta da qualche parte. Il titolo originale era I feared the fury of my wind, e Ungaretti da bravo ermetico l'ha tradotto: timore.

I feared the fury of my wind

I fear'd the fury of my wind
would blight all blossoms fair and true;
and my sun it shin'd and shin'd,
and my wind it never blew.

But a blossom fair or true
was not found on any tree;
for all blossoms grew and grew
fruitless, false, tho' fair to see.


Ho creato un altro paio di strisce di Drizzit. Appena ho tempo ne posto un'altra. Vado come un treno.
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