venerdì, gennaio 07, 2011

Mirò

«Quella che gli altri considerano vera, non è la vita reale di un uomo. E' l'immagine che loro si fanno di lui. Il vero me stesso è colui che sono, così come mi conosco, e anche colui che sono diventato per gli altri, e forse per me stesso. L'essenziale non è forse la misteriosa irradiazione che emana dal focolaio segreto in cui l'opera si plasma, e che poi trasforma l'uomo intero? La vera realtà è questa.
Realtà più profonda, ironica, che si burla di quella sotto i nostri occhi; e che tuttavia è la stessa. Basta soltanto illuminarla nel profondo, con un raggio di stella.
Allora tutto diventa insolito, instabile, limpido e al tempo stesso intricato. Le forme germogliano e mutano. Si interscambiano e così creano la realtà di un universo di segni e di simboli nel quale le figure migrano da un regno all'altro, sfiorano con i piedi le radici, anzi sono esse stesse radici e si dissolvono nella chioma delle costellazioni.
Questo è una sorta di linguaggio segreto composto di formule incantatorie, che viene prima delle parole, dal tempo in cui quello che gli uomini immaginavano e presagivano era più vero e più reale di quel che vedevano, e in cui era la sola realtà.»
- Jean Mirò (da Lavoro come Giardiniere e altri scritti)

La mia realtà è fatta di aspettative, quelle che ho io nei confronti delle persone che mi circondano, e quelle che hanno loro nei miei confronti. Una specie di ragnatela, che mi intrappola. Vorrei essere il buco nel tessuto sociale.
Anche io credo nel linguaggio primordiale, nel potere del ghirigoro. Ma ancora di più, credo nel misterioso potere dell'ispirazione, della vena creativa. E' un'ambizione male orientata, che ti spinge a fare qualcosa senza che ce ne sia davvero bisogno, ma alla fine ti ricompensa personalmente. Il mio bene è dentro di me.
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