mercoledì, gennaio 10, 2007

Dio Cei

Il titolo del post è rubato ad una prima pagina de Il Manifesto di qualche mese fa.
Riporto la notizia, da Repubblica.it:

Libertà religiosa, duro scontro fra il ministro Ferrero e la Cei ROMA - Scontro tra la Conferenza episcopale e il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero. L'esponente di Rifondazione, parlando a Repubblica Tv della legge sulla libertà religiosa e dell'audizione in parlamento del segretario generale della Cei, monsignor Betori, aveva detto: "Pensare che il Paese non sia maturo per una legge sulla libertà religiosa, che non metta in discussione il Concordato, è un fatto preoccupante di integralismo un po' oscurantista' '. Il ministro, di religione valdese, aveva poi aggiunto: ''Sono rimasto molto colpito e molto negativamente dall'audizione del segretario della Cei, spero che la posizione dei vescovi non venga tenuta in considerazione' ' dal Parlamento. Parole dure alle quali la Cei replica a stretto giro di posta esprimendo "stupore e sconcerto". Secondo i vescovi il ministro non conosce il contenuto dell'audizione dell'alto prelato. "Infatti, in nessun punto dell'intervento del segretario generale della Cei - prosegue il portavoce della Conferenza episcopale - si afferma, e neppure si allude, a una presunta 'immaturita' del Paese per una legge sulla libertà religiosa. Al contrario, tutti gli interventi delle diverse parti politiche nel corso dell'audizione hanno riconosciuto la fondatezza e l'equilibrio della posizione della Cei". Letture diverse da questa, secondo la Cei, "sono espressione di una inaccettabile forzatura politica che travisa la realtà dei fatti e non contribuisce al dispiegarsi positivo del principio di laicità auspicato di recente anche dal presidente della Repubblica". In realtà ieri i resoconti dell'audizione di monsignor Betori, riportati oggi sui quotidiani, riferivano di parole diverse, che hanno fatto scattare subito reazioni polemiche da parte dei rappresentanti delle altre religioni, comunità ebraica e valdese in testa. "Nell'attuale quadro costituzionale - avrebbe affermato in Parlamento il segretario generale della Cei - l'eguale libertà di ogni confessione non implica piena uguaglianza. Lo Stato sia prudente e non firmi troppe intese".

Mi chiedo dove sia "l'inaccettabile forzatura politica" che ci costringe a travisare le parole di monsignor Betori. Nella nostra costituzione la Chiesa Cattolica viene trattata da privilegiata, in virtù del fatto che la maggioranza degli italiani allora ed ora è cattolica. Almeno di fatto. Perché il paradosso è che l'80% della popolazione si dice "credente" ma solo il 10% va regolarmente a messa. Credente in cosa? Nel benpensiero? Nel bigottismo? Nei falsi valori moralisti?
Libertà religiosa significa niente privilegi per nessuno.
Ma arrivare a quel punto significherebbe che ogni volta che il Papa parla ci si chiedesse: e che dicono le altre confessioni? E che ne pensano i laici? Invece scatta la gara a chi si prostra di più. Le bocche di Sauron si mettono in moto ripetendo a pappagallo la voce del loro signore. E quando viene posta loro una questione che né il manuale di catechismo né le encicliche riportano, brancolano nel buio, inventano quattro scemenze e sono pronti a cambiare idea non appena il Papa vi dedicherà un Angelus (nel frattempo, è doveroso leggere Avvenire, per azzeccare l'esito).
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