sabato, luglio 23, 2011

La Storia di Sergio e Luis (3a parte)

Per tutti i bambini che la attendevano con trepidazione, ecco la terza (ma non ultima) parte della storia di Sergio e Luis. Chiedete alla vostra mamma di leggervela. Farà bene anche a lei.


«Diversi anni fa, quando vivevo ancora in casa del signor Knodeldome, mi capitò di ascoltare una singolare conversazione che ebbe con il suo cucciolo, un piccolo infante umano puzzolente e ancora molto inabile. Già da tempo avevo imparato a comprendere l'idioma umano, eppure nonostante le parole del signor Knodeldome mi fossero estremamente chiare, mi era ancora impossibile dare un senso a quel groviglio di rigurgiti e vocali strascinate che il cucciolo di umano utilizzava per comunicare. Il signor Knodeldome però non sembrava avere gli stessi miei problemi di comprensione, anzi era perfettamente in grado di conversare con il pargolo, tanto che spesso si produceva assieme a lui in complessi scambi di opinione laddove gli argomenti del piccolo umano venivano presi in seria considerazione. Ad ogni modo, quel giorno il signore Knodeldome e la rispettiva prole se ne stavano sul divano, lui seduto in posizione eretta, l'infante adagiato sulla schiena in modo che potesse agitare in aria le zampine, alla maniera degli stercorari quando vengono ribaltati. A quel punto il signore Knodeldome recuperò dal tavolino di fronte a sé un libro, e lo introdusse al cucciolo spiegando che tra le pagine di quel piccolo tomo era racchiusa nientemeno che la mirabolante storia di Bart il Tasso. Mosso anch'io da curiosità, allungai il collo in direzione del signor Knodeldome, cercando di non perdere nemmeno una parola della storia che era in procinto di narrare. Purtroppo il fato mi fu avverso. L'adulto genitore non ebbe il tempo di proferire altra frase se non un enigmatico “C'era una volta...”, ché il corpo dell'infante emise un breve ma esaustivo rumore e immediatamente un intenso odore simile a quello dei croccantini per gufi si diffuse nell'aria. Il signor Knodeldome allora lasciò andare il libro e afferrò il cucciolo da sotto le ascelle, poi trasportandolo penzoloni scomparve dalla mia vista. Quando tornò, diverse ore dopo, si limitò a raccogliere il libro e a infilarlo in una piega dello scaffale, dove rimase per tutto il tempo in cui io fui ospite di quella casa, custodendo per sempre il segreto della fantasmagorica storia di Bart il Tasso...»
Sergio e Luis avevano seguito le parole di Wittie con vivace interesse, deglutendo con nervosismo ad ogni colpo di scena. Purtroppo quando Wittie raccontava le cose, era solito sfoggiare quel gufesco forbito e farcito di termini complicati, come idioma o procinto, che né Sergio né Luis comprendevano appieno. Ma pazienza, il senso generale si capiva lo stesso, e le storie erano sempre molto appassionanti.
«Ma cos'era successo al piccolo? All fine è sopravvissuto?» Chiese Sergio, con una punta di preoccupazione.
«Sì, sì... – Lo tranquillizzò il gufo. – Il piccolo umano si è salvato, ma doveva essersi ferito gravemente perché in diverse occasioni successive ho avuto modo di notare un voluminoso bendaggio che gli avvolgeva il basso addome. Il poveretto ha dovuto sopportare quell'imbracatura per diversi mesi. Probabilmente deve aver sofferto molto per l'ingiuria di quel giorno.»
Sergio e Luis si scambiarono uno sguardo triste.
«E sei mai riuscito a scoprire cosa c'entrava la volta nominata all'inizio del racconto, con il resto della storia di Bart?» Volle sapere Luis.
«Non ne ho idea. – Ammise Wittie facendo spallucce. – Forse Bart, il Tasso leggendario, viveva in una tana al di sotto di un antico arco, e una volta di pietre faceva da cornice alle sue giornate. Ma è solo la strampalata ipotesi di un vecchio gufo...»
A quel punto Sergio saltò in piedi sulle zampe, e agitando il corpo intero si scosse di dosso la terra e il fogliame che gli erano rimasti tra le piume.
«Dove vai?» Gli domandò Luis, con uno sguardo incredulo.
«Io me ne vado a casa... la storia è finita, stasera c'è l'addio al celibato di Sebastiano e vorrei prima darmi una sistemata. E poi Wittie dovrà sicuramente andare a dormire.»
«Ma aspetta! Wittie non ci hai ancora ripetuto quella cosa che dicesti la scorsa settimana... Ti ricordi? Quella frase tipo... il vostro destino...»
«Oh oh oh! Quella frase!» Il gozzo del gufo sussultò sospinto dalle risate. Poi d'un tratto si fece serissimo. Sergio si immobilizzò, con gli occhi incollati sul volto ombroso del vecchio rapace. Wittie assottigliò lo sguardo, trasformando le sue iridi luccicanti i poco più che fessure, quindi si avvicinò, aggrottò le folte sopracciglia e spostando appena il grosso becco ricurvo disse:
«Solo voi potete decidere se la vostra storia merita di divenire un racconto per bambini!»
A quel punto il becco di Luis era così spalancato che nella sua gola era possibile scorgere le molliche di pane che aveva beccato prima dell'alba sulla sponda del lago. Le pupille del pettirosso brillavano di sogni e di speranze che andavano ben oltre la realtà. Eroe di un racconto per bambini, ecco cosa aveva sognato! La loro storia sarebbe potuta diventare leggendaria, come quella di Bart il Tasso. Di fronte al vecchio tronco, all'ombra del saggio gufo Wittgenstein e in compagna del suo coraggioso amico Sergio, Luis aveva finalmente realizzato quale sarebbe stato il suo futuro.

(torna alla prima parte, alla seconda parte oppure prosegui con la quarta parte)
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