lunedì, settembre 05, 2011

Recenti incursioni in sala

Questa settimana ho fatto un salto al cinema più volte. L'insopportabile trascinarsi avanti dell'estate riempie le mie serate di una fastidiosa voglia di starmene in un posto buio, comodo, condizionato e guardare qualcosa di assolutamente stupido. Non so perché.
Il primo film che ho visto è stato Professione Assassino, ovvero The Mechanic (grazie industria del cinema italiana per il modo in cui cambi i titoli ai film anche quando non ce n'è assolutamente bisogno). Si tratta di un onesto action-movie con Jason Statham, che ricicla senza problema quelle due o tre espressioni facciali che ce l'hanno reso simpatico. Il film ha il pregio di non "modernizzare" troppo la storia originale (è un remake di un film con Charles Bronson). Sarebbe stato facile prendere la sceneggiatura del vecchio film e riempirla di coreografie di combattimenti assurdi (in stile The Transporter), o optare per un montaggio inusuale e sincopato. Invece la maggior parte delle scene d'azione del film restano vecchia maniera: inseguimenti e sparatorie. Ovviamente girate con i mezzi moderni e con una regia decisamente più veloce, ma questo è il minimo dovuto. Alla fine si esce dal cinema con quella sensazione di aver già visto tutto, altrove, e anche fatto meglio. Insomma niente che valga la pena, perché niente di eccezionale.

Poi mi sono sparato il nuovo Conan The Barbarian. Il protagonista, mi hanno detto, ha interpretato anche un altro ruolo fantasy in un serial che però non ho visto. Come Conan, a mio parere, faceva schifo. Nei romanzi Conan è un invincibile guerriero-ladro, agile, forte e imbattibile. Schwarzenegger ha sostituito all'immagine dei libri quella del Conan muscoloso e statuario. Momoa dal punto di vista fisico ci azzecca di più, ma con quella faccia da cazzone non è riuscito minimamente a convincermi. Al di là del protagonista, comunque, il film fa acqua sia dal punto di vista della sceneggiatura che da quello della regia. I primi tre-quattro minuti sono la parte migliore dell'intera pellicola. Seguono due ore di dialoghi talmente insulsi che si ringrazia il cielo per il fatto che siano sporadici, combattimenti dalle coreografie ridicole e perlopiù immotivati, e siparietti umoristici di un pecoreccio quasi vanziniano. Memorabile la scena con la protagonista femminile che interroga Conan sulla sensatezza del destino, e lui che gli risponde: "io vivo, combatto, uccido e non mi interessa altro" (o qualcosa del genere). E lei lo bacia. Come anche quella in cui fanno fuori gli schiavisti e si ritrovano davanti una gran quantità di femmine giovani, nude e procaci che non vedono l'ora di partire in viaggio con i loro salvatori. Il cattivo del film è caratterizzato in maniera superficiale, peccato perché l'intenzione era buona, ma nel finale si fa uccidere come un coglione. Ho adorato il vecchio Conan di John Milius soprattutto per la colonna sonora di Basil Poledouris, qui la colonna sonora fa il proprio dovere ed è forse una delle cose migliori del film (assieme alle ricostruzioni sceniche, complimenti ai falegnami e ai carpentieri), ma da sola non salva questa pellicola, così come non la salva la breve ma buona interpretazione di Ron Perlman nella parte del padre.

Infine ho rivisitato le sale per andare a gustarmi Lanterna Verde. Che dire? Un altro film di supereroi di cui non si sentirà più parlare quando sarà uscito dalle sale, più o meno come Captain America. Quest'ultimo mi è passato davanti con la stessa indifferenza di quando guardo il muro scorrere fuori dal vetro della metropolitana. Lanterna Verde invece qualche emozioncina me l'ha regalata, ma è stato tutto merito degli effetti speciali (suppongo che il costo di dieci minuti di questo film sarebbero bastati a risanare il debito pubblico dell'Italia). Ancora una volta, è la sceneggiatura che è di una banalità stratosferica. Lui supereroe, lei svenevole ma combattiva, la volontà contro la paura, bisogna essere coraggiosi o il nemico te se magna, complesso di inferiorità da babbo morto, sono una pippa no ce la faccio, e siamo umani con tutti i difetti riusciamo ad essere i più fighi della galassia. Mi sembra che sia tutto. Da premiare comunque un paio di scene: quella in cui la gnoccolona di turno fa notare a uno sbigottito Ryan Reynolds che non basta una ridicola mascherina a nascondere l'identità, e quella in cui lui cercando di ricordare il giuramento si lascia andare a un paio di citazioni da vero nerd. Tim Robbins ha una parte da deficiente (più deficiente ancora di quella di John Malkovich in Transformers 3) e ci si chiede quanto debbano pagarlo per convincerlo a comparire in ruoli del genere. Ma alla fin fine è un film veloce e spettacolare, come una salva di fuochi di artificio. Intrattiene e stupisce prima ancora che ci si renda conto che sono passate due ore che si potevano impiegare per fare altro.
Posta un commento