lunedì, febbraio 14, 2011

Drizzit 5


Mi piace l'immediatezza di questa piccola sequenza. Immagino che l'orco abbia continuato ad avere incubi per tutta la notte. Nota tecnica per i posteri: credo che sia la prima striscia di Drizzit senza nemmeno un baloon. Sono piccoli traguardi che val la pena ricordare.

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domenica, febbraio 13, 2011

Crinalvento, Medusa ladro 7°

Per il terzo capitolo della mia campagna di Pathfinder, che segue la saga di Seconda Oscurità, ho sostituito alcuni png con altri di mia invenzione in modo da rendere più interessanti certe sessioni. Uno dei png da me inseriti è una medusa/ladra le cui caratteristiche riporto qui di seguito.
So che creare png è una dei compiti più onerose che spettano a un master di Pathfinder (e della 3a edizione in generale), soprattutto quando poi si tratta di mostri con livelli di classe... ho speso un'ora a controllare punteggi e modificatori. Quindi spero che condividere certi lavori possa alleggerire il lavoro di altri master. In ogni caso, può essere di spunto per una vostra avventura o qualcosa del genere.
Se qualcuno avesse bisogno del formato odt (open office) oppure del pdf, può lasciarmi l'indirizzo email e glielo spedisco.


Crinalvento – GS 14

PE 38.400

Medusa Ladro 7°

CB umanoide mostruoso Medio

Iniz +7; Sensi scurovisione 18m; visione 360°, percezione +22

Difesa

CA 20, contatto 14, impreparato 16 (+3 Des, +3 naturale, +3 cuoio borchiato, +1 Schivare)

pf 148 (8d10+8d8+64)

Temp +10, Rifl +15, Vol +11 (eludere)

Attacco

Velocità 9m

Mischia Stocco +2 acido +17/+7 (1d6+2 +1d6 da acido/18-20) e Daga +1 danzante +16 (1d6+1/19-20) e serpenti +11 (1d4 +veleno)

Distanza balestra a una mano perfetta +17/gittata 9m (1d6/19-20)

Spazio/portata 1,5m/1,5m

Attacchi speciali attacco furtivo (+4d6)

Statistiche

For 10, Des 16, Cos 18, Int 12, Sag 13, Car 16

Attacco base +14; BMC +14; DMC 27

Talenti (incluse doti da ladro) Arma accurata, Arma focalizzata (stocco), Arma focalizzata (daga), Iniziativa migliorata, Inseguire, Magia minore (individuazione del magico), Mobilità, Recupero (8 pf), Schivare, Tempra possente, Volontà di ferro

Abilità Conoscenze (dungeon) +12, Camuffare +17, Disattivare congegni +14, Furtività +20, Intimidire +20, Manolesta +21, Percezione +22, Raggirare +17; modificatori razziali +4 Percezione

Linguaggi Comune, Draconico

Ecologia

Ambiente qualsiasi

Organizzazione unico (PNG)

Tesoro Armatura di cuoio borchiato, Balestra a una mano perfetta, Stocco +2 acido, Daga +1 danzante, 80 mo, 2 pozioni di ristorare inferiore, 2 pozioni di rimuovi paralisi, cinque pozione di cura ferite moderate, pozione di neutralizza veleno.

Capacità speciali

Sguardo pietrificante (Sop) pietrifica in modo permanente, 9 metri, Tempra CD 21 (basata su Car) nega.

Veleno (Str) Morso – ferimento; TS Tempra CD 22 (basata su Cos); frequenza 1/round per 6 round; effetto 1d3 danni a For; cura 2 TS consecutivi.

Visione a 360° (Str) Le meduse ottengono visione a 360° grazie ai capelli serpe; ottengono inoltre un modificatore razziale +4 alle prove di percezione (già conteggiato) e non possono essere fiancheggiate.

Tattiche

Crinalvento cerca di evitare il combattimento diretto e di restare nelle retrovie, dove può attaccare con la balestra entro 9 metri cercando di sfruttare il proprio attacco furtivo. Se coinvolta in combattimento rilascia la propria daga danzante e sferra attacchi con lo stocco e con i capelli serpe, sfruttando nel contempo anche il letale sguardo. Il talento inseguire le permette di incalzare i nemici che si allontanano. Crinalvento non combatte fino alla morte per nessun motivo: quando la situazione si mette male, tende a utilizzare la dote da ladro per recuperare 8 pf e a fuggire, così da potersi rimettere in sesto velocemente grazie al suo arsenale di pozioni.



venerdì, febbraio 11, 2011

Drizzit 4

Lo so, oggi non è lunedì. Ma adesso sono un po' più veloce nel disegnare le vignette, quindi riesco a produrle ad un ritmo maggiore. Certo, è sempre meglio accumularne un po' in modo che in futuro si possa partire per la Svezia senza interrompere la pubblicazione, ma adesso che ne ho un bel po' da parte mi posso permettere di pubblicare una striscia extra.
Qui si spiega cos'è successo nella striscia precedente (chi conosce i Forgotten Realms lo sapeva già!). Mi piace la continuità delle strisce, cioè il fatto che abbiano un "ciclo" narrativo e che, anche se ognuna è leggibile in maniera autonoma, si possano leggere una dopo l'altra formando una sorta di "episodio". Ecco nell'episodio attuale, Drizzit si ritrova nudo e deve trovare una soluzione. Che accadrà? Si vedrà... lunedì.

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giovedì, febbraio 10, 2011

Inside Woody Allen

"Aristotele pensava che il tempo fosse una quantità. Ma il suo negozio fallì quando si rese conto che non poteva incartarlo." - Woody Allen

Ho acquistato un libro (sai che novità). Ma di questo volevo parlarne. E' un libro di strisce a fumetti, si tratta della raccolta di Inside Woody Allen di Stuart Hample. Furono pubblicate dal 1976 al 1984 su molti giornali statunitensi e il protagonista era proprio Woody Allen. Il comico mise a disposizione di Hample la sua sterminata collezione di battute, e lo autorizzò ad utilizzarle per farne delle strisce. Hample aveva chiesto di poter utilizzare Allen come protagonista di una striscia, ma non si aspettava tutta quella collaborazione. Nella raccolta, pubblicata da ISBN edizioni col titolo La Vita secondo Woody Allen, sono state inserite le 300 migliori strisce e anche molto materiale relativo alla collaborazione tra Woody e Stuart. Al di là della genialità delle battute (che suppongo molti conosceranno già) non mi ero mai accorto di come queste potessero incastrarsi così bene nella struttura di una striscia a fumetti. Nonostante ormai molti riferimenti siano obsoleti (si tratta di vignette pubblicate 30-40 anni fa!) restano ancora godibilissime e piacevoli da leggere.

Ovviamente non sto qui a parlare di questo libro per fargli pubblicità. Anche se ve lo consiglio. Lo faccio innanzitutto perché alcuni dei consigli che Woody Allen ha dato per iscritto a Stuart Hample valgono non solo per lui, e non solo per i disegnatori di strisce (categoria nella quale sono un mediocre esordiente dilettante), ma più in generale per tutti gli scrittori. C'è un punto in cui dice:

"Non aver paura di essere FUORI. Stai davanti ai tuoi lettori, non affannarti ad inseguirli. Resisti alle battute facili, prevedibili. Valori ed interessi sono solo apparentemente, e non realmente, intellettuali. Per cui le battute non devono essere commerciali." - Woody Allen

E dopo averla letta mi sono messo a pensare... davvero valori e interessi sono falsamente intellettuali? In effetti spendersi in dettagli insignificanti riguardanti un interesse specifico, non è cultura. Per vincere al milionario o al Trivial infatti, non si richiede di essere colti, solo di fare il pieno di nozioni. L'intelligenza, diceva la Montessori, si fa coltivando l'abitudine di fare i collegamenti. Certo farsi rincorrere dai lettori, nel 2011, è abbastanza facile se ti chiami Woody Allen... la gente legge Fabio Volo, Federico Moccia e Dan Brown e pensa di trovarci la filosofia. Ecco ho scritto una cosa snob. E non me ne pento.

L'altro motivo per cui ho voluto dedicare un post a questo libro, è che in una vignetta su tre ci riconosco gli stessi meccanismi mentali che animano i miei pensieri. Ovviamente, io inseguo Woody Allen come lui si aspetta che facciano i suoi lettori. Ma è estremamente "confortevole" leggere una riflessione e dire: ehi anche io ieri stavo pensando a questo. Oppure: ehi questa battuta potrebbe riferirsi anche a quello che io penso. Ti fa sentire meno alieno, meno solo.

Drizzit 3

La terza striscia di Drizzit è di nuovo una di quelle che può essere compresa appieno solo da chi conosce il personaggio a cui Drizzit è ispirato. Certo, l'ultima vignetta della striscia è divertente comunque, e se il lettore non conosce i romanzi fantasy di Drizzt Do'Urden quello che perderà in divertimento lo guadagnerà probabilmente in curiosità. Che è successo? Lo scoprirà nella prossima vignetta.

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lunedì, febbraio 07, 2011

Drizzit 2

Ecco, questa è la seconda striscia "regolare" di Drizzit. Come vedete non c'è il titolo, perché solitamente nelle strisce (che sono pubblicate sui giornali) il titolo viene stampato al di fuori delle vignette, e non all'interno. Tuttavia, una volta ogni sette-otto vignette lo inserirò nuovamente, come a voler completare "un ciclo" di narrazione. Inoltre mi ci ero abituato, e questa striscia mi sembra come... più povera. Non so.
Comunque spero che sia all'altezza delle precedenti. Mi sono divertito molto a disegnare la mucca. Soprattutto lo sguardo della mucca.

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venerdì, febbraio 04, 2011

La vecchia stazione di servizio

Le cose abbandonate, decadono più velocemente.
Sembra una cosa stupida da dire, invece non lo è affatto. Non intendo dire che una cosa, se viene curata, riparata e conservata, impiega meno tempo a distruggersi. No, questo darebbe banale. Intendo "abbandonata" nel senso di "lasciata sola". Ecco forse così si capisce meglio: le cose lasciate sole, decadono più velocemente.

Stamattina stavo camminando sul ciglio di una provinciale, e mi sono imbattuto in una stazione di servizio abbandonata. La scritta ERG era accartocciata dal sole. Il blu della pensilina era scolorito e venato di rosso laddove la ruggine era emersa. I cartelli sbiaditi. L'erba che si faceva strada lungo il marciapiede.
Eppure quella stazione ha chiuso solo un anno fa, me lo ricordo. E i cartelli non sbiadiscono così velocemente, le scritte non si piegano al tempo in così poco tempo. L'erba non sale sui marciapiedi e non li spacca con tale rapidità e forza. Anche senza ridipingere il blu, anche senza strappare le erbacce, anche senza sostituire la scritta ERG, quel posto avrebbe resistito alla decadenza in modo migliore se non fosse stato abbandonato. Se la stazione non fosse stata lasciata sola.

Io ho posseduto un locale. Ho vissuto molto più tempo di un anno nella stessa casa. Ho visto trascorrere il tempo per decine di stazioni di servizio, anche trascurate. Ma niente invecchia e si ingiallisce, perde forza e si affievolisce, muore e si disgrega tanto velocemente fintanto che non viene lasciata sola.
Credo che sia un principio universale. Vale per le cose, e vale per le persone. Se le lasci sole, invecchiano, si incupiscono, si chiudono in se stesse. Abbandonate, perdono vita con incredibile celerità. Quando si staccano dal resto del mondo, il mondo si stacca da loro. Appassiscono, come le piante alle quali vengono recise le radici. Appassiscono. Ecco cosa è successo a quella vecchia stazione di servizio: è appassita.

giovedì, febbraio 03, 2011

Drizzit 1


Ecco la prima apparizione ufficiale di Drizzit. Ho messo anche un badge nella prima vignetta, perché volevo che fosse chiaro che tutte quelle pubblicate fino ad ora erano prove generali, durante le quali sceglievo i colori, provavo gli strumenti e definivo i personaggi.
L'unica cosa che non sarà mai definitiva è la qualità del disegno. Ma prima o poi imparerò a tenere dritta quella maledetta penna.
Tornando alla striscia qui sopra, mi chiedo se sia accessibile a tutti. E' chiaro che Drizzit è un omaggio al personaggio di Drizzt Do'Urden creato da R.A. Salvatore, ma non tutti sapranno chi è Drizzt Do'Urden, e forse nemmeno cosa sia un elfo scuro, e che gli elfi scuri vivono nel sottosuolo. Insomma credo che almeno all'inizio, queste strisce saranno molto più divertenti se si conosce l'ambientazione fantasy alla quale sono ispirate. Poi man mano tutto sarà più chiaro a tutti.
Da oggi in poi cercherò di postare Drizzit un paio di volte a settimana, prevedibilmente il lunedì e il giovedì.

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mercoledì, febbraio 02, 2011

HHL

Ho scoperto che il testo della canzone HHL - Homo Homini Lupus degli Elettrojoyce (potete scaricarla gratuitamente qui oppure qui l'intero album) è composta da brani di William Blake tratti dai suoi Proverbi dell'Inferno.

Riporto qui di seguito la mia traduzione dei proverbi. Se ne avete la possibilità (e cioè se masticate un minimo l'inglese) vi consiglio di leggerveli in lingua originale. Li trovate anche in rete, ad esempio in questa pagina ci sono tutti (ma è la prima che è uscita da una semplice ricerca).

Nel tempo della semina impara; in quello del raccolto insegna; durante l'inverno spassatela.
Guida il tuo carro e il tuo aratro sopra le ossa dei morti.
La strada degli eccessi conduce alla saggezza.
La prudenza è una vecchia zitella orribile e ricca, corteggiata dall'incapacità.
Colui che desidera ma non agisce, alleva pestilenza.
Il verme tagliato perdona l'aratro.
Getta nel fiume colui che ama l'acqua.
Il folle non vede lo stesso albero che vede il saggio.
Colui il cui viso non emana luce, non diverrà mai una stella.
L'eternità è innamorata delle opere del tempo.
L'ape operosa non ha tempo per la tristezza.
Le ore di follia sono misurate dagli orologi, ma quelle della saggezza nessun orologio può misurarle.
Lascia conti, pesi e misure agli anni di carestia.
Nessun uccello vola troppo in alto se vola con le proprie ali.
Un corpo morto non si vendica delle offese.
Il più sublime dei gesti è anteporre un altro a se stessi.
Se il folle persistesse nella sua follia, il mondo diverrebbe saggio.
La follia è la cappa sotto cui si nasconde la malizia.
La vergogna è la cappa sotto cui si nasconde l'orgoglio.
Le prigioni sono costruite con le pietre della legge, i bordelli coi mattoni della religione.
L'orgoglio del pavone è la gloria di Dio.
La lussuria della capra è la ricompensa di Dio.
La nudità della donna è il lavoro di Dio.
L'eccesso di tristezza ride, l'eccesso di gioia piange.
Il ruggito dei leoni, l'ululato dei lupi, la furia del mare in tempesta, la spada della distruzione sono porzioni di eternità troppo grandi per l'occhio umano.
La volpe se la prende con la trappola, non con se stessa.
Le gioie fecondano, i dolori partoriscono.
L'uomo indossi la pelle del leone, la donna il vello della pecora.
Il nido all'uccello, la tela al ragno, l'amicizia all'uomo.
Il folle egoista e sorridente e il folle grottesco e scontroso saranno entrambi creduti saggi, così che possano divenire un manganello.
Quello che ora è provato, un tempo era solo immaginato.
Il ratto, il topolino, la volpe e il coniglio guardano le radici; il leone, la tigre, il cavallo e l'elefante guardano i frutti.
La cisterna contiene, la fontana dilaga.
Un pensiero colma l'immensità.
Sii sempre pronto a dire ciò che pensi, e l'uomo superficiale ti eviterà.
Qualsiasi cosa si possa credere, è un'immagine della verità.
L'aquila non ha mai perso così tanto tempo come quando si iscrisse alla scuola del corvo.
La volpe provvede a se stessa, ma Dio provvede al leone.
Pensa al mattino. Agisci a mezzogiorno. Mangia in serata. Dormi di notte.
Colui che ha subito una tua imposizione, dopo ti conosce.
Così come l'aratro è trainato dalle chiacchiere, Dio esaudisce le preghiere.
Le tigri della furia sono comunque più sagge dei cavalli dell'istruzione.
Aspettati veleno dalle acque quiete.
Non potrai mai sapere cosa è abbastanza, finché non avrai sperimentato il troppo.
Ascolta le parole del folle: è un privilegio da re.
Gli occhi del fuoco, le narici dell'aria, la bocca dell'acqua, la barba della terra.
Chi manca di coraggio è dotato di forte astuzia.
L'albero di mele non chiede mai al faggio come deve crescere, così come il leone al cavallo come deve catturare la sua preda.
Chi è grato di ricevere accumula una abbondante messe.
Se qualcun altro non fosse stato folle, lo saremmo noi.
L'anima della dolce delizia non potrà mai essere sporcata.
Quando vedi un'aquila, vedi una porzione di genio: solleva la testa!
Così come il bruco sceglie le foglie migliori per deporre le uova, così il prete depone le sue maledizioni sulle nostre gioie.
Creare un piccolo fiore è il lavoro di ere.
Condannare rinforza, benedire rammollisce.
Il miglior vino è quello più vecchio, la migliore acqua è quella più nuova.
Pregare non ara! Supplicare non miete!
La gioia non ride! I dispiaceri non piangono!
Alla testa il sublime, al cuore il pathos, ai genitali la bellezza, a mani e piedi la proporzione.
Come l'aria all'uccello e l'acqua al pesce, così la riprovazione al riprovevole.
Il corvo non ha mai desiderato che tutto sia nero, né il gufo che tutto sia bianco.
Esuberanza è bellezza.
Se il leone fosse consigliato dalla volpe, sarebbe furbo.
Le migliorie rendono dritte le strade, ma le strade impervie senza migliorie sono le strade del genio.
Meglio uccidere un bimbo nella culla che crescere desideri insoddisfatti.
La verità non sarà mai detta in modo da essere incomprensibile, e non creduta.
Abbastanza, oppure troppo.

- William Blake, Proverbi dell'Inferno

lunedì, gennaio 31, 2011

Drizzit 0.9

Ecco l'ultima striscia del prologo di Drizzit! Dalla prossima la pubblicazione sarà regolare (credo due volte a settimana) e ci sarà qualche piccolo cambiamento. L'autore (cioè me stesso) smetterà di apparire così spesso, il titolo comparirà solo una volta a settimana lasciando la prima vignetta libera dal suo ingombro e le varie scelte stilistiche saranno definitive (non vi eravati accorti che l'abito di Drizzit cambiava praticamente ogni vignetta? eheheh).
Se riesco ad essere costante e produttivo, magari a fine anno posso raccoglierle in un bel volumetto e regalarle per Natale. Non sarebbe una cattiva idea.

domenica, gennaio 30, 2011

Requiem della 4a edizione

Non so chi lo dirà per primo. Cioè non so chi lo ammetterà per primo, visto che si tratta di uno di quegli argomenti talmente scottanti per chi è un appassionato di Giochi di Ruolo, che si cerca sempre di evitare di dirlo. Però a me pare evidente, e sfiderò il tabù: la 4a edizione di Dungeons & Dragons puzza di morto lontano un miglio.Dopo un lancio in pompa magna degno dell'era mediatica che l'ha accolta, con tanto di countdown sul sito ufficiale, il nuovo Manuale del Giocatore (che sin dalla grafica di copertina sembrava avere qualcosa di strano) è approdato sugli scaffali. Vendite magnifiche, tutti si aspettavano che la 4a edizione del gioco di ruolo fantasy più famoso del mondo fosse l'evoluzione della 3a edizione, che a sua volta era l'evoluzione della 2a edizione, che era l'evoluzione della prima. Ma non è stato così. Nonostante in tutti i forum del mondo i sostenitori senza se e senza ma della 4a edizione abbiano fatto di tutto per confondere le acque e seminare il dubbio, la maggior parte di quelli che dopo aver acquistato il manuale base lo hanno letto, sono rimasti davvero di stucco.

La quarta edizione era un passo indietro. Ma fatto con orgoglio! Convinti che tornare a un gioco di ruolo più semplice, riduttivo e legato alle tattiche da tavolo avrebbe permesso più facilmente di conquistare nuovi giocatori e nel contempo avrebbe reso felici i giocatori più vecchi e nostalgici, gli autori della 4a edizione con un colpo di spugna hanno cancellato ogni evoluzione che D&D ha avuto in 30 anni. Ovviamente stiamo parlando delle evoluzioni "indesiderate". Col tempo Dungeons & Dragons era diventato un gioco eccezionalmente plasmabile, con una infinità di opzioni (addirittura troppe opzioni) e quindi dannatamente complesso, soprattutto per le nuove leve. La lettura dei manuale della 3a edizione era davvero impegnativa, ed era difficile che un nuovo giocatore si avvicinasse al tavolo da gioco senza qualcuno che, già esperto del regolamento, lo aiutasse a comprendere la miriade di possibilità che aveva di fronte (cosa che veniva fatta, solitamente, nell'arco di diverse partite, in modo che il boccone non risultasse indigesto e il poveretto non desiderasse tornare subito a giocare a Risiko).

Non andava bene, non andava bene affatto. Una volta "epurato" lo scheletro del regolamento da ogni fronzolo, Bill & C. hanno ottenuto un bellissimo wargame da tavolo con risvolti interpretativi niente male. Si può scegliere una classe per volta (a meno di non comprare anche il terzo Manuale del Giocatore), ogni manovra di combattimento è affidata ai cosiddetti "poteri" (che talvolta sono così ridicoli da apparire imbarazzanti per chi li ha scritti) e si è costretti a giocare su un quadrettato spostando segnalini. Forse questa 4a edizione era davvero l'edizione che Gary Gigax aveva sognato di creare, ma non era di sicuro quello che si aspettavano centinaia di migliaia di giocatori di D&D in tutto il mondo.

Chi aveva provato le edizioni precedenti, e magari era passato dalla 1a alla 2a e poi alla 3a edizione... oppure chiunque avesse provato negli ultimi 20 anni qualsiasi altro gioco di ruolo disponibile nel panorama editoriale del settore (Call of Cthulhu, Vampire la Masquerade, Star Wars, Gurps, Rolemaster, il GiRSA per citarne solo alcuni tra i più famosi) si era formato nell'idea che giocare di ruolo volesse dire interpretare... cosa che fra l'altro è vera, se ci fermiamo anche solo alla definizione da vocabolario. Ebbene D&D non è mai stato un gioco di ruolo noto per il suo lato "narrativo" ma evolvendosi era riuscito negli anni ad accontententare tutti: dai wargamers più accaniti, che giocavano la 3a edizione con miniature e quadretti proprio come la 4a edizione obbligherà a fare tutti, ai "puristi" dell'interpretazione che trascorrono intere sessioni solo a recitare la parte del loro personaggio e la sua interazione con gli altri personaggi e col mondo, a quelli a cui piace investigare e risolvere gli enigmi che il Dungeon Master pone davanti, fino a quelli che si gettavano in sequenze infinite di scontri senza mai però ricorrere al quadrettato, lasciando che ogni fendente fosse descritto, e la scena appena accennata su un foglio di carta. A quest'ultima categoria appartenevo anche io, che come DM ho sempre amato mixare sessioni di investigazione e interazione con una buona dose di combattimenti pirotecnici.

Come me, molti giocatori di ruolo abituati a narrare, raccontare, immaginare e creare il proprio personaggio utilizzando appieno ogni possibilità del regolamento, si sono scontrati con la minimizzazione semplificante delle regole della 4a edizione. Si era passati dal poter creare qualsiasi personaggio (a patto di conoscere tutte le milioni di opzioni possibili) a dover scegliere quali opzioni offriva il manuale. Si era passati dal poter inscenare qualsiasi combattimento, a doverlo ridurre a un piano quadrettato. Persino le pagine dei libri, bianche e senza abbellimenti, sembravano ribadire il concetto. Quell'edizione di D&D, con i manuali tutti uguali, era la versione per bambini (e per bambini troppo cresciuti) del gioco di ruolo fantasy più giocato al mondo.

Dall'uscita del Manuale del Giocatore, sono bastati 4 anni di sfruttamento commerciale intensivo per esaurire qualsiasi entusiasmo del pubblico. Un manuale al mese per 4 anni fanno 50 manuali, e qualsiasi accanito giocatore di ruolo direbbe basta. C'è da dire che anche la 3a edizione era stata sfruttata fino al midollo, e che alla fine i manuali erano anche di più, ma in qualche modo il sistema della 4a edizione non è riuscito a reggere tanto quanto quello della 3a edizione. La 3a edizione è durata 8 anni. La 4a edizione a malapena la metà. Gli ultimi manuali della 4a edizione escono sempre più sporadicamente. Sempre di più restano sugli scaffali dei negozi di giochi di ruolo, che tentano (spronati dalla wizards e dalle case editrici locali) di spingere le vendite organizzando eventi. Quando possono. Ma anche questi eventi cominciano a stancare, sempre meno giocatori hanno voglia di rigiocare l'ennesima sessione di primo livello a un gioco di ruolo che sembra ridotto ormai a un gioco da tavolo iperpompato.
La linea Essentials, l'ultima uscita, tenta di riconquistare i nostalgici riproponendo scatole vintage e chi ci casca spende altri 100 euro per acquistare 4 manuali formato "mignon" che per il 50% sono un copia incolla l'uno dell'altro. Ma il gioco, nonostante qualche piccolo passo indietro che la dice lunga su come le cose stiano andando, è sempre lo stesso.

Attendo con ansia l'annuncio di una 5a edizione, anche se forse aspetteranno un altro po', per evitare che la massa di genti che ha acquistato i manuali della 4a si incazzi a morte. Personalmente -ci tengo a precisarlo alla fine di questo mio articolo- ho collezionato quasi tutti i manuali della 4a edizione che sono usciti in italiano, ho acquistato anche alcune avventure, i dungeon tiles per comporre le mappe, ho comprato anche i manuali Essentials (sì, io sono uno di quei coglioni). Ho anche iniziato e arbitrato diverse campagne alla 4a edizione, e ho promosso i Gameday e persino i D&D Encounters. L'associazione ludica di cui faccio parte, li promuoverà ancora, e sto anche scrivendo un manuale di regole aggiuntive per la 4a edizione. Perché tutto sommato è un bel gioco, anche se non è un gioco di ruolo.

sabato, gennaio 29, 2011

L'inferno dei viventi

«L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.»
(Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)


Queste parole di Calvino sono un tutto tondo, credo che sia illuminante fermarsi a contemplare la loro universalità, la loro completezza. Di Calvino ho letto molto, ma forse non abbastanza. Oggi mentre stavo cercando uno dei suoi racconti brevi (a proposito anche io ne ho pubblicato uno qui) mi è comparsa questa riflessione, che è riportata su Wikipedia.

L'inferno dei viventi è già qui, ce l'abbiamo intorno. Nasciamo. La condizione essenziale per poter essere testimoni dell'esistenza ci viene donata fin dal primo battito di cuore: è semplicemente essere vivi. Da quel momento in poi, le cose possono solo peggiorare. Possiamo farci male, menomarci, ammalarci, storpiarci, impazzire, e alla fine morire. Non ci è dato di tornare alla sanità, di resettare il sistema, di rifarci crescere un braccio, o di recuperare l'ignoranza che abbiamo perso a vantaggio della follia. Da quando nasciamo, iniziamo a morire (questo lo disse di sicuro qualcuno prima di me, ma non so chi). L'inferno dei viventi è quello che ci circonda, ci consuma, ci tormenta, ci impegna, ci mastica e ci sputa. E' una specie di meccanismo che ci incastra, ci risucchia attraverso strade ben studiate... si cresce, si studia, si cerca un lavoro, si sgobba, si prolifera e poi si crepa.
In molti guardano a questa sequenza di cose come alla vita. Qualcuno addirittura ambisce a tutto questo. Sempre meno bambini quando gli viene chiesto cosa vogliono fare da grandi rispondono "l'astronauta" o "la ballerina". Sempre di più ti rispondono: "voglio una famiglia, una casa, un figlio" e questo significa che vogliono solo entrare nel percorso, seguire la sequenza, salire sul tram di quanto progettato. D'altronde come biasimarli? Meno deviazioni, meno problemi, meno tormenti, meno dispiaceri, meno preoccupazioni. La trafila assicura tranquillità, certezze. Sostituire ai sogni la cruda realtà: arredare casa, il pranzo di Natale, aspettare il pargolo quando esce da scuola, pagare le rate dell'università, le ore perse sul treno ogni giorno. L'inferno dei viventi.

Questo inferno lo creiamo noi tutti, semplicemente stando insieme.
Per soffrire meno, ci sono due alternative. La prima è accettarlo, farne parte, assimilarsi. Accettare che non sarai mai astronauta, che le tue ambizioni (se ancora ne hai, povero stronzo illuso) sono solo ninna nanne per bambini, che devi crescere e mettere "la testa a posto" e "i piedi per terra" e rinunciare alla ricerca di qualcosa di più, accontentarti di quello che ti spetta. Che non è poco, perché tanti non hanno nemmeno quello, tanti soffrono e si dolgono e non hanno la possibilità di avere quello che hai tu, tu che sei fortunato, quindi: accontentati. La felicità è essere felice di quello che si ha già, quindi anziché ucciderti per ottenere quello che vorresti, abbassa il capo e impara a dire che quello che hai è prezioso, che quello che hai è oro! Impara a valorizzare le cose di tutti i giorni, riempi la vita con la quotidianità, ripeti all'infinito la danza del giorno e della notte finché non sarai memoria (e poi, come dice Foscolo, se hai un sepolcro bene, altrimenti faranno ancora prima a scordarsi di te).

L'altra alternativa, per chi non vuole divenire parte dell'inferno al punto da chiamarlo "vita", è riconoscere le cose che non ne fanno parte. Le cose fuori posto, le anomalie, le cose che sono insolitamente contro corrente. Degeneri e malinconiche, bisogna imparare a riconoscere la materia dei sogni quando la si incontra per strada. A volte è un oggetto, a volte un racconto, a volte una foto, a volte una persona. Stona, stride con quello che ci hanno insegnato ad apprezzare, ma è perfettamente in armonia con quello che vorremmo apprezzare, con quello che vorremmo vedere, con quello che vorremmo essere. Sembrano cose tristi, ma è solo perché sono incongrue, sfasate, inadatte a quello che hanno attorno. Credo che qualcuna di loro, di queste cose o di queste persone, creda di essere triste davvero.
Riconoscere queste persone, o queste cose, richiede impegno costante. E' una fatica. Chi te lo fa fare? Puoi restare in casa. Se accendi la televisione, scompaiono. "Hai tutto ciò che si può desiderare, non darti un cruccio in più, non pensare a loro, non pensare a quello che stona, a chi è diverso, a chi crede che la vita non sia quella che ci hanno edificato attorno."

Riconoscere, salvare e dare spazio. Salvare quello che è davvero prezioso e dargli la giusta importanza. Rimetterlo al posto che merita, sopra le altre cose. Io credo di averne trovate, di cose preziose. Quello che so io, è che riconoscere, salvare e dare spazio a tutto ciò che non è inferno, significa salvare una parte di me stesso, una parte che resta a galla solo per dimostrare che è vero, c'è qualcosa oltre all'inferno. Ed è il bello della vita.

Drizzit 0.8

Mentre mi apprestavo a concludere la serie di "vignette di prova" di Drizzit (a proposito, questa è la penultima, poi cercherò di pubblicarle sul blog con una certa regolarità) mi sono arrivati altri utili suggerimenti. Ad esempio di non puntare troppo sul meta-fumetto, cioè sull'interazione tra autore e personaggio. E anche di fare qualche esercizio al di fuori delle strisce, per migliorare la confidenza con la tavoletta grafica e con il sistema dei colori. Ringrazio tutti per i consigli. Drizzit sarà fichissimo anche grazie a voi!

venerdì, gennaio 28, 2011

L'amore delle pietre

Oggi mi sono ricordato di un fumetto che sto leggendo, un manga in realtà, Vinland Saga. Notevole dal punto di vista della ricostruzione storica (è ambientato in Europa del nord attorno all'anno mille), è disegnato con un tratto molto curato, decisamente più curato della stragrande maggioranza dei manga. Mi è tornato in mente per un discorso apparso in uno degli ultimi numeri, in cui un prete straccione, rivolgendosi a un principe vichingo, gli spiega che in realtà chi è più vicino a dimostrare il vero amore puro così come ci insegna il Vangelo è... un sasso. Perché il sasso non è vivo, quindi non brama nulla di ciò che lo circonda, non ha bisogno di niente, è privo di ogni egoismo, è fuori da ogni equazione. Il sasso si offre tale e quale è, al pieno delle proprie possibilità, senza ingannare (se inganna non è colpa sua, ma dell'ambiente che lo circonda). Lui dona senza ricevere nulla. Il sasso è amore puro. Ma il sasso è morto.
La disturbante equazione tra amore e morte mi è rimbalzata nel cervello oggi, perché ad un certo punto avevo fame, ma non volevo far perdere tempo a nessuno, né spendere soldi. E ho rinunciato a mangiare, mettendo i miei bisogni in secondo piano. Ma prima o poi avrei dovuto mangiare, e mangiare significa "consumare" qualcosa, quindi disturbare, alterare, trasformare... interagire. E significa farlo per egoismo. Un egoismo buono, se vogliamo, un egoismo necessario, di cui nessuno può rimproverare l'altro, fintanto che nulla toglie al prossimo.
E qui il pensiero mi si è incasinato. Quand'è che si non toglie nulla al prossimo? Bevo acqua, imbottigliata chissà dove esaurendo sorgenti che vengono pagate una miseria, utilizzando plastica inquinante per le bottiglie, trasportate con mezzi inquinanti su e giù per il mondo, pagate mille volte il prezzo di un'acqua di rubinetto (per non parlare del fatto che sgorgava gratis), e la bottiglia dovrà essere gettata, differenziata, riciclata. Disturbo. Le persone pagate per fare tutto questo sono certamente pagate poco, probabilmente non in regola con le norme di sicurezza, assunte con contratto a termine. Disturbo. Potrei bere l'acqua del rubinetto di casa, e infatti così faccio quando sono a casa. E se posso bevo a una fontanella. Ma oggi stavo per prendere l'aereo e la mia sete è diventata disturbo. Non avrei disturbato nessuno se fossi stato sasso.
Insomma credo che la morale sia che vivere implica una sana dose di egoismo, e che la cosa importante è stare attenti a che non degeneri. Poi l'aereo è partito, e tutte queste riflessioni sono rimaste materiale per blog.

mercoledì, gennaio 26, 2011

Drizzit 0.7

Mi piace l'effetto colore che sono riuscito a dare alla mappa della prima vignetta. E mi piacciono anche i funghetti rossi in mezzo alle stalagmiti. Il finale "aperto" di questa striscia invece è del tutto fuori luogo. Queste strisce dovrebbero essere un prologo, e dare loro una qualche continuità è un errore perché dovrebbe essere una caratteristica della forma "definitiva" di questo fumetto. Ma mentre disegnavo l'ultima vignetta mi sono detto: «Mi sto prendendo troppo sul serio. Chissenefrega.»

martedì, gennaio 25, 2011

Chi si contenta (di Italo Calvino)

C'era un paese dove era proibito tutto.
Ora, l'unica cosa non proibita essendo il gioco della lippa, i sudditi si riunivano in certi prati che erano dietro al paese e lì, giocando alla lippa, passavano le giornate.
E siccome le proibizioni erano venute un poco per volta,sempre per giustficati motivi, non c'era nessuno che trovasse a ridire o non sapesse adattarsi.
Passarono gli anni. Un giorno i connestabili videro che non c'era più ragione a che tutto fosse proibito e mandarono messi ad avvertire i sudditi che potevano fare quel che volevano.
I messi andarono in quei posti dove usavano riunirsi i sudditi.
- Sapete - annunziarono - non è più proibito niente.
Quelli continuavano a giocare alla lippa.
- Avete capito? - insistettero i messi. - Siete liberi di fare quel che volete.
- Bene, - risposero i sudditi. - Noi giochiamo alla lippa.
I messi s'affannarono a ricordar loro quante occupazioni belle e utili vi fossero cui loro avevano atteso in passato e cui potevano di nuovo attendere d'allora in poi. Ma quelli non davano retta e continuavano a giocare, una botta dopo l'altra, senza nemmeno prender fiato.
Visti vani i tentativi, i messi andarono a dirlo ai connestabili.
- Presto fatto - dissero i connestabili. - Proibiamo il gioco della lippa.
Fu la volta che il popolo fece la rivoluzione e li ammazzò tutti.
Poi senza perder tempo, tornò a giocare alla lippa.

(Italo Calvino, Apologhi e racconti - 1943-1958, in Prima che tu dica pronto)

Wondering

Da oggi me ne andrò qualche giorno in Svizzera, a Zurigo e Basilea. Ho intenzione di visitare la mostra di Picasso, e soprattutto di fare molte foto. So che farà freddo, ma per fortuna il freddo non mi spaventa e non mi ha mai fermato (al contrario del caldo). Tornerò venerdì.
Noiose riflessioni notturne che non dovreste leggere: stanotte mentre tornavo a casa, in macchina, percorrendo una stradina che attraversava la campagna, mi sono ritrovato a pensare di fermarmi lì, dormire in una tenda, sotto zero, in un sacco a pelo caldo, nel silenzio più assoluto di una notte invernale. E' di questo che ho bisogno? Freddo, silenzio e solitudine? Ultimamente sono incredibilmente produttivo. Scrivo, disegno, leggo, scatto foto, tengo aggiornati un paio di blog, creo manuali di giochi di ruolo. Credo sia desiderio di comunicare, sotto forme diverse. Allora la verità non è che non voglio relazionarmi col mondo, è che non sono capace a farlo nei modi convenzionali. Il punto è che non credo di aver bisogno di nessuna riabilitazione, a me sta bene così.

lunedì, gennaio 24, 2011

Drizzit 0.6

In realtà non ho nessuna intenzione di trasformare Drizzit in qualcosa di "epico", ma la citazione mi piaceva perché condurre avventure epiche è la mia aspirazione come Dungeon Master quando gioco a Dungeons & Dragons, e spesso finisce che le sfide che pongo davanti al mio gruppo di giocatori sono al limite delle possibilità dei loro personaggi, con risultati simili a quelli che si trova ad affrontare Drizzit in questa striscia.
Tornando alle vignette, sto cercando di aumentare la qualità del disegno. A parte impratichirmi con la tavoletta grafica, vorrei che le strisce di Drizzit non sembrassero tirate via. Mi piace arricchirle con dettagli che forse in una striscia sono del tutto futili, come ad esempio il mantellino sbrindellato dell'ultimo riquadro. Devo misurare bene certe scelte, perché se la striscia non viene letta con l'ingrandimento adeguato, si tratta di lavoro inutile.

domenica, gennaio 23, 2011

I feared

Questa poesia di William Blake mi ha riportato alla mente alcuni discorsi che ho affrontato recentemente con degli amici, sulla responsabilità che abbiamo nei confronti del prossimo, degli amici, delle persone che amiamo. Magari sentirsi responsabili di quello che diciamo può essere un modo di dimostrare loro quanto li abbiamo a cuore, ma se finisce che la responsabilità ci schiaccia, dobbiamo aprire gli occhi e capire che il mondo va avanti anche senza di noi, e che in in fondo non siamo che una piccola variabile. Mi sembra che Blake abbia una visione diametralmente opposta a quella del film La vita è meravigliosa... nessuno è speciale, e i frutti di questo mondo maturano e crescono a prescindere, e lo fanno male, in modo sbagliato, e noi non possiamo farci niente. Vi riporto la poesia in inglese perché la traduzione di Giuseppe Ungaretti non mi piace, ma se vi interessa la troverete sicuramente tradotta da qualche parte. Il titolo originale era I feared the fury of my wind, e Ungaretti da bravo ermetico l'ha tradotto: timore.

I feared the fury of my wind

I fear'd the fury of my wind
would blight all blossoms fair and true;
and my sun it shin'd and shin'd,
and my wind it never blew.

But a blossom fair or true
was not found on any tree;
for all blossoms grew and grew
fruitless, false, tho' fair to see.


Ho creato un altro paio di strisce di Drizzit. Appena ho tempo ne posto un'altra. Vado come un treno.

sabato, gennaio 22, 2011

Il destino dell'arte

Mi è capitato di discutere con più di qualcuno sul destino dell'arte in un mondo dove l'avanzare del livello tecnologico riduce sempre di più la distanza tra chi sa fare e chi non sa fare. Ad esempio: la fotografia. Una ventina di anni fa, forse meno, con le vecchie macchine fotografiche a rullino, il fotografo era una persona esperta, accorta, molto informata. Una volta scattata una foto, non la si poteva vedere immediatamente, come si può adesso sullo schermo LCD di una macchinetta digitale. Bisognava tornare in studio, sviluppare la foto, e constatare che magari la luce non era sufficiente, il diaframma andava aperto di più, oppure occorreva aumentare il tempo di otturazione, o scegliere una pellicola più sensibile. E non si potevano scattare mille foto, e poi scegliere la migliore. Le pellicole costavano, e il numero di scatti era limitato. Insomma il fotografo doveva sapere, lanciando un'occhiata a ciò che stava fotografando, quali impostazioni utilizzare, e regolare la macchina fotografica di conseguenza. Non poteva andare "per tentativi". Adesso si può. Ho una reflex digitale, sono ancora una pippa, quindi scatto dieci foto per ogni soggetto, la prima è troppo chiara, poi troppo scura, poi bilancio meglio l'apertura, poi cambio posizione... solo alla fine trovo le condizioni e le impostazioni ideali. E le ho trovate sperimentando, a costo zero, grazie al fatto che la mia macchinetta memorizza fino a 1200 scatti, e che dopo ogni click posso visualizzare la foto in anteprima.
Pian piano, le impostazione "automatiche" delle macchinette saranno in grado di rilevare l'ambiente e fare la scelta migliore, anche migliore del miglior fotografo. E allora cosa accadrà? Cosa succederà quando anche l'ultimo professionista si renderà conto che la tecnologia offre le sue stesse competenze a tutti, o quantomeno a tutti coloro che possono permettersele? L'arte scomparirà? Tutto si confonderà? Saremo tutti artisti e non lo sarà più nessuno?

No, secondo me no. Forse perché sono romantico, ma per me un professionista e un artista sono due cose diverse. Il professionista sa fare le cose, ma l'artista è capace di sentirle, e di farle sentire. La miglior tecnica fotografica può generare la miglior foto, ma non per questo quella foto sarà un'opera d'arte. Quello che l'immagine cattura oltre alla luce, ce lo mette l'autore, e questo è qualcosa che nessuna tecnologia riuscirà mai a togliere all'essere umano. La tecnologia darà la possibilità a molte più persone di esprimersi in maniera "professionale" e questo può essere un bene o un male, ma l'arte non ne risentirà. Una società sterile non sarà in grado di produrre arte nemmeno se tutti avessero una reflex da seimila euro, così come una pittura murale tracciata col dito sporco di carbone può essere il più commovente dei ritratti. Sembrano banalità, ma vale la pena ribadirle, qualche volta. E tanto per concludere con un inutile sfoggio di cultura citazionista (quella più inutile), mi sembra appropriato questo pensiero di Lev Tolstoj:

«Lo scopo dell’arte non è quello di risolvere i problemi, ma di costringere la gente ad amare la vita. Se mi dicessero che posso scrivere un libro in cui mi sarà dato dimostrare per vero il mio punto di vista su tutti i problemi sociali, non perderei un’ora per un’opera del genere. Ma se mi dicessero che quello che scrivo sarà letto tra vent’anni da quelli che ora sono bambini, e che essi rideranno, piangeranno e s’innamoreranno della vita sulle mie pagine, allora dedicherei a quest’opera tutte le mie forze».