giovedì, gennaio 12, 2012

Drizzit 189

Di nuovo sulla sospensione dell'incredulità, il concetto espresso da Coleridge per il quale un lettore è disposto in modo quasi "naturale" ad abbassare il proprio livello di diffidenza in cambio dell'intrattenimento dato dalla lettura. Si applica anche nei videogame. Ultimamente sto giocando a Skyrim, ma il discorso vale per quasi ogni altro gioco: da nessuna parte viene preso in considerazione l'ingombro (sia volumetrico che di peso) dell'equipaggiamento. Ricordo la prima volta che vidi Guybrush Threepwood infilarsi in tasca una spada: risi moltissimo. Ma in Dragon Age, o in Final Fantasy, come anche nei più recenti videogame che si definiscono "giochi di ruolo", lo zaino è sempre una specie di buco dimensionale nel quale si riescono a infilare armadi interi di oggetti più o meno utili. Le restrizioni e i limiti, se ci sono, sono ridicoli. Anche nei giochi di ruolo pen & paper raramente si tiene conto di quanta roba un personaggio ha infilato nello zaino (io chiedo ai giocatori di essere ragionevoli, ma si chiude spesso un occhio se non tutti e due). L'ingombro degli oggetti che si portano appresso è universalmente considerato un ostacolo al divertimento. E forse è davvero così. Per questo è un dettaglio sul quale anche i più accaniti role-players sono disposti a chiudere un occhio. Si cerca il realismo negli sventramenti, nelle atmosfere, nelle ricostruzioni storiche... e non si bada al fatto che il protagonista si sta trascinando appresso senza nessuna conseguenza mezza tonnellata di cianfrusaglie. Questa è la sospensione dell'incredulità. Dovrebbero spiegarla così, al liceo.
E poi magari mostrare questa striscia agli studenti. :)

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