giovedì, marzo 31, 2011

Drizzit 32

Credo che il personaggio della mamma di Wally, nonostante non avessi minimamente intenzione di darle spessore, sia risultato molto interessante. Forse dovrei scrivere qualche altra striscia che ne parla, in futuro.

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mercoledì, marzo 30, 2011

Drizzit 31

Non voglio tirarla per le lunghe. E' che mi diverte raccontare certe cose.

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martedì, marzo 29, 2011

Altrove


Correrò il rischio di starmene in silenzio. Spero non dispiaccia a nessuno se in questi giorni aggiornerò un po' di meno il mio blog. Non temete, ho programmato la pubblicazione delle strisce di Drizzit, tutte le notti ne verrà pubblicata una allo scoccare di mezzanotte e uno. Per quanto riguarda me, ho bisogno di leggere più di quanto ne abbia di scrivere, o forse di scrivere più di quanto ne abbia di ascoltare, non lo so bene ancora. In ogni caso credo che Drizzit parlerà al posto mio per un po'. Mi troverete altrove.

Drizzit 30

Mi è sembrata una buona idea disegnare Drizzit con il braccio fasciato per un po' di tempo. Rende realistico lo scontro quasi mortale che ha dovuto affrontare. Lo so sono dettagli che in una striscia forse non hanno senso di essere, ma non credo siano fuori luogo. Per quel che riguarda la battuta, io non ho mai voluto fare di Drizzit una striscia a fumetti per bambini. Certo lo stile del disegno è cartonesco, e si tratta senza dubbio di una striscia umoristica, ma non voglio essere costretto a togliere una parolaccia o una decapitazione cruenta, quando mi sembrerà il caso. E da domani inizia la storia di Wally... :)

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lunedì, marzo 28, 2011

Drizzit 29

Ehi Drizzit è vivo. Ma scommetto che se l'aspettavano un po' tutti. Difficile mettere in piedi un colpo di scena efficace, se il nome del presunto morto è anche il titolo della tua striscia a fumetti.

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domenica, marzo 27, 2011

"Io sono di Sinistra"



Credo che si possa tranquillamente lasciar parlare Ascanio Celestini, e limitare a fare sì con la testa, tra mestizia e desolazione. Per chi non lo conoscesse, qui c'è anche il suo sito internet.

Drizzit 28

Introducendo il tema della prossima serie di strisce (ovvero il passato di Wally) si conclude così il terribile scontro tra Drizzit e l'uber-orco. Alcune note a margine: tecnicamente, Katy Brie non deve 100 monete a Dotto, ma lei ci prova sempre; non era mia intenzione lasciare in sospeso la sorte di Drizzit, ma... non c'era spazio e alla fine rimandare la questione mi è sembrata una soluzione azzeccata; ebbene sì Wally dormiva sotto un pero, ma il pero non ha niente a che fare con il suo passato.

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sabato, marzo 26, 2011

La magia del volto umano

Non sono mai stato portato per i ritratti. In tutta la mia vita ne ho disegnato uno solo, anzi due. Riprodurre con esattezza il volto di una persona richiede molto di più che una semplice bravura con la matita, bisogna conoscere bene la fisionomia dei volti, e il modo in cui un volto viene percepito.
Una volta lessi su un libro che quando lo sguardo si fissa su un volto, l'occhio "vaga" all'interno dello spazio della faccia soffermandosi principalmente su occhi e bocca. Cioè il nostro occhio, e di conseguenza il cervello, analizza un volto principalmente (per il 90%) basandosi su occhi e bocca. Solo nel restante 10% del tempo trascorso ad osservare una faccia, lo sguardo si sposta, e per brevi secondi, su altri dettagli come naso, orecchie, mento, zigomi eccetera.
Questo spiega tra l'altro perché mettere una pezza nera sugli occhi di una faccia la rende difficile da riconoscere (è il modo con il quale si censurano spesso i volti). E questo la dice anche molto lunga su quanto sia deficiente il costume di Diabolik... ma questo forse è un po' fuori tema.
Insomma un ritrattista dovrebbe sapere che se riesce a disegnare con sufficiente somiglianza gli occhi e la bocca di una persona, chi guarda quel volto lo riconoscerà quasi sicuramente. Al contrario soffermarsi su altri dettagli, come la forma del naso, è assolutamente secondario. Eccovi svelato uno dei trucchi. Ma ce ne sono altri, moltissimi credo, che si imparano proprio facendo pratica nel ritrarre le persone. Ad esempio fu Alessandro Chiarolla a spiegarmi, una volta, che il naso e le orecchie di una persona, continuano a crescere sempre, con l'età, non si fermano mai. Quindi per dare a un volto un'aria da anziano, basta ingrandire un po' le orecchie e il naso. Mentre se si ritrae il volto di un bambino, conviene non mettere in evidenza il naso, così risulterà giovanile. Se ci pensate, è anche il motivo per cui molti disegnatori non si soffermano sul naso quando disegnano una donna (vedi molte tavole di Giovanni Freghieri o di Milo Manara). Più metti in evidenza il naso, più il volto perde in dolcezza.
Qualcosa la so pure io, che non ho frequentato né corsi né scuole di disegno, ma la so più per caso che per altro. Quindi ritratti no.

Però la fotografia mi ha permesso di giocare un po' con la mia faccia, gestendo la saturazione, la luce, applicando alcuni filtri grafici. E' difficile ottenere un'immagine della propria faccia che non sembri a nostri stessi occhi deforme (vedi le foto spaventose su patenti e carte di identità). Questo perché il cervello, quando ci guardiamo in faccia (ad esempio allo specchio) cerca di "pareggiare" i conti. Cioè la nostra percezione del volto di noi stessi non è reale. E' come la voce che udiamo uscire dalla nostra gola: in realtà non è la stessa che sentono gli altri, perché quella che sentiamo noi "rimbomba" nel nostro corpo e ci risulta diversa. Lo stesso -più o meno- con la faccia: siamo così abituati a vederci, che il cervello quando ci guardiamo "soprassiede" a molti dettagli che invece non sfuggono alla macchina fotografica. Ad esempio noi tendiamo a percepire il nostro volto simmetrico, quando non lo è affatto. Uno dei nostri occhi magari è un po' più in alto, il naso piegato un po' a sinistra, un sopracciglio è più folto o più lungo, l'attaccatura dei capelli non è a metà della fronte, o la punta delle labbra non si trova esattamente sotto il naso. Sono tutti dettagli che quando ci guardiamo in faccia, non notiamo, perché siamo abituati a non vederli. Occorre mettersi davanti a uno specchio e passare parecchi minuti prima di notare davvero quanto è storta la nostra faccia.
E sapete qual'è la cosa bella? Che la "stortura" del nostro volto, di tutti i nostri volti, a livello conscio non la percepiamo, ma a livello inconscio la riconosciamo alla grande. Per questo quando guardiamo un film in computer grafica, di quelli di ultima generazione che magari tentano di riprodurre perfettamente esseri umani come in Final Fantasy - The Spirit Within (ma anche nell'ultimissimo Tron Legacy), ci risulta così facile riconoscere un volto riprodotto al computer rispetto a uno vero. Perché per quanto un grafico di talento possa aggiungere imperfezioni a un volto digitale, il nostro cervello registra che "non sono naturali" e percepisce che c'è qualcosa di sbagliato.

C'è qualcosa di magico in tutto questo. Valeva la pena condividerlo.
PS perché sono il numero 37 lo racconterò... un'altra volta.

Drizzit 27

Eheh mi piace la dinamica di queste quattro vignette. Mi ricorda quella dei vecchi cartoni animati. Come avevo scritto per la striscia precedente, avrei preferito disegnare molte più sequenze di combattimento tra Drizzit e l'uber-orco, ma alla fine non mi sembrava pertinente al tipo di fumetto. Però ho sempre voluto dare per palese che Drizzit, anche se imbranato e molto ingenuo, sia un combattente di tutto rispetto. Questa cosa mi pare che sia perfettamente in sintonia con il suo passato: Drizzit è un elfo scuro, è stato addestrato come guerriero per anni e sicuramente in futuro dovrò sviluppare meglio questo suo aspetto.

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venerdì, marzo 25, 2011

A proposito di giustificazioni

Di nuovo, mi sento in dovere di consigliare un articolo apparso sul Fatto Quotidiano riguardante il reale fabbisogno elettrico dell'Italia. Al di là di quello che c'è scritto (se vi interessa, leggetelo), mi sembrava interessante riflettere sul pretesto iniziale del pezzo. E cioè il fatto che tutti dicono: "compriamo l'elettricità dalla Francia, tanto vale mettere anche noi le centrali nucleari".


Lo si sente dire spesso. E' una frase che rientra nella grande categoria delle "supercazzole giustificate dalle supercazzole" ...una categoria, modestamente, di mia invenzione. Cioè è come quando qualcuno ti dice: ehi stai buttando la cartaccia a terra! e tu gli rispondi: ma lo fanno tutti!
Ecco: supercazzola giustifica supercazzola. Qualche giorno fa quel coglione di Giuliano Ferrara ha montato su una puntatina della sua trasmissione sull'evangelico "chi è senza peccato scagli la prima pietra" e partendo dalle parole di Gesù intendeva giustificare le puttanate (letterali) del nostro presidente del consiglio. Ma Gesù certo non intendeva dire che se esiste un malcostume, allora si è giustificati. Gesù insomma non giustificava le supercazzole con le supercazzole.
Forse Ferrara scambia Gesù con Craxi (capita spesso, soprattutto a una certa corrente politica), il quale, Craxi, quando fu chiamato in parlamento a giustificare i soldi che si era fregato e le mazzette che giravano nel suo partito, si giustificò dicendo più o meno: ma lo fanno tutti!

Bisognerebbe prendere il coraggio a due mani e cominciare a dire che se una cosa fa schifo, se un comportamento è ingiusto, degradante, violento, ignobile, deprecabile... beh lo resta anche se ci sono esempi numerosi e illustri che ne fanno sfoggio. Perché l'umanità procede verso livelli di civilità e di progresso maggiori, indipendentemente dall'esempio di questi esseri (anzi direi, nonostante l'esempio di questi esseri), e bisogna smettere di giustificare lo schifo con lo schifo. O la supercazzola con la supercazzola.

Drizzit 26

Come promesso, ecco la nuova striscia di Drizzit in anticipo di un giorno. Avrei voluto disegnare un sacco di scene di combattimento, ma bisogna sempre fare i conti col fatto che Drizzit è una striscia a fumetti, non un fumetto vero e proprio. Nonostante questo, mi sembra che lo scontro tra l'elfetto e il colosso meccanico si sia sviluppato bene, in questa e nelle prossime vignette si vedono i due combattere.

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giovedì, marzo 24, 2011

Dylan Dog me lo vedo in streaming

Ho letto la recensione del film di Dylan Dog scritta da Stefano Feltri per Il Fatto quotidiano. Devo premettere che non mi aspettavo, dal film, niente di diverso. Mi chiedo come mai, ma alla fine non riesco mai ad essere stupito, nel male, da certe produzioni. Ad esempio, non avrei mai scommesso un centesimo sul film di Kyashan. E non mi aspetto di certo un capolavoro se un decidono di fare il film de La Lega degli Straordinari Gentleman di Alan Moore. Diciamo che di default, mi aspetto delle cagate incommensurabili. Ben vengano quindi i risultati positivi (che siano o meno capolavori) come Watchmen, Il Cavaliere Oscuro, Kick-Ass.

Poiché un film è una "creatura" molto diversa da un fumetto, occorre sempre rimaneggiarlo. E il rimaneggiamento può essere affidato (capita spesso) a persone che dell'opera originale non hanno colto una mazza, o che per esigenze di produzione sono costrette a fare scelte più popolari e meno rispettose dello spirito della fonte originale. Insomma è più facile che un film tratto da un libro, o da un fumetto, sia più "povero" della sua fonte, anziché il contrario (e di questo tutti siamo consapevoli).

Insomma non mi aspettavo che Dylan Dog fosse un capolavoro di film, immaginavo, presagivo, mi aspettavo una mezza stronzata. Da vedere, una volta, per curiosità. Certamente non da premiare con l'acquisto di un dvd, e nemmeno con 7 euro al cinema. In fondo a questo serve la pirateria, a far capire a chi confeziona stronzate che non hai approvato quello che hanno fatto. Se vai al cinema e gli lasci 7 euro, cosa gliene frega ai produttori che il film ti ha fatto schifo? Tanto loro l'incasso l'hanno fatto lo stesso. Anzi, ne produrranno un altro, bissando e superando lo schifo nello schifo (ehi Daredevil ha fatto cagare, ma abbiamo riempito i cinema, lo facciamo Elektra?). Quando invece un film è bello, è giusto premiarlo con l'acquisto del dvd o del blue-ray o andando al cinema anche se l'hai visto scaricato. Perché allo stesso modo, chi ha prodotto il film se ne frega se a te il film è piaciuto, visto che il cinema è un industria e a fine mese tirano le somme dei soldi fatti. Se una cosa ti piace, occorre premiarla.

Quindi credo proprio che 'sto Dylan Dog me lo vedrò in streaming. E continuerò a leggere il fumetto. E se non l'avete fatto consiglio a tutti di leggere la recensione che citavo prima, la trovate qui.

Drizzit 25

Questo tipo di sequenza è un classico, ma era una tentazione troppo forte quella di realizzare una striscia del genere. Peccato che le dimensioni sproporzionate del mostro mi abbiano costretto a lasciare metà della seconda vignetta vuota. Comunque, domani (allo scoccar della mezzanotte) ne pubblicherò un'altra. Lo scontro tra Drizzit e l'uber-orco non può aspettare!

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martedì, marzo 22, 2011

Drizzit 24

Nelle vignette precedenti in cui Drizzit faceva uso di Abbaglio, avevo cercato di rendere l'effetto flash utilizzando diverse gradazioni di colore giallo, ma l'effetto non era eccezionale. Stavolta mi sono affidato alla "magia" della grafica digitale, applicando alla vignetta un filtro luminoso. L'effetto mi sembra migliore, e nemmeno tanto inappropriato.

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lunedì, marzo 21, 2011

A proposito di Questions...


«Quando Woody parla, il significato delle sue parole non muove mai alcun indicatore [di consenso, di applausi]. Woody Allen ha dato inizio a una nuova era emozionandoci metafisicamente, inducendoci a imparare mentre sorridiamo, e questo è l'unico modo in cui possiamo essere intellettualmente mossi a trascendere il nostro status sociale, e conseguente paura del fallimento, per esercitare invece la nostra opportunità, adesso chiaramente dimostrata, di rendere l'intera umanità un durevole, concreto e vivo successo.»

Queste parole fanno parte dell'introduzione a Inside Woody Allen, scritta da R. Buckminster Fuller e riportata nel volume La vita secondo Woody Allen, di Stuart Hample, ISBN edizioni.

Ho voluto riportarle qui perché io sono una di quelle persone che reputa Woody Allen un genio, e oltretutto un genio molto, molto divertente. Mi piace pensare che le persone alle quali non piace Woody Allen appartengano solo a due categorie: quelli che non lo capiscono, e quelli per i quali non vale la pena fare lo sforzo di capirlo (cioè essenzialmente le persone intelligenti ma pigre). Quando ho deciso di cominciare a scrivere le Questions, una serie di vignette che effettivamente non ha lo scopo di far ridere ma quello di far riflettere, ho cercato di trovare nella filosofia di Woody Allen una specie di via da percorrere. Mi sono detto: se una persona legge una delle mie Questions e la capisce subito, è un mezzo fallimento. Il mio scopo infatti era quello di spingere almeno un neurone a fare un salto. La reazione che vorrei vedere sulla faccia di un lettore è definita da tre fasi successive: fase 1, legge la vignetta; fase 2, resta interdetto per un secondo; fase 3, elabora una propria reazione alla vignetta. Quale che sia questa reazione poco mi interessa. Alcune vignette potrebbero essere divertenti per alcuni, irritanti per altri, scialbe per altri ancora, profetiche per certi altri. Non importa, l'importante era che non fossero immediate, che non parlassero al lettore superficiale o distratto, che richiedessero cioè una sorta di collaborazione da parte di chi le legge.


Non so se ci sono riuscito, forse no. Quel che è certo è che nella società delle scoregge incendiate e dei cinepanettoni, non mi aspetto che una follia del genere possa essere premiata dal consenso. Non si tratta di arroganza, non reputo il mio lavoro "migliore" in nessun modo a un libro di barzellette su Totti. Credo che si tratti di una differenza di spazio, cioè di dove "collocare" la propria opera. Le vignette di Drizzit, per dire, fanno parte di una categoria ben stabilità, che è quella delle strisce a fumetti. Stanno nello stesso cassetto assieme a Calvin & Hobbes, i Peanuts, Garfield e Sturmtruppen... senza minimamente voler fare alcuna comparazione dal punto di vista artistico (finirei spappolato)! Allo stesso modo, quando ho deciso di "collocare" in un cassetto le Questions, non volevo che occupassero uno dei soliti spazi, come la satira politica, o le vignette umoristiche da giornaletto. Volevo che si posizionassero su un piano culturalmente e intellettualmente più alto, ma senza che divenissero esclusive. Senza essere elitarie, senza essere snob.


E' questo il senso di quello che scrive Fuller riguardo alle strisce di Hample su Woody Allen. Quando parla Woody è difficile che sia il "significato" della battuta a strappare gli applausi. La maggior parte del pubblico resta interdetto, come se fosse sul punto di comprendere di cosa sta veramente ridendo, come se dovesse pensarci ancora un po'. Quello sforzino, necessario a comprendere il messaggio dietro l'ironia o il sarcasmo o il senso della battuta di Allen, ci costringe ad allenarci ogni volta. Ed è allenandosi in questo modo, un passo alla volta, uno sforzino per volta, invitati dalla curiosità di comprendere, stuzzicati dalla possibilità di ridere per un senso, o di condividere l'opinione dell'autore, che pian piano si spinge tutto il pubblico a trasformarsi in persone in grado di promuovere la società umana, a prescindere dal proprio status sociale (niente più distinzioni tra intellettuali e popolo) .


Ok forse sono ambizioso, ma da qualche parte dovevo cominciare, e mi sembrava una cosa importante cominciare da qui.

La scuola pubblica

Quasi in risposta alla supercazzola di Silvio, che un paio di settimane fa disse: "La scuola pubblica inculca idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie" ho trovato questa lettera di Lorenzo Cherubini a sostegno proprio della scuola pubblica. La ospito volentieri sul mio blog. La vignetta è invece del mitico Mauro Biani.


«Quando nostra figlia è arrivata all’età della scuola io e mia moglie ne abbiamo parlato e abbiamo deciso: scuola pubblica. Potevamo permetterci di scegliere e abbiamo scelto. Abbiamo pensato che fosse giusto così, per lei. E’ nostra figlia ed è la persona a cui teniamo di più al mondo ma è anche una bimba italiana e l’Italia ha una Scuola Pubblica. Sapevamo di inserirla in una realtà problematica ma era proprio quello il motivo della scelta.
Un luogo pubblico, che fosse di sua proprietà in quanto giovane cittadina, che non fosse gestito come un’azienda e che non basasse i suoi principi su una dottrina religiosa per quanto ogni religione venisse accolta. Un luogo pubblico, di tutti e per tutti, scenario di conquiste e di errori, di piccole miserie e di grandi orizzonti, teatro di diversi saperi e di diverse ignoranze. C’è da imparare anche dalle ignoranze, non solo dai saperi selezionati. La scuola è per tutti, deve essere per tutti, è bello che sia così, è una grande conquista avere una scuola pubblica, specialmente quella dell’obbligo.
Io li ho visti i paesi dove la scuola pubblica è solo una parola, si sta peggio anche se una minoranza esigua sta col sedere al calduccio e impara tre lingue. A che serve sapere tre lingue se non sai come parlare con uno diverso da te ? Il nostro presidente del consiglio dicendo quello che ha detto offende milioni di famiglie e migliaia di persone che all’insegnamento dedicano il loro tempo migliore, con cura, con affetto vero per quei ragazzi.
Tra le persone che conosco e tra i miei parenti ci sono stati e ci sono professori di scuola, maestre, ho una cugina che è insegnante di sostegno in una scuola di provincia. Li sento parlare e non sono dei cinici, fanno il loro lavoro con passione civile tra mille difficoltà e per la maggior parte degli insegnanti della scuola pubblica è così. Perchè offenderli? Perchè demotivarli? Perché usare un termine come “inculcare”? E’ una parola brutta che parla di un mondo che non deve esistere più.
La scuola pubblica non è in competizione con le scuole private, non è la lotta tra Rai e Mediaset o tra due supermercati per conquistarsi uno spettatore o un cliente in più, non mettiamola su questo piano…
La scuola di Stato è quella che si finanzia con le tasse dei cittadini, anche di quelli che non hanno figli e anche di quelli che mandano i figli alla scuola privata, è questo il punto. E’ una conquista, è come l’acqua che ti arriva al rubinetto: poi ognuno può comprarsi l’acqua minerale che preferisce ma guai a chi avvelena l’acqua del rubinetto per vendere più acque minerali. E’ una conquista della civiltà che diventa un diritto nel momento in cui viene sancito. Ma era un diritto di tutti i bambini già prima, solo che andava conquistato, andava affermato. La scuola pubblica va difesa, curata, migliorata.
In quanto idea, e poi proprio in quanto scuola: coi banchi gli insegnanti i ragazzi le lavagne. Bisogna amarla, ed esserne fieri.»
- Lorenzo Cherubini

domenica, marzo 20, 2011

Gotterdammerung

photo by Bigio 2011

Si legge che il crepuscolo degli Dei
stia per incominciare. E' un errore.
Gli inizi sono sempre inconoscibili,
se si accerta qualcosa, quello è già
trafitto dallo spillo.
Il crepuscolo è nato quando l'uomo
si è creduto più degno di una talpa o di un grillo.
L'inferno che si ripete è appena l'anteprova
di una "prima assoluta" da tempo rimandata
perché il regista è occupato, è malato, imbucato
chissà dove e nessuno può sostituirlo.
Eugenio Montale

Girare per i prati a primavera è un ottimo antidoto. Ridimensiona la grandiosità umana. Così oggi giravo e ho pensato: 'sta margherita è molto più rispettosa della creazione di quanto non lo sia un antenna televisiva, o un centro commerciale. La terra se la cava benissimo anche senza gente che si lanci missili tomahawk o centrali atomiche. Insomma non bisogna rinunciare al progresso tecnologico, ma credo che sia davvero progresso solo se include il rispetto, e non opera tramite sfruttamento e degrado. Ulteriori evoluzioni cerebrali ve le risparmio, perché non è che voglio sembrare troppo ambientalista, o cose del genere. La mia era più una riflessione sull'arroganza umana, fiorita per caso mentre leggevo Montale.

Drizzit 23

Questa me l'ha suggerita Marco. Ogni tanto mi capita di disegnare Drizzit mentre sono in Gilda, chiacchierando con gli amici. Un'altra idea era di far parlare l'ingegnere con l'accento tedesco (d'altro canto "uber-orco" è quasi tedesco) ma mi sembrava di calcare troppo la mano.

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sabato, marzo 19, 2011

La nutria

Ieri mentre me ne stavo appostato in un cespuglio nel tentativo di fotografare una rana, ho avuto modo di assistere invece alla nuotata spensierata di una nutria.
Si tratta di topoloni dal muso piatto, simile a quello di un castorino, ma per il resto in tutto e per tutto simili a grossi sorci marroni (sono grandi quanto un gatto) che abitano in ambienti lacustri. In particolare, presso i canneti del lago di Bracciano ve ne sono parecchi esemplari. Però è difficile avvistare una nutria. Proprio come i topi, tendono rapidamente a fuggire e rintanarsi fra i cespugli quando qualcuno si avvicina. Oltretutto questo tipo di animale è a proprio agio in acqua, quindi nel momento in cui sentono appropinquarsi un avventore, in un lampo si gettano nel lago e nuotano via, lontano da sguardi indesiderati.
Insomma io ieri passeggiavo su una sponda malandata del lago (malandata perché piuttosto sporca, in quanto lontana dalle solite "rotte turistiche" e quindi abbandonata a se stessa), dalle parti di Anguillara. Avevo la macchina fotografica in mano perché stavo... fotografando muschio. Ebbene sì, mi piace fotografare il muschio, secondo me ha colori splendidi. D'un tratto mi sono accorto che sulla sponda a pochi passi da me riposavano alcune ranocchie. Purtroppo nel tempo necessario a girare la macchina fotografica, sono saltate tutte in acqua. Un po' deluso mi sono seduto sull'erba, nella speranza che qualcuna tornasse a prendere l'ombra. Sarebbe stato bello scattare una foto a una rana mentre zampilla in aria, pensavo. Invece dopo qualche minuto, quatta quatta, dal canneto è uscita la nutria. Asciutta, col pelo ispido e bruno, come se si fosse appena svegliata (in effetti mi dicono che sono animali prevalentemente notturni). Pochissimi secondi di confidenza ed è corsa in acqua per scappare. Pur avendo la macchinetta pronta, prima che scomparisse nell'acqua ho fatto in tempo a scattare solo un paio di foto. E quella che vedete qui sopra, è quella in cui il topolone si vede meglio.

venerdì, marzo 18, 2011

Drizzit 22

Drizzit entra ufficialmente nel gruppo di avventurieri. Nonostante qualche incomprensione filosofica. Inizia così la nuova settimana di strisce di Drizzit. :)

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