venerdì, aprile 22, 2011

Manifatturieri di realtà

«Diamo comunemente alla nostra idea dell'ignoto il colore delle nostre nozioni del conosciuto: se la morte la chiamiamo sonno è perché vista da fuori ci sembra sonno. Costruiamo la nostra realtà mediante piccoli malintesi, credenze, speranze, e viviamo di croste che chiamiamo dolci, come bambini poveri che giocano ad essere felici.
Ma così è tutta la vita; la civiltà consiste nel dare a qualcosa un nome che non gli spetta, per poi sognare sul risultato. E davvero il nome falso e il sogno vero creano una nuova realtà. Siamo manifatturieri di realtà.
Un amore è un istinto sessuale, però non amiamo con l'istinto ma con la presupposizione di un altro sentimento, che chiamiamo amore. Ma questa presupposizione è di fatto, già un altro sentimento.
Scrivo queste righe per dare un lavoro alla mia disattenzione. Smetto di scrivere perché smetto di scrivere

Ultimamente sto producendo molto materiale per giochi di ruolo. Personaggi, creature, avventure, oggetti magici, e sto mettendo insieme il materiale che costituisce la mia ambientazione fantasy. Si tratta di materiale che difficilmente posso condividere perché non ho più un sito "contenitore" ma in fondo non so nemmeno se vale la pena condividerlo. Sono cosucce. Mi hanno fatto riflettere però sulla nostra natura di creatori di mondi. Il primo mondo che ci creiamo è quello in cui viviamo. Chiamare casa un posto, chiamare vacanza un viaggio, chiamare pausa il momento in cui ci fermiamo a guardare il soffitto, chiamare svago una chiusa di due ore davanti alla playstation. Siamo molto più fantasiosi di quello che pensiamo. In fondo a creare mondi inventati ci vuole poco, basta indirizzare la fantasia verso le pagine di quaderno, anziché lasciarle inondare il mondo.
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