giovedì, aprile 09, 2009
Studio Aperto, Giuliani e il Terremoto
Non commento il video qui sopra, si commenta da solo. Ma voglio aggungere qualcosa.
In queste ore il conto delle vittime del terremoto in Abruzzo si sta avvicinando ad una cifra reale e stabile: più di 270 morti. Centinaia sono i feriti, anche gravi (ogni volta che si parla di "feriti" uno si immagina un tizio con una escoriazione sulla testa che parla al cronista di turno... ma se non sei morto, sei ferito, e bisognerebbe dare a questa parola un valore assai più drammatico). Migliaia le persone che non hanno più una casa, e molte di loro hanno perso molto di più.
Di fronte a questi momenti, è inutile schifarsi del circo politico che gira in televisione, una specie di gara a chi è più prodigo nelle promesse. Ci sono centinaia di volontari che stanno aiutando le vittime del terremoto a riprendersi da quanto è accaduto, ma non appena la notizia scivolerà via dai telegiornali, ci sarà davvero bisogno di una mano. Spero che in molti, quest'estate, si ricordino degli abitanti di L'Aquila, perché sarà allora che ci sarà bisogno di sentirli vicini, anche solo dal punto di vista umano. Fra tre mesi le loro case non saranno risorte, ma l'enfasi della catastrofe avrà abbandonato gli schermi e anche i discorsi dei politici, visto che la campagna elettorale "scade" a Maggio. Facciamoci vivi.
giovedì, aprile 02, 2009
Planescape 4a edizione
Non so se la Wizards avesse intenzione di proporre la 4a edizione spalmandola su così tanti anni di uscite programmate da averlo messo in conto già da subito, ma quando è uscito il Manuale del Giocatore 2, mi è sembrato che le cose andassero meglio. La 4a edizione, rispetto alla 3a, perdeva in caratterizzazione del personaggi, in tanti modi (come avevo scritto qui). Adesso, con una seconda ondata di classi e di razze da giocare, il pericolo di trovarsi due avventurieri praticamente identici (sulla carta) nello stesso gruppo, sono minimizzate. La 4a edizione propone praticamente solo 4 classi, mascherateè da "ruoli": assalitore, difensore, controllore, guida. In ogni gruppo dovrebbe esserci un elemento di ognuno. All'inizio dire "controllore" era come dire "mago", ma se la Wizard continuerà a inondarci di nuove classi per ogni ruolo, allora alla fine ogni gruppo avrà un controllore diverso, e un minimo di varietà sarà garantita, salvando la 4a edizione dall'accusa di proporre party-fotocopia (almeno in parte, è ovvio).In ogni caso, io ho iniziato una campagna di Planescape alla 4a edizione. Molti dei miei giocatori si sono messi le mani nei capelli, quando l'ho annunciata. Quarta edizione e Planescape per loro suonava come un ossimoro: un'edizione che tenta di ammazzare il roleplay applicata ad un'ambientazione che lo amplifica. Invece è andata benissimo. Anzi, le meccaniche della 4a edizione si applicano a Planescape con una facilità che quelle della terza non concedevano, e questo perché i meccanismi regolistici della 4a sono essenziali e molto poco realistici, lasciando molto lavoro al DM che deve quindi plasmarli al suo tipo di gioco. Faccio un esempio: un potere stupido di primo livello attacca e causa danni da veleno: non c'è ambientazione più adatta di Planescape per immaginare una mago che genera un vortice di serpenti che mordono l'avversario. Anche se questa descrizione può essere (dovrebbe essere) utilizzata indipendentemente dal contesto, in Planescape le descrizioni, l'atmosfera, il "flavour" ha un'importanza prominente, quindi avere un regolamento scheletrico che necessita di essere "descritto" per funzionare, in qualche modo lo rende adatto al compito.
Naturalmente le miniature sono state uno dei primi problemi che ho dovuto affrontare. Ho reintrodotto i tasselli per rappresentare mostri e PG, sapendo che le miniature vere e proprie hanno una spaventosa capacità: quella di ridurre la voglia dei giocatori di "immaginarsi" se stessi e i mostri. E poi si combatte sporadicamente... una volta a sessioni, se voglio movimentarla un po', altrimenti è il roleplay che la fa da padrone.
Per questo lo scoglio più grande che ho incontrato riguarda proprio le abilità. Possibile che non esista un'abilità di "indagine" basata su Intelligenza, come era Cercare nella 3a edizione?
sabato, marzo 28, 2009
Ricevo, apprezzo e pubblico
Scusate... volevo dire altre 2 paroline sul testamento biologico. Parto da un articolo che è stato inviato alcuni giorni fa e che sottolineava in modo critico il fatto che la nuova legge ribadisse l'indisponibilità (oltrechè l'inviolabilità ) del diritto alla vita. In realtà mi sento di sottolineare tre volte questa cosa. Certo che il diritto alla vita è indisponibile: ma che vuol dire? Indisponibile vuol dire che non posso cedrlo a terzi, non posso venderlo. Non so facciamo un esempio: se in uno stato fosse sancita l'indisponibilità del diritto alla casa ( potremmo discutere se tale diritto sia sancito nella Costituzione italiana...ma vabbè) ciò vorrebbe dire che tutti devono poter avere ed abitare in una casa e nessuno potrebbe vendere la casa in cui abita. Ma se io decido di andarmene dalla casa in cui vivo? chi me lo impedisce? se voglio andare a convivere con alcuni amici? E' questo il punto: io rimango titolare del mio diritto alla casa ( "il dirito è mio" nessuno me lo può togliere nè io lo posso cedere) ma lo esercito come mi pare ( non sono obbòligato a starci). Certo con il diritto alla vita questo è più difficile e, anzi, il paragone potrebbe apparire inadeguato: dal momento in cui decido di non esercitare il mio diritto alla vita non ne sono manco più titolare ( e certo... sono morto!): Ma allora il punto centrale diventa un altro. Cedere il mio diritto alla vita ad un altro vuol dire consentirgli di decidre della mia vita... e della mia morte; di decidere fin quando ho diritto di viveree quando devo morire.
venerdì, marzo 27, 2009
La democrazia in un taxi

L’eminente statista italiano di nome
Silvio Berlusconi, conosciuto anche come
“il Cavaliere”, ha appena partorito dal suo
cervello privilegiato un’idea che lo colloca in
maniera deinitiva in testa al plotone dei grandi
pensatori politici.
Per evitare i lunghi, monotoni e lenti dibattiti,
e per snellire le procedure, alla camera e al
senato, il Cavaliere vuole che siano i capigruppo
parlamentari a esercitare il potere di rappresentanza,
facendola inita anche con il peso
morto di alcune centinaia di deputati e senatori
che, nella maggior parte dei casi, non
aprono bocca per tutta la legislatura, se non
per sbadigliare.
A me, devo ammetterlo, sembra un’ottima
idea. I rappresentanti dei maggiori partiti, diciamo
tre o quattro, si riunirebbero in un taxi
per andare in un ristorante dove, davanti a un
lauto pasto, prenderebbero le decisioni del
caso. Dietro, ma in sella a una bicicletta, li seguirebbero
i rappresentanti dei partiti minori,
che mangerebbero al bancone, nel caso in cui
ci sia, o in un bar nelle vicinanze. Niente di più
democratico.
Sulla strada si potrebbe anche cominciare
a pensare a come liquidare questi imponenti,
arroganti e pretenziosi ediici chiamati camera
e senato, fonti di discussioni continue e spese
onerose che non aiutano il popolo. Di riduzione
in riduzione scommetto che arriveremmo
all’agorà dei greci. Ovviamente con l’agorà,
ma senza greci. Mi diranno che non bisogna
prendere sul serio questo Cavaliere. D’accordo,
ma il pericolo è che si finisca per non prendere
sul serio quelli che lo votano.
da Internazionale
martedì, marzo 17, 2009
Il senso estetico
"Del piano casa ne parleremo martedì o al massimo mercoledì con (il presidente Giorgio) Napolitano. E spero di poterlo varare venerdì", ha detto Berlusconi ai giornalisti, che gli chiedevano dei tempi del decreto che consentirà ai proprietari delle abitazioni di ampliarle con maggiore facilità di quanto non sia possibile oggi. Chi ricorrerà alle nuove opportunità edilizie, punta a migliorare, "non a ridurre il valore della sua casa", ha detto il premier parlando dell'asserita utilità del suo piano ad un evento di Confcommercio a Cernobbio. "Ho molta fiducia nel senso estetico degli italiani, che non è quello degli anni 40 e 50, è molto migliorato". "E ho fiducia nel senso di responsabilità dei professionisti che saranno chiamati a firmare i progetti".
A commentare 'ste cazzate, qualche immagine rubacchiata qua e là da internet, di recenti abitazioni che trasudano del buon gusto degli italiani e dei loro amici architetti.
Questa è a Capri. Sobria opera abusiva di gusto tutto italiano. Stile: transatlantico arenato.
Questa è direttamente dalla casa vacanze di Berlusconi. Sobrio anfiteatro in stile romano con palme, piscina e cactus immerso nel verde della Sardegna. Faccio notare che non c'è alcun abuso edilizio!!! Berlusconi è stato assolto per questa porcata. Si tratta solo di gusti di merda. Quelli di cui Berlusca si fida. Della serie: speriamo che gli italiani non abbiano il senso estetico che ha lui.
Questo discreto condominio si trova a Chieti. Complimenti al professionista. Si mimetizza perfettamente nella veduta del centro storico. Stanno raccogliendo firme per buttarlo giù.
Questo è a Motta di Livenza, dove hanno pensato bene di ristrutturare un vecchio edificio facendolo color puffo. Si tratta di un locale pubblico a ridosso della basilica francescana del sedicesimo secolo (segnalato qui).
Questo è un capannone industriale, che il buon gusto estitico dei proprietari ha spinto a mascherare da castelletto. Bellizzzzimo. A Ghemme di Piemonte.
Questo serbatoio, piazzato in maniera invisibile nel mezzo della strada, si trova in Toscana, presso il comune di Terricciola.
Questo è il santuario di Monte Grisa, sopra Trieste. Una schifezza di imponenti dimensioni che spezza il profilo dei monti soprastanti il golfo e che anche io e i miei amici non abbiamo potuto fare a meno di notare. Massì, lasciamo tutto in mano ai professionisti.Ovviamente, tutto per decreto legge! Ampliarsi la villazza, è questione di emergenza nazionale. In culo alla Costituzione.
giovedì, marzo 05, 2009
Il Machismo di Berlusconi
da Repubblica
Però la questione sembra talmente seria al raffinato quotidiano che ha tra i suoi proprietari anche la moglie del presidente del consiglio da indurlo a dedicargli quattro intere pagine, a cominciare dalla prima. Quattro pagine per lavare l’ intollerabile offesa di machismo (intollerabile per chi? per il direttore de Il Foglio o per la signora Berlusconi?) che emergerebbe da quelle (false) parole. Come se il premier non fosse la stessa persona che - senza riandare ai colloqui sulla Rai, o alle foto nella villa in Sardegna - ha suggerito a una precaria di sposare un milionario, di dare un militare di guardia a ogni bella donna per combattere la violenza sessuale, di non lasciar andare Eluana perché avrebbe potuto avere un figlio.
Il Foglio conclude che Canal Plus dovrebbe chiedere scusa. E Berlusconi no?
mercoledì, febbraio 18, 2009
Ancora dubbi sulla 4a edizione di D&D
Ho iniziato a giocarci ormai da qualche mese. Ho preso un'avventura precostruita, un manuale dell'ambientazione, i tre manuali base e un bel set di dadi nuovi. Mi sono anche procurato i "dungeon tiles" (delle sagome cartonate e quadrettate che servono a ricostruire le stanze dei dungeon) e ho fatto in modo che ogni giocatore avesse la sua miniatura. Allo stesso modo io, come DM, mi preoccupo che i mostri che metto in gioco siano rappresentati da miniature e non da tappi di bottiglia o da cancelline messe in piedi.Nonostante tutto questo, trascorso qualche mese, continuo ad avere dubbi.
Forse giocare alla 4a edizione può essere divertente. Anzi, può essere davvero divertente. E ad un gioco, cosa si può chiedere di più? Ecco, io chiedo di più. Non mi si può accusare di non averci provato! L'ho fatto. Ho una campagna. Anzi, ne gioco più di una, ma di una di queste sono addirittura il Dungeon Master. E anche se durante le partite ci divertiamo come matti, c'è qualcosa che manca davvero. Spostiamo miniature e tiriamo dadi, io descrivo con fervore quello che succede, gli altri si esaltano quando esce un 20, i mostri sono ben dipinti e gli scontri sono davvero frenetici. Ma... manca qualcosa. Più di una cosa.
I miei giocatori non fanno più differenza tra mostro e mostro. Tutti i mostri sembrano uguali, dopo un po'. Si spostano, usano i loro poteri, si spostano, usano i loro poteri. Alle volte un goblin è un "capo" goblin, altre volte è un "goblin spaccateschi", altre volte è un "goblin sciamano". Cosa cambia (a parte la bellissima miniatura)? Poco e niente. E' un mostro. Lancerà magie a distanza oppure avanzerà per menare colpi. E' come se esistessero solo sei tipi di mostri: i ruoli che hanno. Questo è sconfortante. Anche il boss di fine livello (chiamarlo così suona già ridicolo, ma la meccanica del nuovo D&D ti spinge a certe banalizzazioni) alla fine ha solo tanti punti ferita in più, e qualche bonus qua e là.
Come Master posso aggiungere elementi ambientali che diversifichino il combattimento, terreno accidentato, trappole, minacce ambientali (lava, crepacci, fiumi di acido) e puntare molto sulla descrizione di ciò che accade... Ma ho sempre la terribile sensazione di mettere una toppa.
I personaggi sono già passati di qualche livello, dal primo al terzo, qualcuno al quarto. Hanno difficoltà a distinguere un livello dal successivo. Sembrano tutti uguali. I poteri sono quasi identici da un livello all'altro. I talenti sembrano loro inutili (scelgono il "meno peggiore"). Un personaggio di primo e uno di terzo non sono poi così differenti. Per vedere la differenza, bisogna paragonare uno di rango eroico con uno di rango leggendario. Ecco, è questo il punto: è come se ci fossero veramente solo tre livelli. Divisi in dieci piccolo gradini ognuno. Passare di livello è una prassi, non è più eccitante come una volta.
Gli oggetti magici poi li trovano ridicoli... e questo è ovvio, rispetto alle edizioni precedenti sono stati depotenziati per non sostituirsi alle capacità proprie di un personaggio. Ma così non si sta perdendo qualcosa? Quando un eroe trova un tesoro, non dovrebbe dire "vabbé lo tengo" con aria di sufficienza. O pensare "sì, forse mi sarà utile". Anche se solo pensasse "Ehi, questo è davvero utile", sarebbe il tipo di reazione che vorrei che avesse di fronte ad un apriscatole, non certo davanti a un oggetto magico. Davanti a quello dovrebbe dire: "CHE-FICO!!!".
Ho provato il sistema dei pacchetti per i tesori. Di oggetti magici se ne trovano a iosa. Ma è giusto? Sono sicuro che molti miei giocatori pensano: "ehi, non farci trovare niente per qualche livello, e poi dacci un oggetto magico degno di questo nome". Se non avessero deciso per regola che un oggetto magico venduto vale un quinto del prezzo d'acquisto, gli scaffali dei negozi di magia della quarta edizione sarebbero pieni di costose cianfrusaglie. Forse questa modifica è stata fatta apposta, senza tante buone intenzioni.
Infine la campagna. Quale campagna? In un'edizione dove le avventure sono una sequenza di scontri, come può passare un minimo di programmazione degli eventi, di intrigo, di investigazione, di atmosfera? Le avventure sono divertenti, anzi divertentissime. I giocatori infatti sono sempre alla ricerca di quest secondarie e di missioni laterali, rispetto alla trama principale. Perché quelle missioni non solo sono più corte, ma sono anche perfette per lo stile di gioco. Si parte, una serie di scontri, tesoro e fine missione. Ci si è divertiti e si torna a casa con tanti punti esperienza e le tasche piene di monete d'oro. La campagna diventa secondaria, se il gioco è progettato per divertirsi con così poco.
Vedremo come si evolve la situazione.
In ogni caso, mi ritengo fortunato ad aver sviluppato da tempo una mia versione di D&D, dove le miniature non servono e le campagne possono essere più complesse di un'avventura EUMATE.
sabato, febbraio 14, 2009
Morte e resurrezione di Clemente da Ceppaloni

Alleluja! Alleluja! ...è risorto.
Forse tutti voi ricorderete il triste epilogo di Clemente da Ceppaloni, un calvario, una via crucis. Dopo essere stato accusato di aver fatto cadere un governo, di aver trasferito magistrati, di aver impastato carte senza ritegno, di aver moltiplicato le cariche e di essere riuscito a citare Sepulveda per una poesietta new age che gira su internet come scherzo, egli è risorto!!!
Clemente tornerà alla poltrona, alla destra del padre, nel PDL, per le prossime europee.
Preghiamo insieme. Amen.
venerdì, febbraio 06, 2009
Andiamo a fare una ronda!
Poi ho saputo che adesso i medici curanti possono denunciare i clandestini che vengono a chiedere cure presso di loro (prima non potevano). Qualcuno si è chiesto perché non potessero farlo, fino ad ora? Quando si toglie una legge o se ne fa un altra, bisognerà pur chiedersi che ci stava a fare quella precedente. Altrimenti si rischia di fare una cazzata.
Facciamo un esempio. Sono un etiope di trent'anni, sono clandestino e lavoro in nero presso un cantiere gestito dalla mafia. Cado e mi fratturo un braccio. Dove vado a farmi curare? Al pronto soccorso? Ma con la nuova legge rischio che mi denuncino, non sono più tutelato. Meglio andare da un mio amico che si sta ancora laureando in medicina, ma che intanto "esercita la funzione" in maniera clandestina. Così rischio una cura approssimativa, potrei restare menomanto, non ho garanzie di poter continuare a lavorare e soprattutto pago tutto in nero. Complimenti alla nuova legge! Abbiamo dato una mano alla mafia, alle cliniche clandestine, alla medicina illegale, alle pratiche sanitarie in nero e soprattutto, per combattere la clandestinità, abbiamo aumentato il rischio di morte di centinaia di poveracci che vengono qui solo per lavorare. E per cosa?
L'immigrazione non aumenta la criminalità. Non c'è proprio correlazione.
Vorrei trovare una definizione migliore per i firmatari di queste leggi del cazzo, ma per ora me ne vengono solo di non pubblicabili.
venerdì, gennaio 30, 2009
Democrazia e sbarramenti
Credo sia veramente triste parlare di "bipolarismo" e di "sbarramenti" in un paese che si dice democratico. Se è vero che "il popolo è sovrano" (lo dice la costituzione, mica pezzetta), allora occorre che il sistema elettorale aiuti il popolo ad esprimere la sua sovranità.E come si fa? Mica possiamo andare a casa di ogni cittadino e chiedergli cosa vuole e cosa sarebbe meglio, secondo lui, per ogni questione del paese. Non si può, è assurdo. Questo rende tra l'altro assurdo il concetto di sovranità del popolo, nel senso che la democrazia non sarà mai tale in senso assoluto, ma solo nella percentuale che un sistema politico gli permetterà di essere.
Ecco, in questo il nostro attuale sistema elettorale e il conseguente sistema politico è una vera merda. Lo è diventato, e continua a peggiorare. Perché dico questo? Parto da una riflessione riguardo questo cazzo di sbarramento al 4% sul quale pare che Veltroni e Berlusconi (tre lettere del cognome in comune, nomen omen dicevano i latini) si sono accordati. Si tratta delle Europee, il discorso è un po' diverso, ma abbiamo lo sbarramento anche alle politiche e comunque vorrei che mi seguiste nel ragionamento.
Si sbarra al 4%, significa che ogni partito che non prende almeno il 4% non sarà rappresentato in parlamento (in questo caso al parlamento europeo). Non ci sarà, nemmeno un rappresentante. Come se il 4% fossero bruscolini. Tanto per capirci, anche lo 0,1% in Italia significa centinaia di migliaia di persone. Il 4% significa roba del tipo più di un milione di elettori. Che votano un partito, un'idea o una persona. E che lo prendono in culo. Già solo questo, per me, è una limitazione alla democrazia, alla possibilità che ha ognuno di noi di scegliere chi lo rappresenta in maniera più adeguata, per idee, modo di essere, modo di parlare e modo di agire.
Ma approfondiamo meglio la meccanica. La democrazia, in Italia come in qualsiasi altro paese dove i cittadini sono chiamati a votare, si esprime dando il proprio voto al proprio rappresentante. Certo, non si può pretendere di trovare la persona, l'ideologia o il partito che la pensa esattamente come la pensa un cittadino. O meglio, una persona matura e con una propria solida coscienza politica, non la trova facilmente. Io stesso non la trovo. Ho la mia idea un po' su tutto, a volte preconcetta, a volte poco consapevole, però so cosa vorrei che dicesse il mio rappresentante al parlamento, nella maggior parte dei casi. Quindi cosa devo fare? Cosa mi è chiesto di fare? Semplice: andare a votare e scegliere quello che, dopo un'adeguata analisi delle possibilità offerte dal sistema, è il partito, la persona o l'ideologia più simile alla mia.
La domanda è: che cazzo c'entra il bipolarismo? La gente al bar, in taxi, o dal barbiere si lamenta dei tempi in cui c'erano "troppi partitini" e del fatto che bisogna avere maggiore "governabilità". Lasciamo perdere la seconda questione per adesso... Ma quando mai avere tante possibilità tra cui scegliere è stato un male? I partiti del cazzo basta non votarli. C'è il partito della mortadella? Sticazzi. Voti per il partito che ti rappresenta di più. Che può essere anche quello della mortadella, me ne sbatto, ma almeno chi vuole votare il parito della mortadella può votarlo. Questa è democrazia! Se il partito della mortadella totalizza abbastanza voti da guadagnarsi anche solo un uomo in parlamento, quell'uomo è espressione della volontà popolare. Capito? Della volontà popolare che l'ha eletto. Anche solo quell'uomo, vota. Ed è giusto che sia così, perché centinaia di cittadini lo hanno votato affinché li rappresenti in parlamento.
Poi parliamo della seconda stronzata che è sulla bocca di tutti. La "governabilità". A parte il fatto che in Europa non c'entra niente la governabilità, perché il parlamento europeo non governa nulla e di fatto il parlamento europeo più è, pluralista meglio è, vorrei che si chiarisse cosa significa governabilità.
Per "governabilità" i giornaletti che leccano il sedere al governo di turno intendono la possibilità di tale governo di fare quello che gli pare. Cioè un paese è "governabile" se, presentata la legge X voluta da uno o più membri della maggioranza, la legge viene passata il più velocemente possibile. Scusatemi, ma questa è una proto-dittatura. Anzi, è una dittatura della maggioranza. A che cazzo serve il parlamento? A firmare le carte? Abbiamo già visto, in questi anni, quali sono i frutti del bipolarismo. Uno qualsiasi dei parlamentari della maggioranza presenta una legge (decisa assieme agli altri compagni di merende), si pone la fiducia e si vota. E' ovvio che in un sistema bipolare, quello dei due partiti che ha vinto ha la maggioranza dei presenti in parlamento, quindi (visto che tutti i membri della maggioranza sono dei coglioni senza cervello e fanno quello che il loro partito gli dice di fare, così portano a casa la pagnotta) è altrettanto ovvio che la legge passerà, perché prenderà la maggioranza dei voti. Cioè i voti del partito che a vinto, e che può contare sulla maggioranza dei presenti. Che sistema del cazzo! ...è questa la governabilità? Puzza di stronzata lontano un chilometro. E' questo che vogliono gli italiani? Beh, è questo che hanno.
Gli italiani hanno la possibilità di decidere di votare questo o quello. E chi non la pensa né come Berlusconi né come Veltroni? Si attacca alla ceppa e vota il meno peggio. Il voto "di convenienza" anziché di coscienza, il voto utile, il voto guidato dalla meccanica del gioco, perché il voto "non va disperso". Significa che centinaia di italiani invece di votare per chi la pensa il più possibile come loro, sceglie tra due sole opzioni. O così, o cosà. Bella democrazia! Bella sovranità del popolo! ...bella stronzata!
E non parliamo poi della ur-inculata, la supercazzola suprema: il fatto che non si possa esprimere la preferenza per quella o quell'altra persona, in un partito, rende il sistema ancora più grottesco! I partiti più piccoli, per avere qualche speranza di superare lo sbarramento, si coalizzano (la chiamano "strategia", 'sta cazzata). Poi chi è chiamato a votare, non può nemmeno esprimere la sua preferenza per quello o quell'altro esponente del partitone macedonia che si è creato. Che forse Fini la pensa come Berlusconi su tutto? O forse non c'è differenza tra Antonio di Pietro e Veltroni, o tra Rutelli e Bersani? Beh... grazie a questo sistema elettorale della minchia, l'elettore può solo votare la scatola. Una bella X sul pallino. Poi se si sentiva rappresentato da D'Alema anziché dalla Binetti a loro non gliene frega una beneamata ceppa. Di nuovo: bella democrazia! Bella sovranità del popolo!
Fra poco saremo chiamati alle urne come mandrie di mucche, solo che invece di marchiarci loro, saremo noi a dover marchiare una scheda, con una X. La chiamano "governabilità", ma vaffanculo.
giovedì, gennaio 22, 2009
Riddick is back!
Purtroppo nessun nuovo sequel cinematografico in cantiere.Ma nel virtuale, Riddick torna a colpire... e visto il trailer, forse ne vale la pena!
http://atari.com/riddick/teaser.html
lunedì, gennaio 19, 2009
Come al solito si discute del dito

C'è una guerra omicida a Gaza, con decine di morti ogni giorno, compresi bambini. Dopo un po' però la guerra non fa più notizia, e nei TG lo spazio dedicato alla strage di Gaza (giustificata? ingiustificata? sticazzi) si assottiglia sempre di più. Poi arriva Santoro, che ci imbastisce sopra una puntata di Annozero da far cagare, per ospiti e per conduzione. Una marea di interventi a sproposito, di cagnara sul niente, di discussioni vuote. Alla fine cosa succede? Succede quello che succede sempre in Italia. Che quando un dito indica la luna, i coglioni guardano il dito. E quindi se il dito in questo caso era la puntata di Annozero, con tutti i suoi difetti, e la luna era la guerra in terra santa, la discussione che ne scaturisce su cosa potrà mai essere? Ma è ovvio! Su Annozero.
Vi lascio leggere il commento che ne fa il Manifesto. La vignetta è di Internazionale.
Norma Rangeri
"Annozero",
è bufera su Santoro
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, telefona al presidente della Rai, Claudio Petruccioli, per dirgli che «è stato superato il livello di decenza». Il capo del governo, Silvio Berlusconi, si esibisce in una nuova versione del celebre “si contenga”. Il governo israeliano, attraverso l'ambasciatore Gideon Meir, scrive una lettera al presidente della Rai, protestando «la mancanza di professionalità, inadatta alla televisione pubblica italiana». Indecente non è il massacro di Gaza, ma un programma di Michele Santoro dedicato all'atroce carneficina.
Uno stato estero, la terza carica della repubblica italiana, il presidente del consiglio sparano cannonate contro un Annozero sulla guerra dei bambini uccisi sotto gli occhi del mondo, in diretta tv, come è accaduto ieri, quando mentre era al telefono con un'emittente israeliana, Ezeldin Abu el Aish, ha visto atterrargli in casa una bomba e cinque sue figlie morirgli accanto.
Sull'attenti la risposta di Petruccioli: «Santoro merita critiche severe». Del resto, per scatenare l'offensiva del partito filoisraeliano basta denunciare il carattere “punitivo” dell'offensiva, definendola «un massacro non una guerra», come ha fatto Massimo D'Alema, nel silenzio dei suoi compagni di partito.
Quella dedicata alla strage degli innocenti di Gaza, non è stata una delle migliori serate di Annozero. Andamento confuso, atmosfera nervosa, interventi ripetitivi, protagonismi degni di miglior causa. Come la teatrale uscita di scena di Lucia Annunziata, ospite della trasmissione di Santoro. Più che alla «guerra dei bambini», l'ex presidente della Rai, sembrava interessata a discutere dell'impostazione del programma di cui era ospite. Rubando il mestiere a un Mastella qualsiasi, dopo aver ripetutamente accusato Santoro di “faziosità”, offesa dalla replica dell'amico e collega («non dire le fesserie che tutti dicono contro di noi, ma quali meriti pensi di acquisire?»), si è alzata e se ne è andata. Su un tappeto rosso di complimenti bipartisan, una valanga di dichiarazioni che per tutto il giorno hanno intasato le agenzie di stampa.
La politica si era meritata la performance migliore nella sfuriata finale di un Santoro urlante contro la luna, contro la politica «che non fa un tubo, che è impotente».
Mirando però al bersaglio sbagliato («Veltroni andasse a Gaza anziché in Africa»), visto che il leader del Pd, almeno per i bambini sterminati dalla fame, prova a fare qualcosa.
E quale sarebbe la colpa? Aver fatto confrontare giovani palestinesi con giovani israeliani? Aver mostrato l'ospedale di Gaza? Non aver rappresentato in par condicio le ragioni degli uni e degli altri per mettere in primo piano «le cose che stanno accadendo per come stanno accadendo?». Sul punto Santoro ha ragione da vendere. Politicamente e giornalisticamente. Quando i morti sono uno a mille, quando i bambini uccisi sfiorano i quattrocento, il giornalista ha il dovere di titolare “la guerra dei bambini”. Per poi chiedere ai suoi interlocutori cosa si propone Israele con questa guerra e cosa si prevede per il dopo.
La materia incandescente richiedeva però di scartare dal solito copione. Meno voci, più profondità, più governo delle emozioni, più informazione (quanti italiani sanno dov'è Gaza, cos'è la Cisgiordania, quale il reddito dei palestinesi...), più attenzione alla difficoltà di decodificare il tasso di manipolazione. Ma questi sono appunti e considerazioni che riguardano un gruppo redazionale. Se invece a insegnare come si fa giornalismo, come si declina l'attualità sono stati e governi, allora comandano solo gli elmetti.
mercoledì, gennaio 14, 2009
Aldo, Giovanni e Giacomo
Mentre ero in sala d'attesa dal dentista, mi è capitato di leggere un'intervista al trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo. In passato sono stato un loro grandissimo sostenitore, erano divertenti e spensierati, di quella spensieratezza che fa bene al cuore e che (forse) faceva bene un po' a tutti, in un momento in cui non c'era troppo bisogno di ricordarsi dove andavamo a finire... o meglio dove siamo andati a finie.Giacomo poi era risultato da subito il tipo più interessante dei tre, perché non nascondeva la sua natura curiosa e la sua cultura particolarmente ricercata, che poi veniva sempre messa in ridicolo dagli altri due. Beh il loro ultimo film è uscito al cinema, un comico ad episodi a quanto pare, e loro sono tornati a quella spensierata comicità che mi piaceva tanto tempo fa.
Ora però mi chiedo se quella comicità mi si addica ancora. Anzi, lo so già: non mi si addice più. Non ho più voglia di ridere spensierato delle ridicolezze dei nostri piccoli difetti, sui luoghi comuni e su spigolature ispirate ad eventi banali della vita di tutti i giorni.
In questi anni sono cresciuto (o così credo, potrebbe anche essere considerata una "regressione", da molti). La tranquillità non mi basta più, mi va stretta. Questo non significa che io non sia sereno, significa solo che utilizzo la mia serenità per fare di più, ad esempio per avere a cuore qualcosa che è oltre me stesso e la mia vita.
Così, quando al TG passano le immagini della guerra in terra santa, mi incazzo. E mi incazzo quando leggo le notizie su Internazionale, e quando sento le cazzate che si sparano in parlamento (sì, a volte seguo anche quelle). E mi interesso di quello che accade, perché sento un po' mia la responsabilità di questo mondo, e di come andrà avanti.
Che c'entra 'sta roba con Aldo, Giovanni e Giacomo? Tutto parte da quell'intervista. Giacomo lì se la prende con la satira, dicendo che la satira "non fa più ridere" perché ormai trova ridicolo dover per forza costruire le battute sulle cazzate sparate dai politici. Allora, ecco un paio di riflessioni:
Nessuno obbliga un comico a fare battute sulle cazzate dei politici, quindi nessun comico deve sentirsi obbligato a farlo, però se una cosa non fa ridere un comico, non è detto che non faccia ridere nessuno. Lo stesso Daniele Luttazzi dice sempre che le sue battute devono per prima cosa far ridere chi le fa. Allora se la satira non fa ridere Giacomo Poretti, Giacomo Poretti è libero di non fare satira, ma non si permetta di dire che la satire "non fa più ridere" o che è discutibile costruire battute sulle cazzate dei politici. Perché costruire battute sull'attualità, sulle tragedie moderne, sulla politica infame e sulla ridicolezza di certi Vip è un DOVERE se chi ne è capace ne ha l'audacia e la capacità, giacché unisce alla risata l'informazione. Chi vuol ridere spensieratamente vada pure a vedersi Aldo, Giovanni e Giacomo. Io ormai con loro non mi diverto più come una volta. Mi perdoni Giacomo Poretti, a me piace la satira.
giovedì, novembre 13, 2008
Gli Eroi di LoudWater
Mi sembra un po' scemo ammetterlo, ma questa volta invece di scrivere una mia campagna con tanto di intricatissima trama e centinaia di eventi e missioni parallele, ho semplicemente aperto l'ambientazione di Forgotten Realms - 4a edizione e ho cominciato dall'avventura introduttiva che quel manuale descrive in apertura.La mia prima campagna alla 4a edizione di D&D comincia così, senza impegno e molto leggermente, cercando più di coinvolgere i giocatori nel nuovo sistema di gioco che di sconvolgerli con i miei soliti colpi di scena. D'altro canto, per sfogare tutte le mie pulsioni narrative, ho in corso anche una campagna ambientata in Ravenloft, dove le miniature sono bandite e l'atmosfera la fa da padrona. Per non creare troppo attrito tra le nuove regole e i giocatori di vecchia data, ho suggerito loro una mia particolare interpretazione: la 4a edizione è il miglior board-game di D&D che sia mai stato concepito. E' un board-game talmente evoluto che tutte le parti di gioco che non sono relative al combattimento, vengono gestite come un gioco di ruolo. Ma -ho ribadito- resta un board-game: sulla scheda troverete per il 99% elementi che saranno utili solo in combattimento, pertanto il combattimento sarà una componente essenziale di questa edizione (come delle precedenti), con la differenza che in questa edizione sarà gestito completamente con le miniature, proprio come si confà ad un board-game.
Molti di loro hanno accettato questa mia visione del gioco. Quelli che ritengono che i combattimenti di un gioco di ruolo fantasy possano essere gestiti in modo assai più coinvolgente ed emozionante senza doverli appiattire su un quadrettato, possono continuare a giocare con me a Ravenloft. Chi invece se ne farà una ragione, inizierà questa nuova campagna di Forgotten Realms 4a edizione.
Ho letto (qui) che il prossimo set di miniature di D&D sarà l'ultimo. Questo non significa che smetteranno di vendere miniature, significa che smetterà di esistere il gioco di miniature di D&D e che le miniature diverranno un accessorio del gioco di ruolo. Sinceramente, non vedo cosa ci sia di male. Le differenze tra il gioco di miniature e la quarta edizione di D&D erano talmente sceme da non giustificare l'esistenza del gioco di miniature come una cosa a parte. Inoltre, adesso che i DM potrebbero apprezzare la possibilità di acquistare le miniature dei mostri che intendono giocare, sarebbe il caso che la Wizards la piantasse con i box di miniature assortite a caso, e cominciasse a venderle con criteri più logici, ad esempio a "gruppi di incontri" o singolarmente. A quanto pare la nuova strategia di vendita sarà una via di mezzo, e questo mi indispone terribilmente. Se un DM vorrà scrivere un'avventura per D&D 4ed e usare le miniature anziché le molliche di pane, anche se fosse disposto ad acquistarle, sarà costretto al "gioco del caso" e si ritroverà in mano dei mostri che non gli servono a niente. Sono sicuro che ci ripenseranno presto, e troveranno una soluzione migliore per vendere le miniature, una soluzione che magari sia di aiuto al DM, e non che lo costringa a mettere in gioco i mostri che gli capitano a caso.
Vi ho parlato di questa cosa perché ho intenzione di giocare la 4a edizione in modo molto ortodosso. A Lucca ho acquistato i dungeon tiles per ricostruire le strade cittadine e i dungeon, posseggo anche un quadrettato erboso per gli scontri all'aperto, e sto cercando di mettere insieme le miniature dei gruppi di incontro che sono previsti per le prime avventure della campagna. Con qualche difficoltà, ovviamente, perché devo rincorrere i collezionisti locali di D&D e chiedere loro di scambiare miniature. Ma pare che questo, da ora in poi, faccia parte dei doveri del DM, così come ogni giocatore dovrà portare una miniatura che corrisponda al proprio personaggio. Sono sicuro che molti DM e molti giocatori preferiranno optare per soluzioni più semplici... tappeti di sughero o segnalini di plastica... qualcuno userà i dadi sia come dadi che come segnaposto per i mostri che non possiede. Io però cercherò di non farlo. Ho sperimentato già il fatto che, una volta piazzate le miniature, è davvero difficile per i giocatori inquadrare mentalmente il campo di battaglia in modo indipendente dalla plancia di gioco (e non credo che sia sbagliato non farlo... in fondo il gioco si basa sul quadrettato). A questo punto però, mi piace sperare che utilizzando la miniatura di un troll, i giocatori ricordino di aver combattuto contro un troll, e cioè visualizzino un troll, e non una "cancellina" o un "segnalino" usato al posto del troll. Molti giocatori esperti (o molto bravi) non hanno difficoltà a fare uno sforzo di fantasia e "trascendere" il segnalino immaginando il troll nel campo di battaglia, ma suppongo che il gioco sia molto più semplice e divertente se non sono costretti a farlo, se la miniatura raffigura davvero il troll. E' probabilmente una involuzione, un ritorno indietro. Tipico di un board-game, appunto.
Per giocare di ruolo, di narrazione, di vera fantasia, come ho già detto, gioco a Ravenloft.
E spero di divertirmi in ambedue le campagne.
mercoledì, novembre 05, 2008
Dell'Utri risponde
Marcello Dell'Utri, pluricondannato per crimini di mafia, braccio destro di Silvio Berlusconi, uno dei vertici di Forza Italia, si è permesso di rispondere a qualche domanda a KlausCondicio, una trasmissione politica che viene messa online su YouTube, condotta da Klaus Davi. Vi invito a seguire il link relativo per rinfrescarvi le idee su questo tizio, al quale spesso ci si riferisce con il titolo di "onorevole". Io sul mio blog faccio fatica a non chiamarlo criminale faccia da culo.Ad ogni modo, Klaus Davi ha intervistato Dell'Utri, rivolgendogli svariate domande sullo stato attuale delle cose in Italia. Qualsiasi persona sana di mente, dopo aver ascoltato le parole di Dell'Utri, avrebbe chiamato le forze dell'ordine per farlo prelevare a forza e condurre in carcere. Ma siamo in Italia, mica in un paese normale. Dell'Utri prenderà voti anche alle prossime elezioni, nonostante le tonnellate di merda che è riuscito a vomitare dalla bocca durante questa intervista.
Da il Manifesto:
MANGANO ERA UN EROE
[...] "Tra le tante persone assunte ad Arcore - spiega Dell'Utri - c'era anche Mangano, che io conoscevo e sapevo bravo nella conduzione degli animali, perché lì c'erano soprattutto cani e cavalli. Mangano fu scelto per stare ad Arcore come stalliere e si comportò benissimo".
"Mangano, malato com'era -prosegue - sarebbe potuto uscire dal carcere e andare a casa, se avesse detto solo una parola contro di me o contro il presidente Berlusconi. Invece non lo ha fatto. Per me è un eroe, a modo suo. Un conto è dire così, un conto dire che è un eroe in senso assoluto". Il senatore, inoltre, respinge le voci di una presunta raccomandazione di Mangano da parte sua. "A parte il fatto che parliamo del 1974 - osserva - cercavamo semplicemente del personale adatto per la tenuta della casa di Arcore con i suoi 100 ettari di terreno".
ANTIMAFIA? RAPPORTO COSTI-BENEFICI SPROPORZIONATO
"L'Antimafia non è finita. C'é e ci sarà finché esiste la mafia ed è un bene. Credo, tuttavia, che, allo stato attuale, il rapporto tra costi e benefici sia assolutamente sproporzionato, soprattutto quando alcuni procuratori antimafia 'fanno politica'". Dell'Utri replica a Gian Carlo Caselli che aveva sostenuto l'impossibilità per i giudici di processare i politici collusi con la mafia. "E' giusto - aggiunge - che l'Antimafia faccia il suo lavoro e si impegni. Certamente tra le tante richieste e accuse che ha lanciato, alcune sono finite nel nulla. Ad esempio, io ero certo dell'innocenza di Calogero Mannino. Antimafia sì, insomma, ma evitando di fare politica. Questo per me è un must. In un Paese civile deve essere così. Purtroppo spesso non lo è stato. Non solo l'Antimafia, quanto piuttosto i procuratori di Palermo hanno usato molto e a sproposito lo strumento dell'aggressione politica. Io me ne sento in assoluto una vittima". "Non ci sarebbe stata l'accusa nei miei confronti - conclude - se non ci fosse stata la grande affermazione di Forza Italia in Sicilia nel 1994".
ANTIFASCISMO? E' OBSOLETO
L'antifascismo è "un concetto obsoleto. Ogni qual volta si tocca questo tasto - aggiunge Dell'Utri - succede un'insurrezione poiché questa situazione non è mai stata chiarita del tutto e la verità non è mai venuta a galla. Credo che ci sia ancora da lavorare da parte di tutti". "C'é anche da dire che il concetto di antifascismo, di per sé obsoleto - conclude - ritorna puntualmente in auge perché mancano nuovi argomenti seri di discussione e si finisce con il rivangare sempre gli stessi".
GOMORRA? NON E'GRANDE PUBBLICITA' PER ITALIA - "Penso che Roberto Saviano abbia ragione a voler andarsene dall'Italia. Il libro che ha scritto é un libro denuncia e in quanto tale oggetto di tante attenzioni poco piacevoli. Quindi capisco che possa avere paura, non ci vedo niente di male". "Certamente - aggiunge - non è una gran pubblicità per il nostro Paese anche se il male, purtroppo, esiste e quindi non possiamo negarlo. Forse però non dovrebbe essere enfatizzato in questo modo. Tuttavia non possiamo neppure negare che non ci siano questi problemi. Ad esempio il premier Berlusconi è andato a Napoli per affrontare il problema della monnezza ed è riuscito a toglierla dalle strade, ma la camorra non è altrettanto facile da estirpare". "Saviano - conclude Dell'Utri - è un fenomeno che è scoppiato dal punto di vista letterario: il successo di vendita del libro travalica qualsiasi critica. Il messaggio che dà alle future generazioni, anche se dovesse espatriare? Quello di essere delle persone oneste, che fungono da stimolo affinché lo Stato combatta la criminalità con tutte le forze e con correttezza" .
INTERCETTAZIONI: DELL'UTRI, ORA CI SONO ALTRE PRIORITA' - "Una legge la si fa quando anche all'interno della maggioranza ci sono degli accordi". "Penso che in questo momento ci siano altre priorità - aggiunge - comunque una legge sulle intercettazioni che consenta alla magistratura di poter svolgere delle indagini è difficile da farsi, quindi bisogna lavorarci con grande attenzione".
P2 STRUMENTALIZZATA PER NON PARLARE D'ALTRO - "La P2 è una cosa che è stata montata per non parlare d'altro. Certo, esisteva per fare affari, ma è stata sempre strumentalizzata, da 40 anni a questa parte. Non si è mai voluto mettere la parola fine. Non c'é niente da fare. E' il costume del nostro Paese: prima di cambiarlo ci vorranno generazioni" . Così il senatore del Pdl commenta il programma Tv condotto dal capo della P2 Licio Gelli. Dell'Utri rende noto di non essere "mai stato invitato". "Mi hanno fatto un'intervista - racconta - parlando dei diari di Mussolini che so che entrerà dentro. Gelli non lo conoscevo neanche ai tempi...".
CAMBIARE GLI UOMINI, AL TG3 SONO TROPPO DARK - "Negli ambienti della Rai ci sono ancora oggi dirigenti che sono stati messi dalla sinistra e che quindi rispondono a logiche di sinistra. E' difficile cambiare la televisione se prima non si cambiano gli uomini. E' difficile pensare che migliori la qualità della comunicazione quando a guidarla c'é gente che alimenta una visione negativa della vita". E' quanto afferma il senatore del Pdl Marcello a 'KlausCondicio' commentando la dichiarazione del premier Berlusconi secondo la quale la Tv è deprimente. "Qualcosa si sta già facendo - aggiunge - Berlusconi in prima persona continua a diffondere ottimismo. Io penso che qualcosa per forza dovrà cambiare, non so cosa, con la nuova Rai, ma comunque qualcosa cambierà". Come? Partendo da un nuovo approccio stilistico. "Le notizie, certo, bisogna darle - prosegue Dell'Utri - sennò si torna al fascismo, ma c'é modo e modo di comunicarle. Magari con conduttori più gradevoli di adesso". "Io - conclude - guardo il TG3, ad esempio, e vedo che ci sono degli anchorman che hanno già una faccia un po' gotica, un po' dark. Sicuramente, ce ne sono più in Rai che sugli altri network. Credo che il direttore del telegiornale dovrebbe dimostrare un maggiore 'esprit de finesse' in queste cose. Farle, dirle lo stesso, ma magari con un'altra espressione. ..".
martedì, settembre 23, 2008
Ma Adamo ed Eva sono esistiti davvero?

Ritrattazione in ambito nazionale
di Ariel Álvarez Valdez
Nella mia condizione di sacerdote della Chiesa cattolica, e per esplicita richiesta della Santa Sede, intendo rettificare con la presente alcune affermazioni che sono risultate contrarie agli insegnamenti della Chiesa (secondo il Catechismo della Chiesa cattolica), Chiesa che amo, che rispetto e a cui desidero continuare a restare unito nel mio ministero.
1. Avevo affermato che Dio non gradisce la sofferenza dell’uomo, che non la prescrive né la permette in maniera diretta, perché Dio salva mediante l’amore e non mediante il dolore. E che non potrebbe mai rientrare nella volontà di Dio qualcosa che possa far soffrire l’uomo.
Tuttavia, questo non coincide con gli insegnamenti della Chiesa cattolica, in base a cui la sofferenza ha un valore salvifico.
2. Avevo affermato che Dio fa sempre miracoli, ma non sospendendo o superando le leggi della natura, poiché tali leggi sono ben fatte da Dio e non c’è necessità di sospenderle; che Dio, quando fa miracoli, li fa attraverso le stesse leggi della natura, molte delle quali non conosciute dal-l’uomo, che per questo, a volte, ha l’impressione che esse vengano “sospese”. E che questa spiegazione non ridimensiona assolutamente il potere di Dio, ma, al contrario, lo rende più saldo e più grande.
Tuttavia, questo non coincide con gli insegnamenti della Chiesa cattolica, in base a cui i miracoli intesi come sospensione delle leggi naturali sono possibili.
3. Avevo affermato che, con gli insegnamenti di Cristo, il valore dottrinale del libro di Giobbe è stato superato, poiché questo libro è stato scritto 400 anni prima di Cristo, e il suo autore non conosceva i nuovi insegnamenti di Gesù rispetto alla sofferenza. Avevo affermato anche che, con gli insegnamenti di Cristo, pure il valore dei dieci comandamenti è stato superato, poiché questi sono stati trasmessi da Mosè per il popolo ebraico, mentre Gesù afferma nel Discorso della montagna (Mt 5) che i cristiani non devono basarsi sui dieci comandamenti ma tenere una condotta superiore.
Tuttavia, questo non coincide con gli insegnamenti della Chiesa cattolica, in base a cui, con l’apparizione del Nuovo Testamento, il valore dottrinale del libro di Giobbe o quello dei dieci comandamenti non è stato superato (Catechismo della Chiesa cattolica 123).
4. Avevo affermato che i primi capitoli della Genesi (il racconto di Adamo ed Eva, di Caino e Abele, dell’arca di Noè) non hanno un contenuto storico nel senso moderno della parola, ma appartengono ad un genere letterario particolare, con cui si intende piuttosto trasmettere degli insegnamenti sull’origine dell’uomo e del peccato nel mondo.
Tuttavia, questo non coincide con gli insegnamenti della Chiesa cattolica, in base a cui, nonostante i generi letterari, questi capitoli contengono racconti storici.
5. Avevo affermato che il racconto dell’Annunciazione del Vangelo di Luca, cioè la narrazione di un angelo che entra volando in casa di Maria e conversa fisicamente con lei, non ha fondamento reale in questi termini, in quanto Luca ha impiegato un genere letterario particolare per raccontarla, chiamato “racconto di annunciazione”, frequentemente usato in altre parti della Bibbia.
Tuttavia, questo non coincide con gli insegnamenti della Chiesa cattolica, in base a cui l’annunciazione ha avuto realmente luogo nella storia così come la racconta san Luca.
6. Avevo affermato che l’idea della verginità di Maria “durante il parto” (il fatto cioè che non vi sia stata rottura dell’imene) è basata sui vangeli apocrifi, e che il parto di Maria deve essere stato normale, come quello di ogni donna, giacché questo non aggiunge e non toglie nulla alla grandezza di Maria, così come non tocca il fatto della sua verginità perpetua.
Tuttavia, questo non coincide con gli insegnamenti della Chiesa cattolica, in base a cui Maria si è mantenuta vergine anche durante il parto (Catechismo della Chiesa cattolica 499).
Oltre a ciò, intendo chiarire due affermazioni fatte correttamente, ma che possono essere fraintese.
7. Quando ho scritto che il racconto di Adamo ed Eva che mangiano del frutto proibito nel Paradiso non è una narrazione storica, ma intende solo trasmettere un insegnamento religioso, alcuni hanno pensato che io stessi negando con ciò la dottrina del peccato originale. Per questo intendo chiarire che non ho mai negato tale dottrina, ma che la sostengo e la riaffermo, così come insegna la Chiesa cattolica.
8. Quando ho detto che tutti i cristiani, per il fatto di essere battezzati, sono sacerdoti di Gesù Cristo, alcuni hanno pensato che io stessi sostenendo che tutti sono ugualmente sacerdoti di Gesù Cristo in senso ontologico. Per questo voglio chiarire che ho sempre creduto, e che così ho voluto dire, che il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale sono essenzialmente diversi, e partecipano in diversa maniera dell’unico sacerdozio di Cristo.
Pertanto ritratto tutte queste affermazioni che non coincidono con ciò che attualmente insegna la Chiesa cattolica.
giovedì, luglio 31, 2008
La Guida del DM
Nella nuova Guida del DM ci sono alcuni tocchi di genialità non indifferenti. Ad esempio la tabella delle azioni non previste dalle regole, che permette al DM di stabilire difficoltà ed eventuale danno di qualsiasi manovra venga proposta dai giocatori ("Mi aggrappo sull'ala del drago, gli balzo sopra e lo colpisco con la spada in mezzo alle scapole!").La gestione dei tesori è stata rivista su scala più ampia, consigliando al DM di programmare i tesori che il gruppo rinverrà non dopo ogni singolo incontro ma nel complesso delle imprese che li condurrà da un livello al prossimo.
Le sfide di abilità consentono di gestire con un minimo di programmazione quello che i DM fino ad ora gestivano a braccio e secondo buon senso, e cioè trattative, inseguimenti, traversate, duelli. Forse non era necessario, ma adesso si può assegnare un premio in PE anche a queste imprese senza essere troppo arbitrari.
E poi la Guida del DM è stata scritta con criterio e buon senso, è un utile strumento per i DM alle prime armi (spettacolare la descrizione del problema dei PG repressi che si sfogano durante le partite di D&D). Per i veterani, un po' meno. Ma è giusto così.
Le scelte discutibili che sono state fatte per quanto riguarda le classi sono in parte attenuate quindi da questo manuale, ma restano comunque al loro posto. La personalizzazione dei PG è quasi assente, multiclassare è disincentivato, i punti abilità non si distribuiscono più. Molti mi dicono che la Wizard correggerà il tiro, che quando si avranno più manuali (quindi più poteri, più talenti, più cammini leggendari e così via) le cose miglioreranno. Io però continuo a vedere i limiti di un sistema di regole che privilegia l'equilibrio al realismo, dove i poteri vengono prima costruiti sulla base del meccanismo di gioco e poi giustificati dal punto di vista narrativo, dove gli estremi sono stati smussati (morte improvvisa e definitiva, critici devastanti e fortunati) per rendere meno "frustrante" il gioco. Ma a me sembra che certe scelte lo rendano solo meno crudo, meno realistico, meno sincero. E più videogame.
I miei giocatori non temevano affatto i "save or die", li mettevano in conto e tentavano di prevederli con espedienti che li annullavano (interdizione alla morte, rifletti incantesimi, contingenze), e non si sono mai lamentati quando il loro personaggio di 13° livello finiva disintegrato, soprattutto perché un bravo DM non fa mai spuntare un beholder dall'ombra per far fuoco a tradimento su un ignaro personaggio. Il personaggio che finisce disintegrato deve essere consapevole del rischio che corre ben prima di finire in polvere, altrimenti il Master è uno stronzo. Ma se il PG si lancia spada in mano contro il beholder, e finisce incenerito, dove sta l'ingiustizia?
Bah.
In sunto, possiamo anche dire che la 4edizione non è peggio della 3edizione. Ma non è nemmeno meglio. E siccome è una quarta edizione, credo che avrebbe dovuto essere un passo avanti rispetto al sistema precedente, non un alternativa.
In ogni caso, complimenti per la Guida del DM.
martedì, luglio 22, 2008
Giustificati anziché discriminati
No ai matti in Parlamento In Gran Bretagna il governo si appresta ad abolire una serie di vecchie leggi, oggi addirittura giudicate discriminatorie. Fra queste ce n'e' una che impedisce ai “matti” (persone capaci soltanto di alcuni momenti di lucidita') e agli “idioti” (incapaci di accedere alla ragione) di candidarsi in Parlamento. In Italia siamo avanti: abbiamo abolito questa legge tre legislature fa. (Fonte: Ansa)Questo spiega molte cose.
martedì, luglio 08, 2008
In ricordo delle Leggi Razziali
Come ci ricordano Marco Travaglio, Furio Colombo e pochi altri, ci siamo già. In Italia passano leggi come l'aggravante razziale per i reati, che aumentano la pena se il reato è stato commesso da un clandestino. E vengono fatte passare come importanti provvedimenti per la nostra sicurezza. Dallo stesso governo che sospende i processi, taglia le spese della giustizia, accorcia i tempi di prescrizione, vuole l'impunità per le alte cariche dello stato.
Ma a nessuno sembra che stiano facendo uno schifoso doppio gioco? Da una parte aggravano le pene e inventano nuovi imperseguibili reati contro rom e clandestini, dall'altra si impegnano affinché i grandi signori del furto organizzato (gente che corrompe giudici, che froda il fisco per milioni, che falsifica i bilanci, che mette i soldi in banche all'estero, che trucca le gare, che dirige appalti verso aziende di dubbia moralità, che collabora con la mafia) non venga mai punita.
Davvero la maggior parte dell'Italia è convinta che la nostra sicurezza sia compromessa da gente che chiede l'elemosina e scippa le borsette? ...anziché da chi manda in bancarotta aziende come l'Alitalia, la Parmalat, la Cirio, aziende dove lavoravano migliaia di persone e nelle quali centinaia di cittadini aveva riposto i risparmi. Lo sanno che per Callisto Tanzi c'è la certezza di assoluzione? Che Marcello Dell'Utri non finirà mai in carcere? Lo sanno che in Italia il vero crimine, quello commesso dai veri criminali, resta impunito nel 95% dei casi?
Inserisco l'intervento di Marco Travaglio. Magari vi va di vederlo.
giovedì, luglio 03, 2008
Morte del Museo della Liberazione
Si tratta di un piccolo museo, a via Tasso, a Roma. Museo della Liberazione. E' nascosto in una viuzza poco visibile, ma è segnalato addirittura nelle metro (fermata Manzoni: museo della liberazione). Da poco aveva raddoppiato le visite, proprio grazie alla segnalazione di fianco al nome della fermata della metro A recentemente ristrutturata. Fra poco sarà soppresso. Perché considerato "inutile". Perché la memoria è inutile, anti-economica, perché non vale la pena investire nella cultura e nella formazione storica dei cittadini. Così dicono. Ma poi quanto costa questo Museo? Circa 51.000 euro l'anno. Una cifra ridicola.No, il motivo deve essere un'altro. Il motivo è che la storia della liberazione d'Italia è leggermente in contrasto con le recenti trovate dei nostri governi, vale a dire centri di detenzione per immigrati, impronte digitali ai rom, criminalizzazione dei clandestini, presidio dell'esercito attorno alle nuove costruzioni contestate dalla gente che ci abita, uso delle forze dell'ordine repressivo contro manifestanti inermi. Qualcuno, visitando il museo della liberazione a via Tasso, avrebbe potuto cogliere (forse) qualche analogia. Meglio sbarazzarsene.
Dall'appello che gira su internet:
"Il Museo storico della Liberazione di via Tasso, che ha sede nell'edificio che fu prigione della Gestapo a Roma, con la sua articolazione pluralista e rappresentativa (associazione, esperti, rappresentanti ministeriali e comunali), tra circa 60 giorni non esisterà più e verrà sostituito da un organo ministeriale. L'articolo 26 del DL Brunetta, allegato al messaggio, infatti, prevede la soppressione entro 60 giorni degli enti pubblici non economici con organico inferiore a 50 persone. Il paradosso: per ragioni di economia, viene sciolto un ente il cui funzionamento si basa sul lavoro volontario, e che in dieci anni ha più che raddoppiato i suoi visitatori e allargato la sua visibilità (vedi stazione metro Manzoni) ed è presente nei principali cataloghi e guide del turismo culturale mondiale. Di recente è stato invitato a partecipare al coordinamento internazionale dei luoghi della memoria e della coscienza. Proprio la sua autonomia è stata a garanzia della flessibilità che gli ha permesso di essere ad un tempo all'interno di una rete di relazioni istituzionali interne e internazionali, dall'altro di entrare in relazione con scuole associazioni, gruppi, centri di studio e di ricerca italiani, europei e di altri paesi."
Se potete andate a visitarlo, forse per l'ultima volta.