sabato, ottobre 13, 2007

Thesis - seconda parte

In realtà Thesis non è una vera e propria ambientazione. L'idea originale era quella di creare un mondo complementare all'ambientazione dinamica di Nephandum. Il progetto non era molto ambizioso, visto che la mia campagna prevedeva di essere incentrata in una sola città. Avrei potuto facilmente sviluppare la città durante le avventure e allargare il panorama in base alle incursioni future degli avventurieri. Iniziai la campagna con una avventura, scritta per Lucca 2005 dai ragazzi di Fantasika, intitolata "I misteri di Keremish". Non sapevo ancora se il gruppo di giocatori avrebbe gradito le proposte della campagna presentata loro: ambientazione inedita, addizione di Nephandum, niente incantesimi oltre il 6° livello, piani irrangiungibili...
A quanto pare funzionò, la campagna è in piedi da due anni e si appresta a concludersi.

Nella mia campagna, due anni fa, avevo deciso di escludere completamente la maggior parte delle razze non umane per focalizzare l'attenzione su gli esseri umani. La fragilità emotiva, la bramosia di potere, la debolezza mentale e la malleabilità di questa razza la rendeva perfetta come fulcro attorno al quale orientare una campagna di Nephandum. Negli anni l'idea è mutata. Razza allegre come halfling e gnomi continuano a essere scomode per una ambientazione dai toni epici e horror, ma molte altre razze si sono rivelate ottime basi sulle quali scrivere buone storie. Ad esempio l'emarginazione ed il disprezzo verso i mezzorchi, la solitudine e l'attrazione verso il male dei tiefling, la testardaggine dei nani, il fascino degli elfi per la bellezza. Piccoli appigli ai quali i signori del terrore avrebbero potuto aggrapparsi.
Ho reinserito così nani e elfi. Semplicemente queste razze hanno dimora in regni distanti e sono poco aperte allo scambio con la popolazione umana. Poi è nata l'idea di dare maggiore importanza alle razze, e così ho iniziato a sfogliare manuali perché avevo voglia di aggiungerne tante. Ho recuperato aasimar e tiefling dall'Atlante Planare (badando a depotenziarli un po', per non affliggerli con il lep), poi morfici, cangianti e forgiati da Eberron. Gli Elan, che esistevano già su Thesis, precedentemente estratti dal Manuale Completo delle Arti Psioniche, li ho sostituiti con i kalashtar, molto simili ma sviluppati meglio perché anch'essi facenti parte delle razze introdotte in Eberron. Avevo bisogno di razze affini alla magia arcana, e la mia idea iniziale era quella di depredrare Forgotten Realms dei suoi Genasi. Poi ho deciso di ripescare dal dimenticatoio una vecchia idea per una razza che avevo creato per l'ambientazione e che infine avevo abbandonato: gli energan, essere mezzo-energetici (anziché mezzo elementali). Nella mia ambientazione avevo già presentato ai giocatori i lybran e i creepian, varianti elfiche, i primi abitanti dei cieli, i secondi del lato oscuro del pianeta.

Alla fine insomma ho integrato nell'ambientazione uno sproposito di razze. Per ognuna di esse ho creato una mini-progressione di tre livelli che ne accentua i caratteri base, seguendo l'esempio delle razze esemplari su Arcani Rivelati. Ovviamente, per le razze per le quali già erano state create quelle progressioni, non ho fatto altro che ricopiarle! In seguito sarei tornato anche su queste tabelle, dopo aver lavorato sui privilegi delle classi.

venerdì, ottobre 12, 2007

Thesis - prima parte

Ho letto alcune considerazioni interessanti riguardo le linee guida da cui scaturirà la 4a edizione di Dungeons & Dragons. Non sto parlando delle idiozie telematiche (per me il Gioco di Ruolo si fa seduti attorno ad un tavolo con gli amici, con fogli, matite e rollando dadi), mi riferisco alle idee di base che hanno portato ad una revisione del regolamento. Una di queste è la sensazione che nel regolamento 3ed le razze dei personaggi assumessero un ruolo sempre più marginale con l'avanzare dei livelli. E' un concetto interessante, perché è vero: i bonus e i piccoli vantaggi derivanti da essere elfo anziché umano o gnomo si acquisiscono subito, al primo livello, ma non aumentano con l'aumentare dei livelli. Ne consegue che un personaggio di decimo livello sarà per il 95% caratterizzato dalle scelte fatte nei riguardi delle classi, mentre i vantaggi derivanti della razza, ormai piccoli in confronto a quelli garantiti dal sommarsi di talenti e poteri, sono poco influenti. Così, un mezzorco mago di 10° e un halfling mago 10° hanno (sulla carta) ben poche differenze a distinguerli.

Ho sempre pensato che la razza fosse la componente interpretativa del personaggio, assieme ovviamente alla sua storia personale (background) e alla personalità (sviluppata comunque tenendo conto di razza e background). La classe, al contrario, determina caratteristiche perlopiù regolistiche e offre meno spunti interpretativi. Però, se si vuole che questa differenza sia meno marcata, meno delineata, ci si può lavorare. La 4a edizione uscirà a Maggio 2008, e sono stato contento di scoprire che a Lucca 2007, nonostante tutto, usciranno molti manuali ancora 3a edizione. Purtroppo non posso aspettare Maggio per iniziare una nuova campagna, visto che Lo Zeist terminerà probabilmente entro qualche mese. Innanzitutto non posso perché a Maggio uscirà il primo manuale, gli altri due fondamentali usciranno a Giugno e Luglio e così prima di Settembre sarà difficile iniziare a giocare alla nuova edizione. Poi c'è l'intenzione di non troncare subito con la gloriosa 3edizione, ma di attendere che il nuovo regolamento prenda piede. Quindi, da ora alla prima campagna 4ed passerà almeno un anno.

Nel frattempo, ho pensato che si potevano sfruttare le riflessioni attorno ai futuri sviluppi della nuova edizione per correggere qualche errore della terza. Ad esempio, Arcani Rivelati (un manuale di regole opzionali) introduce la regola opzionale dei livelli di razza (razze esemplari). Questa regola potrebbe essere introdotta in una campagna per dare più valore alla razza dei personaggi. In effetti, nella mia attuale campagna, questa regola si usa già. Un'altro espediente potrebbe essere quello di sottrarre importanza alle classi. Ad esempio utilizzando un'altra regola opzionale di Arcani Rivelati, quella delle classi generiche. Solo quattro classi: Combattente, Esperto, Incantatore (arcano o divino). Gli speciali delle varie classi, come ad esempio la musica bardica, l'attacco furtivo, l'ira barbarica, lo scacciare nonmorti eccetera... possono essere estrapolati dalle classi ed elencati come un tipo di talenti particolare in grado (a differenza dei normali talenti) di garantire capacità straordinarie, soprannaturali o magiche. Così, per prima cosa, ho comninciato a rivedere le razze disponibili nella mia ambientazione, Thesis...

giovedì, settembre 13, 2007

Gente da circo, i nostri deputati

I leghisti erano volati all'estero per esportare razzismo. Per fortuna, in Belgio, conoscono la differenza tra libertà di pensiero e orgoglio xenofobo. Così, durante la marcia anti-islam, Borghezio ed i suoi amici sono stati fermati dalle forze dell'ordine (che qualche randellata se la sono fatta sfuggire) assieme agli esponenti del partito "omologo" belga.
Oggi leggo che Calderoli ha rincarato la dose, dimostrando che all'ottusità razzista non c'è fine, e ha sparato in aria la bella idea del "maiale-day" durante il quale portare a spasso un porco per infettare i terreni che dovrebbero essere adibiti a moschee (o come dice lui, a possibili cellule di terrorismo islamico).
Questa gente, lo voglio ricordare, siede in parlamento. Non in un circo. In parlamento.

martedì, settembre 11, 2007

Marco Travaglio, il V-Day

Ma quale antipolitica

"A vedere i telegiornali di regime, cioè praticamente tutti, sabato a Bologna e nelle altre piazze non è successo niente (molto spazio invece al matrimonio di Baldini, l’amico di Fiorello). A leggere i giornali di regime (molti), il V-Day è stato il trionfo dell’«antipolitica», del «populismo», del «giustizialismo» e del «qualunquismo». In un Paese che ha smarrito la memoria e abolito la logica, questa inversione del vocabolario ci sta tutta: la vera politica diventa antipolitica, la partecipazione popolare diventa populismo, la sete di giustizia diventa giustizialismo, fare i nomi dei ladri anziché urlare «tutti ladri» è qualunquismo.

E infatti, che il V-Day fosse antipolitico, populista, giustizialista e qualunquista, lorsignori l’avevano stabilito prim’ancora di vederlo, di sapere che cos’era. A prescindere. Non sapevano e non sanno (non c’erano) che per tutta la giornata, in 200 piazze d’Italia e all’estero, migliaia di giovani dei Meet-up grilleschi hanno raccolto 300 mila firme (ne bastavano 50 mila) in calce a una proposta di legge di iniziativa popolare che chiede il divieto per i condannati di entrare in Parlamento, il tetto massimo di due legislature per i parlamentari e la restituzione ai cittadini del diritto di scegliersi i propri rappresentanti sulla scheda elettorale. Cioè hanno esercitato un diritto previsto dalla Costituzione, quello di portare all’attenzione delle Camere tre questioni «politiche» quant’altre mai. E l’hanno fatto con l’arma più antica e genuina di ogni democrazia: la manifestazione di piazza.

Quella piazza che, quando la occupano Berlusconi e Bossi e Casini e Mastella per chiedere cose incostituzionali, tutti invitano ad «ascoltare». E quando la occupano un milione di persone senza etichette né bandiere (tante erano mal contate, sabato, da Bologna a New York, se alle 20 i firmatari della petizione erano 300 mila, altrettanti erano ancora in fila a mezzanotte e molti di più avevano desistito per fare ritorno a casa) diventa un obbrobrio da ignorare e rifuggire.

Mentre, nel V-Day after, riparto da Bologna per tornare a casa, chiamo Beppe Grillo per commentare a mente fredda: lui mi racconta, ridendo come un pazzo, che gli ha telefonato il suo vecchio manager, «Cencio» Marangoni, per dirgli che a Villanova di Bagnacavallo c’è ancora la fila ai banchetti. E a Villanova di Bagnacavallo sono quattro gatti, perlopiù di una certa età, e chissà come han fatto a sapere che c’erano i banchetti visto che non l’ha detto nessuna tv e quasi nessun giornale. Ma se a Villanova di Bagnacavallo si firma ancora, forse questa non è antipolitica: questa è superpolitica.

È antipolitica difendere la dignità del Parlamento infangata dalla presenza di 24 pregiudicati e un’ottantina di indagati, imputati, condannati provvisori e prescritti? È antipolitica chiedere di restituire la sovranità al popolo con una legge elettorale qualsiasi, purchè a scegliere gli eletti siano gli elettori e non gli eletti medesimi? È antipolitica pretendere che la politica torni a essere un servizio che si presta per un limitato periodo di tempo (dieci anni al massimo), dopodichè si torna a lavorare o, se s’è mai fatta questa esperienza, si cerca un lavoro come tutti gli altri? È antipolitica chiedere rispetto per i magistrati e dire grazie a Clementina Forleo e ai giudici indipendenti come lei?

Chi era a Bologna in piazza Maggiore, o in collegamento nel resto d’Italia e all’estero, ha visto decine di migliaia di persone restare in piedi da mezzogiorno a mezzanotte. Ha sentito Grillo chiedere il superamento «di questi» partiti, i partiti delle tessere gonfiate, dei congressi fasulli, delle primarie dimezzate (vedi esclusione di Furio Colombo, Di Pietro e Pannella), della legge uguale per gli altri; smentire di volerne creare uno nuovo; e rammentare che gli «abusivi» da cacciare non sono ambulanti e lavavetri, ma politici e banchieri corrotti o collusi.

Un economista, Mauro Gallegati, spiegare i guasti del precariato in un mercato del lavoro senza mercato e senza lavoro. Un grande architetto come Majowiecki illustrare i crimini cementiferi che i suoi colleghi seminano per l’Italia e per l’Europa con la complicità di amministratori scriteriati, e le possibili alternative verso un modo «leggero» di pensare e costruire città e infrastrutture. Alessandro Bergonzoni spiegare la partecipazione democratica con una travolgente affabulazione («Chi è Stato? Io sono Stato»). Un esperto di energie alternative come Maurizio Pallante raccontare quel che si potrebbe fare nel settore ambientale ed energetico al posto di inceneritori, termovalorizzatori, centrali a carbone e treni ad alta velocità per le mozzarelle. I ragazzi di Locri lanciare l’ennesimo grido di dolore dalla Calabria della malavita e della malapolitica.

Il giudice Norberto Lenzi rischiare il procedimento disciplinare per avvertire che il berlusconismo è vivo e lotta insieme a noi, anche a sinistra. Sabina Guzzanti prendere per i fondelli la deriva fuffista e conformista dell’informazione. I genitori familiari di Federico Aldovrandi raccontare, in un silenzio misto a lacrime, la tragedia del figlio morto due anni fa durante un «controllo di polizia». Massimo Fini tenere una lezione sul tramonto della democrazia rappresentativa citando Kelsen, Mosca e Pareto. Il giornalista Ferruccio Sansa sintetizzare la sua inchiesta sul «tesoretto» da 100 miliardi di euro che lo Stato non ha mai riscosso dai concessionari, spesso malavitosi, dei videopoker e altri giochi, una mega-evasione fiscale scoperta dal pm Woodcock e dalla Guardia di Finanza, ma coperta da incredibili silenzi governativi.

Alla fine ho parlato anch’io: ho ricordato Lirio Abbate minacciato dalla mafia; ho cercato di spiegare che la tolleranza zero deve cominciare, come nella New York di Giuliani, dai mafiosi e dai corrotti, non dai lavavetri e dagli ambulanti; e ho difeso Cofferati, che avrà tanti difetti, ma non quello di partire dai poveracci, visto che prima ha preteso legalità dagli imprenditori sullo Statuto dei lavoratori. Ho fatto parecchi nomi e cognomi, come tutti gli altri sul palco di piazza Maggiore. Ora scopro che fare i nomi sarebbe «qualunquismo»: e parlare in generale per non dire niente, allora, che cos’è?

Ho trascorso l’intero pomeriggio sotto il palco e sul palco, e mai ho sentito parlare non dico «contro» Marco Biagi, ma «di» Marco Biagi. Il nome «Marco Biagi» non è mai strato citato per esteso. S’è parlato un paio di volte della legge 30 che abusivamente il governo Berlusconi intestò al professore assassinato, che non poteva più ribellarsi, mentre un ministro di quel governo lo chiamava «rompicoglioni». E ne ha parlato Grillo per chiedere di riformarla, insieme alla legge Treu, aggiungendo che però «il vero problema non sono neppure le leggi: è che in Italia non c’è lavoro».

Lo dico perché un amico, l’ex giudice ora assessore Libero Mancuso, che nessuno ha visto alla manifestazione, ha parlato di presunte «offese a Biagi». Posso assicurare che se qualcuno, dal palco, avesse davvero mancato di rispetto a Marco Biagi, su quel palco nessuno di noi, nemmeno Grillo, sarebbe rimasto un minuto di più."

Marco Travaglio
da L'Unità

venerdì, agosto 17, 2007

lunedì, agosto 06, 2007

Chi ne trarrà l'inculata maggiore?

Da antologia lo spot TELECOM riveduto e corretto in modo da farci comprendere qual'è il vero intento di questa ciclopica associazione a delinquere. Lo trovate qui:

lunedì, luglio 30, 2007

Sussurri

Passando in libreria in uno di questi afosi pomeriggi d'estate, ho fatto incetta di libri da leggere. Oltre all'ultimo Daniele Luttazzi, ho acquistato il romanzo di Terry pratchett e Neil Gaiman che avevo puntato da qualche mese. Devo finire Oliwood Party di Travaglio e anche Oro Rapace di Yu Miri. Più qualche altro. Sono tutti lì sulla mia scrivania. Ogni tanto passo, ne afferro uno e leggo una ventina di pagine. Di questo passo non recupererò mai il distacco. La pila si solleverà sempre di più... sempre di più... finché non morirò schiacciato da tutto quello che non leggo.
Tralasciando incubi improbabili, in libreria ho trovato anche Sussurri della Lama del Vampiro, un'avventura a eventi per Dungeons & Dragons, ambientazione: Eberron. Si tratta di un'avventura per personaggi di 4° livello, pare che sia la seconda di una serie di tre ma a me sembra giocabilissima anche da sola. Il fatto è che: 1.I miei personaggi sono a livelli molto più alti, livelli che renderebbero l'intera avventura ingiocabile (ad esempio, ci sono inseguimenti... come far gioacre un inseguimento a personaggi che usano di già porta dimensionale e teletrasporto?); 2.Non sto giocando a Eberron.
Ma credo che la sfrutterò comunque. Sembra giocabile in al massimo quattro sessioni, se sufficientemente lunghe, e forse riesco a proporla come avventura di presentazione della nuova ambientazione, alla quale nessuno dei miei amici ha ancora giocato. Ancora di più la sfrutterò dal punto di vista del concept, perché questa avventura è scritta in modo insolito, che ricorda molto le avventure di Vampiri e del Mondo di Tenebra in generale, cioè è divisa in "scene" e anziché descrivere un dungeon da esplorare stanza per stanza, descrive la situazione iniziale e gli obiettivi da raggiungere, lasciando poi al DM e ai giocatori il compito di sviluppare la vicenda. Avevo già scoperto questo modo di scrivere avventure, ma questa avventura in particolare mi suggerisce come esso è codificato in D&D. Suppongo quindi di poterlo prendere come "esempio" per le scene delle mie avventure che vorrò sviluppare e scrivere in questo modo.
Lo so, sono dettagli da giocatore di ruolo (anzi da sviluppatore di giochi di ruolo), ma mi andava di appuntarli sul mio blog, tanto per non perderli di vista.

mercoledì, luglio 11, 2007

Le notizie del G8 che nessun telegionale dà

GENOVA - Massacrata a calci e manganellate nell'inferno della scuola Diaz. Arrestata illegalmente con prove false. Trascinata via per i capelli, il volto ridotto ad una maschera di sangue. Ma Anna Nicola Doherty, cittadina inglese di 27 anni, quella notte maledetta entrando nella caserma di Bolzaneto dichiarava di "non temere per la propria incolumità fisica". Di non voler parlare con i propri familiari, con un legale, tantomeno con l'ambasciata britannica. E come lei tutti gli altri no-global stranieri, 66 delle 93 vittime del blitz poliziesco durante il G8.

Secondo i verbali ufficiali del ministero della Giustizia - redatti nel centro di prima detenzione - i ragazzi non avevano paura e non volevano parlare con nessuno. Sei anni più tardi la Procura di Genova è riuscita a dimostrare la falsità di quei documenti, e stamani chiederà che venga ascoltato in aula il perito che ha smascherato la bugia delle forze dell'ordine. I rapporti erano stati compilati in anticipo.

Per evitare rogne e differire quanto più possibile i contatti tra le persone fermati nella scuola e l'esterno, circostanza che getta ombre ancora più cupe sulla sciagurata irruzione del 21 luglio 2001. Se oggi il presidente del tribunale non dovesse accettare l'inserimento della nuova indagine nel processo per i soprusi e le violenze di Bolzaneto - 47 imputati tra funzionari di polizia, ufficiali dei carabinieri e della polizia penitenziaria, guardie carcerarie e medici - , i pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati apriranno l'ennesimo fascicolo per falso nei confronti delle persone allora responsabili della caserma.
Ancora un falso, ancora uno scandalo per coloro che durante il vertice internazionale dovevano garantire l'ordine pubblico. La perizia calligrafica dimostra che nel centro di prima detenzione furono preparati due modelli precompilati. In entrambi era scritto in anticipo che il detenuto sosteneva di "non" appartenere ad alcun clan criminale, ma soprattutto che "non" temeva per la propria incolumità personale o fisica e che "non" voleva che del proprio stato di detenzione venisse data comunicazione al consolato o all'ambasciata del suo paese.

La cosiddetta "dichiarazione di primo ingresso" recava l'intestazione Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, e in calce il timbro del magistrato Alfonso Sabella, allora capo del servizio ispettivo del Dap (la sua posizione è stata archiviata nel gennaio scorso). All'arrivo a Bolzaneto, ciascun detenuto si vedeva intestare il relativo verbale. E via, chiuso in cella, costretto a restare per ore con le mani alzate. Insultato, minacciato, ancora picchiato. Accecato con i gas lacrimogeni gettati tra le sbarre. Spogliato, deriso, con gli agenti che mimavano atti sessuali. Senza distinzione tra detenuti maschi o femmine.

Ad uno di loro, un poliziotto divaricò le dita di una mano fino a strappare letteralmente la pelle.
Ma ufficialmente, secondo i verbali, i fermati non avevano paura e preferivano non parlare con l'esterno. Il falso, certificato dal perito Laura Parodi, è oggettivamente distinguibile anche ad occhio nudo. In 49 casi è stato usato un modello pre-compilato, in 17 un altro. In questi che i pm ricordano essere atti redatti da pubblici ufficiali, ci sono poi alcuni strafalcioni grotteschi. In calce a quello di Anne Nicola Doherty c'è scritto che "il dichiarante si rifiuta di firmare".

La dichiarazione di Achim Nathrath, di Monaco di Baviera, non porta neppure la firma.
Quella di stamani è l'ultima udienza dei processi genovesi per i fatti del G8, prima della pausa estiva. Sabato è in programma l'interrogatorio dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro, indagato recentemente per aver istigato il questore Francesco Colucci a testimoniare il falso.

(Repubblica. it, 9 luglio 2007)

giovedì, luglio 05, 2007

Rivoluzione o crisi di nervi?

dal blog di Beppe Grillo:

- Il Csm, il consiglio superiore della magistratura, ha denunciato il Sismi per aver spiato le procure della Repubblica di Milano, Roma, Torino e Palermo, sorvegliando le iniziative di 47 magistrati italiani, con lo scopo di intimidirli e screditarli con azioni “anche traumatiche” e, inoltre, ha spiato 156 magistrati europei
- Tra i magistrati spiati alcuni erano impegnati in processi che vedevano coinvolti esponenti del centro destra
- Tra i magistrati spiati vi sono Bruti Liberati, Colombo, D’Ambrosio, Ingroia, Caselli, Bocassini, Davigo, Greco, Paciotti ...
- La denuncia è stata votata all’unanimità e nella sostanza avallata, dal presidente della Repubblica, nella sua veste di presidente del Csm
- Nella denuncia del Csm è riportato che il Sismi svolse un compito “estraneo alle sue attribuzioni e alle sue competenze” in quanto doveva “vigilare sull’integrità di uno Stato e non garantire la stabilità del governo contingente”
- Il Sismi, il servizio segreto militare italiano, dipende direttamente dal Ministro della Difesa al quale compete di stabilirne l'ordinamento, curarne l'attività sulla base delle direttive impartite dal Presidente del Consiglio
- Il Sismi ha esercitato questa attività illegale dal 2001 al 2006 durante il governo Berlusconi
- Titolare del Sismi era Nicolò Pollari, ministro della Difesa Antonio Martino e presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

delle due l’una:
- il Csm ha preso un colpo di sole
- Pollari, Martino e Berlusconi sono coinvolti nel più serio atto di eversione contro la democrazia in Italia.

martedì, luglio 03, 2007

Vaffanculo day, io ci sarò

Iscriviti al Vaffanculo Day ...e chi se lo perde.

lunedì, luglio 02, 2007

C'è di più di quel che vedi

Oggi ho visto Trasformers, un film che tenevo d'occhio da tempo. E da tempo non speravo in niente di più di un bel tripudio di effettacci speciali. Poi la regia è di quel fracassone di Michael Bay, e la cosa non mi faceva sperare in nulla di meglio.
Per fortuna qualche volta entrare al cinema con le aspettative più infelici è un bene. Il film è stato molto meglio di quello che speravo. Il che non significa che sia un capolavoro, né giustifica il voto assurdamente alto che ho trovato su imdb. E' semplicemente un bel filmaccio di effetti speciali. Ci si diverte e si trascorrono due ore iacevoli, sballottati da un'esplosione all'altra in mezzo a robottoni che si pestano. Il resto sono siparietti pseudo-comici che vogliono farci simpatizzare con la situazione del protagonista, il solito sfigato sedicenne medio-borghese alla ricerca di una ragazza. La bonazza di turno c'è, e naturalmente finisce per diventare la sua compagna di avventura. Però se non si è sedicenni sfigatelli medio-borghesi americani (ma soprattutto se non si è più sedicenni) le disavventure del protagonista lasciano piuttosto indifferenti e il primo tempo del film risulta molto banale. Poi inizia il secondo tempo, i robot iniziano a lanciarsi l'un l'altro contro i grattacieli ed è una festa per gli occhi.

sabato, maggio 26, 2007

mercoledì, maggio 23, 2007

Volantinare per informare

Visto che giornali e TG parlano di cazzate anziché riportare le vere notizie, l'ultima difesa dei cittadini è il passaparola. Sapete, neanche dieci giorni fa il senatore Dell'Utri è stato condannato per estorsione aggravata, assieme ad un suo compare boss della mafia trapanese. Questa condanna si aggiunge a quelle di frode, false fatture e concorso esterno in associazione mafiosa che il nostro parlamentare, uno dei leader di Forza Italia, ha già collezionato. Ma lui resta tranquillo a legiferare senza che l'Italia sappia nulla (e peggio, senza che l'Italia faccia nulla). Per aiutarci ad informare i cittadini, Piero Ricca ha creato un agevole volantino, da stampare e lasciare in blocco presso uffici postali, luoghi pubblici, bar e altri posti di ritrovo. Per far sapere quello che i TG non dicono. E chiediamoci perché.

venerdì, maggio 18, 2007

Buon proseguimento

Lunedì scorso ho ufficialmente chiuso Planarstalkers, la mia campagna di Empyrea che proseguiva da circa sei mesi. La campagna non era terminata ufficialmente, è stata interrotta. Dietro questa interruzione ci sono due motivi. Proverò ad elencarli.

1. Motivi di gioco. La campagna aveva una trama, un filo conduttore. I personaggi erano liberi di deviare da questo filo, condurre avventure secondarie, poi ritornare alla trama principale. Le cose però non stavano andando in questo modo. I giocatori erano tutti alle prime esperienze di D&D, inizialmente i loro personaggi passavano più tempo a discutere il da farsi che a fare qualcosa. Oltrettutto ogni giocatore giocava il suo personaggio e nessuno aveva uno spirito di gruppo. Ognuno di loro pensava ai suoi obiettivi, al modo di pensare del suo alter-ego, alle dinamiche personali che lo riguardavano. Giocavano da soli, ma tutti insieme. Bilancio iniziale: una carneficina. Qualsiasi minaccia era affrontata con disorganizzazione ed individualismo, quindi si moriva spesso ed ogni giocatore finiva per rifarsi il personaggio ogni due o tre sessioni. Col tempo la cosa è migliorata (giocando, certe dinamiche si comprendono e si migliora). Però il gruppo restava incostante, inconcludente, inaffidabile. Sempre alla ricerca di nove missioni, ne accettavano di continuo senza riuscire a portarne a termine nessuna. La loro fama di gruppo non cresceva, cresceva solo il loro livello. Inoltre, i personaggi avrebbero dovuto essere tutti avventurieri esperti (sesto livello), ma poiché i giocatori non lo erano, il risultato era incoerente. Ad esempio in una delle ultime sessioni nessuno ha minimamente pensato di occultare l'aasimar del gruppo in una città di necromanti malvagi. Errori che un avventuriero di 8° livello non fa.
Avrei dovuto cominciare da livelli più bassi (dal terzo magari) e proporre un'ambientazione più classica e meno spaziante, in modo da ridurre le possibilità di avventura e far concentrare le loro mosse in pochi luoghi e in poche missioni. Ma dopo sei mesi è tardi, e l'avventura era completamente degenerata: la trama principale era stata completamente persa di vista, le missioni secondarie disattese, il gruppo sull'orlo dell'estinzione a causa di una serie ripetuta di scelte forse coraggiose, forse avventate. Cosa fare? Sono sicuro che è nell'interesse del DM fare in modo che i suoi giocatori si divertano... ma avrei dovuto per l'ennesima volta escogitare qualcosa per tirarli fuori da una situazione disperata. Secondo coerenza, sarebbero tutti morti. Avevo già pensato ad inventarmi un "protettore" nell'ombra che impedisce che vengano massacrati ad ogni passo falso, però i passi falsi erano un po' troppi e questo protettore rischiava di essere dover essere troppo potente. Così ho deciso per discuterne con loro.

2. Motivi di tempo. Uno dei giocatori con cui gioco a D&D da tempo, Amaniele, ha recentemente sorpreso il gruppo esprimendo la volontà di arbitrare lui una campagna. Sarà ambientata in Forgotten Realms e io non voglio perdermi l'occasione di giocare, una volta tanto, come giocatore. Ho già creato il personaggio (un tiefling-mago di dome Terzal). Se la campagna di Amaniele avrà scadenze regolari, io dovrò trovare spazio per D&D più di due pomeriggi a settimana. Una cosa impossibile. Dovendo rinunciare ad una delle campagne in corso ho scelto di interrompere quella di Empyrea, perché cominciata da meno tempo e soprattutto prossima ad uno stallo narrativo. Forse è stata una interruzione prematura. In fondo non so se Amaniele vorrà farci giocare settimanalmente (o se potremo noi giocatori, ognuno con una sua vita, giocare regolarmente una volta a settimana). Se non sarà un impegno settimanale posso comunque riunire di nuovo un gruppo di giocatori e giocare quando non si gioca con lui. Di recente ho letto finalmente SHARN, il manuale di Eberron che descrive la città delle torri, e devo dire che è qualcosa di veramente nuovo nel panorama del gioco di ruolo fantasy, a metà tra guerre stellari e un'ambientazione classica di D&D. Mi piacerebbe poter arbitrare quella ambientazione. Ma per ora adotterò la politica della riduzione degli impegni (più in sintonia anche con la mia vita lavorativa, che sembra arrivata ad un punto di svolta).

Come ho già detto nel forum ufficiale di Planarstalkers, spero davvero che qualcuno di loro si assuma la responsabilità di arbitrare e che il gruppo non smetta di giocare di ruolo solo perché il DM se n'è andato. Una passione è sempre una passione, se una cosa ci piace andrebbe coltivata.
Buon proseguimento!

mercoledì, maggio 16, 2007

Effetto taxi

EFFETTO-TAXI

di LUIGI CASTALDI

Tempo fa – non molto tempo fa, ricorderete – i tassisti protestarono contro un decreto del governo che in qualche misura avrebbe liberalizzato il comparto, togliendo loro di fatto alcuni privilegi ed esclusive. Mai visti tanti taxi in strada come quella volta: per chi è solito lamentarsi di non riuscire mai a trovarne uno quando ne ha bisogno, fu un vero schiaffo morale. Al Family Day sembrerebbe non essere accaduto altrimenti: in Piazza San Giovanni c’erano un sacco di quelle famiglie che, quando un istituto demoscopico le cerca, non le trova.
Per esempio, la media nazionale è di 1,3 figli a coppia, ma in Piazza San Giovanni – stando alle interviste mandate in onda da tutte le tv – la media era di 3 (il minimo, secondo il cardinal Trujillo, per poter dire cristiana una famiglia), con punte di 6 e 7 figli a coppia, e il Tg2 ha vinto la caccia alla mamma più prolifica beccandone una che ne ha sgravati 11, famiglia cristianissima. Una volta, famiglie così erano la regola, ed erano il midollo della nazione, sicché al decimo figlio il Duce ti chiamava a Roma e ti premiava di persona. Ora, invece, la nazione è smidollata, anche se gli istituti demografici usano altri termini: calo dei matrimoni, in special modo di quelli religiosi; sensibile incremento delle separazioni e dei divorzi; aumento progressivo delle coppie di fatto e dei figli nati fuori dal matrimonio; bassa natalità. Insomma, le cosiddette famiglie tradizionali sembravano essere tutte in Piazza San Giovanni, il 12 maggio, a tutelare privilegi ed esclusive: effetto-taxi, sembravano il Paese.
Un milione e mezzo di persone, ha detto il sindacalista che ha organizzato la manifestazione, parola di sindacalista; duecentocinquantamila, ha detto la Questura, parola di Questura. In ogni caso, s’è trattato di uno sforzo immane e di una spesa enorme – per dire solo una, 3.000 pullman che hanno imbarcato a gratis, perché a un padre di famiglia numerosa non si poteva mica chiedere di pagare di tasca sua la gita a Roma – pagava la parrocchia. E infatti in Piazza San Giovanni c’è stato effetto-taxi pure per i preti: tanti, tantissimi, mentre da decenni se ne lamenta una gran penuria. D’altronde, era necessario: la transumanza del gregge cattolico implica da sempre un gran daffare per i pastori.

Qui, sperando che il lettore non accusi vertigine, cambierei registro. La Chiesa cattolica italiana ha voluto mostrare i muscoli alla politica italiana, ce ne fosse stato ancora bisogno: una “protesta di popolo”, una Vandea de noantri, contro un decreto legge – quello sui Dico – che comunque mai avrebbe avuto speranza di passare al Senato. Concentrandolo e amplificandolo grazie al mezzo mediatico – l’effetto-taxi che ci mostra ogni domenica il pienone in Piazza San Pietro mentre le chiese continuano ad esser vuote da decenni – è stato esibito un modello di famiglia che si vorrebbe far intendere sia d’una maggioranza silenziosa, che invece è sempre più di una minoranza, e sempre più rumorosa. Rumorosa fino al punto da esibire, tra i propri campioni, qualcuno col cartello “Dio, Patria e Famiglia”, il poco che il fascismo seppe spremere dal Concordato. Cinica quanto basta per usare i propri figli, “adoperarli – come ha ben scritto Vittorio Zucconi su la Repubblica – come teneri randelli da pestare in testa a coloro che non ne hanno, che non ne vogliono, che non ne hanno potuti avere, che li hanno perduti o che li hanno avuti in maniera «non naturale»”.
E la politica italiana? Intimorito dai muscoli, il centro-destra (fatta eccezione per Biondi, Della Vedova e Cicchitto); intimorito, ma mantenendo un minimo di aplomb, il centro-sinistra (fatta eccezione per Udeur e parte post-democristiana del Pd, intimorite quanto il centro-destra). Questa è la politica italiana dopo il Family Day, e non c’era bisogno di una conferma.

domenica, maggio 13, 2007

Belle manifestazioni

Una bella carrellata di foto dalla doppia manifestazione di sabato. In questa prima foto, dal Family-day, si vede benissimo che la manifestazione è solo e unicamente a favore della famiglia. Come no. Infatti questa allegra comitiva inneggia contro gli omossessuali esponendo un passo della Bibbia che non vorrebbe dire nulla (perché, gli omossessuali non sono uomini e donne?) se non fosse per il contesto dove si trovano.

A piazza Navona invece prendono simpaticamente in giro la modernità dei messaggi del Papa, il quale si preoccupa più spesso della verginità dei giovani che dei morti ammazzati in guerra.

I radicali non si smentiscono mai. A piazza Navona c'è la raccolta firme per abolire il concordato. Sarebbe il caso di fare proposte un po' meno provocatorie e più realistiche, come ad esempio spendere in maniera più intelligente la fetta dell'8permille che va allo stato (quasi completamente spesa in guerre), o chiedere alla Chiesa come mai di tutti soldi che l'8permille le garantisce ogni anno solo il 32% va al sostegno dei preti.

Ma torniamo la Family-day, l'amichevole manifestazione a favore della famiglia! E nient'altro! E infatti qui vediamo altri simpatici manifestanti che con sorrisi allegroni espongono un bel cartello contro il disegno di legge per garantire i diritti civili dei conviventi. Salviamo la famiglia, prendendocela coi conviventi!!! Quanto spirito cristiano, quanta apertura, quanta sana intolleranza!

Sempre a piazza San Giovanni si protesta contro Prodi che non vuole sganciare soldi per i neonati. Perché oggi per salvare la famiglia la politica più efficace è PAGARE i genitori per ogni figlio che fanno. Nella piena comprensione di cosa significa amore e tutela del nucleo famigliare. Non si chiede un posto stabile per i papà, una pensione serena per il futuro, una scuola decente per i propri figli... no, si chiede un bell'assegnone per ogni bimbo sfornato.

Nel frattempo alla festa dell'urgoglio laico sfilano personaggi grotteschi, come ad esempio De Michelis, politico discotecaro con il vizio degli hotel e delle accompagnatrici (pagate, ai tempi di Craxi, con i nostri soldi) che dopo una bella condanna per bustarelle varie si è riciclato a destra. Un socialista a destra. Certo al Family-day sfilavano amici della mafia, indagati e leccapiedi. Non si voleva evidentemente essere da meno.

Poi, siccome il Family-day è solo a favore della famiglia, ecco un bel cartellone contro quegli stronzi dei divorziati. Con spirito cattolico la frase che condanna chi si separa dal coniuge si unisce festosa al resto delle scritte colme di tolleranza e amore che stavano sfilando a piazza San Giovanni.

Come questo ad esempio. Ah, la famiglia. Promuoviamola impedendo che altri abbiano quel minimo di diritti civili che in tutto il resto d'Europa sono già garantiti. Facciamoci vedere per quello che siamo... veri cattolici amanti della famiglia. E contro i froci, naturalmente.

Qualcuno alla manifestazione per l'anniversario del referendum per la legge sul divorzio si fa delle domande. E anzi le espone su un cartello. Io ho saputo che c'era uno sconto sulle tariffe dei mezzi pubblici per chi andava al Family-day. Poteva usufruirne anche chi andava a piazza Navona? E soprattutto... chi ha pagato per queste agevolazioni? Ma ci sono anche domande più gustoze, più stuzzicanti da fare... quelle domande che nessuno farà mai ad un politico. Per esempio, mentre Belusconi spiegava ai giornali che un cattolico non può essere di sinistra, perché la sinistra è contro i valori cattolici... beh, nessuno gli ha chiesto cosa ne pensava di un divorziato che va al Family-day?

martedì, maggio 08, 2007

TIM delle meraviglie

Il due Maggio ho effettuato una ricarica del telefonino presso un distributore automatico. Una ricarica di 10 euro. Solitamente, un messaggino ti avverte che la ricarica è stata effettuata nel giro di pochi minuti.
Il messaggino non è mai arrivato. La ricarica nemmeno.
Oggi, dopo quasi una settimana, telefono al centro servizi TIM. Per fortuna ho conservato la ricevuta rilasciata dal distributore automatico, e ho chiamato il 119.
La signorina mi dice che per segnalare la vicenda e ricevere la ricarica, devo:

1. Andare in un centro TIM
2. Fare una fotocopia della carta di identità e della ricevuta
3. Faxare il tutto alla TIM assieme al mio numero di telefono e spiegare l'avvenuto.

Il tutto per ricevere una ricarica di 10 euro che ho già pagato e che non mi è stata addebitata.
Ho pensato che un cittadino medio, non vedendosi arrivare la ricarica, potrebbe pensare di averl già spesa, o di essersi sbagliato. O aver gettato o perso la ricevuta. O se se ne accorge, potrebbe pensare che per 10 euro non vale la pena di perdere tutto 'sto tempo. Insomma la maggior parte delle volte sono sicuro che la TIM si incula 10 euro ogni volta che (per un errore?) la ricarica non viene effettuata.
Mi fa pensare anche che se avessi ricaricato 50 o 100 euro, il tempo perso sarebbe stato mno oneroso. Quindi chi ricarica ogni volta 50 o 100 euro (verosimilmente, i più benestanti) è più probabile che decida di fotocopiare e faxare la richiesta alla TIM, mentre chi ricarica 5 o 10 euro (verosimilmente gli studenti, i ragazzi o gli spiantati come me) il più delle volte deciderà di lasciar stare. Quindi il sistema degli errori finisce per rubare i soldi a chi ricarica poco, cioè a chi ha pochi soldi da spendere.

Domanda: non sarebbe più facile che al centralino del 119 ci fosse qualcuno in grado di controllare, computer davanti, se la ricarica è stata effettuata o meno e poi possa provvedere a inviare un sollecito a chi di dovere? E' chiedere troppo? E' fantascienza?

domenica, maggio 06, 2007

Protesta

Un modo originale per protestare contro il FAMILY-DAY è rispondere, quando vi porgono il volantino pubblicitario: "No grazie, sono gay".
Oggi durante una processione c'erano vecchiette armate di volantini che spiegavano che si trattava di una cosa a favore della famiglia. Si certo. Rispondete che siete gay e vedrete che faccia faranno. Lo sanno benissimo che non si tratta di una manifestazione a favore della famiglia, ma contro i sacrosanti diritti delle persone omosessuali.

Per essere a favore della famiglia, non si partecipa alle proteste in piazza: si educano le persone, si attuano politiche decenti, ci si adopera per i valori che la famiglia rapresenta. Questo evento invece è contro dei diritti basilari che già tutti i paesi d'Europa concedono ai cittadini, tranne il nostro. Per paura, per omofobia, per ristrettezza mentale. Se avete voglia di farvi usare per scopi politici, andate pure a manifestare.

sabato, maggio 05, 2007

Dieci film di fantascienza

Secondo una recente e famosa rivista di fantascienza, questa sarebbe la classifica dei dieci migliori film di fantascienza in base all'opinione dei lettori:

1° Serenity
2° Guerre Stellari
3° Blade Runner
4° Il Pianeta delle Scimmie
5° Matrix
6° Alien
7° Il Pianeta Proibito
8° 2001 Odissea nello Spazio
9° Terminator
10° Ritorno al Futuro


Capisco appieno il perché di posizioni così strambe (Serenity al primo posto? Odissea nello spazio ottavo?): si tratta di lettori di fantascienza non più giovani. O meglio, relativamente giovani. Trentenni, come me. Affezionati comunque ad una fantascienza che al cinema non c'è più e non si trova più, quella del viaggio stellare, delle atmosfere esotiche, del duello con armi laser, della paura dell'alieno, del fascino dell'ignoto. Oramai sembra che certe atmosfere, certe emozioni, siano adatte solo ai telefilm. Firefly (la serie di Serenity) ne è una prova, come pure Star trek, che al cinema fatica a riempire le sale e non sembra competitivo. La metamorfosi di Guerre Stellari, da rocambolesco film di avventura fantasy in salsa tecnologica a roboante e vuoto colossal di luci e suoni iperpompati, ne è la metafora. Sembra che la fantascienza sia blockbuster, che queste due entità si siano fuse insieme in un genere di successo molto attuale e molto apprezzato (almeno in termini di biglietti staccati), e che sia impossibile trovare la fantascienza come piaceva ad Asimov, a Lem, a Dick... Fantascienza pura, che però non vende, perché è soprattutto atmosfera e si presta malamente a divenire un giocattolone pieno di effetti speciali.

Così Serenity, film figlio di una fantascienza nostalgica (e nel contempo innovativa) balza al primo posto. Ultima memoria di un modo di fare film che privilegiava il contenuto al contenitore, anche quando il contenuto era solo una sana manciata di azione. Guerre stellari erà così, ed infatti guadagna la seconda posizione. Il primo Guerre Stellari era genuina, rocambolesca, appassionata fantascienza, un film d'azione ambientato tra le stelle... una guerra, stellare. Blade Runner reincarna in se il modo di fare fantascienza che più mi piace: quello di vole dire le cose senza parlare direttamente dell'argomento. Trasmettere emozioni, sensazioni, voler far riflettere con una storia che sembra distante ed invece è vicinissima... è il Philiph K. Dick che viene compreso e non stravolto, tradotto senza snaturarlo. Il Pianeta della scimmie è un capolavoro della fanstascienza epica, tanto epico quanto poco fantascientifico... eppure colossale. Per ricordarsi della vera fantascienza, occorre rivederlo. Ci si renderà conto che si può fare fantascienza senza scollegare il cervello, senza scendere a compromessi con il cervello puerile del più scemo degli spettatori, del quale tuttavia l'industria del cinema continua a preoccuparsi (visto che anche lui, come noi, paga il biglietto). Matrix è un effetto speciale reinventato, e quando l'effetto speciale non serve a giustificare il budget del film ma è invece al servizio del film, chi si intende di fantascienza se ne accorge. E poi l'estetica conta, un'immagine al rallentatore di pallottole che fendono l'aria è tanto emozionante quando l'inquadratura di una galassia dalla finestra di un'astronave. Basta capirlo, e saperla inserire nel contesto.

Il resto della classifica non lo commento. Io non sono d'accordo con questa classifica, ho tentato solo di capirla. Forse son d'accordo che i film che contano sono proprio quelli, ma li ridistribuirei diversamente. Tuttavia, quella classifica ci vuole dire qualcosa. A me ha detto tutto questo.

venerdì, maggio 04, 2007

Il nuovo Guerre Stellari... ce lo facciamo da soli!!!

http://www.darkresurrection.com/

Alla faccia di George Lucas (che poi come regista fa pena, diciamocelo!). Ecco 60 minuti di film di Guerre Stellari realizzati completamente in Italia con effetti speciali incredibili (per un film amatoriale). Il film sarà scaricabile a brevissimo, è stato presentato ieri per la prima volta, ed in modo assolutamente gratuito.
Trailer e materiale promozionale sono da infarto.

giovedì, maggio 03, 2007

DVD

Ho comprato i dvd de Il Labririnto del Fauno, Little Miss Sunshine, I Figli degli Uomini e A Scanner Darkly. Domani due dvd di Daitarn 3 (il più bel cartone animato giapponese mai creato). Più due romanzi di Philiph K. Dick (venticinquesimo anniversario, Fanucci li ripubblica). E ho finito i soldi. Ma sono contento lo stesso!!!

mercoledì, maggio 02, 2007

«NOI, CATTOLICI, TIFIAMO DICO»

Il Manifesto / Politica e Società

Un viaggio tra i credenti della città di Bagnasco

Un caposcout, un'attivista delle Acli, un sindacalista in pensione divorziato, una donna che insegna ai ragazzi, una lesbica. Accomunati dalla fede cattolica. E dal no al Family day

di Alessandra Fava

Genova - Che cosa hanno in comune un capo scout, un'attivista delle Acli, un sindacalista in pensione divorziato ma credente, una credente che si occupa di formazione degli adolescenti e una cattolica omosessuale? Dicono tutti peste e corna del Family day, della propaganda contro i Dico e degli attacchi a conviventi e omosessuali. La cosa strana è che li abbiamo pescati a caso nella città del presidente della Cei, l'arcivescovo Angelo Bagnasco: Genova. E in più alcuni di loro appartengono proprio alle associazioni che promuovono la giornata a favore della famiglia.

«Non condivido il Family day e non ci vado - dice con fermezza Chiara T., 46 anni, impegnata nelle Acli, che in un documento nazionale hanno ribadito la necessità di un «sostegno concreto» alle famiglie invece di tante parole - Ritengo che il Family day possa essere interpretato come una manifestazione contro il governo o contro i Dico. Soprattutto si rischia di travisare l'appoggio alla famiglia. Perché famiglie ce ne sono tante. Ho un'amica che vive con una donna e non può andare a trovarla in ospedale, mi sembra che questo sia penalizzante. Forse non posso chiamarla famiglia, magari organizzazione di gruppo? Però le tutele civili vanno date. Dopo di che la religione cattolica faccia il suo mestiere senza dare diktat ai politici e tirare le orecchie ai non credenti. Insomma, se dovessi riassumere dico (e si mette a ridere, ndr) sì alla famiglia e no alla negazione dell'accoglienza, quindi dico sì ai Dico».

Marina M. è un'altra credente praticante. In parrocchia sin da piccola, poi attiva nei gruppi, ora fa volontariato nella comunità cattolica del quartiere dove vive. 46 anni, sposata felicemente con un figlio, si occupa di progetti di formazione per gli adolescenti. «La fede è un impegno civile e quotidiano», ti dice per prima cosa. Perciò «il fatto che la struttura ecclesiastica imponga delle scelte come se chi crede non fosse in grado di decidere autonomamente, dà addosso. Si cerca di essere coerenti, ma poi la vita ti porta su strade che magari non avevi immaginato. Se uno viene lasciato dalla moglie e poi a fatica ritrova una donna, allora diventa una colpa? Finisce che per difendere un valore limito la libertà dell'altro. A volte preferisco definirmi più cristiana che cattolica», butta lì quasi per caso, ma si capisce che è qualcosa a cui pensa da tempo. Sui Dico è positiva: «Ben venga la regolarizzazione di queste situazioni, i Dico sono sacrosanti. Poi ognuno è libero di scegliere». Sul Family day non sarà della partita neppure lei: «Io non ci vado. Se fosse una manifestazione a sostegno della famiglia, sulla difficoltà e i disagi che viviamo tutti i giorni, sui valori da dare ai figli e soprattutto si pensasse ad aiuti concreti che vadano incontro ai tempi delle donne, allora avrebbe un senso. Ma se è un sit-in contro chi convive che senso ha? La famiglia è il nucleo centrale della società, siamo d'accordo. Ma tutto dipende dai valori di chi la forma. Vogliamo accettare solo quella col bollino blu?». Quel che colpisce nel «non giudicare» di Marina come di altri, è che anche lei fa un caso pratico: «Ho un'amica che ha convissuto per vent'anni con un uomo e quando lui è morto non ha potuto dire una parola sul luogo della sua sepoltura».

«La scelta di andare o meno al Family day viene lasciata a ogni singolo gruppo come si fa per la marcia della pace Perugia-Assisi» : Giovanni P., 28 anni, caposcout alle prese con adolescenti, preferisce glissare, ma dai discorsi che fa capisci che non ci andrà neppure lui. «Si parla tanto di famiglia ma ci si interroga poco su che cosa la famiglia dovrebbe offrire ai figli. La famiglia io la vorrei accogliente, aperta, progettuale. Mi sembra più importante che due creino una famiglia con dei valori piuttosto che siano sposati. Vogliamo una comunità in cui i figli crescano e possano fare delle scelte oppure mettiamo un timbro o andiamo in chiesa a fare una pagliacciata? Confetti, vestito e ciao. Invece ci si concentra sui cavilli, e sul Family day e i Dico si alzano troppo i toni. Ma se la famiglia sfasciata esiste, non è facendo i Dico che viene meno la famiglia. Perché famiglia è più una scelta che lo sposarsi». Giovanni non si definirebbe «cattolico del dissenso», però racconta il disagio di tanti credenti davanti alle prese di posizione della Chiesa contro i gay: «Due omosessuali hanno già tanti problemi, magari trovano anche preti che li stanno a sentire, ma l'atteggiamento generale è puntare il dito. Forse Gesù Cristo avrebbe fatto qualcos'altro» .

Angelo Sottanis, ex sindacalista Cgil, ha fatto una scelta, che lui chiama «piccola ritorsione». Lui e i suoi genitori dallo scorso anno hanno scelto di versare l'8 per mille alla Chiesa valdese. 57 anni, due figlie, una moglie da cui è separato da 12 anni e una donna con cui vive, Angelo dice: «Sono un credente, anche se al momento riesco ad ascoltare solo un paio di preti». «Quando ho conosciuto quella che poi è diventata mia moglie mi sono sposato in comune - continua con foga - poi man mano le figlie battezzate andavano a catechismo, anche noi abbiamo iniziato a frequentare la parrocchia e siamo diventati credenti. Alla fine ci siamo sposati in chiesa con le mie due bambine accanto. Poi ci siamo separati. Ora mi trovo in una situazione strana: sui Dico sono incazzatissimo e mi chiedo come mai la chiesa si ponga così. Voglio i diritti per tutti, non mi sento di dire che l'omosessualità è una malattia. Quanto alla famiglia, come sappiamo se hai tempo e soldi la Sacra rota annulla qualunque matrimonio. Basta raccontare due palle. Allora è tutta un'ipocrisia! Da credente penso che la fede vada al di là delle gerarchie e detesto le convenzioni».

«Passo da una chiesa ogni tanto quando non ci sono le messe e prego»: come tanti omosessuali credenti anche Paola N., 38 anni, separata con tre figli, si sente esclusa. Laureata in filosofia con un baccellierato in teologia, Paola da quattro anni ha una relazione affettiva con una compagna con cui gestisce una scuola materna. «Al Family day non ci andrei perché non mi piacciono i movimenti di massa, si è trovato un modo per strumentalizzare la gente. Quanto penso alla famiglia, mi immagino una famiglia larga, in cui ci possa essere una condivisione fra generazioni. Sogno la mia famiglia, le mie sorelle, quelle della mia compagna, mia madre, tutti insieme, con apertura mentale. Ma la società non ce lo permette».

Sui Dico che tanti omosessuali bollano con un no come facsimile dei Pacs o peggio, Paola dice: «Non sto a discutere sulle proposte di legge. Però due persone eterosessuali hanno la possibilità di stabilire un patto che preveda anche una separazione, mentre agli omosessuali questo viene negato. Adotti un figlio, hai una casa in affitto, hai un'eredità, oppure due donne hanno avuto un figlio con la fecondazione artificiale, vanno studiati i modi per normare tutto questo. E se dai una forma giuridica a un'unione, la devi dare anche a una possibile separazione futura».

Viene in mentre un omosessuale dichiarato ventenne che recentemente a una manifestazione per la laicità in piazza De Ferrari girava con un cartello «Scortatemi, mi sento minacciato da Bagnasco». Paola non andrebbe mai in giro con un cartello, eppure «di pregiudizi ne viviamo impregnati, tirati fuori con più o meno prudenza, una prudenza prevalentemente nascosta».

Di Bagnasco o Ruini non fa neppure i nomi: «Ho sempre creduto di più nella forza delle piccole comunità come Taizè più che nelle istituzioni - dice - Certo c'è un tradimento di base. Gesù aveva detto si abbatte il tempio e invece da Costantino in avanti si è consolidata una struttura politica e di potere. Eppure son convinta che la Chiesa non sia quella che si legge sui giornali o quella delle grandi adunate a piazza San Pietro o con i microfoni in occasione della messa per l'arrivo del nuovo vescovo. La verità è che i vertici della Chiesa hanno un'estrema paura e perciò diventano intransigenti. La Chiesa è stata culla delle peggiori perversioni e oggi si maschera per paura. Sai che cosa sogno? Una messa in silenzio».

venerdì, aprile 27, 2007

Oggi, doppio post... per festeggiare!!!

Berlusconi è commosso!!! Dopo che in primo grado i suoi reati di corruzione erano stati prescritti grazie alle attenuanti concesse dai giudici (ma non erano comunisti???), adesso è stato addirittura assolto in secondo grado. Perché "il fatto non sussiste"! E sapete perché non sussiste? Perché grazie alla riforma varata dal governo Berlusconi, la formula "per insufficienza di prove" è scomparsa e diventa "il fatto non sussiste"!!! Magiaaaaa!!!
Così, se freghi 100 milioni di euro al fisco e qualcuno se ne accorge, ma non può provarlo, il fatto non sussiste!!! Se corrompi un giudice e qualcuno lo fa notare ad un giudice, ma non c'è lo scontrino, il fatto non sussiste!!! Se ti accordi con la mafia ma nessuno ha una polaroid mentre ti baci con il boss mafioso, il fatto non sussiste!!!
Non è meraviglioso? In linea di principio è anche giusto che senza prove non si possa essere condannati, ma è indecente che questo avvenga dopo che per 12 anni l'imputato ha varato leggi per invalidare le suddette prove, per ritardarne l'arrivo, per cancellarle, per far cadere in prescrizione i fatti. E che succede quando la sentenza viene resa pubblica? Berlusconi è commosso, la destra e la sinistra insieme sono indecise se congratularsi per l'assoluzione o scusarsi per aver dubitato che il nostro ex-premier fosse un criminale... solo Di Pietro (sarà che era un giudice?) tenta di spiegare come stanno le cose, ma nessuno lo caga!!!
Ecco di seguito le dichiarazioni di lacché, sinistroidi insulsi e ignoranti, servi della gleba e infine la dichiarazione di Di Pietro.

PRODI - «Non ho mai commentato nessuna sentenza, ho sempre creduto nella giustizia», è stato l'unico commento alla sentenza del presidente del Consiglio, Romano Prodi, a margine del congresso dei Comunisti italiani a Rimini.
FINI - «Esprimo piena soddisfazione per una verità finalmente accertata anche in sede processuale». È il commento del presidente di An Gianfranco Fini.
VILLETTI - «Quando, accertati i fatti, si arriva a una sentenza di assoluzione si prova sempre un sentimento di sollievo. Bisogna però osservare che la lunghezza dei processi costituisce una palese ingiustizia», è l'opinione del capogruppo della Rosa nel Pugno, Roberto Villetti.
BONDI - «Il sistema giudiziario italiano si dimostra capace di correggere e di annullare preconcetti e teoremi non suffragati dai fatti», ha detto Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia.

PECORARO SCANIO- «La magistratura funziona e quindi Berlusconi dovrebbe smetterla di attaccare i magistrati visto che ad assolverlo sono stati i giudici», ha affermato il leader dei Verdi e ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.
ROTONDI - «La verità è rivoluzionaria, ma qualche volta fa ritardo», secondo il segretario della Democrazia Cristiana per le autonomie, Gianfranco Rotondi.

SALVI - «La sentenza conferma che la magistratura non è compromessa con la politica; diversamente l'assoluzione non ci sarebbe stata», ha dichiarato il presidente delal commissione Giustizia del Senato Cesare Salvi (Ds).

CICCHITTO - «L'assoluzione di Berlusconi smonta definitivamente un teorema frutto di una persecuzione giudiziaria senza precedenti, messo in piedi da una parte della magistratura milanese con il contributo non indifferente di alcuni noti mezzi d'informazione», ha accusato Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore di Forza Italia.

DI PIETRO - «L'assoluzione di Berlusconi nel processo Sme per non aver commesso il fatto non significa che quel fatto non sia stato commesso, anzi» ha detto Antonio Di Pietro. «Al riguardo - ha aggiunto il ministro delle Infrastrutture - è infatti bene ricordare che in quel processo risulta condannato, seppur in maniera non definitiva, l'onorevole Cesare Previti».

Pena di morte no grazie

STRASBURGO - Il Parlamento europeo ha approvato una nuova risoluzione a sostegno della moratoria universale nei confronti della pena capitale. Una risoluzione analoga aveva ottenuto l'approvazione da parte dell'assemblea di Strasburgo nel febbraio scorso.
Il testo ha avuto il consenso da tutti i gruppi, adeccezione di quelli dell'estrema destra e degli euroscettici. Nel documento l'assemblea incoraggia l'Unione europea gli Stati membri a presentare immediatamente, con altre nazioni, una risoluzione per una moratoria universale della pena capitale nel quadro dell'attuale assemblea generale delle Nazioni Unite».
(da Corriere.it)

Sarà la volta buona?
Riusciremo, almeno noi stati dell'Europa, a mettere nero su bianco che la pena di morte è una gran cazzata? Riusciremo a dare un messaggio forte a quei paesi cazzoni che si ergono a baluardo della civiltà e poi mandano a morte le persone?

domenica, aprile 22, 2007

...e continuano a votarsi leggi per LORO

Cari lettori, quando il Parlamento approva una legge all’unanimità, di solito bisogna preoccuparsi. Indulto docet. Questa volta è anche peggio. L’altroieri, in poche ore, con i voti della destra, del centro e della sinistra (447 sì e 7 astenuti, tra cui Giulietti, Carra, De Zulueta, Zaccaria e Caldarola), la Camera ha dato il via libera alla legge Mastella che di fatto cancella la cronaca giudiziaria.

Nessuno si lasci ingannare dall’uso furbetto delle parole: non è una legge “in difesa della privacy” (che esiste da 15 anni) nè contro “la gogna delle intercettazioni”. Questa è una legge che, se passerà pure al Senato, impedirà ai giornalisti di raccontare - e ai cittadini di conoscere - le indagini della magistratura e in certi casi persino i processi di primo e secondo grado. Non è una legge contro i giornalisti. È una legge contro i cittadini ansiosi di essere informati sugli scandali del potere, ma anche sul vicino di casa sospettato di pedofilia. Vediamo perché.

Oggi gli atti d’indagine sono coperti dal segreto investigativo finché diventano “conoscibili dall’indagato”.
Da allora non sono più segreti e se ne può parlare. Per chi li pubblica integralmente, c’è un blando divieto di pubblicazione, la cui violazione è sanzionata con una multa da 51 a 258 euro, talmente lieve da essere sopportabile quando le carte investono il diritto-dovere di cronaca. Dunque i verbali d’interrogatorio, le ordinanze di custodia, i verbali di perquisizione e sequestro, che per definizione vengono consegnati all’indagato e al difensore, non sono segreti e si possono raccontare e, di fatto, citare testualmente (alla peggio si paga la mini-multa). È per questo che, ai tempi di Mani Pulite, gli italiani han potuto sapere in tempo reale i nomi dei politici e degli imprenditori indagati, e di cosa erano accusati. È per questo che, di recente, abbiamo potuto conoscere subito molti particolari di Bancopoli, Furbettopoli, Calciopoli, Vallettopoli, dei crac Cirio e Parmalat, degli spionaggi di Telecom e Sismi.

Fosse stata già in vigore la legge Mastella, Fazio sarebbe ancora al suo posto, Moggi seguiterebbe a truccare i campionati, Fiorani a derubare i correntisti Bpl, Gnutti e Consorte ad accumulare fortune in barba alle regole, Pollari e Pompa a spiare a destra e manca. Per la semplice ragione che, al momento, costoro non sono stati arrestati né processati: dunque non sapremmo ancora nulla delle accuse a loro carico. Lo stesso vale per i sospetti serial killer e pedofili, che potrebbero agire indisturbati senza che i vicini di casa sappiano di cosa sono sospettati.
La nuova legge, infatti, da un lato aggrava a dismisura le sanzioni per chi infrange il divieto di pubblicazione: arresto fino a 30 giorni o, in alternativa, ammenda da 10 mila a 100 mila euro (cifre che nessun cronista è disposto a pagare pur di dare una notizia). Dall’altro allarga à gogò il novero degli atti non più pubblicabili. Anzitutto “è vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pm o delle investigazioni difensive, anche se non più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”. La notizia è vera e non é segreta, ma è vietato pubblicarla: i giornalisti la sapranno, ma non potranno più raccontarla. A meno che non vogliano rovinarsi, sborsando decine di migliaia di euro.

È pure vietato pubblicare, anche solo nel contenuto, “la documentazione e gli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati sul traffico telefonico e telematico, anche se non più coperti da segreto”. Le intercettazioni °© che hanno il pregio di fotografare in diretta un comportamento illecito, o comunque immorale, o deontologicamente grave °© sono sempre top secret.

Bontà loro, gli unanimi legislatori consentiranno ancora ai giornalisti di raccontare che Tizio è stato arrestato (anche per evitare strani fenomeni di desaparecidos, come nel vecchio Sudamerica o nella Russia e nell’Iraq di oggi). Si potranno ancora riferire, ma solo nel contenuto e non nel testo, le misure cautelari, eccetto “le parti che riproducono il contenuto di intercettazioni”. Troppo chiare per farle sapere alla gente.
E i dibattimenti? Almeno quelli sono pubblici, ma fino a un certo punto: “non possono essere pubblicati gli atti del fascicolo del pm, se non dopo la pronuncia della sentenza d’appello”. Le accuse raccolte (esempio, nei processi Tanzi, Wanna Marchi, Cuffaro, Cogne, Berlusconi etc.) si potranno conoscere dopo una decina d’anni da quando sono state raccolte: alla fine dell’appello. Non è meraviglioso?

L’ultima parte della legge è una minaccia ai magistrati che indagano e intercettano ”troppo”, come se l’obbligatorietà dell’ azione penale fosse compatibile con criteri quantitativi o di convenienza economica: le spese delle Procure per intercettazioni (che peraltro vengono poi pagate dagli imputati condannati, ma questo nessuno lo ricorda mai) saranno vagliate dalla Corte dei Conti per eventuali responsabilità contabili. Così, per non rischiare di risponderne di tasca propria, nessun pm si spingerà troppo in là, soprattutto per gli indagati eccellenti.

A parte «Il Giornale», nessun quotidiano ha finora compreso la gravità del provvedimento. L’Ordine dei giornalisti continua a concentrarsi su un falso problema: quello del “carcere per i giornalisti”, che è un’ipotesi puramente teorica, in un paese in cui bisogna totalizzare più di 3 anni di reclusione per rischiare di finire dentro. Qui la questione non è il carcere: sono le multe. Molto meglio una o più condanne (perlopiù virtuali) a qualche mese di galera, che una multa che nessun giornalista sarà mai disposto a pagare. Se esistessero editori seri, sarebbero in prima fila contro la legge Mastella. A costo di lanciare un referendum abrogativo. Invece se ne infischiano: meno notizie “scomode” portano i cronisti, meno grane e cause giudiziarie avrà l’azienda.

Mastella, comprensibilmente, esulta: «Un grande ed esaltante momento della nostra attività parlamentare». Pecorella pure: «Una buona riforma, varata col contributo fondamentale dell’opposizione». Vivi applausi da tutto l’emiciclo, che è riuscito finalmente là dove persino Berlusconi aveva fallito: imbavagliare i cronisti. Ma a stupire non è la cosiddetta Casa delle Libertà, che facendo onore alla sua ragione sociale ha tentato fino all’ultimo di aumentare le pene detentive e le multe (fino al 500 mila euro!) per i giornalisti. È l’Unione, che nell’elefantiaco programma elettorale aveva promesso di allargare la libertà di stampa. Invece l’ha allegramente limitata con la gentile collaborazione del centrodestra. Ma chi sostiene che nell’ultimo anno non è cambiato nulla, ha torto marcio. Quando le leggi-vergogna le faceva Berlusconi, l’opposizione strillava e votava contro. Ora che le fa l’Unione, l’opposizione non strilla, anzi le vota. In vista del passaggio al Senato, cari lettori, facciamoci sentire almeno noi, giornalisti e cittadini.

Marco Travaglio

sabato, aprile 14, 2007

Flags of our fathers

"Qualsiasi somaro crede di sapere cosa sia la guerra. Soprattutto chi non l'ha mai fatta."
(dal film Flags of our fathers, la prima battuta del film)

mercoledì, aprile 11, 2007

Boomshine

Le regole sono semplicissime. C'è un campo pieno di piccoli pallini colorati che vagano in ordine sparso. Cliccando su uno di essi, lo si fa esplodere. L'esplosione può coinvolgere altri pallini nelle vicinanze, che a loro volta esploderanno e così via, generando una reazione a catena. Lo scopo del gioco è generare delle catene di esplosioni più lunghe possibile. Il gioco si chiama Boomshine. Inutile dirvi di non stare troppo a riflettere sul quando far partire la reazione a catena: questo giochino in flash fa parte della categoria dei casual games, giochi nei quali la maggior componente necessaria è la fortuna. Quindi, semplicemente, cliccate e state a guardare. Dopo 12 livelli il gioco termina ed è possibile segnare il proprio nome nella classifica (ed poi, eventualmente, ricominciare). Il mio ultimo punteggio è stato 263... ma ho visto che si può arrivare addirittura al doppio (500 e oltre). Beh, buon divertimento!

mercoledì, aprile 04, 2007

La Nota: parlano alcuni parroci (3)

Don Beppe Scapino, parroco a Ivrea, ex-direttore del Risveglio Popolare:
La Nota è fonte di disagio per la tendenza che essa rivela di pensare il matrimonio come un fatto ‘doveroso' per tutti. Un conto è se una proposta evangelica, religiosa, che chiede la libera adesione del singolo; un altro è una legislazione civile che vuole essere valida per tutti. I Dico, bisogna ricordarlo, non sviliscono la proposta religiosa del matrimonio come unione tra un uomo e una donna per sempre e non cercano di sostituirsi ad essa, né vogliono imporsi come modello unico ed esclusivo per la società.

martedì, aprile 03, 2007

La Nota: parlano alcuni parroci (2)


La Cei consiglia ai vescovi di restarsene a casa. Durante il "family day", accanto ai militanti di Forza Nuova, ai fascistoni, agli omofobi, agli intolleranti, ai destraioli della domenica, ai conservatori e ai leccapiedi di quello e di quell'altro potere (che è l'unico vero motivo per non concedere diritti civili agli omosessuali) potranno sfilare solo i parroci.

L'Agesci, con un'abile mossa cerchiobottista, emana un documento nel quale appoggia la manifestazione perché crede nella famiglia e in qualsiasi politica che promuova e tuteli i nuclei famigliari tradizionali. Questo permette a chi decanta il successo della mobilitazione di scrivere che gli scout cattolici italiani, anche se con ritardo, appoggiano l'iniziativa. Chi invece è contro, è libero di pensare che l'Agesci ha aderito solo idealmente, e che nessun gruppo è stato onvitato a scendere in piazza il 12 maggio. Complimenti.

Ma il punto è che questo "family day" è in realtà un "anti-dico day" e magari già che ci siamo anche un "anti-quasiasi cosa sulla quale la Chiesa non sia d'accordo day". Sarà una manifestazione di tutto ciò che disprezzo della Chiesa. Sarà manipolata dalla stampa di destra (che parlerà di successo) e di sinistra (che scriverà di un flop di presenze) e a parte fomentare le intolleranze e la sessuofobia non avrà altro risultato.
A quando una marcia organizzata dalla Cei contro la guerra in afghanistan?
A quando una marcia contro le fiere di armi a Brescia?
A quando una marcia contro la pena di morte?
A quando una marcia contro i silenzi sulla fame, sulla povertà, sulle sofferenze della gente senza voce?
A quando una marcia contro la mafia, visto che ce n'è tanta anche al governo e soprattutto nei partiti cosiddetti cattolici?
A quando una marcia contro i rigurgiti neofascisti, i campi di concentramento permanenti, gli abusi che vengono fatti ogni giorno sfruttando le voragini legislative della legge 30, la scomparsa delle pensioni per i nostri anziani, le condizioni indecenti della nostra sanità, delle nostre scuole?

E soprattutto, non erano proprio gli stronzi che andranno a marciare contro i Dico il 12 maggio quelli che dicevano che "non sono una priorità per l'Italia"? Beh, sono abbastanza prioritari da dedicare loro una manifestazione, voltando le spalle a tutto il resto.
Vi lascio con la seconda testimonianza di un parroco.

Don Aldo Antonelli, parroco di Antrosano (Aq).
Siamo alla talebanizzazione della chiesa e alla ideologizzazione della teologia. Una chiesa che si autoidentifica con il "clero", peggio ancora con la "gerarchia", supportata da una teologia daltonica che non ha occhi per vedere se non se stessa, cosa ha più a che fare con il proprio statuto fondativo che è il Vangelo di Gesù di Nazareth? Un papa che afferma che "tutti i cristiani devono ascoltare la chiesa" sovverte il concetto stesso di chiesa e mortifica il ruolo dei christifideles in essa. Non più, quindi, la Chiesa come popolo di Dio che i pastori sono tenuti ad ascoltare e servire, ma un popolo di minorenni incapaci che devono solo ascoltare ed eseguire. Così, in questa involuzione a precipizio, la gerarchia viene dispensata dall'ascolto e al popolo viene tolta la parola! Siamo in un mondo di mutilati. A questo desolante scenario corrisponde, in campo politico e sociale, un ammutinamento omertoso e interessato di personaggi adusi all'adulazione e alla prostrazione. Sembra che la genuflessione sia diventato un nuovo sport nei due rami del Parlamento. Dove quel sano orgoglio di laici che fa parlare a testa alta delle proprie competenze e della propria autonomia? Dove quel sacro ardire di "atei" che rivendicano per sé rispetto e dignità?

lunedì, aprile 02, 2007

La Nota: parlano alcuni parroci (1)

Da Adista.

Don Gianfranco Formenton,
parroco di S.Angelo in Mercole e S.Martino in Frignano, Spoleto (Pg):

Pretendere obbedienza religiosa in campo politico è ridurre la Chiesa ad una setta, forse la più grande setta esistente in Italia, ma una setta. Fare del principio religioso il criterio dell'azione politica è tradurre, in salsa italiana, l'ideologia dei talebani. È misconoscere il cammino di un secolo di impegno politico dei cattolici. È rinnegare la teologia del dialogo. È piegarsi alla politica del "muro contro muro". È fondamentalismo cattolico. (…)
Nella "res publica" ci sono anche gli omosessuali e i conviventi e i separati e i divorziati…e ogni altra specie di persone che hanno il diritto che i loro diritti non siano confinati nel privato, ma riconosciuti giuridicamente dalla Repubblica. Non è venire meno alla "coscienza" cattolica riconoscere tali diritti… anche se a noi personalmente non interessano.
Che cosa toglie a noi se altri hanno dei diritti? Che cosa toglie alla verità, alla sacralità dei principi? Che cosa ne viene a noi se riuscirete ad impedire con la forza del vostro peso politico che altri non abbiano dei diritti di cui hanno bisogno per vivere? Aumenterà la verità del nostro Vangelo? Il prestigio della nostra Chiesa? Il senso di una Chiesa "che tutti accoglie"?

Pubblicherò tutte le opinioni di questi parroci sul mio blog, una al giorno, a partire da oggi. Una piccola protesta silenziosa contro l'ipocrisia e la stupidità del clero Cattolico.

sabato, marzo 31, 2007

Perché no?

Da Repubblica.it:

"Perché - ha proseguito l'arcivescovo di Genova - dire di no a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia? Perché dire di no? Perché dire di no all'incesto come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? Perché dire di no al partito dei pedofili in Olanda
se ci sono due libertà che si incontrano? E via discorrendo, perchè poi bisogna avere in mente queste aberrazioni secondo il senso comune e che sono già presenti almeno come germogli iniziali?"

In effetti avevo dimenticato che nel catechismo omosessualità, pedofilia e stupro sono considerati alla stessa stregua. Già, perché non dire "affanculo" a due persone dello stesso sesso che si amano e che vorrebbero darsi delle garanzie riconosciute per legge l'un l'altro? Perché non paragonarle invece agli stupratori e ai pedofili? Perché no? Seguiamo l'esempio del neopresidente della Cei, ispirato sicuramente da carità Cristiana e dall'esempio di Gesù!
Diciamo no!

venerdì, marzo 30, 2007

Fiera della Morte

Exa 2007: passione ed emozioni.

Si pensava di aver visto e sentito di tutto su Exa, la Fiera delle armi di Brescia. Bambini che entrano tranquillamente accompagnati dai genitori e che, altrettanto tranquillamente, possono impugnare una pistola e prendere la mira. Fucili sniper per cecchini, puntualmente camuffati come "armi sportive", perché una nota degli organizzatori proibisce agli espositori di usare certi termini per timore delle contestazioni. Coltelli e machete adottati dalle migliori "agenzie di sicurezza" (eserciti mercenari) nelle guerre in Africa.

Questo fino a ieri. Ma l'edizione 2007 di Exa - "Fiera internazionale delle armi sportive, security e outdoor" - che si tiene a Brescia dal 14 al 17 aprile, annuncia due "mirabolanti" novità : "D-Fence" e "Area Shop".

La prima sarà una zona composta da «una serie di stand, chiusi in una sorta di mini-padiglione, dedicati a tutti gli strumenti e le attrezzature normalmente utilizzati dalle forze dell'ordine e in dotazione ai corpi istituzionali italiani ed esteri», recita la brochure.

Cosa sia «normalmente utilizzato» dai corpi di polizia di Tunisia e Tanzania, ma anche di Russia e Stati Uniti - i cui "operatori" erano presenti a Exa lo scorso anno - la brochure e gli organizzatori non lo spiegano. Lo sanno, comunque, Amnesty International e Human Rights Watch, che nei loro rapporti denunciano «vessazioni e intimidazioni da parte della polizia» (in Tunisia), «diffusi pestaggi e saccheggi compiuti dalle forze di sicurezza» (in Tanzania), «coinvolgimento delle forze federali nelle sparizioni di persone» (in Russia) e «brutalità e uso eccessivo della forza da parte degli agenti di polizia negli Stati Uniti».

Ma la cosa che sorprende ancora di più è che quella porzione di Fiera sarà off-limits. Non sarà aperta al pubblico, «ma solo agli operatori accreditati all'ingresso» . Un semaforo rosso, giustificato dagli organizzatori, «data la particolare natura dei prodotti rappresentati e la loro inusuale specializzazione» . Solo pochi privilegiati potranno accedere a quelle stanze, dominate - c'è da scommetterci - da "strumenti" italiani, visto che il comparto bresciano rifornisce di armi le polizie di mezzo mondo. È lo stesso sito di Exa 2007 a ricordarcelo: «La scelta di istituire questo spazio risponde alle richieste di un settore significativo della realtà economica bresciana e non solo e va nella direzione di soddisfare quella necessità di maggiore sicurezza per i cittadini». Una scelta fieristica che sarà stata accolta con un largo sorriso dal maggiore promotore e sponsor di Exa, la Fabbrica d'armi Pietro Beretta S.p.A, ma meglio sarebbe dire la Beretta Holding, la cui produzione di Gardone Valtrompia (circa 1.500 armi al giorno) «copre quasi tutta la gamma delle armi portatili», fino a «fucili militari automatici».

Accanto a "D-Fence", per la prima volta e per la gioia degli acquirenti, è stata istituita un'"Area Shop". Si tratta di «un'apposita area esclusiva nella quale sarà possibile fare acquisti nei giorni di svolgimento dell'evento». Vi sarà riservato il Padiglione numero 2 del polo fieristico, nel quale si potrà, magari, entrare muniti di carrello della spesa o di un comodo cestino.
Insomma, finalmente una "bella fiera", dove da sempre si possono portare anche i bambini e che, da quest'anno, consentirà anche di acquistare le armi, e non solo ammirarle, palparle e sentirne l'odore.

Increduli? Impauriti? Ma no, state tranquilli! Tutto avverrà «naturalmente nel rispetto delle normative di legge».

martedì, marzo 27, 2007

Per niente Clemente

Ho letto questo post su uno dei blog che leggo periodicamente.
Siccome riguarda Mastella ed è un concentrato di verità (oltre ad essere molto divertente), ve lo ripropongo.

Mastella come i Talebani: tiene in ostaggio otto milioni di cittadini in nome della fede
Inizia la sua carriera politica nella DC. Data la concorrenza ed il suo arguto acume politico ha una visibilità pari a quella di un clandestino dentro un barcone ed un ruolo politico confinato a cameriere di De Mita e Mancino.
Con l'avvento della seconda repubblica Mastella diventa un audace scalatore. Saltella prima da un centro ad un altro, poi si fonda il suo (Udeur) e si mette a disposizione di Re Silvio.
Nel 1994 lo fanno ministro. Nessuno se ne ricorderà, ma ahimè fu ministro del lavoro.
Dopo la caduta del Silvio1 passò al centro-sinistra, che lo ricompenserà poi con il ministero di Grazia e Giustizia, per il suo apporto pari al 2% scarso di voti nazionali.
Da quel giorno fa quello che gli pare. I giornalisti parlano di coalizione spostata a sinistra, ma ogni legge se non ha il benestare di Mastella si rischia la crisi di governo.
L'ultima vicenda lo vede l'assoluto protagonista di questo momento squallidissimo di tutta la politica italiana. La missione di guerra in Afghanistan. Lui chiede più armi per le nostre truppe, insieme all'UDC.
Se non passa questa postilla cade il governo.
Però. Lui può votare con l'UDC, lui può dire NO ai Dico, lui può esprimersi cattolico ogni giorno e poi cantare in mezzo a due "strappone" champagne.
Lui può pure difendere il mafioso di Andreotti e poi diaologare lingua in bocca con Casini, ma non accetta una manifestazione dei Gay.
Ehhhhh...bei tempi quando Clemente veniva considerato per quello che era: nulla.